Il 30 luglio 2026, in Piazza Azadi a Teheran, in Iran, alcuni motociclisti passano davanti ai missili iraniani “Zolfaghar” esposti sopra uno striscione raffigurante il presidente degli Stati Uniti Trump. Il 29 luglio 2026 gli Stati Uniti hanno portato a termine una «pesante ondata di attacchi» contro decine di obiettivi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) in Iran, in risposta ai tentativi di attacco missilistico sferrati da Teheran il giorno precedente contro le forze statunitensi di stanza in Medio Oriente, secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM).   EPA

30 luglio 2026

Guerra ultime notizie. Trump: «Senza ciò che vogliamo, guerra su vasta scala riprenderà»

Il Centcom colpisce l’isola di Qeshm e la città di Abadan. Tra le vittime un’intera famiglia

A cura di Giulia Riva e Massimo De Laurentiis
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30 luglio 2026Aggiornamento fissato

Una guerra a due binari, tra bombardamenti «pesanti» e mediazioni per de-escalation

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran procede sul doppio binario di un’intensa escalation militare e di contatti diplomatici per cercare di evitare un conflitto su ancora più larga scala. Washington ha ripreso a colpire obiettivi iraniani con una vasta operazione militare e stamattina il Pakistan ha confermato che sono in corso negoziati indiretti tra le due capitali, concentrati soprattutto sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz e su possibili misure di de-escalation.

Missili iraniani “Zolfaghar” in mostra in piazza Azadi a Teheran, in Iran, il 30 luglio 2026. Il 29 luglio 2026 gli Stati Uniti hanno sferrato una «pesante ondata di attacchi» contro decine di obiettivi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) in Iran, in risposta ai tentativi di attacco missilistico sferrati da Teheran il giorno precedente contro le forze statunitensi di stanza in Medio Oriente, secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM). EPA/ABEDIN TAHERKENAREH RESTRIZIONI: NESSUN accesso ai media israeliani/alle emittenti televisive in lingua persiana al di fuori dell’Iran/Accesso severamente vietato a BBC Persian/VOA Persian/Manoto TV/Iran International TV. (Come disposto dalla Direzione Generale iraniana per i media stranieri) --

Nella notte, il Comando Centrale statunitense (Centcom) ha annunciato di aver completato una «pesante serie» di bombardamenti contro decine di installazioni riconducibili ai Guardiani della Rivoluzione. Tra gli obiettivi figurano centri di comando, basi missilistiche, infrastrutture per droni, sistemi di sorveglianza, difese costiere e capacità navali. Washington ha presentato l’operazione come risposta al lancio di numerosi missili balistici iraniani contro le forze americane schierate in Medio Oriente. Secondo le dichiarazioni ufficiali, tutti gli ordigni sono stati intercettati senza provocare vittime.

Il presidente Donald Trump aveva anticipato una risposta particolarmente dura dopo il lancio di missili iraniani contro una base americana in Giordania, dichiarando che era giunto «il turno» degli Stati Uniti di colpire. L’operazione seguita al monito appare come uno degli interventi più estesi condotti direttamente contro obiettivi militari iraniani dall’inizio della guerra.

Sul fronte iraniano, i media ufficiali riferiscono che i raid hanno interessato soprattutto le province meridionali di Hormozgan e Khuzestan.

Sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, secondo l’agenzia Fars è stata colpita un’abitazione civile provocando la morte di tre membri della stessa famiglia - padre, madre e un bambino di due anni - mentre altri due figli sarebbero rimasti feriti. Le autorità iraniane denunciano l’estensione degli attacchi ad aree civili.

Un cartellone pubblicitario raffigurante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump disteso in una bara, a Teheran, in Iran, il 30 luglio 2026. Majid Asgaripour/WANA (West Asia News Agency) via REUTERS

L’escalation arriva all’indomani dei raid congiunti condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita contro milizie filo-iraniane in Iraq, accusate di aver attaccato impianti petroliferi sauditi. Queste hanno respinto le accuse, ma secondo la coalizione di milizie sciite Hashd al-Shaabi (Forze di Mobilitazione Popolare), gli attacchi hanno causato venti morti e trentadue feriti, tra cui cinque cittadini iraniani. La Resistenza Islamica in Iraq, coalizione armata vicina a Teheran, ha minacciato una «risposta inevitabile», lasciando intendere che possibili ritorsioni potrebbero colpire interessi statunitensi e sauditi nella regione.

Dopo i raid di ieri congiunto con gli Usa, l’Arabia saudita è tornata sulla posizione di prudenza che ha mantenuto fin dall’inizio del conflitto nella regione. Axios ha rivelato che tramite il suo ministro della Difesa che stesso ieri ha incontrato Donald Trump alla Casa Bianca, ha fatto recapitare al presidente americano una lettera del principe ereditario Mbs in cui gli si chiedeva espressamente una de-escalation con l’Iran.

Se Trump ha sostenuto che le operazioni in Iraq sarebbero state coordinate con il governo di Baghdad, la presidenza irachena ha definito i bombardamenti una “flagrante violazione della sovranità nazionale”, mentre Teheran ha condannato con forza gli attacchi contro il Paese vicino.

Tuttavia, oggi il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi, ha confermato che Islamabad sta svolgendo un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran. Secondo il governo pachistano, sono in corso negoziati tra le due parti, con particolare attenzione alla situazione nello Stretto di Hormuz. L’obiettivo dichiarato è favorire una de-escalation e impedire che il confronto degeneri in un conflitto regionale dalle conseguenze imprevedibili.

Il Pakistan non ha fornito dettagli sulla sede o sul livello dei colloqui, ma la conferma ufficiale dell’esistenza di un canale negoziale fa pensare che entrambe le parti intendano mantenere alta la pressione sul piano militare senza rinunciare alla possibilità di una soluzione negoziata.

30 luglio 2026

Cisgiordania, Idf aprono il fuoco contro un palestinese

Le forze di difesa israeliane (Idf) annunciano di aver aperto il fuoco contro un palestinese vicino a Nablus in Cisgiordania. L’esercito israeliano ha precisato di aver sparato contro un automobilista palestinese dopo che questi aveva accelerato in direzione delle truppe e non si era fermato agli ordini di arresto. Lo scrive Haaretz. Times of Israele aggiunge che nessun soldato è rimasto ferito nell’incidente. Le forze di difesa israeliane non hanno però fornito dettagli sulle condizioni dell’autista. L’agenzia Wafa, citando un funzionario della Mezzaluna Rossa Palestinese, riferisce che un «palestinese di 59 anni è stato colpito al collo da un proiettile dopo che le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro il suo veicolo nella città di Beita, a sud di Nablus, nella Cisgiordania occupata» e che «l’uomo è stato trasferito in ospedale per ricevere le cure necessarie».

30 luglio 2026

Trump: senza ciò che vogliamo, guerra su vasta scala riprenderà

Gli Stati Uniti riprenderanno una guerra su vasta scala contro l’Iran se non riuscissero a ottenere il 100% di quello che vogliono. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Se non otteniamo il 100% di quello che vogliamo, assolutamente sì”, ha risposto Trump all’emittente televisiva francese LCI, quando gli è stato chiesto se stesse valutando la possibilità di riprendere una guerra su vasta scala con la Repubblica islamica.

Il presidente Donald Trump ascolta durante un evento per annunciare l'iniziativa "Freedom Haulers" alla Casa Bianca, giovedì 30 luglio 2026, a Washington. (Foto AP/Alex Brandon)

30 luglio 2026

Usa, Senato boccia altra risoluzione per fermare guerra con Iran

Il Senato degli Stati Uniti ha respinto un’altra risoluzione sui poteri di guerra del presidente, l’ultimo tentativo dei democratici di porre fine all’intervento militare di Trump senza l’approvazione del Congresso. “Ci era stato detto che questo presidente avrebbe portato la pace e prezzi più bassi”, ha dichiarato la senatrice democratica Kirsten Gillibrand di New Year, promotrice della risoluzione. “Cosa sta facendo il presidente Trump? Sta sperperando miliardi di dollari dei contribuenti in una guerra a tempo indeterminato con l’Iran”. Il risultato - riporta la Associated Press - è stato di 49 voti a favore e 50 contrari. Tre repubblicani, la senatrice Susan Collins del Maine, la senatrice Lisa Murkowski dell’Alaska e il senatore Rand Paul del Kentucky, si sono uniti alla maggior parte dei democratici per promuovere la risoluzione. Il senatore democratico John Fetterman della Pennsylvania si è unito ai repubblicani per opporsi. Dall’inizio della guerra, all’inizio di quest’anno - ricorda la Ap -, i democratici della Camera e del Senato hanno presentato più di una dozzina di risoluzioni sui poteri di guerra, ma nessuna è stata approvata da entrambe le camere.

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30 luglio 2026

Iran: Riad appronta coalizione navale per Mar Rosso con 43 Paesi

Oggi l’Arabia Saudita ha presieduto un incontro di 43 Paesi, più una delegazione dell’Unione europea, relativa alla creazione di una coalizione multinazionale marittima di difesa. Lo rende noto il ministero della Difesa saudita, ripreso dai media internazionali, spiegando che tale coalizione mirerebbe ad aumentare la cooperazione nello Stretto di Bab al-Mandeb, nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, area interessata dalle rinnovate minacce degli Houthi, i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran. Nel corso della riunione i partecipanti hanno discusso la possibilità che Riad ospiti il quartier generale di tale missione. Il ministero della Difesa saudita ha specificato che tutti i Paesi che “condividono gli obiettivi e i principi” possono unirsi allo sforzo. Quattordici Paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta a sostegno dell’alleanza: Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto, Giordania, Yemen, Bangladesh, Nigeria, Sudan, Gibuti e Somalia.

30 luglio 2026

Iran, Kuwait: capo stato maggiore incontra coalizione Bab el Mandeb

Il capo di stato maggiore del Kuwait, il generale Khaled al Shuraian, ha avuto colloqui in Arabia Saudita con una “coalizione per la difesa marittima” volta a garantire la libertà di navigazione nello stretto di Bab el Mandeb. Lo ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale del Kuwait.

30 luglio 2026

Libano, Erdogan riceve Aoun: pronti a ruolo dopo scadenza Unifil

La Turchia è pronta a partecipare a qualsiasi iniziativa internazionale volta a sostenere la sicurezza e a salvaguardare la sovranità del Libano una volta scaduto il mandato della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), il prossimo dicembre. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nella conferenza stampa tenuta ad Ankara al fianco dell’omologo libanese, Joseph Aoun. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Anadolu, Erdogan ha inoltre dichiarato che Ankara “sta seguendo con attenzione le iniziative diplomatiche avviate per porre fine agli attacchi e all’occupazione israeliana” e che è pronta a fornire “tutto il sostegno possibile” per la ricostruzione del sud del Libano.

30 luglio 2026

Centcom, nessun nostro aereo distrutto da attacchi Teheran

I Guardiani della Rivoluzione sostengono “che tre caccia stealth F-35 statunitensi e altri tre velivoli siano stati distrutti durante un recente attacco iraniano a una base aerea americana. Nessun aereo statunitense è stato distrutto o danneggiato nei recenti tentativi di attacco iraniani. Tutti i missili e i droni sono stati intercettati o non sono riusciti a raggiungere le aree bersaglio”. Lo afferma su X il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom). “I media statali iraniani riferiscono che una petroliera commerciale, la M/T Nora, ha forzato il blocco statunitense. La nave mercantile non ha forzato il muro d’acciaio americano. Oltre 20 navi da guerra statunitensi, centinaia di aerei e migliaia di militari rimangono in stato di allerta e continuano a far rispettare pienamente il blocco”, aggiunge.

30 luglio 2026

Iran, mai pensato di lanciare un drone su Damietta

L’Iran nega ogni responsabilità per l’attacco di ieri con un drone su due unità galleggianti nel porto di Damietta, in Egitto, e avanza l’ipotesi di un un coinvolgimento israeliano nell’attacco. “Non abbiamo preso di mira il porto di Damietta in Egitto”, ha detto una fonte del ministero degli Esteri al media libanese Al Nahar, aggiungendo che Teheran “non ha mai avuto intenzione” di compiere un’operazione del genere. Ha sottolineato che “le relazioni amichevoli e profonde tra la Repubblica Islamica dell’Iran e la Repubblica Araba d’Egitto, e tra i popoli iraniano ed egiziano, sono saldamente consolidate e forti, basate sul rispetto reciproco e sugli interessi condivisi”. La fonte ha poi accennato alla possibilità di un coinvolgimento israeliano nell’attacco, citando “una lunga storia di operazioni di disinformazione e guerra psicologica, comprese quelle che sono note come operazioni ’false flag. La fonte ha aggiunto che ”negli ultimi mesi, anche l’Ucraina si è impegnata in questo tipo di operazioni false flag. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale iracheno ha rivelato l’attività di elementi legati all’Ucraina che conducono operazioni di disinformazione nella regione, in collaborazione con l’entità sionista, con l’obiettivo di ampliare la portata della guerra”.

30 luglio 2026

Iran, studio: con navi ferme da guerra rischio “superspreader”

Le migliaia di navi ferme da mesi nello Stretto di Hormuz rischiano di provocare un evento dalle ricadute negative per l’economia e l’ambiente legato al cosiddetto biofouling, ossia l’accumulo indesiderato di microrganismi sulle superfici sommerse o a contatto con l’acqua. Si tratta di alghe, microbi e invertebrati che hanno “un’alta probabilità” di essere diffusi una volta che le navi riprendono a viaggiare. Per questo si parla di un evento “superspreader”. È quanto emerge da uno studio della University of Maryland e del Woods Hole Oceanographic Institution. Gli scienziati coinvolti nella ricerca sostengono che le 1.500 navi che si stima siano ferme in acqua possano portare in giro “specie invasive e dannose per l’economia e l’ecologia”. La minaccia descritta non è nuova negli scenari di guerra. Il nuovo studio tuttavia avverte: le normative attuali non sono sufficienti a gestirne il potenziale impatto.

30 luglio 2026

Pakistan, negoziati in corso tra Teheran e Washington su Hormuz e per de-escalation

Il Pakistan ha insistito sul fatto che i negoziati tra Iran e Stati Uniti sono in corso mentre Washington ha effettuato una “pesante ondata di attacchi” contro Teheran in ritorsione a nuovi attacchi che hanno preso di mira la Giordania. “I negoziati tra le parti sono in corso, in particolare sullo Stretto di Hormuz e per la de-escalation”, ha sottolineato ai giornalisti a Islamabad il portavoce del ministero degli Esteri pakistano Tahir Andrabi dopo che negli ultimi due giorni l’Arabia Saudita con gli Stati Uniti ha colpito gruppi militanti filoiraniani in Iraq mentre oggi la Giordania ha riferito di aver intercettato missili iraniani in arrivo per il secondo giorno consecutivo, mentre il Kuwait ha dichiarato che un attacco iraniano che ha colpito un edificio appartenente a un’azienda cinese ha ucciso una persona. Il Pakistan aveva contribuito a mediare un accordo tra le parti in guerra gettando le basi per i negoziati su una risoluzione permanente, e Andrabi ha affermato che il Paese sta facendo “il massimo per riportare tutte le parti” ai colloqui tecnici previsti dall’accordo. I precedenti colloqui tra le due parti successivi a una tregua di aprile si erano arenati, con il cessate il fuoco crollato all’inizio di questo mese e l’Iran che aveva nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz, un canale vitale per il petrolio e il gas del Medio Oriente. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno affermato oggi che due petroliere che tentavano di transitare nello stretto con il supporto degli Stati Uniti sono tornate indietro.

Le bandiere nazionali iraniana e pakistana sono esposte lungo una strada in vista dell'arrivo del presidente iraniano Masoud Pezeshkian a Islamabad, in Pakistan, il 23 giugno 2026. REUTERS/Waseem Khan/Foto d'archivio

30 luglio 2026

Crisi Iran-Bulgaria: Teheran minaccia per l’uso delle basi Usa

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha protestato oggi con la collega bulgara, Velislava Petrova, per l’autorizzazione concessa da Sofia agli Stati Uniti a utilizzare le basi militari sul territorio bulgaro. Ha esortato la sua omologa a riconsiderare questa decisione e ha avvertito che la Repubblica Islamica “non esiterà a difendere i propri interessi nazionali”. In una telefonata, Araghchi ha affermato che l’azione della Bulgaria è “ripugnante, inaccettabile e contraria alle tradizionali e amichevoli relazioni tra i due Paesi”. Ha criticato le autorità bulgare per aver dato il via libera alla base aerea di Bezmer, situata nella provincia di Yambol, per ospitare otto aerei cisterna statunitensi Kc-135 e 250 militari americani, nell’ambito dell’offensiva di Washington contro l’Iran. “Ci auguriamo che il governo bulgaro riconsideri urgentemente la sua decisione. L’Iran non esiterà a difendere i propri interessi nazionali e la propria sicurezza da qualsiasi aggressione o azione ostile”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, secondo un comunicato stampa diffuso dal Ministero.

30 luglio 2026

Iran, Pasdaran: attaccata base Usa in Kuwait

I Guardiani della rivoluzione islamica hanno rivendicato un attacco contro “la base americana Ali Al-Salem” in Kuwait, affermando in una nota riportata dai media iraniani di aver “distrutto due hangar per droni e un deposito di carburante per aerei ed elicotteri”.

30 luglio 2026

Riad condanna gli attacchi iraniani contro la Giordania

Il ministero degli Esteri saudita ha espresso in una nota ufficiale ’’ferma condanna per la continua e flagrante aggressione dell’Iran contro la Giordania, ribadendo la propria solidarietà rispetto a tutte le misure che adotteranno in relazione a questi attacchi iraniani, che costituiscono una violazione del diritto internazionale e dei principi di buon vicinato’’.

30 luglio 2026

Axios: Netanyahu ha affrontato con Vance le critiche a Israele

Il vice presidente americano JD Vance e il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno avuto un colloquio “franco e diretto” sulle loro divergenze nel corso dell’incontro faccia a faccia avuto martedì scorso a Washington. Lo riporta oggi Axios citando funzionari israeliani e americani.

Vance è la voce più critica verso Netanyahu nella cerchia ristretta del presidente americano Donald Trump fin dall’inizio della guerra contro l’Iran; e con il protrarsi del conflitto le sue critiche sono diventate più dure, anche a fronte dei crescenti malumori dell’opinione pubblica americana e della base Maga verso il conflitto e il sostegno a Israele.

Lo scorso giugno, Vance aveva lanciato pubblicamente un duro monito ai membri del governo israeliano che avevano criticato l’accordo raggiunto dagli Stati Uniti con l’Iran: “Se fossi nel gabinetto del governo israeliano, probabilmente non attaccherei l’unico potente alleato che mi è rimasto in tutto il mondo”. Quindi nelle scorse settimane, in un’intervista al podcast di Joe Rogan, Vance ha accusato alcuni membri del governo israeliano di condurre una campagna di influenza per convincere gli Stati Uniti a non impegnarsi a livello diplomatico con l’Iran e a proseguire la guerra.

Nell’incontro a Blair House di martedì scorso, Netanyahu ha parlato di questo con Vance. “È stata una conversazione franca e sincera”, ha detto un funzionario israeliano. “La conversazione è stata diretta”, ha confermato un funzionario americano.

30 luglio 2026

Iran: dall’Iraq alla Giordania passando dall’Arabia Saudita all’Egitto, un conflitto che minaccia di allargarsi

Dall’Iraq alla Giordania e al Libano fino all’Arabia Saudita, il Kuwait e l’Egitto dove un drone ieri ha colpito una metaniera americana nel porto di Damietta. Dopo giorni di calma apparente il conflitto contro l’Iran iniziato con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele dello scorso 28 febbraio si sta allargando pericolosamente con un numero crescente di Paesi coinvolti. L’Arabia Saudita - assediata su tre fronti dall’Iran, dagli Houthi yemeniti e dalle milizie filoiraniane in Iraq -, ha messo fine alle sue reticenze e lo scorso 29 luglio insieme agli Stati Uniti ha colpito obiettivi delle Forze di mobilitazione popolare in Iraq. Nella notte tra il 28 e il 29 luglio l’Iran, dal canto suo, ha lanciato missili balistici contro una base staunitense in Giordania. La notte scorsa invece è arrivata la risposta puntuale degli Stati Uniti con raid sull’Iran in linea con le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva promesso di colpire duramente Teheran dopo l’attacco alla base Usa. Dopo un raid iraniano in Kuwait oggi è morto un dipendente di un’azienda cinese nel nord del paese. L’escalation, osserva il ’New York Times’, “arriva mentre i tentativi di riprendere i negoziati di pace si sono arenati e la portata del conflitto sembra essersi ampliata”. Dalla rottura del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, i gruppi legati a Teheran in tutta la regione hanno aperto nuovi fronti e ne hanno riaperti di vecchi, coinvolgendo forze in Arabia Saudita, Iraq, Libano e Giordania. “La partecipazione dell’Arabia Saudita agli attacchi di mercoledì - scrive il quotidiano Usa - ha rappresentato un’escalation.

Il regno finora aveva evitato di diventare apertamente un combattente diretto nella guerra Usa-Israele contro l’Iran”. L’esercito saudita aveva lanciato alcuni attacchi di ritorsione contro l’Iran, ma erano stati compiuti in segreto, secondo alti funzionari statunitensi. Una reazione di Riad che arriva dopo che questa settimana, l’Arabia Saudita ha dovuto affrontare decine di attacchi di droni contro le proprie strutture petrolifere. Gli attacchi alle petroliere saudite da parte dei militanti Houthi, l’alleato iraniano in Yemen che controlla ampie fasce di quel Paese lungo il Mar Rosso, hanno ulteriormente minacciato le rotte di navigazione petrolifera, con conseguenze potenzialmente disastrose per i Paesi del Golfo che fanno forte affidamento sulle forniture del Medio Oriente. “L’espansione dei combattimenti in Medio Oriente - sottolinea il New York Times’ - rischia di complicare la possibilità per l’amministrazione Trump di uscire da questa guerra impopolare” e questo mentre si stanno avvicinando le elezioni di mid term previste per quest’autunno negli Usa. La nuova escalation rischia di peggiorare la situazione economica e in particolare di provocare una nuova impennata del prezzo del petrolio spingendo di conseguenza al rialzo l’inflazione.

L’esercito statunitense ha spiegato che i raid di mercoledì in Iraq sono stati una rappresaglia per oltre 30 attacchi di droni compiuti da gruppi proxy iraniani nelle 72 ore precedenti. Un funzionario statunitense ha riferito che gli obiettivi erano membri delle Forze di Mobilitazione Popolare, una coalizione di milizie basate in Iraq con legami con l’Iran. I raid hanno ucciso circa 20 consiglieri iraniani, tra cui alti consulenti tecnici e ufficiali di collegamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Nessun gruppo di miliziani iracheni ha rivendicato la responsabilità degli attacchi con i droni. E anzi oggi, Sabah Al-Numan, il portavoce del primo ministro iracheno ha spiegato all’agenzia di stampa irachena, che non ci sono prove che il territorio iracheno sia stato utilizzato per lanciare attacchi contro l’Arabia Saudita all’inizio di questa settimana: “nessuna parte ha fornito finora alcuna prova a sostegno di queste affermazion”.

Anche il cessate il fuoco in Libano sta reggendo a fatica mentre Israele e il Libano cercando di attuare l’accordo per porre fine a mesi di combattimenti che è stato respinto da Hezbollah. Ieri l’esercito israeliano ha accusato Hezbollah di una “palese violazione del cessate il fuoco”, affermando che il gruppo militante sostenuto dall’Iran ha lanciato un drone contro un veicolo israeliano nella zona del Libano meridionale attualmente controllata dall’esercito israeliano. Secondo Dana Stroul, alta funzionaria del Pentagono durante l’amministrazione Biden, citata dal ’Washington Post’, sia Trump che Teheran sembrano essere in una situazione di stallo, poiché nessuna delle due parti vede vantaggi nel proseguire il conflitto o ritiene che i negoziati possano portare a un esito decisivo. “C’è un crescente pessimismo in entrambe le capitali riguardo all’incapacità delle parti di impegnarsi in un accordo diplomatico”, ha osservato. Stroul, oggi direttrice della ricerca presso il Washington Institute for Near East Policy, ha aggiunto che “sembra quasi che entrambe le parti continuino a lanciare attacchi militari da una posizione di debolezza”. Secondo la sua analisi, Trump appare riluttante ad avviare operazioni militari su larga scala che potrebbero compromettere il sostegno della sua base elettorale in vista delle elezioni di mid term mentre l’Iran sembra ritenere di trovarsi in “un momento unico di massima leva strategica” Finora, secondo il Pentagono, nel conflitto sono morti 18 militari statunitensi e oltre 600 sono rimasti feriti. Il ministero della Salute iraniano invece parla di oltre 3.500 morti iraniani.

30 luglio 2026

Progressi nelle trattative Hamas-Israele su Gaza: accordo possibile

«La direzione sembra positiva: sembra che Hamas si sia arreso e accetti un disarmo completo e totale». Lo ha affermato a Ynet una fonte israeliana coinvolta nei negoziati per il disarmo di Hamas’. Il quotidiano israeliano riporta che sono in corso una serie di sviluppi che potrebbero portare a «una svolta» per un accordo tra Israele e Hamas nell’attuazione del piano di Trump per la Striscia di Gaza. Secondo le fonti palestinesi riportate da Ynet, una dichiarazione sul raggiungimento di accordi potrebbe essere pubblicata oggi.

Ynet riporta anche fonti vicine ad Hamas affermano che, nei colloqui in corso con la mediazione dell’Egitto e degli inviati internazionali, «sono stati compiuti progressi sulle questioni chiave che ostacolano il passaggio alla fase successiva dell’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza» principalmente la questione della consegna delle armi e il meccanismo di amministrazione della Striscia.

30 luglio 2026

F-35 alla Turchia: la mossa di Trump che gela Israele

Il presidente Donald Trump, a destra, viene accolto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan al suo arrivo al vertice della NATO ad Ankara, in Turchia, mercoledì 8 luglio 2026 APN

Al summit della Nato di Ankara è emersa una chiara vincitrice: la Turchia di Erdogan. Oltre ad aver ricevuto gli elogi del presidente americano Donald Trump, di cui gli europei non godono ormai più, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha guadagnato vittorie importanti in ambiti difensivi, diplomatici ed economici.

Gli americani hanno promesso di revocare le sanzioni Caatsa imposte all’industria della difesa turca dal primo governo Trump a seguito dell’acquisizione degli S-400 russi nel 2020.

30 luglio 2026

Ambasciatore Usa in Israele: «Non credo che Ankara riceverà presto F35»

«Non credo che la Turchia riceverà nel prossimo futuro gli F-35». Lo ha detto l’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee, in un’intervista alla radio militare israeliana oggi. «La Turchia ha un problema dal momento che ha deciso di acquistare i sistemi di difesa aerea S-400 dalla Russia e questo rende la vendita illegale. Penso sia improbabile che ciò accada, a meno che non si verifichino cambiamenti significativi nelle posizioni della Turchia nei confronti dei nostri alleati regionali. Diciamo che non scommetterei su questo deal», ha detto Huckabee.

«Il presidente è sempre stato chiaro sul fatto che l’Iran non potrà avere armi nucleari né conservare l’uranio arricchito sul proprio suolo» ha aggiunto rispondendo a una domanda sull’obiettivo delle trattative con l’Iran.

30 luglio 2026

Shell triplica i profitti nel secondo trimestre del 2026 fino a 10,8 miliardi

Volano nel secondo semestre 2026 i profitti di Shell, attestandosi a 10,8 miliardi di dollari, il triplo di quanto conseguito nello stesso periodo del 2025. Lo certificano i dati sui conti diffusi oggi dal colosso petrolifero britannico, avvantaggiato dall’impennata dei prezzi di gas e petrolio sullo sfondo della guerra in Medio Oriente innescata dagli attacchi dei mesi scorsi di Usa e Israele all’Iran e dello stallo creatosi per i passaggi del traffico marittimo commerciale attraverso il cruciale Stretto di Hormuz.

«La performance operativa di Shell ci garantisce risultati molto solidi durante questo periodo di gravi tensioni sui mercati mondiali dell’energia», ha sottolineato l’amministratore delegato Wael Sawan a commento dei dati. Dati segnati anche da un balzo del 45% dei ricavi, fino a 96,4 miliardi di dollari.

Questo nonostante il calo del volume di barili di commerciati fra aprile e giugno a causa degli effetti del conflitto: sfociato fra l’altro nel grave danneggiamento del deposito di gas naturale di Ras Laffan, in Qatar, hub chiave dell’azienda nella regione. Shell ha infine annunciato la distribuzione di 3 miliardi di dividendi agli azionisti.

30 luglio 2026

Pechino: infondate le notizie di una fornitura di 400 lanciamissili all’Iran

La Cina ha respinto le notizie secondo cui avrebbe intenzione di fornire all’Iran 400 lanciamissili, definendole «false e prive di fondamento». Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle indiscrezioni relative a una presunta fornitura militare a Teheran.

«I rapporti non sono veri e sono infondati» ha affermato Mao, aggiungendo che Pechino ha già chiarito più volte la propria posizione sulla questione. «La Cina ha sempre svolto un ruolo costruttivo nel promuovere la pace e l’allentamento delle tensioni nei conflitti», ha aggiunto la portavoce. Le dichiarazioni arrivano dopo un rapporto secondo cui Teheran sarebbe in procinto di ricevere dalla Cina fino a 400 sistemi missilistici terra-aria portatili (Manpads), tra cui modelli QW-12 e FN-16, per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea a corto raggio. Secondo fonti citate dal sito di Reuters, l’eventuale accordo avrebbe un valore stimato tra 60 e 70 milioni di dollari.

30 luglio 2026

Erdogan incontrerà oggi il presidente libanese ad Ankara

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, riceverà oggi pomeriggio ad Ankara l’omologo libanese Joseph Aoun. L’incontro è previsto per le 16:30 ora locale, le 15:30 in Italia, e sarà la prima visita ufficiale di Aoun in Turchia da quando è diventato il presidente del Libano nel gennaio del 2025.

«La Turchia ha una posizione centrale nell’attuale scena regionale», ha detto Aoun in un’intervista con l’agenzia Anadolu prima della visita, aggiungendo che «coordinarsi (con la Turchia) è una necessità strategica». Sottolineando che i rapporti tra Ankara e Beirut hanno il «potenziale per andare verso un livello avanzato di cooperazione», Aoun ha affermato che il Libano conta sulla Turchia per sostenere la sua ripresa economica, gli sforzi di ricostruzione e l’attuazione dell’accordo quadro con Israele mediato dagli Stati Uniti.

30 luglio 2026

Libano: banchiere Sehnaoui rischia carcere dopo aver cenato con Netanyahu

Il giudice Ahmad Rami al-Hajj della Corte di Cassazione libanese ha emesso un’ordinanza che potrebbe portare all’arresto dell’illustre banchiere Antoun Sehnaoui qualora questi dovesse tornare in Libano, a seguito delle accuse di collaborazione con Israele e di violazione delle leggi che vietano i contatti con gli israeliani. L’ordinanza è stata emessa infatti pochi giorni dopo che Sehnaoui ha cenato a Washington con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Nell’avviso di 30 giorni si ordina alle forze di sicurezza di rintracciare e interrogare Sehnaoui.

Trascorsi 30 giorni, il provvedimento emesso da al-Hajj sarà chiuso e trasferito al Tribunale militare del Paese affinché emetta un mandato di arresto nei confronti di Sehnaoui. Il banchiere si trova negli Stati Uniti, ma l’ordinanza potrebbe comportare la sua detenzione al suo ritorno in Libano. Le leggi libanesi vietano ai propri cittadini di avere contatti con gli israeliani, i due paesi rimangono in stato di guerra sin dalla fondazione di Israele nel 1948, e i trasgressori rischiano di incorrere in pene detentive.

30 luglio 2026

Pasdaran: «Oggi puniremo l’aggressore»

«Con l’aiuto di Dio Onnipotente, l’aggressore sarà punito oggi». Lo scrivono le Guardie rivoluzionarie iraniane citate dall’agenzia di stampa Fars. Lo riporta Al Jazeera. Le dichiarazioni dei Pasdaran giungono dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato di aver lanciato «potenti» attacchi contro l’Iran durante la notte, con esplosioni udite a Qeshm, Kish, Bandar Abbas, Abadan e Bushehr.

30 luglio 2026

Egitto: incendio navi a Damietta causato da attacco di droni

L’incendio scoppiato ieri su navi cisterna nei pressi del porto egiziano di Damietta è scoppiato a seguito di un attacco di droni, ha dichiarato oggi il governo egiziano.

«Dopo aver localizzato l’incendio scoppiato il 29 luglio su due navi nel porto di Damietta, le autorità competenti hanno condotto un’indagine preliminare, che ha dimostrato che la causa dell’incidente è stata un veicolo aereo senza pilota», ha affermato il governo in un comunicato.

Nessuno ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, si legge nel comunicato.

Due fonti iraniane hanno riferito al New York Times che l’esplosione della petroliera avvenuta la scorsa notte nel porto di Damietta, in Egitto, è stata causata da un attacco di droni, con l’intento di dimostrare che, qualora l’Iran decidesse di inasprire la situazione, potrebbe danneggiare gravemente le forniture energetiche globali e il trasporto marittimo. Le fonti non hanno specificato se l’attacco sia stato lanciato dall’Iran o da una milizia ad esso vicina nella regione, né da dove.

30 luglio 2026

Kuwait, azienda cinese colpita in attacco di Teheran: un morto

Le forze armate del Kuwait riferiscono che un attacco iraniano ha colpito l’edificio di un’azienda cinese, uccidendo un lavoratore. L’attacco ha gravemente danneggiato l’edificio nel nord del Paese.

30 luglio 2026

Pakistan: al lavoro per riportare Usa e Iran a tavolo negoziati

Il Pakistan, mediatore tra Stati Uniti e Iran, ha affermato oggi di star facendo tutto il possibile per riportare i due Paesi al tavolo delle trattative, secondo i termini del memorandum d’intesa firmato a giugno con la mediazione di Islamabad per porre fine alla guerra.

«Stiamo facendo tutto il possibile per riportare tutte le parti al memorandum d’intesa di Islamabad», ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi. Il Pakistan incoraggia entrambi i Paesi a «rispettare pienamente i loro impegni a tenere discussioni tecniche» in base all’accordo, ha aggiunto.

30 luglio 2026

Netanyahu: «Dopo la guerra, Hormuz diventerà meno importante

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato, in un’intervista rilasciata all’emittente americana Abc, che una volta terminata la guerra lo Stretto di Hormuz non avrà più tutta la centralità di oggi, in quanto si creeranno nuove infrastrutture che lo renderanno secondario.

«Una volta che questa guerra sarà finita, non credo che lo Stretto (di Hormuz, ndr) avrà ancora un potere di pressione così grande, perché le infrastrutture energetiche verranno spostate dallo Stretto verso il Mar Rosso e, da lì, verso Israele e il Mar Mediterraneo», ha specificato il leader israeliano.

«Possiamo eliminare questo collo di bottiglia strategico, e lo faremo», ha specificato Netanyahu.

30 luglio 2026

La guerra per immagini

Qualche scatto dal conflitto in Medio Oriente, 30 luglio 2026.

Guerra in Medio Oriente – 30 luglio 2026

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30 luglio 2026

Gaza, quotidiano saudita: vicini a possibile accordo su disarmo Hamas

I colloqui al Cairo tra Hamas e i mediatori del piano statunitense per il dopoguerra a Gaza - Egitto, Qatar e Turchia - negli ultimi giorni si sarebbero avvicinati a un accordo su una proposta presentata dall’ex coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Nikolay Mladenov, relativa alla seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas.

Secondo il quotidiano saudita Asharq Al-Awsat, esiste un ampio consenso tra le parti sulla formulazione della proposta riguardante le armi e il disarmo.

Anziché imporre a Hamas e agli altri gruppi armati di Gaza di consegnare le proprie armi, la proposta prevede che esse vengano mantenute, ma trasferite alle forze di sicurezza palestinesi collegate al Comitato Nazionale Tecnocratico per l’Amministrazione di Gaza (Ncag), che deve ancora essere istituito. Secondo il quotidiano saudita, un accordo potrebbe essere annunciato entro pochi giorni.

Il rapporto aggiunge che l’intesa includerebbe anche l’ingresso dell’Ncag nella Striscia di Gaza e il dispiegamento di forze internazionali sul territorio.

30 luglio 2026

Netanyahu: «Trump ha pieno controllo guerra, nessuna influenza da Israele»

Benjamin Netanyahu ha affermato che Donald Trump ha il pieno controllo della guerra con l’Iran, rivelando che i due leader hanno discusso delle opzioni per risolvere il conflitto durante il loro incontro a Washington. In un’intervista ad Abc News, il primo ministro israeliano ha respinto le accuse di aver spinto il presidente degli Stati Uniti a intervenire nella guerra contro l’Iran, negando inoltre di aver convinto Trump a lanciare una nuova ondata di attacchi dopo il loro incontro di martedì. «No, nessuno dice al presidente Trump cosa fare», ha affermato Netanyahu.

Nell’intervista, il primo ministro ha ribadito di ritenere Trump guida della partnership tra Stati Uniti e Israele, definendo il presidente il «partner senior» e se stesso il «partner junior».

«Sono il primo ministro di Israele e, quando devo difendere gli interessi e la sicurezza del mio Paese, lo faccio», ha dichiarato Netanyahu. «Ma lo faccio sempre con la piena consapevolezza del ruolo che gli Stati Uniti, sotto la presidenza Trump, che assieme a noi hanno unito le forze contro il nostro nemico comune che vuole distruggerci». Sebbene l’incontro tra Trump e Netanyahu si sia svolto a porte chiuse, Netanyahu ha affermato di aver discusso con Trump di come porre fine alla guerra con l’Iran. Tra gli argomenti trattati, figuravano le possibilità di negoziare con i funzionari iraniani, il blocco dello Stretto di Hormuz e l’eventuale necessità di un’azione militare più incisiva.

30 luglio 2026

Iran, Centcom diffonde video dei raid Usa

30 luglio 2026

Giordania, abbattuti 5 missili lanciati da Teheran

Le difese aeree giordane hanno abbattuto cinque missili lanciati dall’Iran questa mattina. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale giordana Petra. Non sono state segnalate vittime a seguito dell’intercettazione dei missili.

30 luglio 2026

Esplosioni scuotono diversi villaggi nel sud del Libano

Una serie di potenti esplosioni hanno scosso diversi villaggi nel Libano meridionale durante la notte, con le deflagrazioni udite fino alla città costiera di Tiro. Lo scrive l’Agenzia nazionale di stampa libanese Nna e lo riferisce Al Jazeera.

Le forze israeliane hanno fatto demolizioni controllate nelle città di al-Mansouri, Majdal Zoun e Mazraat Buyut al-Siyad dalla mezzanotte all’alba di oggi. Le operazioni sono state accompagnate da intensi bombardamenti di mitragliatrice diretti verso le valli di Wadi al-Hujeir e Wadi al-Salouqi, secondo quanto riportato dalla Nna. Non ci sono notizie immediate di vittime né dettagli sull’entità dei danni.

30 luglio 2026

A Lockheed Martin contratto del Pentagono da 59 miliardi per i Patriot

Lockheed Martin si è aggiudicata dal Pentagono un contratto da 59 miliardi di dollari per triplicare la produzione di Patriot. Il piano prevede di passare dai circa 600 missili all’anno a circa 2.000 entro il 2030 e Lockheed prevede di assumere 650 dipendenti per creare un team dedicato ai Patriot in Arkansas. Nei mesi scorsi Lockheed si era aggiudicata dal Pentagono un contratto da 35 miliardi per quadruplicare la produzione di Thaad.

30 luglio 2026

Presentato a Trump un piano in due settimane per intensificare gli attacchi all’Iran

L’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale (Centcom) americano, ha presentato al presidente Donald Trump la settimana scorsa un piano per 10-14 giorni di intensi attacchi all’Iran per ridurre le sue capacità missilistiche. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Trump può scegliere fra raid mirati o la campagna proposta da Cooper per rispodenre all’attacco iraniano contro target americani in Giordania.

Il fumo si alza in seguito a un'esplosione in una località sconosciuta, durante quelli che il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) definisce attacchi contro l'Iran, in questo screenshot tratto da un video diffuso il 29 luglio 2026. Comando Centrale degli Stati Uniti/Materiale fornito tramite REUTERS

L’ipotesi di una nuova campagna aerea non piace al Congresso americano, che teme che gli Stati Uniti possano essere trascinati ancora di più nel conflitto. L’idea di Cooper è di andare al di là dei raid di rappresaglia che finora hanno avuto scarso effetto nello Stretto di Hormuz, e passare a una drastica escalation del conflitto. Cooper ha spiegato che un’azione militare efficace ha bisogno di attacchi aerei intensi in grado di neutralizzare in modo significativo la minaccia missilistica iraniana e provare a bloccare lo stallo. Con questo approccio incisivo e su larga scala, gli Stati Uniti avrebbero meno bisogno di munizioni difensive.

30 luglio 2026

Tre morti, fra cui un bambino di 2 anni, in attacco Usa a Qeshm

Un attacco statunitense ha ucciso tre persone, tra cui un bambino di due anni, sull’isola iraniana di Qeshm. Lo riporta l’agenzia di stampa Fars. «Un attacco statunitense contro un’abitazione nel quartiere di Chah Tangu a Qeshm ha causato la morte di tre membri di una famiglia: il padre, la madre e il loro figlio di due anni», ha riferito l’agenzia Fars, citando l’Università di Scienze Mediche di Hormozgan, aggiungendo che altri due bambini sono rimasti feriti.

I soccorritori rimuovono le macerie alla ricerca delle vittime dopo un attacco a Qeshm, in Iran, in questa immagine tratta da un video diffuso il 30 luglio 2026. IRIB/via Reuters TV/Immagine fornita da REUTERS

30 luglio 2026

Centcom: «pesanti attacchi» notturni contro l’Iran

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato nella notte intorno alle 2 ora italiana di aver «colpito decine di obiettivi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) in Iran, tra cui centri di comando militari, installazioni missilistiche e per droni, siti di sorveglianza e difesa costiera e capacità marittime».

«Questi attacchi sono stati progettati per ridurre ulteriormente le minacce che l’Iran e i suoi alleati rappresentano per le forze statunitensi, il trasporto marittimo commerciale e gli stati limitrofi del Golfo”, ha spiegato l’esercito statunitense.

I media statali iraniani hanno riportato attacchi sull’isola di Qeshm e sulla città di Abadan.

Attacchi sferrati dopo una giornata - quella di mercoledì 29 luglio - in cui il conflitto si è allargato a macchia d’olio, coinvolgendo anche la Giordania (obiettivo di droni iraniani), la Siria (teatro di incursioni da parte di coloni israeliani) e l’Iraq (dove Usa e Arabia Saudita hanno mirato a milizie filo-iraniane) e l’Egitto (dove una petroliera ha preso fuoco nel porto di Damietta in seguito a quello che sembra essere un attacco via drone).

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