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A Tale of Two Cities

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A Tale of Two Cities is Charles Dickens’s great historical novel, set against the violent upheaval of the French Revolution. The most famous and perhaps the most popular of his works, it compresses an event of immense complexity to the scale of a family history, with a cast of characters that includes a bloodthirsty ogress and an antihero as believably flawed as any in modern fiction. Though the least typical of the author’s novels, A Tale of Two Cities still underscores many of his enduring themes—imprisonment, injustice, social anarchy, resurrection, and the renunciation that fosters renewal.

489 pages, Paperback

First published November 26, 1859

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About the author

Charles Dickens

13.4k books32.3k followers
Charles John Huffam Dickens (1812-1870) was a writer and social critic who created some of the world's best-known fictional characters and is regarded as the greatest novelist of the Victorian era. His works enjoyed unprecedented popularity during his lifetime, and by the twentieth century critics and scholars had recognised him as a literary genius. His novels and short stories enjoy lasting popularity.

Dickens left school to work in a factory when his father was incarcerated in a debtors' prison. Despite his lack of formal education, he edited a weekly journal for 20 years, wrote 15 novels, five novellas, hundreds of short stories and non-fiction articles, lectured and performed extensively, was an indefatigable letter writer, and campaigned vigorously for children's rights, education, and other social reforms.

Dickens was regarded as the literary colossus of his age. His 1843 novella, A Christmas Carol, remains popular and continues to inspire adaptations in every artistic genre. Oliver Twist and Great Expectations are also frequently adapted, and, like many of his novels, evoke images of early Victorian London. His 1859 novel, A Tale of Two Cities, set in London and Paris, is his best-known work of historical fiction. Dickens's creative genius has been praised by fellow writers—from Leo Tolstoy to George Orwell and G. K. Chesterton—for its realism, comedy, prose style, unique characterisations, and social criticism. On the other hand, Oscar Wilde, Henry James, and Virginia Woolf complained of a lack of psychological depth, loose writing, and a vein of saccharine sentimentalism. The term Dickensian is used to describe something that is reminiscent of Dickens and his writings, such as poor social conditions or comically repulsive characters.

On 8 June 1870, Dickens suffered another stroke at his home after a full day's work on Edwin Drood. He never regained consciousness, and the next day he died at Gad's Hill Place. Contrary to his wish to be buried at Rochester Cathedral "in an inexpensive, unostentatious, and strictly private manner," he was laid to rest in the Poets' Corner of Westminster Abbey. A printed epitaph circulated at the time of the funeral reads: "To the Memory of Charles Dickens (England's most popular author) who died at his residence, Higham, near Rochester, Kent, 9 June 1870, aged 58 years. He was a sympathiser with the poor, the suffering, and the oppressed; and by his death, one of England's greatest writers is lost to the world." His last words were: "On the ground", in response to his sister-in-law Georgina's request that he lie down.

(from Wikipedia)

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Displaying 1 - 30 of 137 reviews
Profile Image for (P)Ila.
225 reviews115 followers
October 19, 2016
Romanzo storico ambientato tra Londra e Parigi, A tale of two cities narra in particolare le vicissitudini di una famiglia francese, i Manette, sullo sfondo della Rivoluzione francese e il periodo del Terrore.
Mi aspettavo molto, come sempre nel caso dello scrittore inglese, ma non avrei mai pensato di apprestarmi a leggere un altro suo capolavoro che personalmente si va a collocare tra i miei preferiti dell'autore. Credo che a livello stilistico e narrativo questo sia uno dei romanzi meglio riusciti allo scrittore inglese, sia per la trama perfettamente sviluppata sia per l'eccellente ricostruzione storica.
Perchè proprio la parte storica rappresenta l'aspetto migliore del romanzo: le descrizioni sono minuziose e realistiche ma non per questo annoiano o fanno calare il ritmo della narrazione. La maniera in cui viene descritta la realtà sociale ed economica del popolo francese è quanto di più reale e crudo ci possa essere, ne vorrei citare un esempio con questo brano:

"Con un boato che risuonò come se tutto il fiato di Francia prendesse il suono di quell'odiata parola, quella vivente marea iniziò a salire, a ondate, come rovesciate dall'abisso, inondando la città verso quel punto. Fra il suono delle campane che davano l'allarme e il rullio dei tamburi, la risacca furente cominciò ad abbattersi sulla nuova sponda. L'attacco era iniziato."

Con queste parole Dickens apre le porte alla giornata della presa della Bastiglia e qui, come in altre occasioni, si può notare con quale padronanza ne riporta la rabbia e la foga; perchè proprio in questo particolare mi ha colpita, il modo in cui ha saputo ricostruire e portare a noi tutto il degrado, lo scontento, la miseria che ha portato la popolazione a insorgere e a combattere.
Di pari passo ovviamente va anche una dura critica sociale, spesso caratterizzata anche da qualche punta di sarcasmo, ad un'aristocrazia corrotta e fatiscente che crede convinta della propria superiorità solo per il "colore" del sangue, esempio lampante sono i due meschini fratelli Evremonde che usano il proprio titolo per approfittarsi di donne di classe inferiore.

A proposito di personaggi, devo ammettere che questa volta non solo loro il vero punto di forza del romanzo, probabilmente sarà stata una scelta dell'autore stesso ma sta di fatto che la loro caratterizzazione non è di quelle a cui siamo abituati; tra l'altro, nonostante si parli di un secolo prima, i personaggi sembrano essere usciti da un romanzo vittoriano con la solita fanciulla ingenua e dolce, l'innamorato coraggioso e l'apparente rivale che avrà la possibilità di espiare tutte le sue colpe. Non ci sono personaggi particolarmente degni di nota, ad eccezione di uno solo: Madame Defarge, colei che ad inizio romanzo sembra essere solo una semplice donna che passa il suo tempo a fare la maglia nella bottega del marito ma che si rivelerà essere molto di più, è lei la vera antagonista: una donna intelligente e guardinga, sempre pronta alla battaglia e senza un minimo di buon cuore, per lei è tutto bianco o nero, o sei dalla sua parte o sei dalla parte sbagliata, è lei stessa l'incarnazione della rivoluzione. Devo aggiungere però che anche il povero Sidney Carton è un personaggio interessante: avvocato dalla carriera inesistente ma sempre al lavoro per chi carriera la vuole fare senza scomodarsi, è un uomo vinto dall'alcool e dalla depressione, che non fa che sedersi a guardare la vita scorrergli intorno, almeno fino all'incontro con Lucie, la dolce donzella, che lo farà capitolare; interessante perchè è una sorta di doppio di Charles Darnay, il gentiluomo innamorato di cui lo stesso Dickens si farà un po' beffe, la cui somiglianza fisica ci rivelerà già un po' troppo presto la sua scelta finale.

A tale of two cities è un romanzo storico ben documentato e che appassiona grazie ad una trama ricca di dettagli e colpi di scena, lo humour che caratterizza l'autore inglese non manca anche qui andando così a spezzare un po' la drammaticità degli eventi narrati, senza dimenticare il fatto che molte riflessioni scaturite dalle sue pagine lo collocano indubbiamente tra i romanzi che, nonostante siano stati scritti secoli prima, ancora oggi possono definirsi attuali.
Immergermi nuovamente nelle pagine dickensiane è come tornare a casa da una giornata uggiosa e trovare il calore del camino già acceso ad aspettarmi.
Profile Image for Simone Invernizzi.
268 reviews29 followers
December 14, 2023
Oh Dickens, quanto ti amo! E quanto talento in questo bellissimo romanzo storico. Oltretutto il Faubourg St Antoine è il quartiere in cui vivo a Parigi, quindi la lettura mi ha particolarmente coinvolto per questa particolare ragione. La traduzione di questa edizione BUR però è decisamente da rivedere: la prosa infatti è piena di termini desueti che rendono la lettura poco scorrevole. Se avete intenzione di leggere questo romanzo, cercate un’edizione con traduzione più recente.
Profile Image for Simona B.
936 reviews3,197 followers
November 14, 2013
"Era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi, era il secolo della saggezza, era il secolo della stoltizia, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, era la stagione della Luce, era la stagione delle Tenebre, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi, andavamo dritti al Cielo, andavamo dritti dalla parte opposta: in breve, il periodo era tanto simile al presente che alcune delle sue più clamorose autorità insistevano affinché se ne parlasse soltanto al superlativo sia nel bene sia nel male."

E poi dicono che l'incipit conta tanto quanto. Per quel che mi riguarda, so per certo che non avrei letto questo romanzo così come ho fatto senza lo stimolo di questo incipit. Per me, è stato come un cartello rosso vivo all'imbocco di una strada invasa dalla nebbia: "Sarà il peggiore dei tuoi viaggi, sarà il migliore dei tuoi viaggi". Senza queste parole ammonitrici, so che avrei visto gli intermezzi storici come mere integrazioni, dei di più, quando invece sono le colonne portanti, la vera struttura, la trama e l'ordito; so che non avrei indugiato più del solito sull'analisi dei personaggi, come invece ho fatto, senza l'assillo continuo del tutto e del nulla cui andavano inesorabilmente incontro; so che non sarei riuscita a godermi tutto questo con tanto piacere e tanta partecipazione, e che avrei scritto questa recensione almeno qualche settimana fa con le solite -ma dovutissime- banalità sull'eccezionale capacità narrativa di Dickens, sul valore di questo romanzo e simili, e so che, in breve, mi sarei persa ben più di qualcosa.
Eppure, e non lo dico per giustificarmi, il tempo incredibilmente lungo che separa l'inizio di questa mia lettura dalla sua fine non è dovuto unicamente alla secolare digestione che l'ha accompagnata. Devo ammettere che in certi punti è subentrata la noia, specie, paradossalmente, quando ci si trova catapultati in medias res nell'azione di un nuovo personaggio, il cui ruolo nella vicenda è tutto fuorché definito, e bisogna mettere in campo tutta la propria pazienza per seguire quest'ultimo filo narrativo. A compensare questi momenti di sconforto, per fortuna, basta il brivido di soddisfazione che infine si prova nello scoprire che tutte le strade, come si suol dire, portano a Roma, così come in Le due città tutti i pezzi del puzzle andranno a combaciare in un quadro ampio e particolareggiato della storia che lega le famiglie Manette, Evrémonde e Defarge.

Oltre questo, mi sento di propugnare un impegno apologetico nei confronti di Dickens rispetto all'accusa, che gli vedo mossa qua e là nelle recensioni sul web, di infarcire i suoi romanzi con troppo pathos. Ora, probabilmente in questo contesto potrei essere definita "di parte" in virtù del mio viscerale amore per le narrazioni cariche di lirismo e passionalità, ma la carica emotiva delle opere di questo autore non risulta affatto come un qualcosa di pacchiano, di cattivo gusto, di esagerato o dozzinale; è, al contrario, il terreno ideale per il fiorire di quel sentimentalismo, per chiamarlo così, che è poi anche quello che incontra i miei gusti: qualcosa di delicato nella sua potenza, di vivo e fiammeggiante nella sua eleganza. E' lo schiudersi e il manifestarsi di tutte le componenti dell'animo umano, dalle più vili alle più elevate. E' quello per cui narratori del calibro di Dickens sono studiati e soprattutto amati ancora oggi, la capacità di parlare al cuore della gente senza bisogno di altri intermediari che un pezzo carta e una bottiglietta d' inchiostro.
Per me è l'abilità più strabiliante del mondo.
Profile Image for Cristina.
78 reviews36 followers
December 18, 2017
Non so perché ogni volta che leggo una storia raccontata da Dickens mi sorprendo sempre così tanto della sua maestria, della sua sottile ironia e della profonda conoscenza dell'animo umano.
Una spettacolare interpretazione del periodo del Terrore, intrecciata alla vita di personaggi che già so mi mancheranno.
Profile Image for Ilaria.
467 reviews41 followers
July 29, 2016
Non credo di essere psicologicamente in grado di fare un commento razionale, ma ci proverò comunque. Questa è una storia di crescita, una storia d'amore, una storia di ingiustizia e una storia di orrori.
Racconto di due città è uno dei pochi romanzi storici che abbia mai letto, e se sono tutti così li voglio assolutamente recuperare. Narrato sotto vari punti di vista, è ambientato durante la Rivoluzione Francese e il successivo periodo di terrore, e mostra come tutto questo possa influenzare le vite di persone comuni, persone che vivono, che amano e che lottano contro le ferite del passato.
Ho amato lo stile di Dickens, di cui avevo letto soltanto Canto di Natale, e dopo questo recuperò senz'altro altro. E ho amato infinitamente il personaggio di Sydney Carton, la sua crescita, la sua dannazione e il suo essere un personaggio meraviglioso nonostante tutto. Consigliato assolutamente, e ora vado a versare il resto delle mie lacrime.
Profile Image for Sergio.
1,448 reviews193 followers
February 21, 2023
Non potevo cominciare in modo migliore la conoscenza di questo grande scrittore inglese! Questo romanzo fin dalla prima pagina crea uno stato d'animo di inquietudine, di angoscia da cui è impossibile liberarsi: infatti la vicenda del dottor Manette, iniquamente strappato alla sua famiglia e imprigionato apparentemente senza motivo e lasciato languire per anni e anni in isolamento alla Bastiglia fino all'abbruttimento psichico più totale stringe il cuore del lettore e lo avvicina sempre più alle pagine del romanzo. Pian piano nel corso della narrazione, con la liberazione del dottore, il ricongiungimento alla sua famiglia e progressivi, palpitanti chiarimenti, il racconto prende una piega più leggera e romantica, grazie anche a personaggi come Lucia e Darcy innamorati prima e sposi felici dopo, ma è solo un'illusione perchè con lo scoppio della Rivoluzione Francese, Parigi diventa un calderone infernale di odio, acredine e vendetta, tra teste mozzate e sangue a fiumane e i protagonisti del romanzo si ritroveranno, loro malgrado, coinvolti in questo girone infernale fino al sacrificio finale, unico momento debole del romanzo a mio modesto parere perchè manca un quid profondo che giustifichi il martirio. In conclusione un grande romanzo sia d'azione che psicologico, davvero eccellente.
Profile Image for gufo_bufo.
394 reviews37 followers
September 7, 2020
E’ il Dickens più bello che ho letto. E’ contenuto in limiti accettabili l’uso - che altrove sconfina nell’abuso - del grottesco, della macchietta, della caricatura. La descrizione della miseria e la denuncia sociale non sfociano nel patetico, ma toccano toni epici. L’intreccio non sembra crescere su stesso puntata dopo puntata, ma rivela una progettazione originaria con una sua complessità. Tutti i personaggi hanno - se non un affinato approfondimento psicologico - una loro ragion d’essere e un ruolo definito nella vicenda. Coinvolgente al massimo lo sfondo storico della Rivoluzione Francese, che mi ha ricordato la capacità di Dumas di far vivere sulla pagina scritta lo spirito dei tempi narrati.

(Una nota a parte per la traduzione di Silvio Spaventa Filippi, che data al 1930 circa e dimostra tutti i suoi anni: ma sarà per una congiunzione astrale che in questo periodo mi capitano tanti libri in cui sono tradotti anche i nomi di battesimo? Ma si può seriamente andare alla reggia di Versaglia o al sobborgo di San Germano?)
Profile Image for Yukino.
1,156 reviews
August 30, 2017
Lettura di gruppo E&L: classico di maggio

Quattro stelle non di più. Perchè nella prima metà ammetto di aver avuto momenti di noia, e ho avuto timore di non finirlo e di trascinarmelo all'infinito. Infatti ho iniziato un altro libro. Poi però l'ho ripreso in mano e non sono davvero riuscita a staccarmi ^^.
Mi ha davvero rapito. La prima metà, più o meno, è tutta una preparazione al dopo. Infatti arriva la rivoluzione francese che porta a galla tutto. E' come se fosse esplosa una bomba. La descrizione della presa della Bastiglia rimmarrà impressa nella mia memoria. Stupenda. *_*
E' il mio primo approccio a Dickens. Non sapevo cosa aspettarmi e all'inizio mi ha un pò spiazzato.
Ammetto di averlo votato, perchè nominato nella serie Origini di Cassandra Clare, per cui pensavo fosse una storia d'amore. E invece...l'ho trovato reale, crudo e intenso. E si dai la storia d'amore c'è, e alla fine mi si è stretto il cuore. L'ho adorato. Sono contenta che abbia vinto e di averlo letto.
Non vedo l'ora di leggere altri romanzi di Dickens. Anche perchè questo, ho sentito dire, non è uno dei suoi migliori lavori.
Profile Image for Valeria.
193 reviews16 followers
November 28, 2021
Il mio primo Dickens, una grandissima sorpresa.
Ho incontrato un maestro delle descrizioni, delle evocazioni capace di farti sentire l’atmosfera generale.
È un romanzo storico: ci troviamo negli anni della rivoluzione francese, sia durante e sia pochi anni prima di questa.
Attraverso le sue parole puoi avere davanti ai tuoi occhi la Fame, che diventa un volto, la miseria, l’oppressione e la rabbia.
Sentiamo il rancore e la disperazione “della gente comune” oppressi dall’aristocrazia, nobili immuni alla legge, che hanno un potere che usano a loro immagine e somiglianza.
La gente viene trattata come un nulla, bambini che muoiono per strada mentre passano una delle loro carrozze sfarzose trovando il volto della noncuranza, della diffidenza.
Nobili pompati del proprio orgoglio che si vergogneranno non perché hanno ucciso un uomo, ma perché un uomo comune, un parassita, un cane ha osato toccare la loro spada; Monsignori che per ingoiare un pezzo di cioccolata vengono serviti da quattro signori, uno spreco di sfarzo che degenera.
Ma allo sfarzo vengono contrapposte le vie di Parigi buie e sporche, le persone che lottano tra di loro per una botte di vino caduta per terra, denutriti, tassati, trattati come gli ultimi.
Ed eccola la rivoluzione, dove il rancore serbato per anni può finalmente sfociare e macchiare le strade di sangue.
È l’epoca della degenerazione della folla, accecata dalla rabbia, dal sangue con il suo inno di Libertà, Fraternità, Uguaglianza o Morte.
Ma di libertà non ce ne sarà nessuna: gli oppressi diventano come i loro oppressori se non peggio.
Innocenti condannati a morte, processi illegali, tutto è sangue in Francia.
E qui la critica di Dickens a quella folla che al grido della libertà aveva dimenticato cosa fosse davvero; una folla non interessata all’uguaglianza ma soltanto al sangue e al terrore.
Ed ecco che dal lontano 800 Dickens prevede che ogni forma di assolutismo è sbagliata, bisogna sempre separare l’ideologia politica dall’ideologia umana.
Gli uomini sono senza fede e qui per la prima volta ho sperato che qualcuno ce l’avesse la fede, perché qui è l’uomo che si fa Dio.
Il vero protagonista di questo libro è la folla, con i suoi tratti grotteschi formati da miseria, fame, rabbia, rancore.
La storia che è all’interno del romanzo è bellissima ma secondo me passa in secondo piano, perché è il Tempo e la Storia che hanno il privilegio; infatti Dickens dà (giustamente) poco spazio alla storia dei protagonisti, alla loro natura: escluso il dottor Manette degli altri sappiamo poco e nulla.
È una storia comunque commovente e dolcissima che mi ha fatto emozionare molto alla fine.
La mia vita per chi ami.
Consigliatissimo, una delle letture più belle del 2021.
Profile Image for Samantha.
112 reviews
July 27, 2017
4.5

Sicuramente non è facilissimo da leggere e, a volte, è poco scorrevole, ma merita di essere letto e assaporato a piccole dosi. Personaggi indimenticabili (Sydney Carton su tutti), resi ancora più interessanti dal contesto storico (la Rivoluzione francese e il successivo periodo del Terrore) nel quale si muovono.

Grazie Cassandra Clare per averlo citato in The Infernal Devices, altrimenti penso che non avrei mai scelto di leggerlo.
Profile Image for Virginia.
965 reviews39 followers
November 22, 2015
Eppure ho avuto la debolezza, ho ancora la debolezza di volervi far sapere con quanta subitanea maestria avete fatto divampare questo mucchio di cenere che sono
Profile Image for Gwynplaine26th .
727 reviews77 followers
November 14, 2023
"Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori". La rivoluzione per Dickens è una malattia della storia, febbre e delirio di autodistruzione che si contagia a velocità spaventosa se non si prendono precauzioni. Vicende umane e storiche si stagliano in un ventaglio sociale che oscilla tra Parigi e Londra nei burrascosi anni che precedono e poi seguono la rivoluzione francese. Un vortice indimenticabile di perfetta narrativa.
Profile Image for Alessia.
330 reviews31 followers
December 13, 2021
«Lasciate che io porti per tutto il resto della mia vita sciagurata il ricordo di aver aperto il cuore a voi, per l'ultima volta al mondo, e quando c'era ancora in me qualche cosa che potevate deplorare e di cui potevate avere pietà.»


Scrivo a lettura appena terminata in modo da non far scemare i sentimenti che provo.
Scrittura a volte un po' lenta per via delle tante descrizioni. Descrizioni che però sono estremamente belle ed evocative, Dickens con le parole dà vita ad un quadro di Parigi e Londra molto vivido e molto brutale.
Ho finito questa lettura in lacrime tra i singhiozzi.
Sidney Carton personaggio stupendo, immenso, e credo che non riuscirò mai più a pensare a lui senza affogare nelle mie stesse lacrime.
Profile Image for Acrasia.
204 reviews94 followers
September 17, 2015
Bellissimo racconto in cui il grande Dickens si pone come l'ago della bilancia e porta il lettore a simpatizzare col popolo oppresso ma nello stesso tempo condanna il suo atteggiamento esasperato e la sua sete di vendetta. Come sempre gli eccessi non portano nulla di buono e questo lo si percepisce molto bene nel libro in cui si arriva a non distinguere più i persecutori dai perseguitati.
E alla fine c'è chi si sacrifica...
122 reviews1 follower
August 2, 2017
Incuriosita dagli elogi di una delle mie scrittrici preferite _Cassandra Clare_ ho cercato davvero a lungo questo romanzo, evidentemente non troppo diffuso in lingua italiana. Così, quando per caso ci ho sbattuto contro in una piccola libreria durante una gita fuori porta, non credevo ai miei occhi e felicissima mi ci sono buttata a capofitto. La storia si svolge tra Parigi e Londra, inizia negli anni precedenti la rivoluzione francese e avrà il suo epilogo negli anni del regime del terrore. Passiamo quindi dalla sottomissione del proletariato francese all'oppressione dell'aristocrazia, alla successiva brutalità vendicativa dei rivoluzionari. Il romanzo segue le vite di diversi protagonisti attraverso questi eventi; in particolare spiccheranno: Charles Darnay, un ex-aristocratico francese che diviene vittima di accuse indiscriminate e Sydney Carton, un avvocato inglese che cerca di redimere la propria vita per amore della terza protagonista Lucie Manette (moglie di Darnay), il cui padre venne ingiustamente imprigionato nella Bastiglia. Ad essere sinceri però, devo ammettere che nonostante l’entusiasmo dato da tanta attesa, ho un po’ faticato a entrare nello spirito del libro. La trama infatti, per buona parte del romanzo sembrava non avere un filo conduttore preciso e procedeva a rilento; si favoriva una dettagliata descrizione socio-politica del periodo con un susseguirsi di piccoli aneddoti su vari personaggi, i quali tra l’altro, non sembravano avere alcuna connessione tra loro. In parole povere, non capivo proprio dove Dickens volesse andare a parare e per quale ragione la Clare apprezzasse così tanto quello che mi pareva essere solo un saggio _in versione più sarcastica_ sul periodo prerivoluzionario francese. Continuavo a ripetermi che probabilmente era un passato molto tempo dall'ultimo classico letto e non ero più abituata a uno stile ottocentesco, o che forse non era semplicemente il momento giusto per questo romanzo storico che trovavo un po’ arido a livello emotivo; fatto sta che fino all'inizio della terza parte del libro, l’unico stimolo che mi ha spinto ad andare avanti è stato per lo più il mio proposito di non abbandonare mai, per nessuna ragione un romanzo. Bè signori, sono contenta di potervi dire che ancora una volta questo buon proposito mi ha ripagato. E’ vero occorre un po’ di pazienza, perché è solo alla fine che, con un susseguirsi di colpi di scena, diverrà chiaro il ruolo di ognuno dei personaggi nella grande catena di eventi, ma ho trovato davvero geniale il modo in cui entrano tutti in connessione tra loro e il modo in cui ogni “aneddoto”, che in precedenza sembrava buttato li casualmente, trova una sua collocazione e spiegazione. E anche se prediligo i romanzi in cui si spendono più parole per descrivere la gamma di emozioni provate dai personaggi, Dickens è riuscito comunque a farmi immedesimare e l’epilogo dolce-amaro, giungendo come un fulmine a ciel sereno, ha fatto pienamente breccia. Non mi piace dare spoiler su film o libri perciò non entrerò nei dettagli, ma tanto di cappello a Sidney Carton, mi ha fatto davvero commuovere.
Profile Image for Éponine.
17 reviews
January 1, 2012
Devo essere sincera, 'Una storia tra due città' non è granché divertente. Si, ci sono dei lampi di ironia, ma la cosa finisce lì. Io amo il Dickens che riesce a farti ridere parlando di argomenti che di comico avrebbero veramente poco.
Però, nonostante tutto, questo è un romanzo che ha lasciato il segno su di me.

Non parlo della ricostruzione storica o della filosofia politica di Dickens: non è il mio campo. Ci sarebbe molto da dire anche su questi argomenti, certo, ma questo compito lo lascio agli amanti del romanzo storico. Io, da amante di Dickens, parlerò dell'eroe di 'Racconto di due città'.

Il vero eroe di questo romanzo non è chi potrebbe sembrare. No, non è Charles Darnay, il giovane nobile, bellissimo e coraggioso, che sposa la perfetta Lucie.
Il vero eroe è uno dei eroi più particolari che abbia incontrato finora nel mondo dei libri. Si chiama Sydney Carton e, francamente, a primo impatto risulta essere un personaggio piuttosto mediocre. Non ci colpisce certo per le sue qualità: lavora per un amico avvocato e lascia che questo si prenda il merito di tutto. Sydney non sembra avere alcuno scopo o ambizione nella vita. Entra di soppiatto nella vita dei protagonisti e una delle prime cose che sappiamo di lui è che viene soprannominato 'sciacallo'. Un inizio non promettente.
Insomma, presto lo si considera un inconsistente personaggio secondario e lo si accantona per concentrarsi sui veri protagonisti di questa storia.

Ma c'è molto di più in tutto questo. Sydney Carton è in realtà la controparte di Charles Darnay.
Sydney è tutto ciò che Charles sarebbe diventato se non avesse avuto le possibilità di cui ha goduto da giovane. Non è un caso che i due si assomiglino fisicamente, al punto da essere confusi l'uno con l'altro verso la fine. Le parti si scambiano, i destini si invertono.
Viene detto che Sydney era stato un ragazzo promettente. Chi lo conosceva diceva che sarebbe diventato qualcuno, ma alla fine non era stato così.
Perché?
Il perché lo scopriamo quando arriviamo nel cuore della storia, quando Sydney ci mostra tutto il suo valore. Il motivo è che, mentre Charles Darnay agisce principalmente secondo il suo interesse, Sydney è un vero cavaliere, che agisce correttamente solo per il principio di farlo. Sydney potrà non essere diventato nessuno, ma il suo coraggio e la sua lealtà superano di gran lunga lo scialbo Darnay. E lo vediamo alla conclusione della storia, quando Sydney dimostra all'amata Lucie cosa intendeva quando le aveva giurato eterna fedeltà,anche se lei non lo contraccambiava.

Il romanzo ha un che di incompleto. Sembra che nei piani originali di Dickens dovesse esserci di più. Charles Darnay è davvero la persona innocente che sostiene di essere? Davvero non sapeva nulla del torto che lo zio aveva fatto a colui che sarebbe divenuto suo suocero?
Qualche accenno sembra presupporre il contrario, ma niente viene sciolto tutto rimane in sospeso.
Per quanto riguarda Sydney, non ci sono dubbi sul fatto che dovesse esserci molto di più. Ma tutto quello che rimane è un oscuro accenno alle sue origini e alla sua infanzia. Nient'altro. Dobbiamo accontentarci di fare supposizioni.
Ma questo, oserei dire, non fa che aggiungere fascino a tutta l'opera.
Profile Image for Marco Freccero.
Author 18 books71 followers
February 12, 2018
Sulla strada di Dover c’è una diligenza, ma non sta correndo. Nel fango alto, mentre percorre la collina, ci sono i suoi passeggeri, scesi a terra per permettere ai cavalli di percorrere la difficile salita. Giunti tutti in cima si ode in lontananza il galoppo di un cavallo, sempre più vicino: sarà un amico, o un nemico?

Il cavaliere cerca un uomo, che fa parte dell’equipaggio della diligenza. Gli consegna un foglietto, lui lo legge, e poi chiede che si dia una risposta a quel messaggio. E la risposta è “Risuscitato”.

Questo è l’incipit de “Le due città”, un romanzo di Charles Dickens.

Con questo romanzo, Dickens non solo rappresenta le due città del titolo, vale a dire Londra e Parigi: ma 2 sistemi politici e sociali, radicalmente differenti.

Parigi, e la Francia, sono dominati da una aristocrazia sfrontata, arrogante e violenta, che quasi si fa un punto d’onore usare la prevaricazione e la forza; anzi, ne va fiera.

Quando la carrozza del nobile signore travolge e uccide un bambino, tocca pure fermarsi per vedere cosa è successo, tocca pure regalare una moneta d’oro per ripagare del bambino morto.

Tocca pure vedere quella moneta ricacciata nella carrozza da qualche bifolco che nemmeno ringrazia per il magnanimo sforzo.

Dall’altra, un oceano di miserabili abbruttiti dall’ignoranza, dalla fame, dal lavoro bestiale, abituati a subire senza più sperare nulla. E accanto a questi, qualcuno prepara armi e coltelli per scatenare la Rivoluzione francese.

Londra, e l’Inghilterra invece mostrano qualcosa di completamente differente. Questa volta Dickens non si sofferma molto sulla miseria dei bassifondi londinesi, né sull’aristocrazia inglese. Perché il suo intento è mostrare come la borghesia onesta, laboriosa, col sale in zucca e tanto pragmatismo, rende grande l’Inghilterra.

Sì, l’intento è politico. Dickens afferma che a Londra non potrà verificarsi quanto è accaduto in Francia perché nel corpo che forma la società inglese c’è un elemento forte e sano che evita rivolte e rivoluzioni. La borghesia appunto.

Il romanzo è più attuale che mai, in realtà. Ai nostri giorni il termine “borghesia” è stato sostituito da “ceto medio”, ma la sostanza non è differente. Molti analisti politici, di questi tempi, affermano che la democrazia esiste finché c’è un ceto medio forte e sano. Ma quando viene indebolito, da una crisi economica per esempio, c’è da essere preoccupati.

Profile Image for Marco Beneventi.
342 reviews10 followers
October 2, 2019
In una tenebrosa notte del 1775, Jarvis Lorry, impiegato di banca in viaggio per affari da Londra a Parigi, ferma a Dover e incontra la signorina Lucia Manette che accompagnerà dal padre (Alessandro), creduto morto da sempre ma in realtà vivo, pur se in condizioni psicofisiche tremende dovute ad una lunga ingiusta prigionia nella Bastiglia.

Questa è la mia breve sinossi de "Le due città" di Dickens, scritto nel 1859 (non fra i più conosciuti della sua produzione e l’unico romanzo storico, assieme a “Barbaby Rudge”, da lui scritto), questo libro è un sontuoso affresco storico che immergerà il lettore in un racconto vissuto a cavallo fra Inghilterra e Francia e che vedrà un intricato ed elaborato intreccio di personaggi farsi largo nel periodo della rivoluzione Francese e del cosiddetto "Regime del Terrore" giunto in seguito.
Un sottile filo rosso legherà per tutto il racconto i numerosi personaggi, dal fattorino di banca Jerry Cruncer, alla spia doppiogiochista Giovanni Barsad, da Carlo Darnay, nobile francese che ripudiate ricchezze e titoli nobiliari vuole rifarsi una modesta vita in Inghilterra a Lucia Manette dolce donna al centro di questo racconto insieme allo stesso Darnay e ancora i coniugi Defarge padroni di una bettola a Parigi e delatori nel periodo del terrore, sino alla tragica ma eroica figura dell’avvocato Sidney Carton che riuscirà con il suo sacrificio a dare un senso alla propria esistenza e ancora una schiera di altri personaggi minori, tutti sapientemente descritti e umanizzati meravigliosamente.
Il racconto ha in se infiniti colpi di scena e nella sua seconda parte riesce in maniera vivida e tremendamente reale a far vivere al lettore il terrore che in quel periodo si respirava nella Francia rivoluzionaria.
Un incredibile romanzo capace di tenere con il fiato sospeso sino all’ultima pagina, amore e odio, disgrazia e resurrezione, vita e morte, eroismo e viltà riescono a fondersi sapientemente per dar vita ad un racconto che rimane nella mente del lettore e che farà vibrare il proprio cuore in più di un passaggio.
Un capolavoro.

Voto: 📚📚📚📚📚 su 5
Profile Image for paola.
239 reviews31 followers
April 21, 2016
4+

Giacché è difficile dire qualcosa su Dickens che non sia già stata detta, meglio, da altri, le cose che mi hanno colpito sono:
Le descrizioni magnifiche;
Lo stile elegante, accattivante e ironico che rende la narrazione estremamente scorrevole;
La caratterizzazione dei personaggi, anche quelli secondari.

Per chi volesse una deliziosa analisi comparata tra Le due città e The Dark Night Rises di Nolan (sì a me la voglia di leggere questo libro venne dopo la visione del film) consiglio di passare dal blog: www.backtothebookshelf.wordpress.com
Profile Image for Milena  Iacovangelo.
55 reviews7 followers
January 19, 2023
A fine lettura mi rimane la sensazione di appagamento che mi lasciano solo i bei romanzi. Quindi sì è un bel romanzo che racchiude in sé storia, ideologia, romanticismo, trama, suspense, lacrime. Bellissimo incipit e finale travolgente. Pur essendo molto di parte, perché io a Dickens perdono tutto, anche le assurde coincidenze che capitano sempre ai suoi personaggi, penso che questo libro potrebbe piacere a molti tipi di lettori.
Profile Image for Marianna Della Notte.
87 reviews
May 3, 2024
RAPPORTO PADRE FIGLIA IL MIO PREFERITO DI TUTTO IL LIBRO.
Super convinta di dargli tre stelline ma la fine mi ha tenuta incollata alle ultime pagine per sapere come andava a finire.
Le due città sono Londra e Parigi e si parla di persone che ci vivono, qualcuno ingiustamente nel passato imprigionato alla Bastiglia, qualcuno chiamato la Vendetta, persone manipolatrici, persone che cercano di vedere il bello in ciò che accade.
Bello, il finale ancora di più.
Profile Image for Je.
727 reviews19 followers
January 30, 2020
L'ho amato molto, da grande fan della rivoluzione francese ho un po' sofferto la visione che ne dà Dickens ma è stato comunque molto interessante avere questo filtro di Inghilterra vittoriana sulle vicende rivoluzionarie. Certo che la vicenda è tipica dei romanzi di Dickens ma ho trovato tutto avvolto da un'ironia elegantissima.
Profile Image for Ella.
609 reviews31 followers
January 4, 2016
4.5
Dio, se mi era mancato Dickens. È stato un piacere, dopo l'Armata dei Sonnambuli, ritrovare il periodo del terrore di Robespierre, il popolo spietato, i giusti e gli ingiusti. Meraviglioso, tutto qui.
Profile Image for Dafne.
249 reviews42 followers
March 9, 2020
Romanzo dall'incipit straordinario, Una storia tra due città è una delle ultime opere scritte dal grande autore inglese ed è il secondo romanzo storico di Dickens dopo Barnaby Rudge. Scritto nel 1859 e non tra i più conosciuti della bibliografia dello scrittore inglese, questo romanzo è ambientato, come dice il titolo, tra due città, Londra e Parigi, prima e durante il periodo della rivoluzione francese; in questo romanzo la Storia con la s maiuscola s'intreccia con le storie, le vicende personali degli individui della società del periodo e soprattutto con quelle della famiglia Manette. Il dottor Manette, quando era un giovane medico, è stato testimone di un orribile fatto di sangue, a cui non avrebbe dovuto assistere; per assicurarsi il suo silenzio viene rinchiuso, senza un processo, nella Bastiglia. Dopo ben 18 anni viene liberato e il dottore si ricongiunge con la figlia Lucie, che non aveva mai conosciuto e si trasferisce con lei in Inghilterra dove la giovane risiede.
Passano alcuni anni ed entra a far parte della loro vita Charles Darnay, un giovane aristocratico francese stabilitosi in Gran Bretagna.
Intanto in Francia scoppia la rivoluzione e con questa emergono gli scandali e i segreti celati dell'aristocrazia che riaprono ferite che non sono mai state rimarginate.

Il Dickens del romanzo storico forse non è il Dickens migliore ma comunque è sempre bello leggere un suo libro perché personalmente è un po' come tornare a casa.
Attraverso gli occhi dei personaggi, l'autore ci fa vedere e sentire le sofferenze delle persone di quel particolare periodo storico. La parte storica rappresenta sicuramente l'aspetto migliore di questo romanzo grazie alle descrizioni minuziose e realistiche che riescono a rappresentare abbastanza bene la società del periodo; descrizioni che non annoiano il lettore anzi lo coinvolgono e lo catturano totalmente nella vicenda. Lo scrittore inglese, infatti, riesce a rendere molto bene il clima di angoscia anche con immagini crude; riesce a farci sentire il clima di paura instauratosi durante il Terrore, riusciamo a partecipare alla presa della Bastiglia, sentire il cigolio delle carrette che portavano le persone alla ghigliottina, vedere le sollevazioni del popolo, il loro malcontento e la loro ferocia – spesso incontrollabile – rivelando tutta la bestialità e l'inesauribile sete di sangue dell'essere umano; veniamo trascinati nel fango delle città, respiriamo il tanfo delle strade, sentiamo l'orrore del sangue, la paura e il buio delle prigioni.
Un aspetto nel quale di solito Dickens eccelle è la descrizione e la creazione dei personaggi ma stavolta è proprio quello, secondo me, il punto debole del romanzo; l'autore inglese, infatti, si concentra di più sulle vicende storiche, sull'analisi della società e delle istituzioni, mettendo così in secondo piano la caratterizzazione dei vari personaggi che animano il romanzo. L'autore, man mano che prosegue la narrazione, ci mostra tanti piccoli aneddoti che riguardano i personaggi; aneddoti che ci sembrano tanti pezzi di puzzle sparsi su un tavolo in attesa di essere incastrati tra di loro.
Il romanzo non ha un protagonista principale: tutti quelli che vi appaiono fanno parte di una storia corale e ognuno di essi è il pezzetto di un grande puzzle che – come dicevo prima – aspetta di essere incastrato con gli altri perché, come scopriamo alla fine, sono tutti collegati tra loro. Le vicende di ognuno sono intrecciate con quelle degli altri nei modi più inaspettati e imprevedibili.
La narrazione, infatti, segue le vicende e le vite di diversi personaggi – spesso un po' stereotipati e che rappresentano i tipici cliché del romanzo vittoriano – tra i quali spiccano: Alexandre Manette, un medico che viene strappato alla sua vita tranquilla e imprigionato, senza essere stato processato, nella prigione della Bastiglia, dove resta rinchiuso per 18 anni; sua figlia Lucie Manette, giovane donna simbolo di dedizione, dolcezza, purezza e devozione ritrova il padre, mai conosciuto e che credeva morto da anni, in uno stato mentale alterato dal lungo isolamento; poi abbiamo Charles Darnay, giovane ex-aristocratico francese espatriato in Inghilterra che rinuncia al suo titolo nobiliare e vorrebbe rifarsi una vita oltremanica. Charles dovrebbe incarnare l'eroe bello e generoso, ma secondo me è soltanto molto ingenuo e reso cieco dai suoi ideali; disposto a mettere in pericolo la propria vita in nome della giustizia sarà vittima di accuse indiscriminate e ingiustamente imprigionato; non mancano poi le classiche figure comiche del repertorio dickensiano: il mascalzone che maltratta la moglie, il vecchio gentiluomo scapolo dal cuore d'oro, la domestica fedele e all'apparenza burbera ma dal cuore buono.
Non manca neanche, come sempre nei libri di Dickens, il personaggio o i personaggi cattivi della storia: da un lato abbiamo lo spregevole marchese di Evrémonde e suo fratello: uomini senza valori, perversi, sprezzanti, vigliacchi e arroganti che per soddisfare i loro bassi istinti non esitano a calpestare le persone che si pongono sul loro cammino; dall'altro abbiamo il ruolo del cattivo accecato dalla sua sete di vendetta in questo caso è affidato a Madame Defarge che insieme al marito, monsieur Defarge, gestisce una taverna nel quartiere di Saint – Antoine, cuore del movimento rivoluzionario ed entrambi diventeranno accusatori nel periodo del terrore. Madame Defarge è una donna del popolo che ha subito le angherie dell'aristocrazia e per questo è assetata di vendetta e guidata dall'egoismo. La donna sferruzza continuamente il suo lavoro a maglia, nel quale annota i nomi dei proscritti, e pur di portare a termine il suo obiettivo non esita a sacrificare la vita di persone innocenti. A differenza di altre donne “cattive” create dallo scrittore inglese per Madame Defarge non si riesce a provare pena o compassione – anzi tutt'altro – nonostante i soprusi che ha subito nella sua vita.
Tra tutti questi personaggi sicuramente quello che spicca di più in tutto il romanzo è Sidney Carton, l'unico che viene rappresentato in maniera più approfondita rispetto a tutti gli altri che sono delineati in maniera più superficiale e si dividono nettamente in buoni o cattivi.
Nelle prime pagine Sidney appare un po' in sordina tanto che ci sembra un personaggio mediocre e minore; infatti, per alcune pagine sparisce pure dalla scena per poi ritornarci alla grande. Sidney è un giovane avvocato dalla vita dissoluta e dall'ambiguo passato; riflessivo, cinico, indolente, indifferente, dissoluto, sembra non avere alcuno scopo o ambizione nella vita anzi la disprezza. Lavora per un suo amico avvocato e lascia che quest'ultimo si prenda tutti i meriti; è chiamato “Lo sciacallo” per la sua capacità di risolvere anche i casi più contorti. Alter ego e sosia di Charles Darnay, tanto che possono essere confusi l'uno con l'altro, Sidney è ciò che sarebbe diventato Charles se non avesse avuto nobili natali.
Sidney ha ormai raggiunto il fondo della sua depravazione quando nella sua vita entra Lucie Manette della quale si innamora; Sidney non si sente degno di lei a causa del suo passato e della sua incapacità di resistere alla tentazione di ricadere nuovamente nel vizio. Grazie però all'amore che prova per la giovane donna egli cerca di redimere la propria vita intraprendendo un percorso di trasformazione che lo porta a diventare un uomo diverso sul piano morale, riacquistando un barlume di umanità e riuscendo a mostrare tutto il suo valore, il suo coraggio, la sua lealtà; un vero cavaliere che nasconde un animo nobile ed è pronto a compiere qualsiasi azione o gesto per assicurare la felicità della donna che ama.
Il personaggio di Sidney Carton però, nonostante sia quello meglio riuscito in questo romanzo, non è stato approfondito abbastanza; molto di lui, del suo passato, del perché la sua vita sia scesa in una spirale di vizio e apatia, non ci viene detto; si intuisce che doveva esserci molto di più perché Dickens accenna a qualcosa della sua infanzia e delle sue origini ma tutto rimane sullo sfondo, nascosto, possiamo solo fare delle ipotesi. È un vero peccato! Perché Sidney è veramente un personaggio bellissimo che ho amato tantissimo, che mi ha molto commosso; il suo tormento, la sua crescita, il suo essere un personaggio meraviglioso nonostante tutto. È lui il vero eroe del romanzo.

Una storia tra due città è una storia di crescita, di ingiustizia, di orrori, di lealtà che nasce in un rapporto d'amicizia, d'amore filiale di una figlia verso il padre, d'amore appassionato che porta le persone a sacrificarsi per il bene dell'amato/a.
L'ho trovato più pessimista e oscuro rispetto agli altri romanzi di Dickens che ho letto, poiché ho percepito una cupa capa di terrore, paura e morte durante tutta la narrazione; mi ha dato la sensazione di un libro che ha un qualcosa di incompiuto forse perché stavolta l'autore sembra essere più interessato alla ricostruzione storica e più distaccato e meno coinvolto dalle vicende dei suoi personaggi. Per buona parte del libro, infatti, si fatica a seguire la trama che spesso sembra non avere un filo logico preciso e il ritmo è piuttosto lento (come se fosse imballato) fino allo scoppio della Rivoluzione francese e allora la trama diventa scorrevole, intensa ed emozionante man mano che si procede verso lo scioglimento finale.
I temi cari a Dickens quali: la povertà, l'oppressione degli afflitti e degli indifesi, la giustizia, la redenzione, l'amore e la devozione filiale li troviamo anche qui amalgamati benissimo, come al solito dall'autore inglese, con avventura, intrighi, misteri e suspense.
Questo è comunque un bel romanzo, commovente, coinvolgente, con colpi di scena e avvicendamenti, in cui non mancano dialoghi divertenti e l'inconfondibile humor dell'autore inglese che spesso fatica ad emergere ma quando lo fa riesce a stemperare la drammaticità degli eventi, strappando parecchie volte dei sorrisi al lettore.

3 ½

Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un'epoca di saggezza, era un'epoca di follia, era tempo di fede, era tempo d'incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l'inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo, diretti verso il paradiso, eravamo incamminati nella direzione opposta.
Profile Image for Elena_19_02.
538 reviews35 followers
January 7, 2022
Una storia-sulla-storia, ambientata durante la rivoluzione francese, interessante per il modo realistico che Dickens ha di raccontare la brutalità degli esseri umani, e di dare un panorama storico dettagliato.



C’è da dire che non ho amato questo libro in ogni sua parte, ho trovato noioso soprattutto l’inizio perché fatto da una serie di incontri e dialoghi quotidiani, in luoghi come l’osteria o delle case, ma è pur vero che si tratta di Charles Dickens e non potevo non aspettarmi un focus sulle azioni più umili derivando da… “gli umili” come tipologia di personaggi in sé, caratterizzanti della sua poetica.
Alcune scene più di altre, però, mostravano -in spazi che sembravano ritagliati da un quadro più grande- l’effetto particolare della sua concezione della rivoluzione: essendo l’autore favorevole all’ascesa delle classi medie e basse ma contrario alla rivoluzione nel senso più rischioso, cioè la lotta e la ribellione vista da lui in modo sconsiderato, preferisce concentrarsi sul mostrare le semplicità, e con questo anche le difficoltà della vita di tutte quelle persone oppresse: dal focus sui ribelli come uno dei protagonisti, Charles Darnay, a quello su una condizione semplicemente disperata come quella di Sydney Carton, e al suo solito microcosmo di dimostrazione delle condizioni dei cittadini lavoratori in povertà, le famiglie da sfamare e persino la facilità con cui muoiono i bambini, tema molto caro all’autore anche per questioni biografiche.

(Ad esempio, è molto bella la scena in cui un bambino viene investito da una carrozza in una strada fin troppo affollata e degradata della periferia di Parigi, e il padre se lo vede morire davanti: ci sono voci rattristate ma anche chi dice che quel bambino è stato fortunato a morire a quell’età anziché crescere in un mondo così. È un dettaglio del tema della perdita della speranza, il quale attraversa tutto il libro)



Da un lato ho apprezzato gli scambi di descrizione da Londra a Parigi, le due città che danno il titolo al libro e che rappresentano rispettivamente la prima la pace auspicata dall’autore, la seconda la violenza che, sempre secondo la penna che ha scritto, non risolverà le disuguaglianze tra classi e porterà solo al peggio. Visti i dialoghi soprattutto sul finale, ricchi di fervore dei cittadini per la loro patria, sembra mostrarsi che anche dopo un atto nobile come ribellarsi per avere maggiori diritti, si rischi sempre di andare incontro al caos e alle ingiustizie, come quelle che si verificano infatti con il passaggio al regime del Terrore.
È come se lo scrittore avesse l’obiettivo di imprimere bene nel lettore che possono esserci ugualmente conseguenze di mancanza di giustizia sociale se in un contesto poco controllato, perché la rivoluzione stessa ha dato spazio sì a valori nobili, ma anche a una distorsione di questi ideali pur di avere la supremazia l’uno sull’altro, condannando anche gli innocenti sulla base di un cambiamento che, da positivo che doveva essere sperando nella libertà, diventa anche l’occasione per nuovi pregiudizi a costo di attacco e difesa costante.


I personaggi principali sembrano in un certo senso stare in disparte, quasi comparse, di fronte alla vera protagonista: la selvaggina della rivoluzione. C’è quasi un’insicurezza e un’impotenza di fondo, anche nei personaggi che si spostano maggiormente, che sottolineando i valori francesi, che esprimono i sentimenti di affetto: sono descrizioni dettagliate sul momento, ma poi piombano nel caos dalla, minimo, seconda parte del libro in poi, come se fosse loro destino “essere rovinati” da ciò in cui hanno sempre creduto, come se non potesse funzionare, in una società ancora fortemente rigida nelle differenze di classe, un approccio che nella positività della rivolta porta con sé la negatività dei metodi brutali.



Portare queste tematiche secondo la tecnica della dicotomia, a partire dalle città sopracitate per incarnarla poi nelle figure di Sydney Carton e Charles Darnay, è stato molto originale. Soprattutto perché parte da una precisa e ironica scelta di renderli quasi identici esteticamente, ma opposti caratterialmente, e poi dare ancora più importanza al divario tra i loro destini, attuando anche un ribaltamento: se Sydney è fin dall’inizio perso e dissoluto, con persino un sentimento come l’amore per Lucie a rattristarlo perché non ricambiato, e Charles sembra invece avere tutta la possibilità di un finale glorioso come lo spirito che dimostra… risulterà poi tutto il contrario. Sydney si finge l’amico e si sacrifica per lui sotto la ghigliottina, dando a lui e alla donna da sempre amata una vita migliore, a dimostrazione del suo non credere di poter avere un destino felice.
Sarà invece Charles ad averlo, e a ricordare colui che lo ha salvato dando il suo nome al secondo figlio. Così come Lucie proverà sempre un senso di affetto e gratitudine, capendo fin dall’inizio che, forse, dietro a quell’identità ormai formata da un’apparente perdizione, si nascondesse una certa profondità.



Per me è stata la caratterizzazione migliore proprio quella di di Sydney Carton, nel suo sentirsi genuinamente senza speranza, troppo poco stabile per sopravvivere da gentiluomo inglese dell’epoca, troppo solo e senza legami sinceri se non le uniche due nuove persone che conosce, che gli si pongono già davanti come marito e moglie destinati alla gioia: rappresenta un po’ la perdita e l’incertezza che chiunque potrebbe attraversare in una vita personale non invischiata in quella pubblica, una coscienza che copre il dolore dell’insoddisfazione della propria vita buttata sul nulla e sull’alcol, un classico ma anche comune atteggiamento in una scrittura veramente realistica.


Charles rappresenta la rivoluzione che è riuscita ad avere un esito di salvezza, ma, anche qui, grazie a qualcuno che ha preso il suo posto: tutto intorno a lui, per il resto di descrizioni di altri personaggi e della folla in generale, c’è solo caos e incomprensioni, l’esagerata chiusura della Francia rispetto a lui in quanto emigrato da un altro paese.
Altri nomi come Madame Defarge e il marito che avevano l’osteria, inizialmente sotto una luce di accoglienza e tranquillità, subiscono poi una sorta di “corruzione” data dal popolo che coinvolge nella rivolta costante, finendo per andare contro anche quelle persone a cui un tempo avevano dato ospitalità.
È come se Dickens volesse dire, in modo alla fine totalmente relativo al 1848 in cui questo libro è stato scritto, che non può esserci un cambiamento salutare se anche una piccola borghesia che conduce una giusta lotta contro l’aristocrazia, passa quasi dal lato “ingiusto” per l’esagerata violenza di risposta e, quindi, senza favorire né curare la povertà, la fame, la perdita dei lavori delle persone sfruttate. Sicuramente è solo in parte condivisibile e va messo nel contesto storico in cui formulato ma, soprattutto, quello precedente del 1789 rappresentato




È stato insomma uno spunto interessante vedere questa estrapolazione di un evento storico che viene però usato da Dickens per esprimere i suoi ideali (compresa la posizione di Lucie Manette che è il simbolo dell’amore e dell’unico pacifisti e alludere, sebbene in anni diversi, alla sua situazione contemporanea della classe industriale.
Alla fine, sfrutta i personaggi per veicolare i suoi ideali e la direzione delle loro emozioni, in un contesto di azione molto dinamica che, però, visto quanto è caotica, fa sì che rimangano in testa più i temi che le dinamiche storico-politiche precise.

Almeno per me visto che c’era un tale caos di nomi prima presentati e poi dimenticati, oppure ripresi solo dopo, e spostamenti e dialoghi veloci- che mi sono persa in molti passaggi AHAHAHA. È anche normale vista la tipica pubblicazione “a puntate” sui faeuilleton di molte opere dell’epoca vittoriana, che quindi spezzava la linearità e dava spesso occasione agli scrittori di aggiungere sottotrame intrecciate.


Nonostante questo classico non sia diventato tra i miei preferiti né mi abbia fatta impazzire, l’ho apprezzato abbastanza piacevolmente (e sì, anche nonostante tutta la perplessità e confusione nella narrazione AHAHAH)
Anche perché, ho capito ormai di adorare lo stile di scrittura di Charles Dickens, che è realistico in ogni dettaglio urbano/cittadino/ma anche sentimentale, che usa personificazioni (come Vendetta e Destino con la maiuscola) per esprimere un forte elemento tragico ma senza eccessivi abbellimenti, semplicemente toni vividi e legati tanto alle emozioni quanto alla concretezza delle denunce sociali in ritratti di piccole azioni o elementi fisici o estetici.




Ed è da qui che può venir fuori uno degli incipit più iconici dei libri di secoli fa, ma in una frase del genere ancora attuale riguardo le ambiguità e le contraddizioni che ogni periodo storico porta con sé:


“Era il migliore dei tempi e il peggiore dei tempi nn, il secolo della saggezza, era il secolo della stoltizia, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, era la stagione della Luce e la stagione delle Tenebre, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi, andavamo dritti dritti al cielo, andavamo dritti dritti dalla parte opposta: in breve, il periodo era così tanto simile al presente che alcune delle sue più clamorose attività insistevano affinché se ne parlasse soltanto al superlativo sia nel bene sia nel male.” 🇬🇧⚔️🇫🇷🌓
Profile Image for Stefano.
368 reviews11 followers
August 1, 2022
Premesso che mi piace molto la narrativa dickensiana e, in generale, la prosa ottocentesca, precisa nelle descrizioni e oggettiva nell'esposizione.
Detto ciò, non ho mai trovato questo specifico romanzo dell'autore una delle sue perle più splendenti. Complice forse l'originale pubblicazione a puntate (con le necessarie ripetizioni per rinfrescare la memoria di uscita in uscita), trovo il ritmo un pò troppo lento. Inoltre, da amante del romanzo storico, avrei grandemente apprezzato un approfondimento attorno alle vicende del periodo del Terrore, una maggiore presenza degli eventi storici non solo nella caratterizzazione della narrativa (in quanto quegli eventi sono il motore della vicenda), ma nella storia durante il suo svolgersi, quasi rendendoli un "personaggio".
Nonostante questo, resta una lettura piacevolissima e magistralmente intrecciata, ricca di momenti coinvolgenti.
Profile Image for Samuele Petrangeli.
433 reviews84 followers
July 28, 2017
M'immagino i lettori di Dickens, medio-ricchi borghesotti, nei loro salotti, con il buon padre di famiglia che, appena comprato il giornale con la nuova puntata, raccoglie tutti intorno al caminetto, la moglie, i due bambini piccoli, quello un po' più grande, il primogenito, e si mette a leggere ad alta voce le disgrazie dei Manette. Con i brividi che scorrono potenti quando ci sono le diverse descrizioni delle atrocità compiute nella Francia Repubblicana e poi nel Terrore. Oh! Ma proprio che tutti rimangono agghiacciati e i più piccolini, insieme alla buona moglie, si stringono vicini. Che, insomma, dobbiamo trattarli bene 'sti poveracci che se no, poi si incazzano di brutto e ci danno tante di quelle ghigliottinate alla cieca che addio proprio. Anzi. Fai venire qua la domestica pure. Almeno si legge tutti insieme. La nostra cara signora Pross.
Comunque. La traduzione è veramente tanto arzigogolata e per niente scorrevole. Anzi, molto ferraginosa. Dickens, in ogni caso, ha l'enorme capacità di farti interessare a quello che succede, ai suoi personaggi e alle loro vicende, nonostante tutto urli RACCONTO MORALE. D'altronde, il vero insegnamento morale può giungere soltanto attraverso un percorso emozionale, no?
Profile Image for lise.charmel.
573 reviews206 followers
December 12, 2023
Questa volta D. ambienta il suo romanzo all'epoca della Revoluzione Francese, con una famiglia che vive in parte a Parigi e in parte a Londra e le cui sorti saranno travolte dalla Storia.
Le parti storiche sono straordinariamente evocative: la presa della Bastiglia è un affresco incredibile, vivo, si sente il clangore, le grida, il sangue, la rivolta della povera gente, che trasforma poi però il proprio dramma in Vendetta e Terrore.
D. punta il dito contro quella trasformazione che finì per mandare alla ghigliottina un numero incalcolabile di totali innocenti, ma forse si sarebbe dovuto concentrare di più sulle ragioni che la causarono.
Purtroppo i personaggi sono schiavi del loro tempo e della Storia, non emergono, non ci si appassiona e la trama è debole, poco interessante.
Per me uno dei D. meno riusciti.
Profile Image for Magda.
381 reviews
April 8, 2019
È sempre una soddisfazione leggere Dickens, una scrittura di spessore che non delude.
In questo caso l'ambientazione è tra Londra e Parigi, ma soprattutto nella Parigi dei giorni della Rivoluzione. Regna il disordine e il terrore e fa la sua comparsa la ghigliottina creando curiosità e panico tra la gente. Non mancano le accuse ingiuste da parte di subdoli traditori, le incarcerazioni immotivate e anche le condanne frettolose e sbagliate. Ma si sa che nei momenti più bui della storia non mancano mai episodi altrettanto bui...
Se in altri romanzi di Dickens si intravvedeva sempre una via di speranza, qui invece regna l'ingiustizia e i buoni non vincono, vengono sconfitti dai cattivi.
Ci sono come al solito delle splendide descrizioni e delle altrettanto splendide allegorie.
Profile Image for Giada Brugnera.
104 reviews14 followers
October 25, 2025
A Tale of Two Cities è un romanzo storico in cui i temi politici assumono un rilievo altrove sconosciuto all'interno nell'opera dickensiana. Le vicende narrate hanno come sfondo storico e sociale le due capitali di Londra e Parigi, la cui contrapposizione marcata sorregge l'intera opera e costituisce la chiave interpretativa di questo thriller morale.
La storia si svolge in un arco narrativo piuttosto lungo, ma il culmine della vicenda coincide con i sanguinosi eventi della Rivoluzione francese e con l'entrata in scena della “signora della morte”, la ghigliottina. Ciò che premeva Dickens, che scrisse questo romanzo nel 1859, era ripercorrere i drammatici eventi storici con una sensibilità non tanto storica quanto bensì morale: la ricostruzione degli eventi, piuttosto stereotipata a quella al tempo corrente, diviene uno sfondo intenzionalmente romantico per suggerire, con toni drammatici, la comprensione di tempi storici così terribili: quelli in cui la rivoluzione diviene sovversione e sconvolgimento degli assetti istituzionali imposti da una classe dominante spietata e cieca nei confronti dei bisogni del popolo, ma che si dimostra incapace di arrestare la sua potenza distruttiva e sanguinaria, finendo col mettere in pericolo ogni assetto morale oltre che istituzionale. La furia vendicativa del popolo, sorda e cieca, diventa una forza sovraumana che richiede costanti sacrifici umani per alimentare il suo regime del terrore, per rivendicare la sua vittoria sul potere rovesciato, ma in questo perde ogni volto umano e si mostra come una forza intrinsecamente volta ad annientare la vita anziché a sostenerla.
Contraltare al sanguinoso palcoscenico di Parigi, Londra è invece la capitale della quiete borghese, dove lo scontento popolare non incontra lo spietato e prepotente egoismo dell'aristocrazia bensì il mite ed elegante tenore sociale del gentleman.
La storia che Dickens segue, quella del Dottor Manette, della figlia Lucie, di Charles Darnay e di Sidney Carton, è di fondo una storia di riscatto, di amore e di sacrificio, di pietà: i personaggi potrebbero sembrare privi di sviluppo, ma questo perché incarnano idee e virtù che hanno un preciso ruolo all'interno della struttura morale dell'opera.
Sebbene non sia un romanzo privo di imperfezioni, Le due città racchiude tutta la forza delle opere dickensiane: la drammaticità delle vicende sapientemente intrecciata con elementi grotteschi e di humor, riflessioni di carattere morale che accompagnano avvenimenti narrati con un ritmo incalzante ed appassionante, ricostruzioni di ambienti e ritratti fisici e morali di personaggi particolarmente vividi e brillanti. Lo stile di Dickens, solenne, simbolico, ritmato, è al contempo realista e moralmente impegnato: questa è una delle opere stilisticamente più mature e controllate di Dickens.
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