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03 dicembre 2019

Report – l'inquinamento della Solvay

Le leggi che regolamentano l'uso del monopattino, l'inquinamento della Solvay, la digitalizzazione mancata della pubblica amministrazione, questi gli argomenti dei servizi.


MONOPATTI-NO? di Chiara De Luca

I monopattini sono mezzi non inquinanti che però non esistono per la legge italiana: il passato governo ha avviato una sperimentazione, che coinvolge alcune città italiane.
L'ex ministro Toninelli li avrebbe equiparati alle bici, ma non in tutta l'Italia valgono le stesse leggi. Sarebbe stato meglio fare una legge che valesse per tutto il paese ed evitare storie come quelle di Torino, dove i vigili hanno fatto multe da seimila euro.

Anche a Roma sono irregolari, i monipattini: non tutte le amministrazioni sono disponibili ad assumersi le responsabilità e nemmeno il ministero ha voluto andare fino in fondo.
Serve una assicurazione? Che limiti si devono prevedere? Serve un casco? Si possono portare persone oltre al conducente?

Nemmeno Salvini e la nuova ministra hanno pensato di fare una sola circolare che valesse per tutte le forze di polizia locali.
Eppure i monopattini servirebbero ad inquinare di meno, specie in città a rischio come Torino e Milano.
Ci sono poi città come Padova dove questi mezzi sono vietati: hanno visto le criticità di altre città alle prese con la sperimentazione e allora hanno preferito aspettare.

Cosa prevede la sperimentazione: limiti di velocità, cartellonistica stradale che indichi la sperimentazione, gilet da indossare, segnalatori .. per i comuni la cartellonistica è una spesa che non si può sempre sopportare.

A Milano alcune aziende di sharing hanno cominciato a mettere per strada dei monopattini, senza rispettare l'invito del comune.
I comuni scaricano le responsabilità sul ministero, il ministero sulla UE ma l'Europa ci ha spiegato che tocca alle nazioni regolamentare l'uso dei monopattini.

Con la regolamentazione si avrebbe meno confusione, meno auto e moto per strada, meno inquinamento e poi, anche si stimolerebbe l'indotto attorno a questo mezzo.

Come è andato a finire? Latte versato

Il latte straniero costa meno, 4 o 5 centesimi: dietro il traffico di latte straniero c'è questo, il profitto, senza alcun problema di trasparenza e di sicurezza alimentare.
Perché fuori dall'Italia ci sono paesi che hanno regole meno stringenti, sull'uso di antibiotici agli animali.

La lista delle aziende che usano latte non italiano è un segreto custodito dal direttore generale del ministero della salute, temendo le ritorsioni delle aziende casearie.
Ma Report l'ha pubblicata lo stesso: lo chiedeva la magistratura, lo aveva chiesto il ministro Di Maio, la ministra Bellanova ha emanato un decreto, ora, un decreto per la tracciabilità.

Le aziende sono invece insorte, la giornalista di Report è stata accusata di fare terrorismo mediatico, le hanno augurato denunce penali ..

Così Report è andato in Molise da Valeria, una casara che produce formaggio con latte locale.
L'etichetta solo latte italiano è veritiera in questo caso, qui usano solo latte molisano, la mozzarella non sa di plastica.

Il latte straniero si usa, perché di latte non se ne produce molto, perché costa di meno.
Si da la colpa alle quote latte, che ha scoraggiato gli allevatori a continuare il loro lavoro. È anche vero che agli allevatori il latte viene pagato poco, a 30 centesimi il litro.
Ci sono allevatori come Bruno Pallotta, per curare le sue mucche, per cercarne una che si era persa, c'è pure morto, cadendo in un crepaccio.

ALLA FACCIA DEL BICARBONATO DI SODIO di Adele Grossi in collaborazione di Norma Ferrara

Il Bicarbonato si usa in cucina, per la digestione .. ma cosa abbiamo dovuto digerire in Italia per il bicarbonato?
La Solvay, la multinazionale belga lo produce in Italia, inquinando le acque, in uno scontro con le amministrazioni locali in cui spesso si è agito in deroga.

A Rosignano Solvay la spiaggia è bianchissima: la gente fa il bagno, nonostante i residui della lavorazione della Solvay siano scaricati nelle acque.
Il bianco attira i turisti, come se fossimo ai Caraibi: attorno allo stabilimento l'azienda ha costruito una cittadina, le case per gli operai e i dirigenti, un campo di calcio dedicato a Solvay come pure la chiesa.

Per produrre il bicarbonato serve acqua e sale: grazie ad un accordo coi monopoli di Stato, Solvay può estrarre il sale in esclusiva, abbiamo svenduto le saline e l'acqua del fiume Cecina.
Alla regione l'acqua la paga meno di 4 centesimi a metro cubo: Volterra e gli altri comuni rimangono perciò senz'acqua, mentre la Solvay continua a pompare.
Solvay non ha versato nemmeno tutto il dovuto alla regione, ci sono contenzioni, eppure nessuno la sta bloccando.

Mentre la balneazione viene bloccata, a seconda della stagione, che attirano turisti e cantanti.
L'acqua, secondo il ministero della Salute è eccellente, dal punto di vista batteriologico: ma nelle acque è presente del mercurio in concentrazione superiore alla norma.
Come è possibile, in un sto turistico? Si può fare il bagno in quelle acque?
All'Arpa non rispondono, il ministro Costa non può bloccare l'accesso alla spiaggia.

In 50 anni sarebbero state riversate 400 tonnellate di mercurio, nel solo 2017 Solvay ha ammesso di aver sversato arsenico, nichel e cromo.
L'acqua sul fondo è torbida, c'è una polvere bianca che contiene quei metalli presi dalla pietra e che sono tossici.

Nel 2003 è stato firmato un accordo tra regione e Solvay, per scaricare meno inquinanti: ma anziché adeguarsi il privato, si adegua lo Stato ai bisogni di Solvay (da 60 mila tonnellate si passa a 200 mila).
Il bisogno tecnologico di Solvay prevale sulla salute delle persone.

L'azienda ha pagato 50mila euro di multa, per l'inquinamento di acque e terreni, il fascicolo del processo non è stato concesso a Report, invocando un diritto all'oblio.
Ci sono poi i lavoratori che, in disparte, in modo anonimo, raccontano dell'inquinamento di diossina, per i fumi dello stabilimento.
In 10 anni ci sono stati morti per le sostante inquinanti, per mesotelioma pleurico, che in questa zona è del 300% maggiore rispetto al resto della Toscana.
E l’Inail ha riconosciuto già 69 casi di malattie e decessi legati all’amianto per i lavoratori della Solvay: 150 persone a Rosignano si sono riuniti per fare una battaglia legale contro la Solvay, vogliono sapere di cosa si sono ammalati.
Per esempio per l'esposizione all'amianto: ci sono 18 procedimenti civili, Solvay non ammette il nesso di casualità tra il lavoro e la malattia.
Eppure i numeri parlano chiaro.

Solvay spende soldi in attività di lobby, incassa soldi sugli investimenti regionali per la tutela ambientale, per svariati milioni.

Ci sono poi gli altri stabilimenti della Solvay: a Ferrara, nel quadrante est vivono persone a ridosso di terreni inquinanti dalla Solvay fino al 1998.
Arpa Emilia Romagna sapeva, ma hanno impiegato anni a collegare l'inquinamento al produttore: Solvay ora dovrà definire il progetto di bonifica, non solo nel quadrante est, ma anche in altri terreni.

Un ex trasportatore ha condotto la giornalista nelle zone dove venivano seppelliti le polveri bianche, residuo della produzione. Alcuni di questi terreni sono oggi coltivati a grano: il comune ha preso atto della scoperta della giornalista, è stata Report a ricordare ad Arpa di queste ex discariche.
Solvay è stata assolta in tribunale, per questo inquinamento, oltre ogni ragionevole dubbio.

Ad Alessandria gli abitanti sono stati convinti a starsene zitti, perché l'azienda chimica Montecatini offriva acqua gratis, acqua presa dalle falde sotto l'aria industriale.
Per contratto, firmato dagli abitanti con Montecatini, si chiedeva loro di rinunciare a ogni pretesa per danni da esalazioni e inquinamenti dovuti allo stabilimento industriale.

I lavori di bonifica sono andati avanti a rilento: Arpa si accorta in ritardo dell'inquinamento di Spinetta Marengo, dove la popolazione è stata dissetata con acqua avvelenata, anche se gratis.
Persone che si sono ammalate per quest'acqua: anche qui i processi non sono andati nel verso “giusto”, la responsabilità della Montecatini non è stata provata e ora siamo arrivati in Cassazione.

Nessuno degli enti si è preoccupato di controllare l'acqua fornita agli abitanti, mentre nei bagni dei dirigenti stava scritto “acqua non potabile”.
Oggi Solvay, subentrata, continua a fornire acqua ai cittadini, ma prelevandola non dalla falda, ma dall'acquedotto (a cui non risulta): al comune non risulta e secondo l'Arpa non è inquinata.

Ma chi controlla la situazione in questo territorio? I comuni, Arpa?
Perché gli abitanti non consegnano l'acqua per fare dei controlli?
Anche qui l'incidenza delle malattie è alta, le persone vorrebbero sapere per cosa si sono ammalate, la sfiducia nello stato è alta …

La giornalista ha poi raccontato la storia delle verifiche fatte dalla Solvay sul sito alessandrino: si sapeva dell'inquinamento dei terreni, che necessiterà di almeno dieci anni di lavoro.
Qui tra gli inquinanti ci sono anche i PFAS, ma la regione Piemonte non ha ancora fatto nulla (mentre in Veneto è partito già lo screening per i cittadini).

La regione Piemonte scarica le colpe al ministero, al ministero dicono che le regioni potrebbero già fare qualcosa. E il balletto continua.

Report è andata poi in America a raccontare l'inquinamento di Solvay: inquinamento per PFNA nelle acque, che ha portato a dei contenzioni legali tra la multinazionale e lo stato del New Jersey.

Serve stabilire il limite del PFAS, dice Costa: ma oggi sarebbe inutile, perché i PFAS (di cui sono noti gli effetti sull'interferenza endocrina) non è più prodotta dal 2013, è stata sostituita da una nuova sostanza che non inquina, il C6O4, un perfluoro alchimico, sostanza chimica e nociva.
E chi garantisce per la salubrità di questo prodotto? Gli unici studi sulla tossicità del C6O4 sono quelli della Solvay e lo stato italiano non può verificare.

Solvay ha chiesto di poter sversare nell'ambiente c6o4, deve decidere la provincia: chi controllerà su questa azienda? Le regioni, lo Stato, il ministero, l'Europa?

Solvay ha risposto a Report, spiegando che rispetta tutti i regolamenti, spesso carenti e incompleti.
Lo Stato dovrebbe controllarle, le aziende chimiche, non subirle.

02 dicembre 2019

Le inchieste di Report: la Solvay, la digitalizzazione nello Stato e le leggi sul monopattino


L'inquinamento della Solvay (l'azienda che produce il bicarbonato) e delle altre aziende del chimico, a che punto siamo con la digitalizzazione della pubblica amministrazione e, un ulteriore approfondimento sull'industria casearia e sul latte importato dall'estero.

Nell'anteprima si parla di monopattini, i mezzi a due ruote con motore che sfrecciano sulle strade e a volte sui marciapiedi.

La scheda del servizio: MONOPATTI-NO? di Chiara De Luca

Anziché una legge unitaria, che valesse per tutto il territorio, il governo Conte (1) ha deciso di attivare la sperimentazione del monopattino elettrico solo sui comuni che hanno scelto di partecipare.
Così a Torino il capo dei vigili li ha equiparato ai motocicli e sono state fatte delle multe fino a 6000 euro, più del valore del mezzo.
Il ministero dei Trasporti ha recentemente approvato un decreto che avvia la sperimentazione per i nuovi mezzi della micromobilità, primo fra tutti il monopattino elettrico. La disciplina riguarda però solo i comuni che decidono di partecipare, mentre altrove questi mezzi sono illegali. Non sarebbe meglio una legge unica per tutti?

L'inquinamento delle aziende chimiche

Come mai le spiagge di Rosignano sono così bianche, come le spiagge caraibiche?
L'inchiesta di Adele Grossi racconterà dell'inquinamento da parte delle industrie chimiche delle acque di fiumi e mari, cominciando proprio dalla Solvay, che ha uno stabilimento in Toscana.


Le spiagge di Rosignano sono bianche proprio per gli scarichi della Solvay, la multinazionale belga, per i residui del carbonato di calcio.
Ma fanno male alla salute (oltre che a colorare di bianco un intero litorale)?
Nell'arco di 50 anni, in questo tratto di spiaggia sarebbero state riversate 400 tonnellate di mercurio: davanti allo scarico della Solvay sono state raccolte delle cozze, nella loro carne sono stati trovati eccessi di arsenico, nichel e cromo.
Su questi sfondi sono stati girati film, spot, clip, per la particolarità della sabbia: proprio per questo attirano sempre più visitatori. Tutto meraviglioso anche per il Ministero della Salute che valuta queste acque “eccellenti”.
Andando un po' ad approfondire questa valutazione, si scopre che l'analisi del ministero è a livello batteriologico, per verificare se, ad esempio, è presente il batterio dell'escherichia coli.
E i metalli, segnalati da Arpa in ogni rapporto annuale?
Nell'acqua di Rosignano si trova un livello di mercurio superiore alla concentrazione massima ammissibile.
Una contraddizione, se si pensa che queste spiagge sono state trasformate in una attrattiva turistica: alla domanda della giornalista, “ma è sicuro fare il bagno in quelle acque”, i responsabili locali non hanno voluto rispondere.

Stessa domanda al ministro dell'ambiente Costa: “il ministero dell'ambiente non può dire non frequentate quella spiaggia”. E nel mentre che si dirime la questione tra ministeri e regione, le persone continueranno a fare il bagno.

A Spinetta Alessandria, in Piemonte, vicino alla città da 7000 abitanti, sorge l'area industriale ex Montedison ora Solvay: gli impianti scaricano 3000 metri cubi l'ora di residui chimici nell'acqua del Bormida, che poi entra nel Tanaro e nel Po.
In quelle acque sono presenti anche i PFAS, sostanze chimiche che in Veneto hanno inquinato falde e terreni: nonostante la situazione sia ormai nota da decenni, l'Italia non ha ancora emanato una normativa sullo scarico industriale nelle acque.
La ditta, la Solvay, è sia controllore che controllato, racconta alla giornalista un medico. E chi controlla il controllore-controllato?
Le aziende chimiche scaricano ogni anno in mare tonnellate di residui industriali, metalli pesanti potenzialmente pericolosi, spesso con l'autorizzazione in deroga del governo.

Cos'altro siamo stati costretti a digerire oltre al bicarbonato?

La scheda del servizio: ALLA FACCIA DEL BICARBONATO DI SODIO di Adele Grossi in collaborazione di Norma Ferrara
Nel solo 2017, l'industria chimica in Italia ha scaricato in mare 4,18 tonnellate di arsenico; 5,96 tonnellate di cromo; 13 tonnellate di benzene e innumerevoli altri inquinanti, spesso autorizzati in deroga dal governo. Chi doveva controllare in questi anni che le sostanze immesse nell'ambiente non fossero nocive per i cittadini e i lavoratori? Report è andata a vedere cosa c’è dietro le spiagge caraibiche di Rosignano Solvay, qual è il prezzo che paghiamo per produrre il famoso bicarbonato di sodio ripercorrendo la storia della multinazionale belga. La Solvay ha diversi stabilimenti in Italia. In Piemonte è stata condannata in appello per disastro ambientale. In questa regione sussiste anche un pesante inquinamento da Pfas, immessi nell'ambiente da Solvay. Mentre lo Stato italiano da anni discute sui limiti allo scarico di questi inquinanti, non più in produzione, l’azienda li ha già sostituiti con un'altra sostanza che da 7 anni è immessa nell'ambiente. È pericolosa? Chi la controlla?

Stato analogico o digitale?

Spendiamo ogni anno 6 miliardi di euro per digitalizzare la pubblica amministrazione, ma per accedere ai servizi solo il 40% dei cittadini usa la rete (nel resto dell'Europa la percentuale è più alta). Come sono stati spesi i soldi per la modernizzazione del paese?
Giuliano Marrucci è andato a vedere come stanno le cose: se con clic paghiamo bollette, assicurazioni, facciamo operazioni in banca, il discorso cambia quando si parla del pubblico.
Vuoi pagare la mensa scolastica online? Impossibile, si deve per forza andare alle poste a pagare il bollettino.
Fatta la coda, Giuliano ha provato a caricare sul sito della scuola il buon esito del pagamento: hai in account Google? Bene. Ma Giuliano non ha un account Gmail (e nemmeno intende farlo per pagare la mensa)
Allora si deve compilare un modulo e portarlo in segreteria, perdendo altre ore.

Altra tassa, la Tari: si può pagare solo tramite modello F24,altra fila in posta.
Vuoi rinnovare la patente? Il portale dell'automobilista non è un esempio di sito chiaro e facile. Tocca chiamare il call center anche questa volta per capire come pagare il bollettino online.
Niente da fare, va pagato di persona.
E poi ci sono le foto formato tessera e infine, dopo una settimana, la visita dal medico.
Le foto formato tessera sono state fotografate dall'addetto, per poi essere caricate sul sistema (“altrimenti il sistema non le riconosce”), i bollettini vanno pagati online perché mancano alcune informazioni..
Nemmeno la visita si può pagare in modo elettronico con bancomat o carta di credito.

Ma non è così dappertutto: Ripalta Cremasca è il comune più digitale d'Italia: la mensa si paga su un portale del comune, stesso discorso per la Tari.
Il comune di Ripalta fa parte di un consorzio di 20 comuni che da ormai 20 anni si sono creati una società informatica in house (Consorzio.it diCristian Lusardi) per fornire servizi digitali a queste piccole amministrazioni.
Il servizio del trasporto scolastico, l'utilizzo e il pagamento dei centri estivi, fino alla tassa rifiuti.
Questa a breve potrebbe diventare l'interfaccia standard con cui i cittadini si interfacciano con la pubblica amministrazione: un'App, che si chiama Io e che è sviluppata dal team digitale della presidenza del Consiglio: i cittadini di Ripalta sono quelli selezionati per sperimentarla in Italia.
Ripalta è stato anche il primo comune in Italia a migrare sul cloud: anni fa si erano spesi 100 mila euro per il datacenter, che aveva anche spese annuali.
Oggi con 25 mila euro per tutto, con una struttura professionale.
E nel resto d'Italia? Tocca fare le code ..
La scheda del servizio: STATO ANALOGICO di Giuliano Marrucci collaborazione di Giulia Sabella e Silvia Scognamiglio

Nel 2018 l’80% dei cittadini di Inghilterra, Spagna e Olanda che hanno avuto a che fare con la pubblica amministrazione, lo hanno fatto utilizzando esclusivamente servizi digitali. In Italia siamo sotto il 40%. Il fanalino di coda d’Europa, insieme alla Grecia. Eppure le risorse non mancherebbero. Basterebbe ad esempio fare come i britannici, che hanno sostituito i datacenter delle singole amministrazioni con un centro elaborazione dati centrale di ultima generazione, garantendo efficienza e sicurezza infinitamente superiori, e risparmiando al contempo oltre 2 miliardi di euro in appena 4 anni. In Italia invece aspettiamo ancora il censimento dei centri dati delle pubbliche amministrazioni che sarebbe dovuto essere pubblicato a dicembre del 2017.

Come è andata a finire? L'inchiesta sul latte (non) italiano

La scorsa settimana il servizio di Rosamaria Aquino ha mostrato i camion di latte e di cagliate che dall'estero (Germania, Spagna ma anche paesi dell'est) arrivano alle aziende italiane che producono poi formaggi “secondo la tradizione”, “tipici italiani”.
C'è il sospetto che la multa delle quote latte sia generata da una sovrapproduzione di latte mai esistita, solo per nascondere nel passato questo latte straniero.
Sembra che il mondo dell'industria casearia nasconda un segreto, come il segreto della lista delle aziende che usano latte non italiano.
Perché non produciamo abbastanza latte? Oppure perché il latte dall'estero costa meno, 4 o 5 centesimi di meno, alla faccia dell'italianità e della sicurezza alimentare?
In Italia gli allevatori devono registrare qualsiasi farmaco usato sui loro animali. Succede lo stesso in Lituania – si chiedeva il presidente di Coldiretti.
La giornalista ha aggirato il niet del direttore generale del ministero della salute, che le aveva negato la lista (perché dati commerciali .. ma la salute non dovrebbe venire prima?).

Questa sera il servizio racconterà della reazione al servizio da parte delle aziende produttrici di formaggio.

La scheda del servizio LATTE VERSATO di Rosamaria Aquino
Report tornerà sulla lista segreta delle aziende che acquistano latte straniero, andando a vedere da vicino come hanno reagito aziende produttrici di formaggio e allevatori.