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27 settembre 2022

Presadiretta speciale elezioni - L'Italia ha deciso

L'Italia ha deciso, questo il titolo della puntata scelto dai giornalisti di Presadiretta per commentare il voto: l'Italia ha deciso di dare fiducia (almeno la maggioranza relativa) a Giorgia Meloni, giovane ex ministra del peggior governo Berlusconi, ex giovane missina, ex politica che guardava con rispetto a Putin e all'atlantismo di estrema destra di Bannon. Oggi fulminata sulla via dell'atlantismo (quello buono, pare), dell'europeismo. Almeno all'apparenza.

Come mai gli italiani hanno fatto questa scelta radicale? I giornalisti di Presadiretta hanno seguito questa campagna elettorale e qualche risposta alla domanda l'hanno trovata.

Se si vuole far parte della storia si deve comprendere la responsabilità di comprendere milioni di persone .. sono le prime parole pronunciata dalla vincitrice di queste elezioni.

Dal 4% nel 2018 è arrivato al 26%, come ha fatto? Difendendo, almeno a parole i balneari, le piccole imprese, che il governo Draghi voleva riformare mettendo a gara le concessioni.
I balneari hanno votato la Meloni, che ha sostenuto la loro battaglia.

Poi ci sono i pescatori, messi in crisi dal rincaro dell'energia: anche loro hanno votato Meloni che ha promesso di occuparsi di loro. Gente che ha votato altro e che ora ha scelto di provare Fratelli d'Italia.

Crosetto, fondatore di FDI era alla cena elettorale, né di destra né di sinistra, l'importante è far vincere l'Italia – raccontava alle persone venute ad ascoltarlo.
Meloni invece era di fronte alla platea di confcommercio: anche a loro ha promesso di non lasciarli soli di fronte ai loro problemi.

Giovani, ascoltati dai giornalisti, raccontavano di voler votare Giorgia, perché “la sentivano vicina, vicina al popolo”. Un faro, per i giovani in cerca di una identità, perfino una identità che sa di vecchio come Dio patria e famiglia.

E che di fronte all'inno di Mameli sono pronti a sbandierare tricolori, a ripetere i versi che parlano di Roma e di vittoria.
La sinistra? Ci sono persone che hanno votato sinistra e hanno visto il partito abbandonare operai e lavoratori.
Da una parte la sinistra che ha fatto della lotta al bau bau la sua cifra elettorale, dall'altra la popolare della Garbatella che vendeva un altro sogno, molto concreto.
Alessandro Campi, politilogo commentava queste immagini: c'è il voto politico nostalgico, ma attorno a questo voto ci sono anche altre persone, ex elettori di sinistra, persone che si sono sentite abbandonate dalla politica, come commercianti e piccoli imprenditori.
La Meloni offre a queste persone l'orgoglio nazionale, come collante per questa comunità che si sente spaventata: un valore retorico ma anche pratico, perché ha funzionato.

Dove ha vinto FDI? Diamanti di You Trend racconta che questo partito ha vinto dappertutto, eccetto poche zone, nelle zone rosse in Emilia o in Campania.
Sia periferie che centro, sia giovani che vecchi (secondo partito tra i giovani, cosa incredibile per un partito che deriva dal movimento sociale).

Il crollo di Salvini.

È finito il tempo del Papeete e dell'uomo solo al comando. Cosa è successo?
Fabio Benetti è un imprenditore ed ex esponente leghista: ha abbandonato il partito a Rovigo dopo aver visto il partito abbandonare il territorio, partito che era presente più sui social che non nella provincia.
All'imprenditore Fabio Benetti non interessano gli sbarchi o il DDL Zan, ma se la sua attività andrà avanti: ora ha dato fiducia a FDI, che in Veneto ha raddoppiato i consensi.

LA Lega è morta per mano di Salvini racconta Giovanni Fava, ultimo sfidante di Salvini al congresso: l'elettore del nord vuole meno stato, mentre la ricetta di tutti i partiti è più stato, compresa la Meloni.
Come è possibile?

Luigi Cardinetti, leghista della prima ora, è a capo di una azienda nel bergamasco: Salvini ha perso di vista i suoi valori, come il federalismo. Bisogna fare un minimo di politica industriale in questo paese.
L'abbraccio col M5S per il reddito di cittadinanza è mal visto da questi imprenditori, che vedono nel reddito solo un incentivo per non lavorare.
Anche in Valle Imagna la Lega ha stancato: basta selfie, basta dirette su tik tok, basta con questi social. Questi imprenditori, questi amministratori locali chiedono autonomia, chiedono aiuto per superare questa crisi.
Il sogno della Padania libera, per la liberazione del nord dal sud fannullone, è stato abbandonato da Salvini e ora gli elettori lo hanno abbandonato.
A Pontida, nel recente raduno, si è risentito parlare di autonomia, indipendenza, libertà: si farà con la Meloni?
“Paroni in casa nostra” diceva Zaia dal palco di Pontida, vale anche se si rischia di mettere in crisi il governo. Cosa farà adesso il segretario, farà cadere il governo di destra che ha appena vinto le elezioni, impuntandosi con la secessione del nord?

I voti, racconta Diamanti, che i voti della Lega si sono travasati verso FDI: questo potrebbe mettere in discussione il futuro governo? La Lega nazionale come progetto è fallito – il commento del politologo Campi – Salvini ha tolto la Lega dal territorio, portandolo nell'universo comunicativo del mondo dei social, ma è un mondo molto volatile.

Questo governo non avrà il tempo della luna di miele, dovrà occuparsi subito dei problemi del paese, dal sostegno alle famiglie ai rincari energetici: la Lega e FDI non potrà mettere sul tavolo autonomia, presidenzialismo.

La retorica del difendiamo gli italiani non funziona, nel lungo termine in Italia e in Europa: Meloni, sostiene Campi, si metterà in scia con la linea economica del governo Draghi, con i suoi impegni in Europa, da quel punto di vista non ha fatto promesse eclatanti.

Il viaggio a Mirafiori

A Mirafiori chi votano gli operai? Non votano, dicono le persone intervistate, davanti la fabbrica di Stellantis. L'esperienza di queste persone è stata vedere la politica prendere scelte che hanno peggiorato la loro vita. Ci sono poi persone che hanno deciso di votare a destra, accusando il PD di aver votato la Fornero, il Jobs Act, la precarizzazione del lavoro.

Avio Aereo fa componentistica per aerei militari: il voto utile agli operai ha dato fastidio, il PD è visto come lontano dal ceto medio, lontano dai problemi dei salari, delle bollette, delle tutele tolte nel lavoro.
Tesi confermata dal sindacalista Airaudo: nonni che continuano a lavorare e figli con contratti a tempo, lavoro instabile, lavoro povero.

A Roma alcuni esponenti dei giovani democratici hanno scritto una lettera per Letta: la lettera dei giovani democratici contesta a Letta di essere schiacciato dalla linea Draghi. Il segretario non ha mai risposto, ma la lettera ha suscitato un vespaio, perché i panni sporchi nel PD dovevano essere lavati in casa.
Il PD da sempre più l'idea di essere un partito per una cerchia – scrivevano gli autori – dimenticandosi che i giovani sono persone normali, con problemi della vita di tutti i giorni, altro che eccellenze da valorizzare. Accusano il partito di non avere una visione del paese, della società.

L'ultima roccaforte della sinistra è Reggio Emilia: qui è nata la prima farmacia comunale e oggi l'amministrazione ha come obiettivo la distribuzione dei farmaci alle famiglie. Nel resto del paese le farmacie pubbliche sono state privatizzate.
Le farmacie comunali fanno utili, 8 ml ogni anno, che contribuiscono al bilancio del comune: sono soldi che fanno gola alle multinazionali, ma il comune ha detto no ai soldi e al profitto facile.

A Reggio ci sono farmacie comunali, percorsi per disabili per avere una città a misura di tutti, biblioteche aperte senza barriere, libri anche per chi non può leggere.
Reggio Emilia è una città inclusiva, accoglie immigrati, disabili da fuori, che qui si sentono cittadini come tutti gli altri.

Musei popolari senza biglietto, cinema comunali dove è il comune che sceglie cosa proiettare, per fare vera cultura. Gli asili nido costano 20ml di euro l'anno e sono i migliori in Italia, perché qui è dove si costruisce la comunità.

“Non ci sono soviet ad Emilia” dice un esponente del comune: il centro sinistra ha tenuto a Reggio, ma nel resto del paese e nella stessa Emilia, c'è solo destra.

IL PD vince nelle zone benestanti della città ma perde nelle periferie a più basso reddito, con una mappa che è la stessa del 2018 – raccontava Giovanni Diamanti guardando la cartina del voto a Torino.

In studio era ospite Marco Damilano che ha lamentato che, in nome delle regole della campagna elettorale, si è limitata la comunicazione giornalista, come i faccia a faccia.
“Il vuoto è la parola chiave della politica” ha spiegato Damilano, un vuoto cominciato con la crisi dei partiti, fenomeno acuito dalla crisi economica. I segretari di partito hanno iniziato a preoccuparsi delle liste (dentro cui inserire amici), dimenticandosi delle persone e dei loro problemi.

La Meloni ha riempito questo vuoto, ma è la comunicazione, non è la rappresentanza. Questo vuoto verrà riempito ancora per lungo?

La rimonta del M5S

Conte ha rimontato dalle sue posizioni, specialmente nella sua campagna elettorale al sud, dove l'ex presidente Conte ha fatto diversi bagni di folla nelle piazze.
Anche qui troviamo persone coi loro problemi, a cui il M5S ha dato come risposta parziale il reddito di cittadinanza, Conte ha pure proposto anche un salario minimo legale.

Il sud è quella parte del paese dove le persone devono abbandonare la loro terra per lavorare, per curarsi, per studiare. Dove mancano i servizi pubblici. E che la politica si è dimenticata.
Conte al sud ha ottenuto un trionfo, ha ottenuto un forte consenso tra i giovani.

Il movimento è passato dalle vecchie parole d'ordine, né di destra né di sinistra, a parole d'ordine di sinistra: salario, tutele, sostegno a chi è in difficoltà.

Il partito degli astenuti.

Il 37% degli italiani ha deciso di non votare, chi sono?
In Calabria, comune di Palmi, qui quasi la metà degli aventi diritto ha scelto di non votare: “prima mi aprono l'ospedale e poi voto”, le persone aspettano un ospedale da 14 anni mentre nel frattempo è stata aperta una discarica vicino ad una falda.
La politica qui non ha rappresentato le istanze delle persone: meglio bruciare le schede o metterle in un'urna fittizia.
In Basilicata l'astensione è al 34%, il tasso di occupazione è al 50%, molti di questi occupati nelle multinazionali. Qui è difficile trovare qualcuno felice di andare a votare – raccontava il servizio: votare non ha senso, non da speranza.

In Basilicata i partiti hanno paracadutato esponenti da altre regioni, come la Casellati, Amendola, Turco. Col taglio dei parlamentari si è passato da 13 a 7 senatori e deputati, quasi la metà: il patto sociale tra politica e cittadini è saltato per questi motivi, causando l'astensionismo, paradossalmente nelle regioni più povere dove la politica servirebbe.

Ci sono poi gli studenti o i lavoratori fuori sede che non hanno potuto votare perché non potevano permettersi di spostarsi: siamo l'unico paese in Europa che ancora non ha istituito il voto a distanza (e non ci ha pensato né il PD né la destra).
Se si sommano i fuori sede ai lavoratori che non si sono potuti permettere di spostarsi ai arriva a 9 milioni di elettori: la democrazia in Italia è a rischio, si sta trasformando in una oligarchia, un gioco per poco, per pochi borghesi (come sosteneva Damilano).

Si svuota la democrazia, col voto che diventa elezione dopo elezione più inutile. E alla fine la democrazia non c'è più.

Il voto dei giovani

Il m5s rimane il primo partito tra i giovani e FDI è il secondo: questi i numeri di Youtrend.
Il terzo polo supera il 10% tra i giovani: il 7% è un buon risultato, forse le previsioni alte iniziali non si sono verificate ma rimane una buona performance.

Quali argomenti hanno appassionato i giovani? La disoccupazione, l'ambiente e i cambiamenti climatici, le tasse, i diritti civili …
Il clima è stato il grande assente di questa campagna elettorale, nonostante questa sia avvenuta nell'estate più calda che è terminata con la tragedia nelle Marche.
A Milano i ragazzi di Ultima generazione hanno manifestato davanti al comune, come stimolo per far invertire la rotta al paese sul clima.

Sul clima si sono impegnati anche i Friday for future che contestano ai partiti il greenwashing, il negazionismo del cambiamento climatico: basta col gas, col carbone, con la trivellazioni nell'Adriatico.

Ogni anno sarà peggio: a dirlo non sono studenti con la speranza di cambiare il mondo, ma il premio nobel Parisi.

In Campagna elettorale la crisi climatica è stata citata nello 0,35% delle loro dichiarazioni: doveva essere al centro della campagna il clima, la siccità, il disastro sulla Marmolada ma invece i politici non hanno contezza del problema, non hanno una visione.

Si rischia di arrivare ad una visione nazionalista del tema climatico, ogni paese fa storia a se, come in inghilterra.

Come affronterà questi temi il governo Meloni? Seguiranno la strada di Cingolani e Draghi di depotenziare le rinnovabili, di prendere tempo, di mettere davanti a tutto l'economia e il presente?

Allora le emergenze diventeranno la normalità, come siccità e bombe d'acqua.

Questa è la matrice della destra italiana, vicina ai Bolsonaro e lontana dai giovani, chiamati “gretini”.

Le conseguenze sui mercati

Lo spread non è mosso a 24 ore dal voto: Draghi dal meeting di Rimini ha lanciato un messaggio alla finanza internazionale, che ha fatto una scommessa sul fallimento della nostra economia, causando una instabilità sui mercati. Gli investitori sono preoccupati per le promesse fatte dai partiti, specie quelli del centro destra che causerebbe un aumento del debito (da uno studio fatto da Barkalys). E l'Europa ci proteggerà solo se noi saremo credibili nel rispetto dei progetti del PNRR.

Certo se ci schierassimo contro l'Europa, con l'Ungheria, quello scudo dall'Europa potrebbe mancare.

L'Italia difenderà i suoi interessi nazionali – gridava dal palco la Meloni: in Europa dopo il voto fatto da FDI e Lega a favore dell'Ungheria inizieranno a guardarci male.

Se iniziamo, per esempio, a sostenere che il diritto italiano prevale su quello europeo, come potremmo gestire dispute con aziende europee?

Vogliamo schierarci col paese che non rispetta i diritti civili, non rispetta l'indipendenza dell'informazione e della magistratura?

La Meloni ha dato prove di fedeltà atlantica, ma questa non coincide con l'europeismo: trumpismo e nazionalismo non coincidono con le idee di chi vuole mettere a favor comune problemi come il clima, il debito, la giustizia sociale. Cosa farà la Meloni finita la luna di miele (che durerà poco, tra l'altro)? Tirerà fuori il nemico esterno con cui prendersela? La cattiva Europa, i migranti...

15 dicembre 2019

Le idee del PD e l'energia delle piazze


Il messaggio della Lega è semplice: Europa cattiva, buonisti cattivi, tutta colpa degli immigrati, datemi pieni poteri e risolvo tutti i problemi.
Il messaggio della Meloni è simile, in una corsa a due per chi vince il primo premio del sovranismo.
Il messaggio di Forza Italia è basta tasse, noi siamo liberali moderati .. (beato chi gli crede).
Quello dei grillini è, almeno sulla carta, no alla corruzione, alla casta, taglio dei parlamentari, no alle grandi opere (e si è visto come).

Non è chiaro quale sia il messaggio del PD, del PD di Zingaretti in particolare.
Ed è per questo che forse è nato il movimento delle Sardine: dimostrare che esiste un altro messaggio, un'altra voce nel paese diversa da quella di Salvini che si sta(va) prendendo le piazze, gli spazi nei talk, col suo messaggio, chiaro e semplice.
Esiste anche un altro paese che non si fa abbindolare dal pifferaio magico.

Ma ha anche un limite, questo movimento: dal momento che ti proponi come piazza anti, devi portare qualche messaggio, qualche proposta in più.
Bella ciao connota un ambito per preciso, quello dell'antifascismo ed è un buon inizio.

Servirebbe qualcosa di più chiaro: vogliamo parlare dei diritti degli ultimi, del fatto che chi è “povero”, indigente, non è per colpa sua e lo Stato deve aiutarlo e non dargli la carità?
Vogliamo parlare della questione ambientale, delle trombe d'aria che scoperchiano scuole, dei fiumi che passano dalla secca alla piena in pochi attimi di pioggia intensa?
Vogliamo sposare le voci di spesa dalle grandi opere alle piccole opere sul territorio?
Lavoro, casa, sanità, scuola, solidarietà, ambiente.

Una volta questa era la sinistra e le idee che partivano da questo mondo.
Oggi il PD non ha una sua faccia, altrettanto chiara e distinguibile come quella di altri partiti, potrebbe usare l'energia di queste persone che scendono in piazza, decidendo di esserci e di partecipare.
Sempre a patto che si dia forma politica a questa energia.
Altrimenti negli elettori del fu centro sinistra rimarrà l'impressione che il PD sia il partito delle banche, dei costruttori, dei concessionari ...

02 luglio 2019

Ci vorrebbe un'opposizione

Sull'ultimo numero de l'Espresso campeggiava l'immagine del sindaco PD Sala: l'uomo vincente che ora pensa ad un nuovo partito per prendere il voto dei delusi, quelli che han votato i 5 stelle o che non hanno votato.
Sullo stesso numero il segretario Zingaretti (dello stesso partito di Sala, si presume) spiegava la sua visione del PD.
Il PD a cui oggi in molti chiedono di mandare un segnale su quello che vuole fare, anche per spazzare via tutte le ambiguità che hanno portato alla perdita di voti alle recenti elezioni.
Il partito di Orfini e Delrio, saliti a bordo della Sea Watch ma anche il partito di Minniti, del Daspo e del regolamento alle ONG.

Come voterà il PD, per esempio, sul rifinanziamento degli accordi con la Libia? Facciamo finta che vada tutto bene, che ci sia un governo a Tripoli, che i migranti debbano essere rimandati nei loro centri?
Zingaretti parla di superare la Bossi Fini (creare canali di ingresso, abolire il reato di immigrazione clandestina, di rivedere il jobs act (il lavoro non è solo un numero), di portare avanti politiche green (e come la mettiamo con le trivelle?).
Riuscirà a portare avanti questo programma in un partito dove i cavalli di razza scalpitano per trovare nuovi spazi (al centro, da Renzi a Calenda a Sala)?
Insomma, proprio in un momento in cui la maggioranza rivela tutte le sue crepe, il PD potrebbe non essere pronto a raccogliere la sfida.
Sala è il sindaco dei DASPO ai Rom, del modello Expo (e della pax giudiziaria con la procura di Milano), che parla di ambiente eppure Expo ci ha lasciato solo una serie di padiglioni ora vuoti (e ben diversi dai rendering del progetto iniziale).

Qual è la posizione di Sala e Zingaretti (e delle altre anime del PD) su Ilva, sulle concessioni autostradali ad Atlantia (cioè Benetton), sulle nomine nel CSM?

17 giugno 2019

Le sette domande a Zingaretti (e la mia in aggiunta)

Alle sette domande al PD proposte da Gilioli, ne aggiungo una: che idea ha Zingaretti della giustizia, della separazione dei poteri, della pubblicazione delle intercettazioni, della selezione e della gestione delle carriere dei magistrati?
La stessa idea di Berlusconi o una più democratica.

Ps Forza maestro, tieni duro!

28 marzo 2019

C'è spazio a sinistra

Eppure ci sarebbero praterie a sinistra, se solo si volesse iniziare a guardare quell'elettorato, se solo si volesse tornare a quei temi che una volta erano cardine (almeno a parole) del centro sinistra.
Sanità, scuola, tutele per chi lavora, sostegno ai più deboli, lotta alle disuguaglianze.

Eppure, leggendo le cronache di quello che è diventato oggi il centro (e una spruzzata di sinistra) si sente parlare solo di liste (con chi andrà Calenda), dell'anonimato in rete (la battaglia del deputato Marattin), del copyright in rete (una questione seria risolta con una legge sbagliata), di un ritorno al finanziamento pubblico (senza chiarire in che modo controllare poi la destinazione dei rimborsi).
La sempre presente TAV, panacea di tutti i mali. Il culto del PIL.

E la lotta contro il cambiamento climatico? Che fine ha fatto Greta? E la lotta alle emissioni, contro il consumo del suolo, per la messa in sicurezza del territorio?
E sui diritti civili si punta questa volta decisamente sullo ius soli, senza nascondersi dietro sondaggi e paure?
Difendiamo senza se e senza ma la 194 anzi, facciamo si che venga veramente applicata in tutto il paese?

C'è spazio a sinistra. Coraggio.

04 marzo 2019

Il nuovo corso di Zingaretti

Se il PD intende veramente fare opposizione a questo governo, riconquistare i suoi elettori, dare una svolta alla politica di questo paese, dovrà scontentare qualcuno.
Il cambiamento non può essere indolore.
Basta leggere tra le righe come la destra commenta l'esito delle primarie e la vittoria di Zingaretti.
E poi i commenti dei renziani (se scrivevano #nicolastaisereno sarebbe stato meglio).

Magari non fermarsi al TAV ma pensare al trasporto pubblico in toto.
Non fermarsi al jobs act (e alle solite guerre dei numeri) ma pensare alle disuguaglianze, alla povertà, ai diritti globali (il salario minimo, per esempio).
Siamo sicuri che non serva una patrimoniale?
Dove vogliamo prendere i soldi per combattere la povertà, per i nuovi investimenti pubblici, per fermare l'emorragia di personale dentro scuole, uffici giudiziari e ospedali?
Vogliamo veramente inseguire la destra sul suo terreno, gli attacchi alla magistratura, il populismo sguaiato, il federalismo regionale che nasconde una secessione delle regioni ricche?

Sono tanti gli osservatori attenti sul nuovo corso della segreteria di Zingaretti, a sinistra ma anche a destra.
Vedremo.

PS: a Modena va a fuoco un altro capannone dove erano stipati rifiuti che forse non dovevano stare lì, l'ennesimo rogo di rifiuti al nord di cui si è occupata la scorsa puntata di Presadiretta.
Altro punto da cui partire: le ecomafie, trasportatori collusi e imprenditori senza scrupoli, qui al nord, nella nuova terra dei fuochi.

26 febbraio 2019

Gli elettori si ricordano

Si è votato in Abruzzo, domenica in Sardegna, prossimamente in Basilicata.
Pensavamo di aver archiviato tutto, in quest'epoca tutta social, post ideologica, dove la destra e la sinistra erano finite.
E invece, oltre allo scoprire che la destra esiste, si scopre una cosa nuova che forse è sfuggita ai partiti: gli elettori possono avere anche memoria di quanto era stato promesso un tempo.
E qui mi riferisco in primis al movimento (fu) 5 stelle, al suo capo politico sempre ridente e sicuro, al presidente del Consiglio (o della Repubblica) che da consigli, rassicura, tranquillizza.
forse un giorno capiranno che non basta promettere, prima o poi le persone chiederanno anche conto.
Ma lo stesso discorso si applica alla coalizione (di cui non sono chiari i confini) di centro sinistra: senza memoria ripeteranno gli stessi errori, non si risponde al grillismo con un altro grillismo uguale e contrario. O sposando idee di destra come la separazione delle carriere dei magistrati.

C'è ancora tempo per maggio, per darsi una vera identità, non liquida, non sfuocata, diciamo anche una linea di partito, che non sia fatta dalle solite frasi fatte.
Più Europa, più popolo, più cantieri. 
O più armi per tutti.

04 febbraio 2019

Ci servirebbe un pazzo

Sono due i temi caldi su cui discute il centro sinistra di lotta sui social: la TAV da fare perché va fatta e le chiusure domenicali.
Se Calenda, i neo candidati alla segreteria PD vogliono suicidarsi politicamente, che continuino così.
Prenderanno qualche voto da confindustria, madamine, quel che resta del ceto medio. E basta.
Stesso discorso sulle chiusure domenicali: faranno perdere posti di lavoro, questa la prima obiezione, a cui però bisognerebbe aggiungere quanti posti di lavoro hanno creato, di che natura (stabile o a tempo), con che salario.
Altrimenti è solo dare i numeri che interessano, "cherry picking".
Scrive oggi Fontana sul corriere:
"c’è tantissima gente che è disponibile a lavorare e in ogni caso ci sono molte categorie di lavoratori che lo fanno regolarmente: forze dell’ordine, autisti, personale di volo e dei trasporti, dipendenti degli ospedali, addetti agli alberghi e alla ristorazione, impiegati nei servizi di emergenza e così via (anche i giornalisti, per la verità, ma siccome sono élite nella considerazione dei nuovi politici è meglio che restino in un angolo in punizione). Tutti questi lavoratori sono figli di un Dio minore?"
Rispondo al direttore del corriere che sono i lavoratori dei centri commerciali che sono figli di un Dio minore e queste cose, una persona coi piedi per terra dovrebbe conoscerle.

Infine il reddito di cittadinanza: Calenda twittava ieri dicendo che 780 euro scoraggiano le persone a cercare lavoro. Stesso ragionamento fatto da Boccia (Confindustria):
"I 780 euro mensili potrebbero scoraggiare dal cercare un impiego considerando che in Italia lo stipendio mediano dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese"
Anziché preoccuparsi dei salari bassi (la soglia di povertà per una persona che abita da solo al nord è di 654 euro), questi vorrebbero un redditi di sostegno ancora più basso. Anzi, non lo vorrebbero proprio, solo sgravi alle imprese che assumono.
Come fatto dal Pd con gli effetti che abbiamo visto: si sono gonfiati i numeri dei contratti a tutele crescenti ma solo negli anni degli sgravi.

Vogliamo rifondare il centro sinistra?
Parliamo di povertà, di istruzione, di ricerca, di sanità pubblica.
Parliamo di treni per i pendolari e non solo dell'alta velocità.
Parliamo di reddito minimo, di lotta al precariato e di lotta al lavoro nero.

E invece no.
Ieri sera mi sono rivisto il film "Viva la libertà": il segretario del maggior partito di centro sinistra, sotto tensione per i sondaggi negativi e le contestazioni prese, se ne scappa a Parigi.
Viene sostituito dal gemello, uscito da poco da una clinica psichiatrica.
Il fratello pazzo riesce a rilanciare il partito, all'opposizione, cambiando parole, atteggiamento, punti di vista.
Forse serve veramente un pazzo per salvare questo centro sinistra che riesce solo a fare concorrenza alla destra.

01 febbraio 2019

Cattiva opposizione

Se l'opposizione vuole riprendere i suoi elettori, quelli delusi dagli ultimi governi PD che hanno votato 5S o che non hanno proprio votato, dovrebbe smettere di scimmiottarne gli atteggiamenti sui social e le politiche in Parlamento e sul territorio. 
Per esempio non inseguire la Lega sul tema del federalismo regionale, quello rivendicato oggi dal candidato governatore Legnini (l'ex presidente del CSM passato direttamente dai banchi del governo a quelli del parlamento dei magistrati ..).
So che c'è la tentazione di inseguire la Lega su questi temi, la finta autonomia, le grandi opere a prescindere (per dirla alla Totò), il TAV.
Ma poi il rischio è diventare una brutta copia.

Per inciso, la riforma chiesta dalle regioni del nord rischia di essere peggio della riforma del Titolo V fatta dal centro sinistra prima di cadere nel 2001.

13 gennaio 2019

L'opposizione che riparte

Si TAV visto da destra

Si Tav visto da sinistra

Il PD ha scelto di ripartire dalla piazza del #sitav, sabato scorso.
Assieme a Lega e Forza Italia, pure loro in piazza (piazza senza bandiere ma con tanti politici schierati).

Poteva scegliere di ripartire dai diritti di chi lavora, di schierarsi (anche) dalla parte dei ridersi di Foodora che ieri in parte si sono visti riconoscere dei loro diritti dal Tribunale di Torino.

Vicenza, quella dei lavoratori della gig economy che aveva seguito Presadiretta

28 novembre 2018

Fumo nero

Forse non aspettavano altro, per dare un sussulto alla loro forma di opposizione social.
L'appello di Zagrebelsky per una resistenza civile di fronte alle mosse del governo.
L'inchiesta delle Iene sul padre del ministro Di Maio.

Cari dirigenti del Pd così attivi sul web e forse meno sul territorio, pensate veramente che sia questa la strada per una vera opposizione?
Ovvero sfruttare le accuse di lavoro nero sul padre di Di Maio facendole ricadere sul figlio (come se il figlio avesse fatto qualcosa per nasconderle o per aiutare il padre).
Anziché del fumo di nero bisognerebbe occuparsi del problema del lavoro nero oggi.
O del lavoro sotto pagato, come quello delle migliaia di giornalisti precari, pagati a pezzo.
O dei pendolari e dei loro problemi quotidiani.
O delle vittime dell'amianto, che solo in Lombardia l'anno scorso sono state 2000 e di cui molti processi sono a rischio prescrizione (ah già, la prescrizione da bloccare non va bene siccome la propone il m5s).

Questo non toglie che poi serva qualcuno che faccia le pulci alla maggioranza  (uso le parole del direttore Calabresi) e all'esecutivo sulla legge di bilancio, le riforme e le proposte.
Ma bisogna prima di tutto essere credibili come opposizione, non scimmiottare gli atteggiamenti e i bullismi.
Per esempio, la vecchia maggioranza che oggi rinfaccia a Zagrebelsky di essere stato silente coi 5 stelle che stanno smantellando la Costituzione, è sicura di avere la coscienza a posto?

11 novembre 2018

Scegliere da che parte stare


Fare politica significa anche scegliere da che parte stare, prendere posizione.
Decidere se stare dalla parte degli ultimi, dei pendolari, dei più deboli (per esempio le donne).
O se stare dalla parte degli imprenditori torinesi che, orfani della Fiat (che non tornerà più) hanno puntato sul TAV in Val di Susa come specchietto per le allodole per parlare di rilancio.
Sono passati anni e ancora siamo qui a discutere di quest'opera inutile e costosa.
E il PD, che dovrebbe essere partito di (centro) sinistra ha messo il cappello su quest'opera a fianco di Lega e Forza Italia (ma non parliamo di accozzaglia che sono pure permalosi).
Perché loro non sono quelli del no, il no che ferma tutto.


Tanto è vero che in cima al corteo dei 30mila c'era un bel cartello, no alla ZTL.
L'ambientalismo (di facciata) prima di tutto.

Questo succede a Torino. Mentre a Roma oggi si terrà un referendum in cui si chiederà ai romani se vogliono mettere a mercato il servizio pubblico (oggi gestito da Atac, 100% controllata dal comune) secondo un modello spezzatino che creerà solo disastri.
Una rete a te, una linea a te..
Il servizio pubblico, almeno questo, dovrebbe rimanere in mano pubblica e gestito in efficienza e dunque tenuto lontano dalla politica clientelare (cosa che non succede nemmeno qui in Lombardia con Trenord che è feudo storico di Lega, cl e via cantando).
Il PD ha scelto di stare dalla parte del finto mercato, del modello spezzatino.

Sempre ieri, in tante piazze d'Italia, si manifestava contro il DDL Pillon, contro la legge sull'affido condiviso.
Da Milano a Roma in tanti, e tante donne, hanno deciso di scendere in piazza contro questa legge sbagliata.
Perché non tutti i no sono sbagliati.
Eppure questa manifestazione ha interessato poco i giornali e già oggi è sparita dalla home di Repubblica (che parla solo delle donne Si Tav, le imprenditrici) e del Corriere.

PS qualcuno spiegherà le ragioni dei fermi e delle schedature dei manifestanti che si stavano muovendo verso Roma?

13 settembre 2018

Per una vera opposizione

L'ex segretario nonché presidente del Consiglio Renzi:
"Il Pd ricomincia l'opposizione. Basta rassegnazione, lottiamo contro una classe dirigente di cialtroni"
Per arrivare ad una vera opposizione serve:
- essere credibili come opposizione
- aver capito come mai si è stati relegati all'opposizione (poiché si ritiene di aver governato bene)
- aver chiaro qual è il tuo elettorato e le tue proposte, alternative a quelle di governo.

In particolare, sull'ultimo punto: qual è la politica del PD su immigrazione, su legittima difesa, su corruzione?
Vuoi rivolgerti ad un elettorato di centro, moderato, sapendo che questo ormai è a rischio estinzione, oppure vuoi tornare a cercare voti a sinistra, occupandoti degli ultimi, di quelli tagliati fuori, che non si possono permettere la sanità privata o le scuole private?


Ecco, mi viene da chiedere, quanto si è credibile come capo di una opposizione da advisor di un fondo di investimenti con sede a Londra?

02 settembre 2018

Non basta scendere in piazza

L'elogio del repubblicano Mc Cain.
Il riferimento a Macron come argine ai populisti.

E, prima ancora, aver messo Blair al posto di Berlinguer, i decreti sicurezza, la puerile difesa degli azionisti per non toccare i Benetton (dopo il crollo di Genova), le polemiche con l'Anpi.
Marchionne e la mano libera alle imprese: "niente alibi ora", questo lo slogn di Renzi dopo il jobs act.
Sono tutti piccoli passettini del centro sinistra italiano e del suo partito di riferimento, parlo del PD, che indicano il suo spostamento a destra.

Lontano dai suoi valori e soprattutto dal suo elettorato.
E ora che i buoi sono scappati e la mucca bivacca nel corridoio (citando Bersani), ci tocca anche sentire Veltroni e la sua voglia di rifondazione.
Veltroni col suo 33 % alle elezioni del 2008 che aveva fatto sparire la sinistra dal panorama politico.

Troppo tardi ora gridare al lupo al lupo, ovvero ai fascisti: non li hanno portati i marziani, ma sono il frutto dello spostamento a destra del baricentro politico. Da una parte un centro moderato che strizza l'occhio alla destra e, sempre più in fondo, la destra sociale del prima agli italiani (quella forte coi deboli).

Caro PD vuoi tornare in piazza? Ma in piazza trovi persone come gli operai dell'Ilva di cui oggi parla Matteo Pucciarelli su Repubblica: quelli che imputato al Pd di aver trascurato il ceto medio per andare a cena con gli amministratori delegati.



Che imputano alla sinistra (non solo il Pd, ma anche alla Boldrini, come riferimento a quell'area che dovrebbe occuparsi degli ultimi) di essere andati a vedere gli immmigrati della Diciotti ma di non essere stati a Genova.

Operai che per disperazione hanno votato M5S: il partito liquido che prende la forma che conviene avere in quel momento, a seconda delle opportunità.
E in questo momento è molto più conveniente, perché porta consenso, stare a destra ad urlare, a prendersela con qualcuno. Le banche, i Benetton, gli immigrati, le Ong. 

E invece servirebbe una vera sinistra che riparta dalle disuguaglianze, dalla centralità del ruolo dello Stato, dai servizi pubblici.
Non basta scendere in piazza, caro segretario Martina.

09 aprile 2018

Il modello macroniano

Quante volte si sente sentito ripetere "servirebbe il Macron italiano"?
Sabato mattina a Roma Sandro Gozi si è incontrato coi suoi "amici" per provare a fare anche qui la "En marche" italiana.

E' il modello oggi vincente, almeno sulla carta.
Ma rimane un modello distante da quello che si chiama sinistra: è il modello del muro contro i migranti ai confini con l'Italia; è il modello che impone le leggi di riforma sul lavoro, che ora stanno causando la risposta dei ferrovieri.
E' un modello di cui oggi nessuno si fida, tra chi ancora galleggia nel fu ceto media, tra quanti ancora possono rivendicare qualche diritto e se lo difendono stretto stretto.

Questa specie di sinistra europeista ha creato il deserto a furia di parlare di riforme progressiste.
Col risultato che oggi l'Europa si sposta paurosamente a destra (ieri il voto in Ungheria), senza che la cosa preoccupi troppo i mercati, la BCE, l'Unione e via discorrendo.
Col risultato che oggi, a discutere di un futuro governo del paese, si ritrovino i due (o tre) centro destra italiani: quello di Salvini, quello di Berlusconi e ci metterei anche quello di Di Maio.

28 marzo 2018

Quella voglia di leader

La soluzione alla disfatta del PD, ovvero della sinistra moderna, progressista, che non considerà tabù le parole licenziamento, flessibilità e sicurezza (nei confronti degli ultimi?
Qui ci vuole un altro Macron - questo scrivono oggi sul Corriere Angelo Panebianco e Sandro Gozi sul Foglio (una volta megafono del berlusconismo).

Quando arriva il momento della crisi, serve l'uomo forte, che una volta era appannaggio della destra, mentre ora è appannaggio della sinistra che si sta trasformando in destra.
Scrive Panebianco (partendo dalla crisi del centro e dei moderati)
Le situazioni di emergenza favoriscono a volte l’avvento di leader energici. La ricostituzione del centro non sarà possibile senza l’affermazione di una nuova leadership — in stile Macron per intenderci. Il terzo ingrediente ha a che fare con la proposta politica. Insieme alla leadership essa può contribuire a forgiare nuove identità. La ricostituzione del centro passa per l’articolazione di una proposta da presentare al Paese e che sia alternativa a quelle delle estreme. 

Sandro Gozi rilancia: serve un partito che unisca tutti i macronisti d'Europa:

Da una parte c’è “l’Europa che viene proposta dai lepenisti di Salvini, ed è quella di Visegrád. Noi ci richiamiamo a Ventotene e in maniera diversa vogliamo riformare l’Europa in marcia con Macron e i nuovi progressisti, come Albert Rivera in Spagna”. Ma il Pd può diventare come En Marche? “Di fronte a una socialdemocrazia classica che è sempre più in difficoltà e deve reinventarsi, il progressismo di En Marche! deve essere un riferimento per la ripresa del cammino del Pd”. Solo un riferimento o qualcosa di più? “Dobbiamo utilizzare le elezioni europee per costruire nuove alleanze europee, andando oltre il campo del Pse. Il Pd dovrebbe essere uno dei dei federatori di questa nuova alleanza. Anche perché se non si costruisce un progressismo europeo alla Macron, rischiamo di avere un parlamento europeo in cui c’è la maggioranza di un Ppe che di popolare non ha più nulla e di avere come secondo grande movimento europeo gli estremismi anti europei di vario tipo e genere. Di fronte a questo rischio, una En Marche europea, una nuova alleanza tra tutti gli europeisti riformatori è indispensabile. E il Pd dovrebbe esserne protagonista”.

Ci vuole un uomo forte, che decide, con un partito tutto suo, che arrivi alla maggioranza assoluta, che faccia le riforme che piacciono all'Europa e a Confindustria.
E anche a Panebianco.
Peccato che non piaccia agli elettori.
Ma ce ne faremo una ragione.

14 marzo 2018

Senza parole


.. il nostro è un partito seriodisponibile al confrontonella misura in cuialternativoaliena ogni compromessahi lo stressFreud e il sessè tutto un cessci sarà la ressse quest'estate andremo al maresolo i soldi e tanto amoree vivremo nel terrore che ci rubino l'argenteriaè più prosa che poesiadove sei tu? non m'ami piu'?dove sei tu? io voglio tusoltanto tu dove sei tu?NUNTEREGGAEPIU'(Rino Gaetano - Nuntereggaepiù)

Vi ricordate la battuta di Renzi sui sindacati, quelli così antiche che cercavano di mettere il gettone nell'iphone?
Ecco, guardate ora l'immagine sopra, presa da un articolo di Bartezzaghi.
L'Iphone è sinonimo di modernità, forse.
Andare di fretta, senza soffermarsi troppo sul come.
E questi sono i risultati.

13 marzo 2018

Oltre Lercio

Abbiamo perso il referendum per colpa degli hacker russi.
Per colpa di quelli che odiano Renzi, dei gufi e dei rosiconi.

Se non avessimo perso il referendum ora avremmo il PIL alle stelle.
Avete bocciato l'italicum? Ora non lamentatevi se non c'è un governo .. con l'italicum sapremmo già chi ha vinto.

Il PD ha perso le elezioni per colpa dei fuoriusciti del PD. Per la campagna di odio contro il PD, contro Renzi, contro le sue riforme.
Il m5s ha vinto al sud perché sono tutti camorristi, fancazzisti; ha usato il reddito di cittadinanza per attirare voti di chi non vuole lavorare.

Ora mi dimetto, me ne vado, ma voglio controllare cosa fa la segreteria PD, le consultazioni al Colle, la scelta dei futuri presidenti delle Camere.

Non ridete, ci sono persone che queste cose le pensano e le dicono.

Quelli che ci sono le code ai caf per chiedere il reddito di cittadinanza.
Quelli che noi abbiamo fatto le leggi sui diritti civili (da tirar fuori in ogni momento, che fa chic).
Quelli che quando si vince siamo bravi noi. Quando si perde colpa degli altri.
Quelli che mai con chi ci ha chiamato mafiosi. Meglio un accordo con uno che i mafiosi li paga ..

09 marzo 2018

E il PD scoprì il sud

A pochi giorni dal voto per le politiche la reazioni dei vertici del Partito Democratico, del suo segretario e dei tifosi in rete si può sintetizzare in due mosse: nei tweets in cui si mette in avviso il partito stesso per bloccare ogni alleanza con Di Maio.
E nella presa per i fondelli del voto al sud che è finito ai cinque stelle.

In merito al primo punto vorrei capire come mai si deve sottoporre agli iscritti questo eventuale accordo quando non si è fatto lo stesso per le larghe intese di Letta e per il Nazareno poi.
Vorrei anche capire cosa significa mai al governo con gli estremisti: ho provato a chiederlo su twitter a quanto taggavano #senzadime: ma niente accordi nemmeno con Forza Italia (che pure sarebbe alleata con Salvini)?
Risposte al momento non pervenute.
E i sondaggi sugli elettori del Pd direbbero pure il contrario



Il secondo aspetto: al sud hanno votato 5 stelle i fancazzisti che ora sperano nel reddito di cittadinanza come fossero le pensioni di invalidità.
Questo il sunto dei tweet dei pensatori renziani sui social che pure hanno fatto girare la bufala dei CAF presi d'assalto in Puglia da cittadini desiderosi di prendere questo nuovo sussidio.
Quanta malafede da persone che pure dovrebbero appartenere ad un'area ancora di centro sinistra.
C'è del buono in questo però: finalmente il PD, che ha vinto nel centro di Milano, nel centro di Torino, si è accorto della disoccupazione al sud, della crisi, del fatto che in intere regioni al sud ci si deve arrangiare.
Finché c'erano i signori delle clientele e delle fritture, andava tutto bene.

Il PD ha scoperto il sud. Era ora.

07 marzo 2018

Senza la sinistra

#senzadime è l'hashtag fresco fresco dopo la sconfitta con cui gli i fan del rottamatore ribadiscono la linea politica: mai alleati del m5s.
Meglio all'opposizione che con gente che li ha chiamati mafiosi, pidioti..
Mai con gli estremisti, ha detto più volte Renzi, mai accordi al caminetto.
Dal che uno pensa che non faranno mai accordi col centro destra, dove la Lega nazionale di Salvini è ora egemone. 

Il 90% degli iscritti è contrario all'accordo e Calenda è pure pronto a strappare la tessera fatta ieri (sebbene Zanda ieri si sia espresso in modo diverso sulle alleanze). 

C'è da chiedersi come mai gli iscritti non siano stati chiamati in causa ai tempi delle larghe intese di Letta nel 2013 e del patto del Nazareno di Renzi nel 2014.
Perché è vero, come dice Ezio Mauro, che la sinistra deve rimanere se stessa: ma in tempi di jobs act, di voucher, di condoni, di leggi bavaglio si fà veramente fatica a distinguere destra e sinistra.