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11 novembre 2023

Il cliente di riguardo di Giampaolo Simi

Ottobre

È successo la prima volta una notte di metà ottobre del 2018. Giulia era stata uccisa da più di un mese. Ho sentito ridere uno spirito maligno e ho visto le travi del soffitto piegarsi verso di me. Sembravano le costole di una creatura che mi aveva fagocitato.
Distinguevo persino le venature del legno e mattoni deformati.
Il tempo di saltare giù dal letto, schizzare fuori di casa per mettermi in salvo, ingoiare aria, calmare l'affanno, ma poi non è andata meglio. Nessun terremoto questa era la buona notizia.
La notizia meno buona era che non avevo avuto un incubo. Per avere un incubo bisogna dormire, e quella notte non avevo ancora chiuso occhio.

Il cliente di riguardo chiude, probabilmente, il ciclo di romanzi dedicati a Dario Corbo, l’ex giornalista di cronaca nera, diventato portavoce della fondazione Thomas Beckford, lavorando proprio per quella ragazza di cui si era occupata nei suoi articoli di cronaca, Nora Beckford.
“La ragazza sbagliata”, come il titolo del primo romanzo: non era lei l’assassina di Irene Calamai, la ragazza uccisa in Versilia nell’estate del 1993, quando le bombe scoppiavano in Italia per il ricatto portato contro lo stato dalla mafia e da quel potere opaco che si muove nelle nostre istituzioni.
Aveva un lavoro Dario Corbo, prima a Marina di Pietrasanta e poi a Roma, una moglie e un figlio, Luca, giovane promessa calcistica, ma tutto questo è stato distrutto, un pezzo alla volta.
Per colpa del lavoro, per colpa anche di quegli articoli di cronaca scritti nel 1993 contro la probabile assassina, Nora Beckford, figlia del famoso scultore inglese Thomas Beckford. Per colpa anche di quella sua indagine, quindici anni dopo, in cui Dario Corbo scoprì che Nora non era l’assassina.
Seguendo il figlio giocare a calcio assieme a Giulia, la moglie, Dario si sentiva ancora “Come una famiglia”: anche il team del Valdarno, la squadra di Luca, sembrava una famiglia. Invece no, era solo un clan, di persone ipocrite pronte a colpirti alle spalle.
Nel terzo capitolo della storia, Dario si ritrova all’improvviso solo: mentre il figlio è a Roma, a dover pagare le sue colpe per quanto successo in una notte di festeggiamenti, la moglie viene uccisa da un pirata della strada. Dario Corbo, da tempo portavoce della fondazione di Nora, si trova ad indagare su quella morte e a dover fare i conti con la perdita di una persona a cui aveva voluto bene, “Senza dirci addio”.
Quest’ultimo riprende tutte le storie raccontate fin qui e le riannoda tutte assieme: le conseguenze della morte della moglie e lo strascico delle indagini su quell’incidente che non è in realtà un incidente. Il suo rapporto col figlio, che è stato costretto a diventare adulto saltando le tappe intermedie

La morte di sua madre aveva costretto Luca a diventare un uomo senza neppure accorgersene. Ma quella maturità precoce era come un cappotto scuro, troppo largo anche per uno con le spalle quadrate come lui. Il ragazzo che sarebbe dovuto essere e che non sarebbe mai più stato, ci era sparito dentro.
C’è il rapporto con Nora, una ossessione quasi che si accende ancor più quanto lei si rende inavvicinabile. Anche perché Dario Corbo è uno dei pochi a conoscere i tanti segreti di questa donna all’apparenza dura, ma fragile dentro. Una donna che deve proteggere dal clan Currè: il padre, Vincenzo, uno spregiudicato imprenditore coinvolto in una indagine su un traffico di opere d’arte rubate, legato a persone poco raccomandabili, legato a quello scavo, Case Marsi, su cui la stessa Giulia, l’ex moglie di Corbo, stava lavorando.

E poi la figlia, Maddalena Currè, gallerista venuta su dal nulla, che vuole a tutti costi entrare dentro la fondazione, prenderne il controllo.

Non era rimasto vivo per fare la guerra. Ero rimasto vivo perché mio figlio aveva già perso sua madre. Su questo non avevo dubbi. A differenza della banda di tagliagole e agli ordini di Vincenzo Currè, Luca il suo debito con la giustizia lo stava già pagando.

Inizialmente Dario è restio ad aiutare i carabinieri del comando Tutela Patrimonio Artistico, TPC, il colonnello Mazzocchi e il maresciallo Donati. C’è il peso dei cinquant’anni, il peso di quel pezzo di famiglia che rimane, Luca, il genero. Ma poi succede qualcosa che gli fa cambiare idea: sui canali che si occupano di arte viene annunciata la notizia del ritrovamento di un quadro di Thomas Beckford, di cui è in possesso proprio MadArt, la società di Maddalena Currè. Che si rende disponibile a donarlo alla fondazione Beckford, a Nora, in cambio di un accordo tra le due società per l’esposizione del quadro.

Due minuti dopo Nora backford era davanti a noi, sul tavolino centrale, catturata da poche linee morbide e precise che riempivano lo spazio vuoto con la materia plastica dell'immaginazione. La prima sensazione è stata quella di un istantanea, un disegno di getto, nitido ed essenziale come una visione che scomparirà in pochi secondi. I colori sfumavano dal nero al grigio fumo al blu spento. Nora era ritratta di spalle, dal caschetto di capelli spuntava l'accenno del profilo, guancia, naso e sopracciglio, e sembrava nell'atto di girarsi verso l'osservatore. Avrei guardato quei pochi segni per ore, proprio sperando che la Nora di qualche anno prima si voltasse verso di me.

Il titolo del quadro, che sembra autentico anche a giudizio dell’esperto che lavora per la fondazione, è “And then you’re gone”: ritrae Nora che decide di accettare l’offerta di Maddalena Currè, sebbene questa convinca poco Dario Corbo.
Timeo Danaos et dona ferentes – si trova a pensare Dario Corbo: temo i greci anche quando offrono regali. Teme cioè che dietro questa offerta, il quadro, l’accordo, si nascondano altre mire più sottili contro Nora, contro la Scuda, la sede della fondazione Beckford.
Comincia così una partita a poker di Dario Corbo, con i carabinieri da una parte, interessati a mettere spalle al muro Vincenzo Currè e scoprire chi sta dietro di lui, e Currè stesso. Un doppio gioco sottile come la lama di un coltello affilato in cui Dario rischia di perdere tutto: rovinare per sempre il fragile legame con Nora, che Dario vuole proteggere, ma anche mettere in pericolo la sua stessa vita e quella di Luca.

In questa indagine spunta una vecchia sfinge di origine etrusca, uno dei reperti sottratti dallo scavo di “Case Marsi” che diventa anche oggetto di scambio per quella pericolosa trattativa messa in piedi dall’ex giornalista.
Cos’ha di speciale questa donna, scavata dalla “pietra fetida” il cui sguardo enigmatico ha ancora quella forza attrattiva nonostante i duemila anni di età?

È una storia di ossessioni, questa: quella di Dario per Nora, per cui è disposto a tutto, anche a mettere a rischio la propria vita, anche ad allontanarsi da lei, pur di salvarla.
Ma c’è anche qualcun altro che è ossessionato, proprio da quella sfinge, da quella testimone del passato, finita dentro una tomba per omaggiare nei secoli la memoria di una persona importante, che aveva così timore della morte da doversi portare dietro un’opera come quella, la sfinge appunto.

Chi è questo “cliente di riguardo” che sembra stare dietro tutta questa storia, una persona talmente pericolosa che nessuno, nemmeno nel clan Currè, vuole nominare?
Si riallaccia tutto, tutti i fili delle storie passate, nel finale di questo romanzo che, capitolo dopo capitolo, si trasforma in un giallo teso: le bombe del 1993, quelle riunioni in Versilia in cui i capi di cosa nostra pianificavano la loro strategia eversiva contro le istituzioni e il bene artistico del nostro paese, quella villa che Dario Corbo conosceva bene, in via dei Rosai…

Consegnarmi alla morte senza un solo, autentico, guizzo di vita, pur velleitario che fosse, ecco cosa non avevo alcuna intenzione di fare.

Arriverà, alla fine di tutto, il momento delle “Epifanie”, i momenti in cui tutto diventa chiaro, si mettono assieme i tanti pezzetti di una storia e ti appare tutto il disegno. In cui ti appaiono chiari tutti gli errori del passato, come quegli articoli scritti su Nora Beckford anni prima, una ragazza di cui non conosceva nulla.
E, soprattutto, ti diventa chiaro cosa devi fare adesso, per consegnare a questo paese una speranza di futuro, per tuo figlio: in fondo, questi quattro romanzi si possono leggere come un unico racconto-confessione di un padre col figlio.

La scheda del libro sul sito di Sellerio

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30 agosto 2023

La distruzione del talento - da Sarà assente l'autore di Giampaolo Simi


L'industria del libro, intesa come catena di montaggio di libri costruiti per essere letti da chiunque non abbia voglia di sforzarsi troppo. L'industria dei talent, intesa come catena di montaggio di persone in cerca del colpo di fortuna che dia una svolta alla vita.
Si parla di questo, tra le altre cose, nell'ultimo romanzo di Giampaolo Simi, molto divertente all'inizio ma che, arrivati alla vita, lascia spazio a tante riflessioni:

In Tv,sui social, in politica, nel lavoro, il messaggio è chiaro: chiunque può diventare influencer, rapper, regista, opinionista in TV, vlogger, chef, tiktoker, ministro, scrittore di bestseller. Se uno ha il procuratore giusto e i tuoi pagano, pure calciatore..

Noi stiamo distruggendo a picconate la più aristocratica e odiosa delle discriminazioni, l’unica forma di disuguaglianza che è sopravvissuta alla rivoluzione industriale, a quella francese e anche a quella di Ottobre.
Sperticato non ebbe bisogno di domandare alcunché. Bastò il suo sguardo smarrito a far proseguire Vinciguerra.
- Il talento, Sperticato. L’ingiustizia sociale più feroce che esista, l’elemento che la natura ha distribuito nella maniera più antidemocratica, casuale e crudele. Il reddito lo puoi ridistribuire, l’istruzione anche, il talento no.

- .. Ha presente quella cosa che i giovani che non hanno voglia di lavorare, che rifiutano stipendi interessanti?
- Ho presente. Salta fuori ogni due o tre mesi, più o meno.
- Tutte cazzate. Non è vero che i giovani sono sfaticati. Ma mi dice perché dovrebbero farsi il mazzo e invecchiare alla fresatrice in un buco di culo di mondo, prendendosi due settimane di ferie d’agosto e due per Natale? Perché dovrebbero vivacchiare con millesei, millesettecento euro al mese pagandone, che so, la metà d’affitto quando se azzeccano un video virale finiscono ospiti ovunque.. o se fondano la startup giusta la rivendono a Google e a trent’anni possono andare a vivere di rendita ad Algarve. Noi questo gli stiamo inculcando da anni, e poi ci stupiamo che alcuni sputino su un contratto a tempo indeterminato, invece di sentirsi fortunati.
Ma ci credo! Glielo stiamo ripetendo noi che il posto fisso è roba da falliti. Ma è anche questo il motivo per cui, aspettando di svoltare, se ne fregano di tutto, non pensano a cambiare il mondo ma solo a salvarsi la pelle, accettando buoni buoni qualsiasi lavoretto precario e mal pagato.
Anzi, più schifo fa meglio è, avranno meno rimpianti a lasciarlo quando verranno selezionati dal reality show che gli cambierà la vita.
 

Da Sarà assente l'autore di Giampaolo Simi Sellerio 

 

 

Sarà assente l’autore di Giampaolo Simi

 


«L’inizio della presentazione era per le 17, ma Gianfelice Sperticato arrivò davanti alla storica Libreria Lanzoni con un anticipo di un’ora e trentaquattro minuti. La città sembrava spopolata da un attacco di gas nervino e il sole di settembre gli arrostiva la fronte.
Ovviamente non entrò. Rimase a distanza, spiando gli interni ombrosi e la loro promessa di sapienziale refrigerio. Prese a morsi un cono confezionato sulla sediola di plastica di un bar tabacchi frequentato da muratori esausti e gente che si rovinava al Gratta e Vinci.
Mentre si accorgeva di aver masticato voracemente anche un po’ di carta dell’involucro, rilesse i passaggi principali del suo discorso segnati su un taccuino a quadretti.

La putrescenza morale come infertile oblio della propria seppur cieca trascendenza gli sembrava un punto nodale messo bene a fuoco..».

Ho iniziato a leggere questo romanzo godendomi i primi capitoli, dove con uno stile umoristico (e vagamente fantozziano) si raccontano le gesta del ricercatore e aspirante scrittore Gianfelice Sperticato. In una storica libreria di provincia sta per presentare il suo ultimo romanzo, a cui ha dedicato mesi di lavoro, “Lo scempio”: ha preparato con cura ogni dettaglio ma le cose per lui non si mettono bene, sin dall’arrivo alla libreria. Passa da una fase di disperazione all’altra, quando scopre che non sono presenti che poche persone per il suo libro, tutte venute a godersi il fresco dell’aria condizionata e non per sentire le sue “alte” parole sulla letteratura moderna e sulla dittatura dei bestseller. Come il giallo scritto da un tale Federigo Crudeli, “Acque torbide”, le cui copie sono impilate una sopra l’altra in libreria, genere che Sperticato considera solo un “blando succedaneo di esperienza culturale”.

La presentazione non andrà bene, Sperticato si ritrova perfino a prendere a pugni il cartonato di Crudeli, per sfogare la sua rabbia (contro lui e il diktat dei distributori), ma servirà a poco.

Nel tentativo di tornare a casa, non potendosi permettere oltre un regionale, finisce in un capoluogo di provincia dove si tiene il FESTIVAL della LETTURA, di cui aveva molto sentito parlare in facoltà. Incredibile, ci sono persone disposte a spendere per la letteratura - si trova a pensare.
Ma la star del festival è ancora una volta la sua nemesi, quel Federigo Crudeli che col suo primo libro sta vendendo migliaia di copie e che viene celebrato in uno stand dedicato a lui dove il pubblico applaude a lungo di fronte alla sua immagine.

- Mai come oggi avremmo voluto dire: sarà presente l’autore …
Purtroppo l’esordiente giallista, che qualche critico ha niente di meno che paragonato al nuovo Fruttero e Lucentini (che erano una coppia) è morto tragicamente in un volo col suo parapendio.
Nel tentativo di passare una notte nella città del festival incontra il direttore editoriale di Idra Media Group, la casa editrice di Crudeli, disperato per la perdita dello scrittore.
Non per la perdita di un autore importante, ma per la perdita dei guadagni che avrebbe assicurato all’azienda, per performance innanzitutto, perché oggi il libro è un prodotto commerciale come gli altri in fondo.
L’incontro con Vincenzo Vinciguerra, il direttore editoriale, è per il ricercatore senza soldi Sperticato un viaggio nella terra a lui oscura dei best seller. Come si costruisce un best seller? Con quali ingredienti (quelli che devono esserci e quelli che devono essere evitati ad ogni costo)? In che modo creare un finto dibattito, sui social e sui giornali, usando critici disponibili a costruire una finta polemica, perché l’importante è che di un libro se ne parli …
- Ambientazione Veneto, quindi ville del Palladio, gente che sacramenta, sghèi che girano a vortice, prosecco a spritz che vanno di moda. Protagonista una Montalbano femmina, categoria milf incazzosa, un collega giovane, belloccio e imbranato con le donne, una collega grassa che sempre e fa le gaffe, ...
Uso di un’aggettivazione semplice e scontata, copiare idee da altri autori, tante similitudini a buon mercato: insomma scrivere un libro per persone che non hanno alcuna intenzione di leggerli, i libro. Dunque scrivere qualcosa che non impegni troppo il cervello, che non crei problemi nel lettore (i gay devono essere presenti perché persone sensibili, la protagonista che deve essere “copulabile”, non fa sesso ma “cede alla passione”) che ha scelto di fare la poliziotta non per un senso del dovere ma per un trauma del passato insanabile..

Un libro così potrei scriverlo anche io - pensa Sperticato. E così inizia il suo viaggio dall’altra parte del muro letterario.
Se fin qui si è riso, la seconda parte del racconto, con la seconda vita del ricercatore Gianfelice Sperticato, pagina dopo pagina, fa sorgere una diversa sensazione: a quanti libri, anche di quelli che si è letti personalmente, è possibile applicare il canovaccio del bestseller, per come ce lo racconta questo signor Vinciguerra?

Non è forse vero che, tranne qualche eccezione, la critica letteraria è sparita anzi, è diventata sempre più autoreferenziale, con giurati di un premio letterario che diventato premiati a sua volta in altre sedi?

A chi parla la letteratura alta, oggi? Parla al paese, anche a quella parte di italiani che non vogliono leggere o che non hanno tempo da leggere, oppure parla solo a sé stessa?

Si comprende bene il senso del titolo “Sarà assente l’autore”: libri che seguono un modello che piace al lettore pigro, dove gli si racconta quello che vuole sentirsi raccontare e dove non si capisce cosa voglia dirci, di personale, l’autore.

Da una parte i libri modello fast food, da consumare in fretta, a poco prezzo, dove sai già il gusto del boccone che ti stai mettendo in bocca, dall’altra parte autori che si prendono troppo sul serio, parlano di Pasolini, Moravia, Sciascia, dimenticandosi che questi autori (tutti morti, dunque senza possibilità di rispondere) scrivevano perché volevano dirci qualcosa. Perché rimanesse nel lettore una frase, un messaggio, un sapore.


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10 agosto 2022

Senza dirsi addio di Giampaolo Simi

 


Prima di avere quarant’anni non si è abbastanza maturi per saper davvero narrare. A sostenerlo era uno dei miei scrittori preferiti, e per quanto mi riguarda ho pensato che superare anche i cinquanta male non avrebbe fatto. Tanto più che la mia unica ambizione è sempre rimasta la solita: raccontare i fatti. Anche quando, come in questo caso, si tratta di fatti che nel volgere di poco tempo hanno stravolto la mia vita. E non solo la mia.

Al crepuscolo dell’estate del 2018 ne erano già accaduti diversi. Avevo divorziato, ero tornato in Versilia, avevo incontrato Nora Beckford. Mio figlio Luca era finito in una storia terribile.

Vent’anni di cronaca nera hanno lasciato il segno su Dario Corbo. Ex giornalista lasciato a spasso dopo la chiusura del suo giornale, poi ex marito, dopo la separazione con la moglie Giulia, nata dal suo attaccamento al lavoro.
Da giornalista a portavoce della fondazione Beckford, in Versilia, alle dipendenze di Nora Beckford, figlia dell’eclettico artista inglese che qui aveva stabilito la sua dimora. Dario Corbo l’aveva incontrata per la prima volta una vita fa, da giovane cronista, quando era esploso il caso Calamai. Un delitto in provincia che aveva attirato come mosche tanti giornalisti, per tutte le dicerie attorno ai comportamenti disinvolti di questa ragazza straniera, colpevole ideale agli occhi dei benpensanti. Ma lei era “La ragazza sbagliata”, come nel primo romanzo della serie di Corbo.
Il figlio Luca, giovane promessa calcistica del Valdarno, si era improvvisamente ritrovato, nei giorni in cui aspettava un contratto da professionista, dentro una brutta storia di violenza sessuale. Era stato l’ostinato lavoro del padre a ricostruire il clima di ipocrisie e menzogne dietro quella squadra, il mondo degli agenti: tutt’altro che “Come una famiglia”, semmai un covo di vipere.
Sono questi i fatti diversi a cui Dario Corbo stesso, anni dopo, fa riferimento nell’incipit. Fatti che hanno accompagnato l’autore e voce narrante sulla soglia dei cinquant’anni, alle prese coi problemi di salute (al cuore, fatto che avrà un ruolo importante nel finale di questa storia), con problemi familiari per il clima poco sereno in casa. Col figlio Luca alle prese col processo e la moglie Giulia che si è trasferita in Versilia per star vicino a lui, accettando il lavoro presso una galleria d’arte.

- Purtroppo dobbiamo comunicarle che la signora Giulia Maiorino è rimasta coinvolta in un incidente stradale. Dodici chiamate non risposte.
- Coinvolta come? - ho biascicato. Come se non avessi fatto vent’anni di nera.
I carabinieri non si scomodano per venirti a comunicare un tamponamento.
- Coinvolta… come vittima.

Un altro fatto arriva addosso alla famiglia Corbo, destinando a cambiare le loro vite (e non solo): la moglie Giulia è stata investita in una strada a metà tra Firenze e Prato, il pirata della strada non si è nemmeno fermato, il suo corpo è stato sbalzato dal luogo dell’impatto e scagliato lontano per metri.
Giulia aveva un nuovo lavoro, un nuovo fidanzato (che era poi l’ex procuratore del figlio, uno dei tanti traditori), aveva rinfacciato a Dario l’avergli messo contro il figlio. E quella sera l’aveva chiamato dodici volte senza avere risposta. Cosa ci faceva in quel posto (equivoco, secondo le malelingue, un posto dove fare strani incontri)? Cosa aveva da dirgli al telefono di così importante?
Dario vorrebbe chiederlo a quel corpo che si trova davanti

Ma con quale Giulia sto parlando non lo so. Di sicuro non la Giulia stravolta nel tentativo di stare vicino sia a Luca sia al nuovo compagno. Preferisco parlare alla Giulia che Luca l’ha avuto dopo due aborti spontanei.
La morte di Giulia fa esplodere tutte le tensioni covate per troppo tempo: nelle memorie di Dario Corbo – con estrema onestà nei confronti del lettore – si parla dello scontro tra lui, l’ex marito, il figlio, il nuovo compagno di Giulia, “come cani randagi che si contendono un osso avvelenato”, dove l’osso è il dolore per la morte di questa donna. Luca si ritrova a dormire nella Smart della madre, trovata chiusa poco distante dal luogo dell’incidente, con l’illusione di svegliarsi con l’odore della madre, come se fosse ancora viva. Dario reagisce a questo nell’unico modo in cui è capace per gestire il trauma e il dolore della morte, con una sua indagine personale per capire chi ha ucciso Giulia. Vent’anni di nera hanno lasciato il segno.

Sono un presbite affettivo. Ho sprecato gran parte della mia vita a cercare di raccontare le pulsioni più inconfessabili di decine di estranei e sono diventato bravo a capire solo coloro che mi stanno ad una certa distanza. A leggere dentro chi mi sta vicino, invece, faccio davvero schifo.

L’unico modo per tenere a bada la rabbia del figlio e per dare un senso al suo dolore, deve trovare lui l’assassino della moglie, i carabinieri non hanno molta intenzione di approfondire il caso. Ci sono tanti piccoli indizi da mettere assieme: un pezzo di carta con un numero di cellulare trovato nella smart della moglie. I rapporti tra Giulia e i suoi datori di lavoro, la rampante Maddalena Cuprè (che Nora chiama Maddajena) e il marito, un misterioso broker di borsa.
Attraverso la voce narrante del protagonista ci viene presentato il mondo dell’arte moderna, dove tutto si gioca sul packaging degli artisti, il gusto della provocazione. Un mondo dove coi soldi si riescono a comprare recensioni positive, vip chiamati a fare da testimonial di eventi. Un mondo dove il vuoto culturale viene colmato dalle tante parole in inglese. Un mondo dove girano tanti soldi, per cui si è anche disposti a passare sopra a tanti principi.

C’è un’altra scoperta, che porta Corbo nella giusta direzione nella sua inchiesta (che tra le altre cose, lo mette in contrasto col figlio e con Nora la sua principale): il luogo dove Giulia è stata investita è vicino a dove, dieci anni prima era avvenuta una strage, una famiglia uccisa da un balordo, un ragazzo senza arte né parte che campava facendo lavoretti.
Una coincidenza? Forse, ma vent’anni di cronaca nera hanno portato Corbo a diffidare dalle coincidenze.

Senza dirsi addio è un romanzo molto articolato, ricco di descrizioni dei vari personaggi che si incontrano nel corso della storia: c’è un’indagine che attraversa il racconto, ma si parla anche del dolore della perdita di una persona cara, di quanto ci si aggrappi alla ricerca del colpevole per dare uno scopo a questo dolore. Trovare il mistero finale di questo omicidio prima che Caino se lo porti nella tomba. Dare una consolazione al rammarico che rimane per tutti i momenti felici del passato, quello di Dario con Giulia, che non ritorneranno, rimarranno solo ricordi destinati a sbiadire un poco alla volta.

Noi Giulia non l’abbiamo salutata. Neanche un addio. Con nessuno dei due. Questo è, non abbiamo la forza di dircelo, ma questo è.

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23 agosto 2019

Come una famiglia, di Giampaolo Simi



Sai Luca, oggi ho fatto due conti. 
Novemilacento giorni. In totale fanno poco meno di duecentoventimila ore.Secondo una stima ragionevole è quanto mi rimane da vivere. Sempre che alla Lotteria Nera non estraggano il mio nome prima. 
Novemilacento giorni. È la metà di quanto ho vissuto fino a oggi. Detto così, non da una bella sensazione. Però, dopo diciottomila giorni di vita almeno qualche risposta dovrei averla, magari alle tipiche domande che uno inizia a porsi alla tua età. Quella fondamentale è sempre: chi sono? 
So che mi chiamo Dario Corbo, ho appena compiuto cinquant'anni e sono un giornalista.

E' un lungo racconto confessione, questo romanzo di Giampaolo Simi, di un padre al figlio: una confessione della sua vita, del suo lavoro di giornalista (dove il racconto dei fatti è stato sostituito dal racconto dei fattoidi, per venire incontro al pubblico dei click), del suo lavoro presso la fondazione Thomas Beckford e, infine, la storia di quello che è successo in quei tremendi giorni a partire da quel sei marzo.
Perché prima o poi ce ne dobbiamo andare, ma “le storie sono quello che rimane”.

E questa è la storia di un ragazzo, una giovane promessa delle giovanili del Valdarno, che segna il rigore decisivo nella finale della Viareggio Cup.
Diventando un eroe agli occhi del padre e della madre, che assistono alla partita in tribuna.
Dario Corbo, la moglie Giulia e il figlio Luca, promettente difensore centrale, con un futuro certo nel calcio nazionale.
In quel momento di felicità, tutti assieme, al dopo partita, sembra di essere tornati ad essere una famiglia.
In realtà Dario e Giulia sono separati, da prima che Dario andasse a lavorare per Nora Beckford, la figlio dell'artista inglese che lui stesso aveva accusato di essere l'assassina di Irene Calamai, uccisa nell'estate del 1993: di quel delitto Dario aveva scritto diversi articoli, era un “nerista” di cronaca giudiziaria, articoli che puntavano sulla ricca e viziata ragazza inglese e sui suoi festini alla Scuda.

Ma di quello che è successo quella notte, di quel delitto, è un segreto che rimane tra Dario e Nora.
Quel breve momento di gioia viene interrotto da una telefonata dal direttore sportivo della squadra: deve tornare all'albergo di Luca perché la polizia sta perquisendo la sua stanza.

Nella notte di festeggiamenti, di selfie sorridenti, in cui Luca e Dario sono avvicinati da un procuratore importante, un ex mediano che ha galleggiato nel calcio professionista, è successo qualcosa.
Anita Lopez, una giovane ragazza, è stata picchiata selvaggiamente nel gabbiotto poco lontano dalla discoteca dei festeggiamenti: al pronto soccorso, dove le hanno dovuto ricostruire la mascella, tanta la violenza subita, ha fatto il nome di Luca.
Luca, proprio il figlio di Dario.

La società del Valdarno si muove subito, “come una grande famiglia”, rassicurando il padre e la madre, viene fornito loro un avvocato, che consiglia loro e al ragazzo di non raccontare niente, lui stesso, Luca, nega di averla mai vista né tantomeno di averla violentata e picchiata.
Ma c'è qualcosa di strano in questa storia.

Luca rimane sempre un giornalista e, sebbene creda al figlio, inizia una sua indagine personale, perché intuisce che tra le pieghe della storia raccontata dal figlio si nasconde una menzogna, “ma non sapevo quale né dove”.

E' come se ci fosse un patto tra uomini, tra Luca e gli altri compagni della squadra, i senatori che comandavano sugli altri componenti, tra Luca, Momo, Grigo e Christian e i vertici del Valdarno, per nascondere una verità.
Una verità che la polizia e la pm, della procura dei minori cerca di trovare.
Una verità che forse a Dario non interessa nemmeno, solo capire perché Luca gli abbia rifilato una menzogna:
- Questo patto tra maschi tuo figlio non l'ha voluto stipulare. Non con te, almeno. Ti sei chiesto perché?

Nonostante la polizia e la magistratura non abbia fatto filtrare nulla, la notizia inizia a girare: per proteggere Luca, la società non convoca Luca in prima squadra che, per uno scontro con un compagno, viene pure sospeso.
Sembra che quella che doveva essere una grande famiglia, la squadra, i compagni, sia diventato ora un muro alzato davanti a Dario e a Luca, che fa fatica a sopportare quella tensione.

Gli articoli sui blog e sui social che parlano di promessa del calcio indagata per stupro, di calciatori gonfi di testosterone come polli da combattimento.
Spegnere quell'incendio è inutile, quando la merda inizia a girare, è inutile inseguire ogni articolo, la smentita sarebbe letta come una conferma.

In questi giorni la mia famiglia e io stiamo combattendo una guerra contro le ombre. Una guerra invisibile che nessuno ha il coraggio di dichiararci, ma che sta minando nel profondo la nostra dignità, la nostra serenità, i nostri legami più intimi.

Sono queste le parole che Dario Corbo, quello che era un giornalista e che ora è solo un padre che vuole risposte, lascia scritte per i figlio, in modo che lui in giorno possa sapere.

Possa sapere chi fosse Aurora Lopez e la sua famiglia, disastrata da prima della violenza, con un padre ossessivo e violento e una madre preoccupata solo di sé stessa.
Possa sapere dello schifo del mondo del calcio, dei procuratori che comprano e vendono giocatori gonfiandone il prezzo come strumento di riciclaggio. Trattando i giovani calciatori come pacchi.
Possa sapere dello schifo uscito sui giornali, di quel tritacarne che sono diventati i social capaci di trasformare ogni sospetto in una colpa e ogni indagato in un delinquente, solo per raccogliere click e condivisioni, per raccontare alle persone quello che loro vogliono sentirsi.

L'avvicinarsi alla realtà per Dario Corbo è anche un modo per riscoprire chi fosse diventato ora il figlio, la sua passione per la musica, da Salmo a Janes Joplin, e soprattutto a far cadere il velo di ipocrisia che copriva quel microcosmo attorno alla squadra di calcio.
In questa indagine Dario non si fa scrupoli per smuovere la situazione: far emergere pezzi di storie e darle in pasto all'opinione pubblica e alla polizia, storie che siano sempre più torbide perché “il peggio funziona sempre, il peggio è sempre credibile”.

Fin dove si disposto a spingerti per difendere la persona che ami?
E fin dove sei disposto a far luce, per scoprire se anche dentro questa persona che ami, tuo figlio, si nasconde una bestia feroce?

Non fa sconti a nessuno Giampaolo Simi, in questo secondo romanzo con Dario Corbo (il primo è La ragazza sbagliata): nessuno ne esce veramente pulito da questa storia.

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26 agosto 2017

La ragazza sbagliata di Giampaolo Simi

Ventitré anni fa
La Costa, 9 luglio 1993
DICIOTTENNE SCOMPARSA NEL NULLA, RICERCHE A TAPPETO

Marina di Pietrasanta – Si chiama Irene Calamai ed è originaria di Prato la diciottenne che da due giorni non dà più notizie di sé.
[..]
Dal 9 luglio 1993 la Versilia si installò sulle prime pagine dei giornali e dei tg dell'ora di punta come non succedeva da tempo. Ma certo qui spariscono le ragazze non era il messaggio promozionale che ogni albergatore avrebbe desiderato. E nelle due settimane seguenti il tenore si fece ancora più cupo. Nel buio che avvolse il destino di Irene presero a muoversi sagome sfuggenti di uomini visti di spalle, automobili a fari spenti e sconosciuti sospetti dentro cabine telefoniche. Gli inviati delle tv lanciavano i servizi dalle terrazze panoramiche di qualche albergo e poi venivano da me, giovane cronista indigeno, a cercare di sfilarmi il nome di una talpa in Procura, il numero di un maresciallo sensibile a qualche extra …

Dario Corbo è stato, fino ad un recente passato, un giornalista.
Prima sulla carta stampata, come cronista di nera su La Costa, quotidiano locale della Versilia, poi a Roma, nella capitale.
Prima in un quotidiano, poi nel settimanale di “indagini e misteri” del gruppo editoriale, “Chi è stato?”.
Tanta cronaca nera, tanto sangue, andando ad inseguire i desideri della gente:
Nessuno vuole essere informato, nessuno. Vogliamo essere rassicurati, vogliamo leggere solo quello che conferma le nostre convinzioni, perché non abbiamo alcuna voglia di verificarle.

La scomparsa di Irene Calamai è stato il suo primo caso di cronaca, 23 anni fa.
Fu il caso che portò la Versilia agli onori della cronaca e per lui un biglietto a Roma, lasciandosi alle spalle una fidanzata e tanti ricordi di estati passate.
Come l'estate del 1993.
L'estate della scomparsa di Irene, una brava ragazza, una secchiona a scuola, che non dava problemi ai genitori che, per i suoi diciotto anni le avevano regalato uno scooter.
Scomparsa lei e pure il suo scooter, una notte in cui fu vista per l'ultima volta alla Scuda, la villa castello dell'artista inglese Thomas Beckford che qui lavorava e viveva assieme alla figlia ventenne, Nora.
Proprio su quest'ultima si concentrarono i sospetti degli inquirenti, corroborati anche dagli articoli e dalle interviste di Corbo ad un testimone, un coltivatore che lavorava presso la villa dell'artista.
Testimone che aveva parlato di una lite a causa del fidanzato di Irene, su cui anche Nora aveva messo gli occhi.
Questa era stata la tesi dell'accusa al processo contro Nora Beckford, nata in Inghilterra ma cresciuta in Italia.

23 anni dopo, Dario Corbo è costretto a ritornare sul caso Calamai.
Dopo aver perso il lavoro e bruciato parte dei risparmi nel tentativo di far ripartire il settimanale di cronaca con altri finanziatori.
Dopo aver bruciato la sua vita e quella della sua famiglia. Un moglie che lo ha lasciato e un figlio, promessa del calcio giovanile della Roma.

Un ritorno a quella serie di articoli e a quella estate del 1993:
.. l'anno in cui Internet e Mani pulite facevano presagire l'alba di una nuova era. Pensavamo che presto l'Europa sarebbe stata unita e forte, non a caso mezzo mondo ballava la disco music prodotta in Italia, in Germania o in Svezia. La realtà era diversa. Noi ballavamo sulla spiaggia, e intanto sotto i nostri piedi si riassestavano faglie profonde, facendo tremare l'Italia da Roma a Firenze a Milano.Oggi mi è chiaro: sotto la minaccia che tutto crollasse, niente cambiò nel senso che avevamo sperato.

In una settimana, da lunedì a domenica, la vita di Dario Corbo cambia per sempre, con la proposta di scrivere un libro sul caso Calamai lo riporta in Versilia.
Dietro non c'è solo una questione di soldi, con cui riparare i danni della sua vita, precipitata troppo in fretta senza che lui se ne sia accorto.
C'è anche la voglia di rimettersi in gioco, la curiosità del giornalista.
Certo, dietro c'è anche l'interesse che il caso ha suscitato e tutte le polemiche che arriveranno, alla notizia che proprio alla Scuda, Nora Beckford, scontati i 15 anni di pena per l'omicidio di Irene, sta allestendo una mostra delle opere del padre.

Anche grazie all'aiuto del magistrato che aveva seguito Nora in carcere, Lavinia Monforti (che gli permette di visionare le carte dell'inchiesta), Dario si convince che la storia del delitto Calamai deve ancora essere scritta.
E anche che a riscrivere la storia di quell'estate del 1993 non può che essere lui.
Dovessi riassumere in poche righe la Versilia, direi che il mare è la coperta e la spiaggia il risvolto morbido del lenzuolo. E se le Alpi Apuane sono la testata del letto, le colline coperte di ulivi e castagni sembrano cuscini per appoggiare la testa.

L'inchiesta prende corpo, seguendo altre piste diverse da quella di Nora: che dal piccolo paese della Versilia, dalle sue spiagge, dai suoi alberghi, si allarga a quello che stava succedendo in Italia in quei mesi della primavera estate del 1993.

Avvenimenti e fatti di cui Dario non si era reso conto: la morte dei magistrati siciliani Falcone Borsellino con le loro scorte.
La guerra della mafia allo Stato, dopo la sentenza del maxi processo, il ricatto alle istituzioni per piegare lo stato verso nuovi accordi.
La bomba lasciata nei giardini di Boboli a Firenze, rivendicata dalla mafia ma, per colpa del dialetto siciliano della persona al telefono, non compresa fin da subito.
La bomba messa a Firenze che fece crollare la torre dei Pulci, vicino agli Uffizi, che uccise tra gli altri anche una bambina di pochi mesi.

E, infine, le bombe di Milano e di Roma.
Rimozione. Io cosa ricordo di quei giorni del 1993? Ricordo di non vedere l'ora che fosse mattina per rileggere il mio articolo sul giornale come se non lo avessi scritto io. Ricordo arrivare sempre per primo alle conferenze stampa. Ricordo le bombe della mafia a Roma e a Milano. Ricordo un'estate interrotta. Ricordo non cenare mai a casa. Ricordo l'ultimo giro di telefonate questura-carabinieri-ospedale che toccava sempre al praticante nerista, cioè a me. Ricordo s'è sparato Gardini.
Ricordo pomeriggi senza fine e niente mare. Ricordo un avviso di garanzia a Prodi, una notizia che fece il giro della redazioni per qualche giorno, ma non venne mai data perché era una bufala, cioè una di quelle cose che oggi verrebbero sparate direttamente su internet. Ricordo che il giorno dopo la scomparsa di Irene andai per la prima volta ad una festa con il teledrin. Lo ostentavo alla cintura con orgoglio, devo dire...

Dietro la morte di Irene c'è un segreto ben più grande di una storia di gelosia tra ragazze, come era stata raccontata 23 anni prima.
Un segreto che fa paura e che tocca molto da vicino i personaggi di questa storia.
Il ricatto della mafia allo stato.
Un piano di eversione per cambiare tutto, nelle istituzioni, nel paese, senza cambiare niente.
La verità, dunque: la voglia di andare a cercare la verità, unico faro per il giornalista che è rimasto in Dario Corbo.
O forse no. Forse ci sono storie e segreti che è meglio lasciar stare, a meno di non voler rischiare tutto: c'è un passaggio nel libro, che merita di essere citato
“Dove sta scritto che la verità è la salvezza? La verità è il peggior fantasma che può incrociare i tuoi passi”.

Ecco, mi ha ricordato un altra frase, di un altro romanzo importante della nostra storia: Il contesto di Leonardo Sciascia, che parlava dell'Italia dei tentativi di colpi di stato, del potere nascosto che il povero ispettore Rogas non riesce a scalfire:

- Ma la ragion di Partito.. Voi... La menzogna, la verità: insomma... - Cusan quasi balbettava.
- Siamo realisti signor Cusan, non potevamo correre il rischio che scoppiasse una rivoluzione – E aggiunse - Non in questo momento.
 
- Capisco – disse Cusan. - Non in questo momento.

Finale che Francesco Rosi, nel film che ne ha tratto (“Cadaveri eccellenti”), ha modificato per renderlo più incisivo e lapidario:
“La verità non è sempre rivoluzionaria”
Il romanzo, che si muove sul ritmo di un noir, ha dentro dei dettagli storici veri che danno profondità alla storia: De Andrè e Ivano Fossati sono veramente stati in quel ristorante sulle alpi Apuane per preparare il loro album “Anime salve”.
Quentin Tarantino è stato veramente a Viareggio dove si teneva un festival del noir.
E i fratelli Graviano hanno passato veramente l'estate del 1993 in Versilia, a prepare le stragi nel continente.

La scheda del libro sul sito di Sellerio editore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

16 agosto 2017

Estate 2017 – cosa è successo in quella estate del 1993


Rimozione. Io cosa ricordo di quei giorni del 1993? Ricordo di non vedere l'ora che fosse mattina per rileggere il mio articolo sul giornale come se non lo avessi scritto io. Ricordo arrivare sempre per primo alle conferenze stampa. Ricordo le bombe della mafia a Roma e a Milano. Ricordo un'estate interrotta. Ricordo non cenare mai a casa. Ricordo l'ultimo giro di telefonate questura-carabinieri-ospedale che toccava sempre al praticante nerista, cioè a me. Ricordo s'è sparato Gardini. Ricordo pomeriggi senza fine e niente mare. Ricordo un avviso di garanzia a Prodi, una notizia che fece il giro della redazioni per qualche giorno, ma non venne mai data perché era una bufala, cioè una di quelle cose che oggi verrebbero sparate direttamente su internet. Ricordo che il giorno dopo la scomparsa di Irene andai per la prima volta ad una festa con il teledrin. Lo ostentavo alla cintura con orgoglio, devo dire...La ragazza sbagliata – Giampaolo Simi Sellerio editore

Luglio 1993, una ragazza scompare in Versilia. Irene Calamai diventa il primo caso per il giornalista Dario Corbo.

Agosto 2016: 23 anni dopo lo stesso giornalista, che non è più la stessa persona si interroga su quella scomparsa, su quell'inchiesta, su quell'estate che cambiò la storia del nostro paese non solo la vita di Dario Corbo.