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13 maggio 2014

Copyright

Scrive Massimo Mantellini sul nuovo regolamento AGCOM che riguarda la difesa del copyright:
Con il suo regolamento Agcom ha tolto ai tribunali la giurisdizione culturale sull'illecito dei contenuti di Rete. Seguendo le pressanti indicazioni degli industriali, ripetute per un decennio, Agcom ha infine saltato il filtro previsto dalla legge per cui spetta ad un organismo che tutela l'interesse dei cittadini scegliere di volta in volta quali siano metodi, gradualità e conseguenze di un illecito penale.

Esultano quindi gli estremisti del copyright ai quali finalmente è riuscito il giochino da tanto tempo sognato. Oggi bastano loro un paio di scartoffie digitali ed una generica richiesta di tutela di un proprio contenuto per allontanare dalla visione degli italiani decine di interi siti web attraverso un provvedimento coercitivo che interessa ovviamente anche i fornitori di connettività, ai quali eventuali disobbedienze costeranno salatissime multe.
Che è come se un sindacato, dopo aver accertato che una certa azienda inquina o non rispetta le regole della sicurezza, ottenesse la chiusura degli impianti.
Per dire, quali diritti vengono garantiti e quali no.

22 marzo 2012

Il golpe contro la rete?

Guido Scorza, sulla richiesta dell'AGCOM al governo di regolamentare la questione dei diritti d'autore:

Roma - "Nel rispetto della legge e nel solco dell'Europa": è questo il sottotitolo che il Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni Corrado Calabrò ha scelto per la propria audizione di questa mattina dinanzi alle commissioni VII e VIII del Senato della Repubblica in relazione all'annosa questione legata al varo del regolamento in materia di Internet e diritto d'autore.
Difficile immaginare una scelta meno indovinata. Lo scenario che il Presidente Calabrò disegna nel testo della propria audizione ha, infatti, ben poco a che vedere con il proclamato "rispetto delle leggi" e si colloca lontano anni luce dal "solco dell'Europa".

La miglior sintesi di questo scenario è contenuta nelle conclusioni dell'audizione.
Eccole: "Il nostro compito, intanto, è quello di applicare le leggi vigenti. Ci rafforza in tale convincimento la norma di legge predisposta dalla Presidenza del Consiglio che ribadisce la legittimazione dell'AGCOM e ne definisce meglio la competenza e i poteri nella materia del diritto d'autore. Attenderemo che tale norma veda la luce prima di adottare il regolamento predisposto. Nel segno della legge e con una sensibile e non banale apertura mentale, come sempre.".
È un passaggio di portata confessoria - direbbe un giudice - circa l'autentico golpe in atto in queste ore e l'assoluta ed imperdonabile - almeno sul piano istituzionale - mancanza di trasparenza da parte dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e di Palazzo Chigi.
Vediamo perché.

Continua qui.

Anche in questo caso, si dirà che lo chiede l'Europa. Ma le industrie italiane ringrazieranno, i cittadini meno.
La quotazione delle azioni del Governo dei professori - già bassa per la scarsa attenzione sin qui dimostrata ai temi dell'innovazione - precipita ai minimi storici, facendo, forse, persino rimpiangere il Governo del tele-potere che non si era spinto a tanto: un Esecutivo che si precipita a legittimare un'azione illegittima di un'Autorità semi-indipendente nella piena consapevolezza che, così facendo, sottrae per sempre la materia della libertà di informazione online al dibattito parlamentare.

Siamo al golpe contro la Rete.
Siamo agli interessi economici di pochi che riescono ad appropriarsi dei centri di produzione normativa dello Stato ed ad usarli a loro uso e consumo quasi che gli appartenessero e che si trattasse degli uffici legali delle proprie aziende.

07 luglio 2011

La rete libera e gli utenti della rete


Dal blog di Stefano Epifani , il commento alla delibera dell'AGCOM

Eppure sono passati meno di quindici giorni da quando commentatori di ogni risma non potevano che ammettere come - con la vittoria dei Referendum - la Rete avesse dimostrato di aver superato la barriera degli esperti, essendo arrivata ormai alla gente comune. Ma dov'è questa gente comune, ora che si tratta di difendere quella rete che a detta di molti è stata determinante per la vittoria dei SI? Dove sono quegli utenti di Facebook che (anche) grazie a questo strumento di libertà hanno potuto far trionfare il loro parere? Dove sono gli utenti della rete italiana quando si tratta di difendere la libertà del loro strumento di libertà?

Il problema dei diritti, una volta acquisiti, è che ci abitua presto ad averli e non se ne considera più il valore. Né ci si rende conto di quanto sia facile perderli, per quanto difficile sia stato stato acquisirli.

Forse per questo motivo mentre in Turchia scendono in piazza a migliaia per difendere la loro libertà di mantenere libera Internet, in Italia i movimenti che stanno organizzando la Notte della Rete del 5 Luglio prossimo le hanno dato ritmi da After Hours più che da sit-in di protesta. Alle nove tutti a casa, o a mangiare una pizza assieme. Che tanto con la pancia vuota si protesta male. E poi sennò non ci viene nessuno.

Insomma, ad essere inquietante non è un provvedimento che probabilmente (anche) questa volta verrà disinnescato. È inquietante il fatto che la manifesta indifferenza di gran parte degli utenti della Rete, inconsapevoli dei loro diritti e del rischio di perderli, è un segnale forte e chiaro per chi un giorno questi diritti volesse davvero attaccarli. Oggi è un regolamento dell'AGCom, domani non sappiamo quale potrebbe essere lo strumento per limitare la libertà della Rete. Ciò che sappiamo è che chi volesse proporlo sa che potrebbe farlo senza sollevare troppo rumore.

Ciò che sappiamo, in ultima analisi, è dove sono gli utenti mentre si discutono le sorti della libertà in Rete. Delle loro libertà. Ce lo dicono i trending topic di Twitter: a parlare di Hanna Montana e di Ciao Darwin. Ce lo dice Google Trend: a cercare "Tamarreide". E viene il dubbio - parafrasando Andreotti - che difendere la libertà della Rete in Italia non sia difficile: sia inutile.

01 luglio 2011

Io non voglio essere cancellato

Via metilparaben:

In estrema sintesi sta succedendo questo: il 6 luglio l'AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.
Cosa puoi fare:
  • se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.
Mi sa che è ora di darsi da fare: altrimenti tra poco rischiamo di essere cancellati.
A me la prospettiva non piace per niente.
E a voi?

08 luglio 2009

Il rapporto Calabrò

Il rapporto del presidente di AGCOM Calabrò.
La televisione ("una finestra sul cortile"), il digitale terrestre ("il passaggio al digitale funziona" ????), la carta stampata ("L'elemento fondamentale per sopravvivere alla dilagante diffusione di Internet è la qualità dell'informazione giornalistica"), i ricavi dalla pubblicità (Sky che soprassa Mediaset), l'informazione ("Il pluralismo e la libertà d'informazione si garantiscono migliorando la qualità e l'indipendenza delle fonti dell'informazione") e il ruolo dei TG ("emerge un problema di completezza e obiettività dell'informazione").

Servono fondi per ammodernare le infrastrutture, però: e chi, meglio della sua Authority, per gestirli?
Anche gli operatori (Telecom e Vodafone) sono d'accordo sugli investimenti (di Stato) per una loro collaborazione (si chiamerebbe cartello, ma in Italia è definita "promozione degli investimenti ").
E gli utenti? Il loro parere non è richiesto.