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mercoledì 19 maggio 2021

neo-impegno e disimpegno

A me pare che il nuovo libro di Siti contro il neo-impegno stia diventando un facile pretesto per molti per giustificare il proprio disimpegno. Ha ragione Siti quando dice che le ragioni dell'arte devono essere più forti di qualsiasi causa o posa. Né possiamo fare di ogni libro un libro sociale, altrimenti sai che palle! Però le ragioni dell'arte vanno (anche) a braccetto con le ragioni del cuore. Sposare qualsiasi causa è stupido, non sposarne nessuna è disumano. Se io nei miei versi parlo di alcuni temi e non di altri è perché me li sento addosso, mi pesano sul cuore. Se tu non ne scrivi forse è perché non te li senti addosso; o forse è perché te ne vergogni, perché pensi che parlare del dolore degli altri possa sporcare il tuo dolore, macchiarlo con l'orrore della cronaca e per questo declassarlo; o peggio ancora compromettere i tuoi difficili rapporti col sempre politicamente corretto mondo editoriale. La posa del neo-impegno è brutta, quella da scrittore immacolato lo è altrettanto. Magari a non parlarne, come artista, sei fuori dalla posa del neo-impegno; umanamente potresti essere uno stronzo. Io ci penserei.

mercoledì 28 ottobre 2020

poeta nel cuore

Stavo leggiucchiando adesso l'ultimo libro uscito a firma di Bolaño con una scelta delle sue poesie e confesso che, leggendolo, a volte penso che B. fosse così ossessionato dalla poesia perché non è mai riuscito a scriverne una come si deve. Poi certo, aveva l'attitudine del poeta, lui più di tanti altri (e come fai a entrare visceralmente nel suo lavoro se non sei anche un po' poeta?) ma dire di un romanziere che era poeta nel cuore non è un po' come ammettere che hanno ragione tutti coloro che ogni giorno ammazzano la poesia dicendo: di sicuro esiste, ma tutta la poesia di cui ho bisogno la cercherò soltanto in un romanzo?

domenica 20 ottobre 2019

regina di cuori

La lista degli amanti di Joni Mitchell sconvolge non tanto per la sua quantità, ma piuttosto per la sua qualità: Leonard Cohen, David Crosby, Graham Nash, James Taylor, Jackson Browne, John Guerin, Sam Shepard, Jaco Pastorius, Don Alias e Larry Klein, tra gli altri. Molte delle sue canzoni fanno riferimento a quegli amanti – A Case of You parla di Leonard Cohen; Coyote di Sam Shepard – e raramente lo fa in modi lusinghieri. In molte delle sue interviste contenute in Reckless Daughter (biografia della Mitchell scritta da David Yaffe e pubblicata da Crichton Books nel 2017), Mitchell è volgare e vendicativa. Chiama Larry Klein, il suo secondo marito, un “nano gonfiato”. E uno dei suoi produttori è definito “piccolo viscido coglione”. […] Yaffee raramente commenta l’abrasività della Mitchell, ma è pronto a sottolineare come il sessismo dilagante nell’industria musicale potrebbe averla spinta a ciò, in special modo quando Rolling Stone l’ha soprannominata “the Queen of El Lay” (la Regina di Cuori di Los Angeles). 

(Sibbie O'Sullivan, “The Many Layers – and Lovers – of Joni Mitchell”, Washington Post, 10 ottobre 2017)

martedì 23 luglio 2019

che cosa bella...

Che cosa bella quando devi fare una lettura e qualcuno ti chiede di leggere quella poesia in particolare delle tue che è diventata la sua preferita e tu pensi che persino uno scalzacane come te ha toccato il cuore di un altro.

giovedì 11 luglio 2019

dal medico

Dopo lunga e attenta visita mi dice
che ho un difetto congenito alla valvola
del cuore ereditato da mia madre: nulla
che possa uccidermi e abbastanza
per darmi fil da torcere se mi affatico.

Il rimedio è presto detto è separarsi.
Con un colpo di bisturi gentile e netto
dargli respiro a questo cuore infetto
e spensierati andare via per la sua strada:
io senza cuore e lui senza più malattia.

sabato 2 marzo 2019

il canto

È tardi. Affronto lietamente il gelo
di fuori. Ho in cuore di una vita il canto,
dove il sangue fu sangue, il pianto pianto.
Italia l’avvertiva appena. Antico
resiste, come quercia, allo sfacelo.

(Umberto Saba, Il canzoniere, Einaudi, 2014)

venerdì 24 agosto 2018

intimità

Conosco il tuo cuore per dritto e per rovescio, non te lo scordare mai. Il tuo cuore è una giungla, una foresta fitta, un secchio della spazzatura, se proprio vuoi saperlo.  

Carver, Intimità, Da dove sto chiamando, Einaudi

lunedì 31 luglio 2017

mostricino

Il mio amore è un mostricino
per metà cuore per metà meschino.
Quando si riconosce si dà del mostro
ma è un mostro carino dunque
con affetto lo chiamiamo mostricino.

Eccolo lì che si mangia le dita
e si finge nel mio sguardo sensibile
ma insensibile nella sua vanità
si aggrappa a un niente e fa piani –
finché non passa la paura –

di futura prorompente felicità
che spazzi via in un lampo tutto il male.
«Dov’è il male?» Se lo chiede se
non riesce più a vedermi – allora mi cerca
finché non si ricorda che mi odia

allora si allontana per non odiarmi troppo –
perché senza di me poi che gli resta?
Un bellissimo nulla. Tutto il male.
La tentazione di non essere più nulla.
O forse di non essere mai stato.

giovedì 29 giugno 2017

divagazioni sul cuore

Pochi giorni fa mi hanno chiesto perché, quando parlo delle mie storie passate, c'è sempre di mezzo una donna. Perché io credo nel cuore, nel fatto che il cuore è tutto, persino nei suoi capricci di un momento, e a lui va dato tutto, o se lo prenderà da solo lasciandoci in grossi casini. 
Seguendo il cuore ho perduto sempre. Non seguendolo ho perduto il doppio. Eppure la lingua sempre lì torna a battere, dove più ci duole. Perché, ammettiamolo, del cuore parlano tutti, ma poi quelli che ci credono davvero sono sempre troppo pochi. Il cuore è un affare per persone sole.

sabato 23 luglio 2016

mi stringe in gola il sangue...

Mi stringe in gola il sangue.
Mi sanguina dal cuore.
Ogni tua cellula perduta si fa
goccia che risale. Sale e soffoca
dal cuore ma non passa.
Ristagna e secca
negli occhi senza pianto.
E brilla il mio rimorso.
Mi bagna il canto. Perché ti perdo?
Perché non ti ritrovo?

lunedì 28 marzo 2016

brevità

Ma quanto erano perfetti gli album che, una volta, in mezz'ora ti dicevano tutto. Hey Jude di Wilson Pickett, in questo senso, è un album perfetto. Belle canzoni senza sbavature, un interprete pieno di soul, la title track che non scopiazza ma aggiunge qualcosa all'originale. Merito soprattutto della chitarra e degli arrangiamenti di Duane Allman, all'epoca un semplice sessionman. Si dice che Eric Clapton, ascoltando il disco, rimase folgorato dal giovane chitarrista e lo chiamò per chiedergli se fosse interessato a entrare nel suo nuovo gruppo, i Derek and the Dominos, per incidere un disco stavolta lunghissimo che, in chiave di blues, rievocasse l'odissea nel deserto di un poeta pazzo che vagava alla ricerca di se stesso e del suo amore perduto...

mercoledì 9 dicembre 2015

poesia per una poeta ammalata

A te poeta allergica alle rime mie
baciate scrivo da poeta
e mando baci disarmanti e lamantini
che non risparmino sorrisi all’
allettato umore di un’insonne
per troppa pena di buio o pena d’amore
in nome di un verso che crudo
non dica la vita se non in tema di salmone
dal Baltico diretta con ostinazione
alla radice d’acqua dolce che lenisca
il tuo cuore. Ti scrivo dallo scoglio
che ho scelto nella crisi da riscaldamento
globale per condividere il piacere
di una lunga solitudine senza redenzione
le zone d’ombra del mio cuore
e la fratellanza del mare che non limita
la differenza di specie e la condanna
all’estinzione, e oscura le nostre età
distinte e gli accenti che ci fanno stranieri
persino nel canto del mare. E ti scrivo
baci sgraziati e sbuffanti da tricheco
baci in rima o in assonanza, baci
in controtempo o al massimo stonati
baci in calore al davanzale e baci
dolcissimi ma senza un finale in amarci
baci teneri da orso e baci muti o canterini
che sanno o non sanno di niente
baci-aspirina per ogni tuo acciacco ogni
accidente, di quelli che ti bacio sulla fronte
e poi ti dico ecco vedi adesso passa.

venerdì 27 novembre 2015

prima del sonno

Ci osservano, tutte le sere dall’esterno attraverso la finestra che confonde i profili coi nostri riflessi mentre ceniamo, come se fossero qui con noi mentre sorseggiamo una tisana prima del sonno. 
Lo sono, ma in un modo speciale, dal punto preciso che hanno scelto per guardarci e non vorrebbero mai modificare nemmeno a un nostro invito, un punto alla perfetta distanza dal cuore, lì oltre la finestra nel primo freddo dell’inverno, liberatorio.

lunedì 16 novembre 2015

ho pietà della povera fallaci

Ho pietà della povera Fallaci
la cui parola vale meno di niente
senza più capacità di difesa
da chi la adula e la offende.

Quanto vale il pensiero svalutato
di un’assente – pensiero che non vede
più il presente? Vale meno di niente.
E che sia savia o matta che importa?

Lei è morta. Indistinta sul vetro
moscerino spiaccicato nella corsa
ridotta a uno sputo a una macchia
senza storia che non sia rancore.

Ma la sua diversità è sua persino nell’errore.
Potesse ribadire a chiara voce:
«Anch’io sono vissuta – ricordate! –
proprio come voi: una donna armata

del mio cuore del mio nome
e poco altro» forse farebbero attenzione
pronunciando/denigrando le parole
di un cuore non loro.

martedì 29 settembre 2015

cosa mai potrà portarci il tempo...

Cosa mai potrà portarci il tempo
se non il rinsecchirsi delle dita ed il silenzio
più buio nel lento avanzare dell’inverno?
Non certo l’esperienza od il conforto
di un ultimo improvviso amore offerto
a un cuore più maturo. Ecco. Noi qui
si vive soli per sentirsi meno soli
di fronte alla speranza che tradisce.
Perché soltanto attraverso la poesia
ritorna tra le dita il verde che non tace.

venerdì 18 settembre 2015

due poesie di nelo risi

Due poesie in ricordo di Nelo Risi, ieri scomparso, e una delle più chiare fonti poetiche del nostro paese.

SOTTO I COLPI

C'è gente che ci passa la vita
che smania di ferire:
dov'è il tallone gridano dov'è il tallone,
quasi con metodo
sordi applicati caparbi.

Sapessero
che disarmato è il cuore
dove più la corazza è alta
tutta borchie e lastre, e come sotto
è tenero l'istrice.

[Pensieri elementari, Mondadori 1961]


MADRIGALE

Ho fatto un pieno di versi
per la traversata dei deserti
dell'amore, là dove il viaggiare
più comporta dei rischi, dove
occorre tenere gli occhi bene aperti
perchè non sempre regge il cuore

A malapena si conserva un viso
se il tempo ingoia il resto;
con un ritratto appeso non si va
molto lontano, a meno che un sorriso
una figura non venga a divorarti
con dolcezza, un modo ancora
per stare con la vita.

[Il mondo in una mano, Mondadori 1994]

sabato 1 agosto 2015

mi piace il tuo naso

«Mi dà troppa tristezza la poesia
né voglio più esserne informata.
Io vivo in un mondo senza tempo
negli anni che più non sono i miei».

Si stava all’ombra in afa
della sua fresca vedovanza.
Amava un giornalista – l’ombra incancrenita
di una attualità senza più vita

e ormai passato in RAI, cane
al guinzaglio. Lei acerba e folle, non arresa
ma un po’ stanca. Io già autunnale
e un po’ ammattito per amore

le citavo versi di Sandro Penna ché tutto
le mostrassero di sé, del cuore
come se in partenza noi fossimo
già scritti, e per questo sollevati dal dolore.

«Non consola» ripeteva «non consola»
senz’alcuna gratitudine. E mi pigliava,
da dentro, come un fuoco di Sant’Antonio
per tutti i Sandro Penna andati in bianco.

«Ma non ti basta sapere che ti amo, adesso ora
né più ti lascio sola! Che altra attualità
ti serve, quale uomo? C’è chi si spulcia
l’ANSA la mattina. Io nutro poesia!»

«Amavo la poesia. Mi piace anche il tuo naso.
Mi ricorda il naso altro di un uomo
ch’è ormai andato senza un verso, uno starnuto.
Andato lui, il suo fiuto, andata pure

via da me, dei nostri giorni, la poesia
squallida e incolore che la smetta
di parlare al cuore inutile
e lo morda finalmente il culo del padrone!»

Lo diceva – rimpiangendo senz’amore
il suo mastino ormai corrotto dal padrone –
per giustificarmi il suo rifiuto… Né
pareva accorgersi di offendere non me

ma il mio lavoro in rima. Di contro
da bravo ex-giornalista li racconto
ora sposati con squallore e pochissimo
pigmento, lei e il suo bracco in RAI

il suo fallimento.

domenica 26 luglio 2015

keep on keepin' on

Ieri sera ho visto il film documentario Keep on Keepin’ on, dedicato alla figura del mitico Clark Terry e in particolare ai suoi ultimi anni e al suo rapporto di amicizia col giovane pianista Justin Kauflin e col più vecchio Quincy Jones. Confesso che ero molto curioso, ma a mente lucida l’ho trovato un po’ freddo, un film che voleva dire tanto ma non è riuscito a dire abbastanza, soprattutto sulla grandezza umana applicata all'arte di Terry. Tanta gente famosa (la cui fama era misurata in Grammy) che diceva quanto gli dovesse come maestro di vita e d’arte ma poi? poi nulla, non un aneddoto, non uno straccio di storia a dare cuore e sostanza al messaggio. E l’unica testimonianza, appunto, rimane quella forse vera ma un po’ troppo “cinematografica” del passaggio di consegne al giovane Kauflin, che Terry raccomanda a Quincy Jones. Mah. Per questo motivo, gli unici momenti in cui la pellicola (pluripremiata) ha parlato al mio cuore, sono stati quelli in cui lo stesso Terry raccontava come da bambino, povero, si è costruito la sua prima tromba piegando un tubo di latta, e poi gli spezzoni in cui suonava o cantava. Pura magia, a ribadire che il modo migliore per conoscere un artista e la sua vita è ascoltarsi la sua opera col cuore aperto e la mente sgombra dai pregiudizi. Lo stesso Terry lo dice, a un certo punto, nel film (cito a memoria): «Se sei una persona rigida o cattiva il suono del tuo strumento sarà rigido e cattivo anch’esso. Io ho sperato per tutta la vita di essere una buona persona».

lunedì 13 luglio 2015

u scinke

U scínke! – me chiéme frateme
i acchianke u díscete affeléte jínte a carne.
Se pigghje a pezzechéte u jaretídde
ca jí mange
i jídde none – a dieta!
roseche sckitte l’ossere d’i virme.

Belle jídde cante ínt’a vetrine – jí stòche riète
nu scínke de passione ca stè scrive
a vite nostre i cume vòne i fattere
pu cuore
ca vè sculanne sanghe mméne a Críste.

Dè stòche jí –
campanne senza cuore sópe u cippe.


Traduzione dal curdunnese.

IL VITELLO

Il vitello! – mi chiama mio fratello
e spinge il dito affilato nella carne.
Si prende la pizzicata il galletto
ché io mangio
e lui no – a dieta!
rosica solo le ossa dei vermi.

Bello lui canta in vetrina – io sto dietro
vitello di passione che scrive
la vita nostra e come vanno i fatti
col cuore
che va scolando sangue in mano a Cristo.

Lì sto io –
campando senza cuore sopra il ceppo.

lunedì 30 marzo 2015

lombrichi

Ascoltalo il grido dei lombrichi
perduti e ormai accecati nell’istinto
dal tuo pianto che fa del mondo fango
fango assurdo e senza scampo.

Hanno scavato a lungo nel tuo cuore
per stanarlo – e ora ch’è fango
risalgono alla luce rattristati e senza
scampo si essiccano.

Carne senza sale
si disperano al sole sul tappeto
di roccia che disfa la speranza
né si fa più consumare

muro orizzontale che delimita
lo spazio di salita della pianta
condannata a restarsene in speranza
nell’atomo

radice senza frutto – fiore senza più
impollinazione. Una lunga radice
di speranza sospesa
e aggrappata come un prologo al buio.


Nota. Questa poesia mi è venuta stanotte. L’ho sognata e poi l’ho trascritta, a memoria, più velocemente che potevo. Visto che, per i miei standard, è abbastanza lunga, mi sono perso qualche verso mentre lo facevo.