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me pare che il nuovo libro di Siti contro il neo-impegno stia
diventando un facile pretesto per molti per giustificare il proprio
disimpegno. Ha ragione Siti quando dice che le ragioni dell'arte devono
essere più forti di qualsiasi causa o posa. Né possiamo fare di ogni
libro un libro sociale, altrimenti sai che palle! Però le ragioni
dell'arte vanno (anche) a braccetto con le ragioni del cuore. Sposare
qualsiasi causa è stupido, non sposarne nessuna è disumano. Se io nei
miei versi parlo di alcuni temi e non di altri è perché me li sento
addosso, mi pesano sul cuore. Se tu non ne scrivi forse è perché non te
li senti addosso; o forse è perché te ne vergogni, perché pensi che
parlare del dolore degli altri possa sporcare il tuo dolore, macchiarlo
con l'orrore della cronaca e per questo declassarlo; o peggio ancora
compromettere i tuoi difficili rapporti col sempre politicamente
corretto mondo editoriale. La posa del neo-impegno è brutta, quella da
scrittore immacolato lo è altrettanto. Magari a non parlarne, come
artista, sei fuori dalla posa del neo-impegno; umanamente potresti
essere uno stronzo. Io ci penserei.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
mercoledì 19 maggio 2021
neo-impegno e disimpegno
mercoledì 28 ottobre 2020
poeta nel cuore
Stavo leggiucchiando adesso l'ultimo libro uscito a firma di Bolaño con una scelta delle sue poesie e confesso che, leggendolo, a volte penso che B. fosse così ossessionato dalla poesia perché non è mai riuscito a scriverne una come si deve. Poi certo, aveva l'attitudine del poeta, lui più di tanti altri (e come fai a entrare visceralmente nel suo lavoro se non sei anche un po' poeta?) ma dire di un romanziere che era poeta nel cuore non è un po' come ammettere che hanno ragione tutti coloro che ogni giorno ammazzano la poesia dicendo: di sicuro esiste, ma tutta la poesia di cui ho bisogno la cercherò soltanto in un romanzo?
domenica 20 ottobre 2019
regina di cuori
martedì 23 luglio 2019
che cosa bella...
giovedì 11 luglio 2019
dal medico
che ho un difetto congenito alla valvola
del cuore ereditato da mia madre: nulla
che possa uccidermi e abbastanza
per darmi fil da torcere se mi affatico.
Il rimedio è presto detto è separarsi.
Con un colpo di bisturi gentile e netto
dargli respiro a questo cuore infetto
e spensierati andare via per la sua strada:
io senza cuore e lui senza più malattia.
sabato 2 marzo 2019
il canto
di fuori. Ho in cuore di una vita il canto,
dove il sangue fu sangue, il pianto pianto.
Italia l’avvertiva appena. Antico
resiste, come quercia, allo sfacelo.
(Umberto Saba, Il canzoniere, Einaudi, 2014)
venerdì 24 agosto 2018
intimità
Carver, Intimità, Da dove sto chiamando, Einaudi
lunedì 31 luglio 2017
mostricino
per metà cuore per metà meschino.
Quando si riconosce si dà del mostro
ma è un mostro carino dunque
con affetto lo chiamiamo mostricino.
Eccolo lì che si mangia le dita
e si finge nel mio sguardo sensibile
ma insensibile nella sua vanità
si aggrappa a un niente e fa piani –
finché non passa la paura –
di futura prorompente felicità
che spazzi via in un lampo tutto il male.
«Dov’è il male?» Se lo chiede se
non riesce più a vedermi – allora mi cerca
finché non si ricorda che mi odia
allora si allontana per non odiarmi troppo –
perché senza di me poi che gli resta?
Un bellissimo nulla. Tutto il male.
La tentazione di non essere più nulla.
O forse di non essere mai stato.
giovedì 29 giugno 2017
divagazioni sul cuore
sabato 23 luglio 2016
mi stringe in gola il sangue...
Mi sanguina dal cuore.
Ogni tua cellula perduta si fa
goccia che risale. Sale e soffoca
dal cuore ma non passa.
Ristagna e secca
negli occhi senza pianto.
E brilla il mio rimorso.
Mi bagna il canto. Perché ti perdo?
Perché non ti ritrovo?
lunedì 28 marzo 2016
brevità
mercoledì 9 dicembre 2015
poesia per una poeta ammalata
baciate scrivo da poeta
e mando baci disarmanti e lamantini
che non risparmino sorrisi all’
allettato umore di un’insonne
per troppa pena di buio o pena d’amore
in nome di un verso che crudo
non dica la vita se non in tema di salmone
dal Baltico diretta con ostinazione
alla radice d’acqua dolce che lenisca
il tuo cuore. Ti scrivo dallo scoglio
che ho scelto nella crisi da riscaldamento
globale per condividere il piacere
di una lunga solitudine senza redenzione
le zone d’ombra del mio cuore
e la fratellanza del mare che non limita
la differenza di specie e la condanna
all’estinzione, e oscura le nostre età
distinte e gli accenti che ci fanno stranieri
persino nel canto del mare. E ti scrivo
baci sgraziati e sbuffanti da tricheco
baci in rima o in assonanza, baci
in controtempo o al massimo stonati
baci in calore al davanzale e baci
dolcissimi ma senza un finale in amarci
baci teneri da orso e baci muti o canterini
che sanno o non sanno di niente
baci-aspirina per ogni tuo acciacco ogni
accidente, di quelli che ti bacio sulla fronte
e poi ti dico ecco vedi adesso passa.
venerdì 27 novembre 2015
prima del sonno
lunedì 16 novembre 2015
ho pietà della povera fallaci
la cui parola vale meno di niente
senza più capacità di difesa
da chi la adula e la offende.
Quanto vale il pensiero svalutato
di un’assente – pensiero che non vede
più il presente? Vale meno di niente.
E che sia savia o matta che importa?
Lei è morta. Indistinta sul vetro
moscerino spiaccicato nella corsa
ridotta a uno sputo a una macchia
senza storia che non sia rancore.
Ma la sua diversità è sua persino nell’errore.
Potesse ribadire a chiara voce:
«Anch’io sono vissuta – ricordate! –
proprio come voi: una donna armata
del mio cuore del mio nome
e poco altro» forse farebbero attenzione
pronunciando/denigrando le parole
di un cuore non loro.
martedì 29 settembre 2015
cosa mai potrà portarci il tempo...
se non il rinsecchirsi delle dita ed il silenzio
più buio nel lento avanzare dell’inverno?
Non certo l’esperienza od il conforto
di un ultimo improvviso amore offerto
a un cuore più maturo. Ecco. Noi qui
si vive soli per sentirsi meno soli
di fronte alla speranza che tradisce.
Perché soltanto attraverso la poesia
ritorna tra le dita il verde che non tace.
venerdì 18 settembre 2015
due poesie di nelo risi
SOTTO I COLPI
C'è gente che ci passa la vita
che smania di ferire:
dov'è il tallone gridano dov'è il tallone,
quasi con metodo
sordi applicati caparbi.
Sapessero
che disarmato è il cuore
dove più la corazza è alta
tutta borchie e lastre, e come sotto
è tenero l'istrice.
[Pensieri elementari, Mondadori 1961]
MADRIGALE
Ho fatto un pieno di versi
per la traversata dei deserti
dell'amore, là dove il viaggiare
più comporta dei rischi, dove
occorre tenere gli occhi bene aperti
perchè non sempre regge il cuore
A malapena si conserva un viso
se il tempo ingoia il resto;
con un ritratto appeso non si va
molto lontano, a meno che un sorriso
una figura non venga a divorarti
con dolcezza, un modo ancora
per stare con la vita.
[Il mondo in una mano, Mondadori 1994]
sabato 1 agosto 2015
mi piace il tuo naso
né voglio più esserne informata.
Io vivo in un mondo senza tempo
negli anni che più non sono i miei».
Si stava all’ombra in afa
della sua fresca vedovanza.
Amava un giornalista – l’ombra incancrenita
di una attualità senza più vita
e ormai passato in RAI, cane
al guinzaglio. Lei acerba e folle, non arresa
ma un po’ stanca. Io già autunnale
e un po’ ammattito per amore
le citavo versi di Sandro Penna ché tutto
le mostrassero di sé, del cuore
come se in partenza noi fossimo
già scritti, e per questo sollevati dal dolore.
«Non consola» ripeteva «non consola»
senz’alcuna gratitudine. E mi pigliava,
da dentro, come un fuoco di Sant’Antonio
per tutti i Sandro Penna andati in bianco.
«Ma non ti basta sapere che ti amo, adesso ora
né più ti lascio sola! Che altra attualità
ti serve, quale uomo? C’è chi si spulcia
l’ANSA la mattina. Io nutro poesia!»
«Amavo la poesia. Mi piace anche il tuo naso.
Mi ricorda il naso altro di un uomo
ch’è ormai andato senza un verso, uno starnuto.
Andato lui, il suo fiuto, andata pure
via da me, dei nostri giorni, la poesia
squallida e incolore che la smetta
di parlare al cuore inutile
e lo morda finalmente il culo del padrone!»
Lo diceva – rimpiangendo senz’amore
il suo mastino ormai corrotto dal padrone –
per giustificarmi il suo rifiuto… Né
pareva accorgersi di offendere non me
ma il mio lavoro in rima. Di contro
da bravo ex-giornalista li racconto
ora sposati con squallore e pochissimo
pigmento, lei e il suo bracco in RAI
il suo fallimento.
domenica 26 luglio 2015
keep on keepin' on
lunedì 13 luglio 2015
u scinke
i acchianke u díscete affeléte jínte a carne.
Se pigghje a pezzechéte u jaretídde
ca jí mange
i jídde none – a dieta!
roseche sckitte l’ossere d’i virme.
Belle jídde cante ínt’a vetrine – jí stòche riète
nu scínke de passione ca stè scrive
a vite nostre i cume vòne i fattere
pu cuore
ca vè sculanne sanghe mméne a Críste.
Dè stòche jí –
campanne senza cuore sópe u cippe.
Traduzione dal curdunnese.
IL VITELLO
Il vitello! – mi chiama mio fratello
e spinge il dito affilato nella carne.
Si prende la pizzicata il galletto
ché io mangio
e lui no – a dieta!
rosica solo le ossa dei vermi.
Bello lui canta in vetrina – io sto dietro
vitello di passione che scrive
la vita nostra e come vanno i fatti
col cuore
che va scolando sangue in mano a Cristo.
Lì sto io –
campando senza cuore sopra il ceppo.
lunedì 30 marzo 2015
lombrichi
perduti e ormai accecati nell’istinto
dal tuo pianto che fa del mondo fango
fango assurdo e senza scampo.
Hanno scavato a lungo nel tuo cuore
per stanarlo – e ora ch’è fango
risalgono alla luce rattristati e senza
scampo si essiccano.
Carne senza sale
si disperano al sole sul tappeto
di roccia che disfa la speranza
né si fa più consumare
muro orizzontale che delimita
lo spazio di salita della pianta
condannata a restarsene in speranza
nell’atomo
radice senza frutto – fiore senza più
impollinazione. Una lunga radice
di speranza sospesa
e aggrappata come un prologo al buio.