Sbocciò un fiore sulla tomba senza nome,
un po' a lato del cuscino che, ormai sfatto,
fu lasciato su quel marmo che distratto
perse l'altro di famiglia e qualche fiore.
Sbocciò un fiore. Era un fiore americano
che poi manco fiore era - appariscente -
con quelle foglie rosso vivo sulla punta
e, un bel verde tutto il resto. Veramente.
E colui che vuol pregar e non ha speme,
un po' sorrise per lo scherzo del Destino.
Proprio il fiore di Natale - andava bene -
come epigrafe, testimone là vicino.
La Germina riposava giusto in fondo,
col marito, il compagno di una vita.
Rallegrata e rattristita come il mondo:
c'è Natale, la sua anima è vicina.
Poi mi disse: finalmente, ti ricordi!
Non sapevo fossi qua, eri sparita.
Ti promisi per la luce, non te scordi
e, per decenni, la cambiai ogni sortita.
Poru Angelu, in silenzio se ne stava:
ma potei portà 'n bicchiere, no 'ste cose!
Ogni tanto col nipote ci parlava,
e, curioso, era di come andarono le cose.
E la terra, la casetta l'hai aggiustata?
Oh, ci so fatto un'adra casa, un casermone.
So' contentu, vabbè e po' a chi l'ha lasciata?
A quillu che, comme ti, porta il tuo nome.
E Censina comme sta, quanno è passata?
E che te dico, me la tengo dentro al core,
emmo gio'ani, po' vabbè, a età avanzata
s'è convinta che non era 'n vero amore.
Poi Germina, che vissuta c'era insieme,
coi tre discoli a raccolta e la sorella:
la conosco a mi' nipote - te vo' bene -
ma puro tu si fregna e, pe' a'dro, puro a quella.
La frittata ci sparteo co' maritemu,
un pezzu a issu e questa - granne - pe' noa donne.
'n po' perplessa, però non se lamente'a,
po' jea a casa e ci 'ene'ano le madonne.
Li lasciai così, in quella tomba senza nome,
ma risposero però, quei morti, da distante.
Poca fede, eppure ebbi un'illusione.
Da 'ste parti, comme sempre, se va avante.