Visualizzazione post con etichetta Sergio Nazzaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sergio Nazzaro. Mostra tutti i post

mercoledì 13 marzo 2013

[Dal libro che sto leggendo] Castel Volturno. Reportage sulla mafia africana

Il libro del fotografo che firma la copertina di Castel Volturno,
Giovanni Izzo

Come accennato nella recensione di Venerdì ci sono saggi strettamente legati alla loro vena accademica e saggi invece nati con l'intento di raccontare e che quindi adottano uno stile meno formale. E' il caso anche di questo libro che vi ho già recensito a Febbraio qui: Castel Volturno. Il bello di questo tipo di libri è che non si pretende di far proseliti, non c'è l'obbligo didattico ma c'è solo uno sguardo disincantato su dei luoghi che si conoscono perché ci si è vissuti. Come è già successo in altri libri Nazzaro non racconta che improvvisamente questi luoghi sono diventati bellissimi e nemmeno che l'inferno sta in mezzo alla bellezza dello scritto. Eppure, certe storie, come avviene per questa di cui vi metto l'inizio ti rimangono sotto pelle e non tanto perché Kevin oggi può raccontare un passato che ha battuto, ma perché il resoconto di un inferno diventa come tutte le storie del sud e in particolare campane, un modo per imparare e ricordare il tutto senza far null'altro che leggere. Ci rimangono solo ed esclusivamente perché, attraverso il racconto fedele, diventano un po' nostre e Sergio Nazzaro anche questa volta compie la magia come negli altri libri.
Leggerlo è un modo per capire qualcosa che viviamo tutti, ma che solitamente non sappiamo vedere.
E se vi state chiedendo il perché dell'immagine è abbastanza semplice: Giovanni Izzo è l'autore della stupenda foto che è la copertina di questo magnifico libro quindi, visto che è da sempre narratore visivo di storie come queste e quando ho letto questo capitolo l'immagine di Kevin per me era quella della copertina di Promiseland ho pensato di suggerirla anche a voi.
Buone letture,
Simona Scravaglieri



Capitolo TerzoVergogno Me

Mi chiamo Kevin, ma il nome l'ho scelto quando sono arrivato in Italia. Come Kevin Carter, il fotografo suicida sudafricano. Quello della fotografia del bambino e dell'avvoltoio, Premio Pulitzer 1994. Quando non ha retto più si è ammazzato, non ho scelto a caso il suo nome. Se tutto andava male, avevo la mia via d'uscita, anche se non ho mai scattato una foto. Quando non hai un pezzo di carta puoi scriverli da solo i tuoi documenti. La differenza? nessuna. Se non lo ricordi a te stesso chi sei, alla fine lo dimentichi. Non ci sono tante persone che sanno chi sei, e se te lo dimentichi non puoi tornare indietro. Puoi solo andare avanti, arrivare, dopotutto, al grande villaggio di Castel Volturno. Ti racconto la storia vera del ragazzo che ero prima di diventare Kevin. Sono nato in un paese africano, ho imparato a contare, a leggere.Non sono mai stato nella periferia della mia generazione, ho sempre cercato di comprendere il mondo circostante. Avevo solo mia madre, non ho mai avuto una paternità biologica accertata, riconosciuta a livello giuridico. Mia madre lavorava in un istituto scolastico gestito da missionari. Una famiglia povera, di cinque figli, il cliché africano, ma non ci hanno mai messo su un poster di raccolta fondi della FAO, grazie a Dio. Mia madre perde il lavoro e cadiamo nel precipizio, Nel mio paese erano arrivate le grandi riforme strutturali del Fondo monetario internazionale. Quella crisi che voi bianchi sopportate oggi l'ho incontrata già tanti anni fa. Regole molto dure, che colpiscono anche gli istituti missionari che usufruiscono dei fondi statali. Un passo indietro del governo nazionale e si apre un precipizio. Abbiamo sofferto la fame, ma io studiavo in una buona scuola, almeno per i livelli del mio paese. Una scuola privata, perché tramite mia madre potevo accedere con una retta più bassa. Il precipizio? beh, comincio ad andare alla scuola pubblica e non più in quella privata. Se vuoi fare parte della feccia dell'élite del mio paese devi almeno studiare in una scuola privata. La scuola pubblica è per i poveri, ma allo stesso tempo è impossibile accedervi, perché tutti vogliono entrare e si deve pagare anche una retta. Mia madre ha provato ad inserirmi. All'epoca volevano l'equivalente di novecentomila lire, e mia madre quando lavorava ne guadagnava quattrocentocinquantamila. Erano gli anni del liceo. Mi dicono che rimango a casa, che per quell'anno al liceo non posso studiare, Non ho voluto arrendermi, e il primo giorno di scuola sono andato davanti ai cancelli a guardare gli altri ragazzi tutti con la divisa addosso. Io ero vestito con un paio di pantaloncini e i sandali. Davanti ai cancelli ho incontrato un amico, molto più grande di me, con cui giocavo a pallone. Lui faceva già l'università. Mi ha chiesto che cosa facessi lì davanti, e gli ho raccontato che per quell'anno non potevo studiare."Perché non me l'hai detto?""Che dovevo dirti, che non ho i soldi per la scuola?"

Questo pezzo è tratto da:

Castel Volturno
Reportage sula mafia africana
Sergio Nazzaro
Einaudi Editore, ed 2013
Collana "Passaggi Einaudi"
Prezzo 17,00€

venerdì 8 febbraio 2013

"Castel Volturno", Sergio Nazzaro - Il pensiero solidale differente...

"Moschea" - Da "Vita da immigrato" di Giovanni Izzo
Fonte: Izzo Fotografia
In un video che ho inserito nelle prossime uscite Bauman, studioso delle dinamiche della contemporaneità, si sofferma a riflettere sul futuro del pensiero e dell'agire solidale. In sostanza il pensare e agire solidale, che è quello rappresentato da gruppi eterogenei che si confrontano e combattono e/o manifestano per un comune ideale migliore per tutti, frana davanti alla possibilità di effettuare il vero cambiamento nel momento in cui, a seguito di eventi che hanno ribaltato la situazione contestata, bisogna agire per il bene comune.
Questo non avviene solo all'estero con i movimenti che hanno visto scendere in piazza a Wall Street e in Egitto nonché in Siria milioni di persone, ma avviene anche nel nostro piccolo quotidiano. Il pensiero solidale si frantuma davanti alla necessità di azione e rimane arenato solo alla parola scritta o parlata o alla manifestazione con fiaccole o affini. Uno dei casi più eclatanti che ci hanno visto fallire è quello del movimento di pensiero de "L'antimafia per tutti". Offuscati da improbabili predicatori o giornalisti che poco hanno da raccontare sulla questione che non hanno mai approfondito, ci siamo ritrovati a fare "antimafia" come si seguono le partite in tv alla domenica, ovvero da allenatori da poltrona. La logica di questa situazione è che, pur di appartenere al gruppo di riferimento che ha in comune - almeno in apparenza -  un grande disegno - quello della liberazione dai gruppi di associazione mafiosa -, si deroga il proprio pensiero a favore di quello "comune" le cui sfaccettature non sempre ci appartengono. Si tollera, ma come dice Bauman, la "tolleranza" non è un pensiero "democratico" perché spesso, dietro, nasconde il sentimento di superiorità e quindi quello status che ci rende "in grado di tollerare pensieri e comportamenti altrui che però non condividiamo".    

Un'altra derivazione di questo movimento mutilato della sua componente principale è che non siamo sempre in grado di distinguere realtà da quello che non vi appartiene, quindi, quando immaginiamo zone come la provincia di Caserta, spesso pensiamo ad un Far West che nulla a che fare con la realtà. Sono invece saggi come questo che ci restituiscono il polso della situazione riunendo, come fa Sergio Nazzaro, in una serie di racconti tutte le anime, o forse parte di queste, che fanno di questi luoghi un mondo che nelle sue contraddizioni e diversità ha creato delle eccellenze. E questo mondo ha un confine che viene spiegato al lettore già dal primo capitolo descrivendo non solo nei limiti fisici ma anche quelli psicologici. Questo perché se è vero che lo "stato" e il "mondo" sono presenti solo quando si accendono le telecamere, anche i luoghi di queste vite, che scorrono con un ritmo normale, scelgono di ignorare un mondo da cui si sentono messi da parte. E' forse questa la sconfitta più grande del pensiero solidale che ci vede esseri pensanti e convinti che l'Italia sia una e indivisa.

A questa sconfitta, però, fa eco una vittoria di un altra tipologia di "pensiero solidale" che non è frutto di accordi e discussioni ma è insito nell'uomo e nel suo agire civile e civico dell'individuo,  nel suo DNA. Pensiero che immagina e pretende un mondo migliore e diverso e agisce per il cambiamento in base a questo desiderio. Così il poliziotto, il fotografo, l'associazione si contrappongono ma non si scontrano con la drogata, l'immigrato e il trafficante. E questo non avviene in funzione di una "tolleranza" ma in deroga ad un equilibrio che diventa quasi manicheo. Se male e bene ci sono comunque, il diminuire l'influenza dell'uno e dell'altro è una necessità che richiede non solo competenze ma anche la conoscenza profonda del territorio e, in più, il male - come anche il bene- ha un segreto ovvero quello che "il tempo, è gentiluomo" - come si diceva in un film - e se ci si da tempo e si impara a guardare indietro probabilmente ci darà l'opportunità capire errori e onori che hanno caratterizzato la nostra vita. Il senso  non è imporre un giudizio, ma imparare dalla propria esperienza e cercare di cambiare il corso della vita sia nostra che degli altri grazie a quella legge della favola alla Basile che pretende che alla fine ci sia sempre una morale e un insegnamento. E' così che avviene con Palma di Dio, donna che è quasi alla fine della sua vita. Il tempo le ha regalato una casa povera e la solitudine, quasi una punizione per quel che non ha fatto e costruito nella sua vita, ma l'ha anche resa in grado di scindere, all'interno del racconto che fa del suo passato delle fasi di dannazione di questa vita condannata dalle droghe. O anche il viaggio dell'immigrato, scandito di sconfitte e di una vittoria - l'arrivo in Italia - che nel tempo si rivelerà non più come tale. E' un momento di riflessione e per tirare le somme di una vita che non è andata come la si pensava. ma è contemporaneamente l'unico modo che quest'uomo ha per raccontare l'epopea che ogni giorno vivono milioni di uomini, donne e bambini, nella speranza di una vita diversa.

A queste persone che hanno vissuto le loro vite  fanno eco altri personaggi che nel loro quotidiano vivere trasformano l'usuale impedimento e limitazione, di uno stato presente solo nei vicoli e nei tagli, in opportunità di fare la differenza. Avviene nelle caserme dove uomini che devono garantire l'immagine di uno stato - che è lontano e non dovrebbe esserlo -, riescono a controllare un territorio che ha un confine profondo fra l'emerso ufficiale e il sommerso di cui "si sa ma non si dice". Conoscono luoghi, persone e storie e riescono anche nel sommerso ad avere quella autorevolezza che permette loro di essere non solo controllori della legalità ma anche entità di riferimento per chi vuole raccontare la propria storia. E ci sono persone come Giovanni Izzo, figura molto conosciuta e che da anni racconta a chi "sa ascoltare con gli occhi" le  storie  storie di immigrati e di persone comuni con un solo scatto, che fissa per l'eternità un occhio, un gesto o anche un luogo. Quando si ha il privilegio di parlare con un artista così si scopre,  che quello scatto, come racconta Nazzaro, non è un semplice click di una macchina fotografica ma è il riassunto di una fase di studio, conoscenza e riconoscenza che ha permesso di raccontare una storia di cui l'immagine è la sintesi. Seguire, grazie a Sergio Nazzaro questo fotografo diviene uno spunto per approfondire il suo pensiero riguardo questo mondo tanto dannato quanto amato.

Eccellenze e non eccellenze si fondono in un unicum quasi perfetto di contrapposizioni. Hanno tutti, questi personaggi,  un desiderio comune, una vita migliore in un mondo migliore che salvi l'uomo da sé stesso, ma per costruire quest'immagine comune sembrano non aver bisogno di mettersi d'accordo e di discutere. Non è più tempo di teorie, ma di azione che è completamente in mano del singolo. E le trasformazioni radicali che questa provincia italiana - condannata dalla mitologia gommorresca da anni ad inferno d'Italia - ha raggiunto, sono frutto di questo pensiero e non della presenza del movimento antimafioso di "rappresentanza". E, forse, la risposta a Bauman alla domanda di quale sarà il futuro del pensiero solidale e alla sua declinazione della modernità in questo mondo parallelo è nascosta in libri come questo, che non hanno l'intenzione di fornire una risposta ma solo un quadro di un vissuto che non è poi diverso da quello di tante altre province italiane e del mondo. Un quadro che si pregi di un nuovo Sergio Nazzaro che ieri si presentava ai suoi lettori come "scrittore, giornalista e lavoratore" e oggi invece diviene altro fondendo queste sue sfaccettature in un unica forza narrativa del tutto nuova. Nei racconti troverete la precisione del lavoratore nel seguire le direttive di un racconto classico fuse con la perizia del giornalista cui l'interesse è quello di portare ai suoi lettori una notizia più completa possibile raccontata con il linguaggio in alcuni punti anche lirico o romanzato tipico degli scrittori. Probabilmente risultato di quella maturazione che si ottiene dopo anni di gavetta e di libri scritti o di articoli che con lucido realismo e attenta calendarizzazione pubblica sul suo sito. Leggerlo è stato come visitare questi luoghi e aver sentito parlare con queste persone e, per esperienza personale vi consiglio di diffidare da chi parla di scritti cruenti. Non c'è l'effetto "cruento" nel realismo, c'è solo realtà. Forse una realtà vista a rallentatore, visto che lui parla di slow reportage, ma che ha un suo ritmo nel continuo rinnovarsi della quotidianità che permette a questo lavoro di non sembrare un saggio quanto un libro di narrativa.

Un'ottima prova d'autore che non si può che consigliare.
Buone letture, 
Simona Scravaglieri 

Castel Volturno
Reportage sulla mafia africana
Sergio Nazzaro
Einaudi Editore, ed. 2013
Prezzo 17,00€ (ma lo trovare in sconto 15%*) 
Ebook 9,99€

P.s: mi scuso per il ritardo nella pubblicazione, ma sto peggiorando le riscrivo troppo queste recensioni! Mi prenderò un we di riposo chissà che la cosa si risolva!
P.p.s.(*): questo libro è disponibile anche in versione Ebook, e a parte una differenza irrisoria di prezzo fra cartaceo e digitale, nel caso compraste la copia digitale perdereste l'opportunità di vedere dal vivo e in versione completa una delle tante bellissime foto di Giovanni Izzo. Quindi, date retta alla lettrice sconclusionata, andate a vedere il libro dal vivo e poi mi darete ragione.





domenica 13 febbraio 2011

"Camorra&Cocaina", inchiesta documentario. Davide Scalenghe e Sergio Nazzaro per Vanguard

Questo e' un documentario cui sono particolarmente affezionata (è stato il primo link condiviso nella mia bacheca Fb!). Non solo per l'interessante inchiesta ma per l'aura di voglia di cambiare che mi lascia che ogni volta che lo vedo. E' un lungo, accurato viaggio verso un mondo dove tutti hanno da dire la loro, ma pochi ne sanno veramente. Per me è stato lo stimolo per approfondire alcuni argomenti. E voi? Guardatelo con attenzione. Davide Scalenghe ha una grande virtu', lo puoi mettere in qualsiasi situazione, ma farà sempre le domande che faremmo noi, guarderà e probabilmente cercherà quel che noi cercheremmo con gli occhi.


domenica 19 dicembre 2010

"Io per fortuna c'ho la camorra", Sergio Nazzaro-Intervista con Fazi Editore

Questo libro ce l'ho e lo sto leggendo. L'autore e' lo stesso di Mafiafrica di cui trovate la recensione a Giugno 2010.
E' molto bravo e non si trastulla nel genere romanzesco, ma e' molto piu' affine al genere d'inchiesta. Inizialmente mi ero fatta ingannare dal tono leggermente provocatorio del titolo di questo libro e l'avevo catalogato come uno di quelli che seguiva la scia. Poi mi sono informata sull'autore e ho comperato i suoi libri, in tema traffici criminali, che sono:
-Io per fortuna c'ho la camorra
-Dubay confidencial
-Mafiafrica
Ne ha scritti e curati altri, che pero' non sono proprio nelle mie corde e pertanto vi consiglio per onor di completezza ad andare sul suo sito: www.sergionazzaro.com
Buona visione.


In questo video:

Io, per fortuna c'ho la camorra
Sergio Nazzaro
Fazi Editore, ed 2007
Collana "I Tascabili"
Prezzo 9,50€

lunedì 28 giugno 2010

"MafiAfrica", Sergio Nazzaro - Completezza



Non sarebbe l'unica parola da associare a questo libro ma e' sicuramente quella che viene in mente quando si arriva all'ultima pagina e lo si chiude. Non ne ho letti pochi di Testi legati al mondo della camorra ma nemmeno tutti e una parte ristagna ancora nella mia libreria in attesa di attenzione.
Potrei descriverlo come un libro che "sta sul pezzo" che racconta la realtà disarmante di uno dei fenomeni in evoluzione nel territorio tristemente famoso come appartenente ai casalesi, ma non lo farò.

Questo perché in questo scritto l'esigenza e' un'altra ovvero quello di mettere di fronte al lettore tutte le voci, nessuna esclusa. E alla fine tu sai empaticamente da che parte stare, ma non hai più le certezze che avevi prima di iniziarlo. Non si cambia idea, anzi si rimane con la convinzione di quello che si pensa, ma si ha prospettive di "vision" estremamente diverse. Perché, per comprendere un fenomeno, devi conoscere tutti gli aspetti anche quelli che lo hanno generato; devi sapere quali sono gli attori e ti accorgi che spesso non hai mai sentito parlare di loro; devi vedere gli sfaceli che produce non solo un modo di pensare errato, ma consolidato negli anni, ma ne devi sentire l'odore forte e nauseabondo.

Cosi' Nazzaro guida i suoi lettori, non distorcendo la realtà e non risparmiandoli dalle brutture dell'evoluzione del fenomeno della mafia nigeriana ma, al contempo, e' in grado di presentare i fatti di ogni controparte rappresentando la dignità di tutti gli attori; riportando fatti, intercettazioni immagini si viene accompagnati in un viaggio di dolore che termina con un monito univoco. Per cambiare tutto ciò bisogna cambiare il pensiero, e che ciò che oggi e' "accettabile", non lo sia più.

E' un testo scorrevole da leggere (tranne forse le intercettazioni, ma non e' colpa dell'autore) e ha due articoli di fondo che vanno letti assolutamente.

Simona Scravaglieri


MafiAfrica
"Gli orrori della mafia africana e della sua "cupola" in Italia"
Sergio Nazzaro
Editori Riuniti,2010
Prezzo 15,00€


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...