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domenica 8 giugno 2014

Roberto Calasso - Che tempo che fa del 02/11/2013

Mi piace sentire parlare Calasso. Trovo rilassante e interessante avere davanti a me una persona che è in grado di scorrere la storia della letteratura avanti e indietro nel tempo senza dover essere didascalico o retorico. Di persone così oggi giorno ce ne sono veramente poche. Oggi vige l'inno della "citazione" - mai ricordata una frase a memoria! -, la necessità di spiegarla come si fosse a scuola per far vedere che si sa. Invece lettura e cultura dovrebbero avere un significato diverso.

La condivisione di concetti, dovrebbe stimolare il dialogo, la riflessione il prendere in considerazione concetti, situazioni, persone e caratteristiche delle stesse per poterci permettere di farle nostre e di confrontarle con quello che siamo e in cui crediamo. In questo senso il catalogo dell'Adelphi è un grande progetto e l'immagine di una visione rara e coraggiosa di una casa editrice che nello scorrere del tempo ha aggiornato tutto meno questo. Potrebbe non essere una strategia vincente quella di non dare al pubblico quello che si aspetta e proporre invece temi nuovi e sconosciuti ma nel caso di questa casa editrice ne decreta non solo il successo ma anche l'ammirazione. Sono lavori unici che colpiscono e rimangono con i lettori per sempre.

Vi lascio questo video, messo da parte parecchio tempo fa e che poi mi sono sempre dimenticata di proporvi. E stato fatto lo scorso anno Adelphi compiva 50 anni ed è uscita con un testo che ne racconta la storia attraverso le pubblicazioni e le copertine.

Buona domenica e buona visione e letture,
Simona Scravaglieri



domenica 10 novembre 2013

Roberto Calasso. Cinquant'anni di Adelphi.

Sono cinquant'anni d'oro per una casa editrice che non si propone di stupire a colpi di best sellers ma con la qualità dei testi e dei libri realizzati. Come dice Calasso ad un certo punto "I lettori apprezzano" ed è vero. La qualità di questa produzione viene sintetizzata in Adelphiana, testo celebrativo di tutto quel che è stato pubblicato e di chi ha scelto o è stato scelto da Adelphi per raccontarci store, la Storia e la vita.

Non c'è un momento della vita particolare per iniziare spulciare questo speciale catalogo e scegliere le proprie letture, va bene sempre o anche si può partire dal libro di cui si parla in questi video che sono il documentario andato in onda su SkyArte e che per il mio punto di vita è la più bella intervista in merito rilasciata da Roberto Calasso.

Oltre ad Adelphiana (ed. Adelphi, 2013, 35,00€) c'è un altro libro celebrativo di questi anni di attività ed è quello scritto da Roberto Calasso "L'impronta dell'editore"(ed. Adelphi, 2013, collana "Piccola biblioteca Adelphi, 12,00€) che vi consiglio caldamente di leggere.
Buone letture e  visione nonché buona domenica,
Simona Scravaglieri









mercoledì 23 ottobre 2013

[Dal libro che sto leggendo] L'impronta dell'editore

Fonte: Tolettablog


Difficilmente metto un video in un post legato a questa rubrica, ma in questo caso mi sembra più che pertinente. Adelphi quest'anno festeggia i suoi cinquant'anni di attività e lo fa nello stile che l'ha sempre contraddistinta negli anni attraverso libri (come questo che vi suggerisco oggi e Adelphiana - Ed .Adelphi, pubblicata nel 2013, prezzo 35,00€) e con una serie di convegni iniziati lo scorso anno sulla storia del libro e dell'amore per la scrittura vista come esperienza unica. Ogni volta che aprite un libro, scoprite un nuovo mondo e se ogni volta è diverso l'editore ha raggiunto il suo obiettivo. E' un po' come le fasi dell'innamoramento giovanile, prima è un'infatuazione, poi diventa passione e infine se è vero sentimento quello che vi guida diventa amore. Queste emozioni sono quelle che ogni lettore cerca e con ancora più decisione nel momento in cui ha vissuto questo magico momento e vuole trovare un libro che superi e renda ancora più intensi questi momenti.

A fianco a questo c'è la scelta di un editore che per definizione part dall'esperienza di lettura nella sua totalità: la lettura non è solo lo scorrere delle parole ma è anche il piacere del tatto, passando dalla scelta della carta fino alla rilegatura del libro stesso, è visiva nell'apprezzamento della scelta della copertina, è anche un po' abitudine con la riconoscibilità di un marchio non solo dal logo ma dalla fattura del libro. In questo, sottolinea Calasso in questo libro, l'ebook non potrà mai confrontarsi con la carta perché l'esperienza digitale è altro e per nulla paragonabile a questo tipo di "arte.
Ho pensato pertanto di inserirvi ora questo video registrato in un intervento fatto da Calsso a Palazzo Ducale qualche settimana fa e di inserirvi quanto prima i video del recente documentario girato per SkyArte che devo ancora ottimizzare.

Sotto, come al solito, troverete anche l'assaggio di lettura di questo libro.
Buona visione e buone letture,
Simona Scravaglieri


Roberto Calasso: Memoria, editoria, scrittura



I LIBRI UNICI

All'inizio si parlava di libri unici. Adelphi non aveva ancora trovato il suo nome. C'erano solo pochi dati sicuri: l'edizione critica di Nietzsche, che bastava da sola a orientare tutti il resto. E poi una collana di Classici, impostata su criteri non poco ambiziosi: fare bene quello che in precedenza era stato fatto meno bene e fare per la prima volta quello che prima era stato ignorato. Sarebbero stati stampati da Mardersteig, come anche Nietzsche. Allora ci sembrava normale, quasi doveroso. Oggi sarebbe inconcepibile (costi decuplicati, ecc.). Ci piaceva che quei libri fossero affidati all'ultimo dei grandi stampatori classici. Ma ancora di più ci piaceva che quel maestro della tipografia avesse lavorato a lungo con Kurt Wolff, l'editore di Kafa. 
Per Balzen, che aveva una velocità mentale come non ho più incontrato, l'edizione critica di Nietzsche era quasi una giusta ovvietà- Da che cosa si sarebbe potuto cominciare altrimenti? In Italia dominava ancora una cultura dove l'epiteto "irrazionale" implicava la più severa condanna. E capostipite di ogni "irrazionale" non poteva che essere Nietzsche. Per il resto, sotto l'etichetta di quell'incongrua parola, disutile al pensiero, si trovata di tutto. E si trovava anche una vasta parte dell'essenziale.


Taglio alla prima pagina perché poi il discorso entra nel dettaglio e sarebbe un delitto tarpare una logica di pensiero così articolata e bella...Vi ho incuriosito?
Questo pezzo è tratto da:

L'impronta dell'editore
Roberto Calasso
Adelphi Edizioni, ed. 2013
Collana "Piccola biblioteca" n° 642
Prezzo 12,00€


lunedì 27 maggio 2013

Diario di un mese di libri... Marzo-Aprile 2012

"SelfPortrait". Foto del 2012 della fotografa Taisia Petrovna
(Repubblica Moldova 1986).
Fonte: Libri Antichi e Usati

Ebook
"Manuale di buonsenso in rete", Alessandra Farabegoli
"Uomini contro la mafia", Vincenzo Ceruso - eNewton Saggistica
"Signor Malaussène a teatro", Daniel Pennac - Zoom Feltrinelli
"EL ESPECIALISTA DE BARCELONA", Aldo Busi - Dalai Editore
"Festival e funerali (La cultura)", Natalia Aspesi, A. Gentile, A. Pino - Il Saggiatore
"I book blog. Editoria e lavoro culturale", eFFe - Amazon
"Settanta", Simone Sarasso - Marsilio Editore
"Il web e l'arte della manutenzione della notizia", Alessandro Gazoia - Minimum Fax Editore
"Confessioni di un sicario dell'economia", John Perkins- Minimum Fax Editore

Libri
"Partigiano Inverno", Giacomo Verri -Nutrimenti Edizioni
"The best of McSweeney's: 1", Eggers, D.  - Minimum Fax Editore
"Malattia e destino", Dethlefsen, Thorwald - Edizioni Mediterranee
"Servirà qualcuno che ci legga, alla fine", Zambotti, Carlo - Gorilla Sapiens Editore
"Sdisonorata società. Storie di ordinaria deregulation e straordinarie incazzature", Gianpiero Caldarella - Navarra Editore



Libri letti
"Se il mondo finisce a dicembre non pago Equitalia. Racconti di ordinaria superstizione." AA.VV. - 80144 Edizioni
"Mussolini censore.Storie di letteratura, dissenso e ipocrisia", Guido Bonsaver - Laterza Editore
"Partigiano Inverno", Giacomo Verri - Nutrimenti Edizioni
"Operazione Compass. La Caporetto del deserto." Andrea Santangelo - Salerno Editrice
"Quattro soli a motore", Nicola Pezzoli Neo Edizioni
"Contro il tiqui taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona", Michele Dalai -  Mondadori Editore (Ebook)
"L'impronta dell'editore", Roberto Calasso - Adelphi Editore
"Passi sotto l'acqua", Alicia Kozameh - Et. Al. Edizioni
"Babbo Natale è strunz", AA.VV - 80144 Edizioni

Ho scoperto di fare più fatica ad impaginare l'elenco qui sopra che a scrivere il post! Comunque questa è la sintesi dei libri/ebook presi/letti tra Febbraio(solo acquistati) Marzo ed Aprile. Per la verità più ad Aprile che a Marzo. Per chi si fosse perso le puntate precedenti (delle vicende della lettrice sconclusionata, perché di questo appuntamento, di "Un mese di libri" ho saltato tre mesi ahimè!) sintetizzo al massimo: sono stata male (ma va?! direte voi!), ho scoperto di avere una malattia autoimmune che distrugge i globuli rossi e dopo essere stata ricoverata per 8 giorni in ospedale, sono confinata in casa di mia madre da un mese in malattia, ma ora sto bene!(La versione lunga la trovate qui: Il dono e il blog)

Bene, assolto questo "nel caso ve lo foste perso", il mese di Aprile è stato parecchio interessante, non solo per le letture fatte ma per le decisioni prese tra le quali spicca quella di garantire pari opportunità sia ai saggi che alla narrativa. Come ho già scritto, in occasione di recensioni recenti e passate sui saggi, in Italia se ne leggono pochi e spesso non si legge materiale di qualità perché anche in questo caso il "nome" non è sempre garanzia di contenuto valido. Avviene per i testi sulle mafie di cui parlo, forse un po' meno spesso del passato - ma tornerò presto a farlo, perché ci sono nuove uscite interessanti-, e succede anche per tutti gli altri campi. Come scritto nella recensione riguardante "Operazione Compass" di Andrea Santangelo, questa situazione non è più "non condannabile pubblicamente"- ovvero non si dice perché si tratta di esimi professori o ricercatori-, anzi spesso capita che le diatribe su determinati testi passino il fronte del confronto accademico e finiscano in rete o sui giornali. A questo stato di fatto si contrappone una nuova corrente di pensiero poco conosciuta, ovvero che, da più di qualche anno, una generazione di accademici ha deciso di spalancare le porte della cultura accademica studiando forme di scrittura più congeniali al grande pubblico. Il che non significa "massificare l'informazione rendendola scadente" ma - e qui la sfida è ardua - di semplificare e narrare in una forma che si avvicina a quella della narrativa. Questa nuova corrente è la stessa che vede la realizzazione delle Lectio che vengono proposte nei vari Festival letterari e di filosofia - vi ricordo La festa della Filosofia che si terrà dal 4 Maggio fino al 30 Giugno in provincia di Milano- dove tutti hanno l'opportunità di ascoltare e prendere in considerazione concetti che fino a qualche tempo fa rimanevano rinchiusi solo in circoli più ristretti.  Quindi, la decisione di dare uno spazio anche alla saggistica non è solo dovuta al fatto che io senta il bisogno di approfondire alcuni temi, ma anche perché dietro questo mondo c'è molto da scoprire e libri come quelli che recensirò hanno un fascino indiscutibile e spero che anche altri decidano di provare.

Questo mese, e più, che vi sto per raccontare è quindi costellato anche di saggi. Non pretendo che li prendiate tutti in considerazione, ma fortuna ha voluto, che siano tutti contigui nei periodi trattati e negli argomenti e che quindi si possa approfondire un tema come quello spinoso dell'editoria e l'altrettanto poco conosciuto - ma spesso sulla bocca e nella fobia di molti-, come il fascismo italiano. I libri che trattano di questi argomenti sono il "Mussolini censore" di Bonsaver, "L'impronta dell'editore" di Calasso, "Operazione Compass" di Santangelo e un libro recensito il mese scorso che è "Carlo Emilio Gadda. Storia di un buonoannulla" di Pedullà (e aggiungo un romanzo che entra solo per il periodo storico "Partigiano Inverno" di Verri). Nel caso dei saggi l'unico ad essere per metà vecchio stampo è quello di Gadda che, per stessa ammissione in prefazione dell'autore è una ristampa, rivista e corretta, di un saggio degli anni '90. Si nota questa differenza e troverete  Caporetto (sconfitta e resa degli italiani) citata in uno dei primi capitoli un centinaio di volte (perché è il momento in cui il giovane ingener Gadda diventa anche scrittore), ma passato questo ostacolo vi assicuro che la prosa divertita di Pedullà, che tratta Gadda alla stregua di un amico di cui - nonostante tutte le nevrastenie e fobie - si può ancora sorridere, vi conquisterà. E la chiave del libro si nasconde nel sottotitolo, ma non vi dico altro! Rimane il fatto che leggerlo è illuminante non solo di un periodo ma anche del rapporto molto contrastato fatto di amore e odio fra l'autore e la madre, rea di compiangere un solo figlio e di dimenticarsi degli altri due, e del suo sguardo piccato verso un mondo borghese, cui appartiene e che lui stesso rifiuta, proprio dai tempi di Caporetto. 

Per quanto riguarda Bonsaver (Mussolini Censore.Editoria e censura nel periodo fascista) e Santangelo (Operazione Compass. Storia, sconfitta in Libia) invece l'approccio contemporaneo e indagatore di un periodo buio come quello fascista regna sovrano e la Caporetto del deserto della 10° Armata capeggiata da Graziani riflette in pieno un clima politico che spesso viene descritto erroneamente per quello che non era. Il Mussolini, che ha molte corrispondenze con quello che descrive Bonsaver, è un uomo che accentra il potere ma che poi si limita alla cura dei dettagli futili, mandando al fronte gente attrezzata come nella prima guerra mondiale, che affida la tattica di schieramento a chi non si è mai aggiornato e che non riesce nemmeno a far collaborare le varie forze armate. L'operazione Compass fu la Caporetto non solo degli uomini, che hanno fatto miracoli per resistere senza nulla in mano cosa che stupì molto gli inglesi, ma anche di un finto dittatore che voleva sedersi al tavolo dei grandi e non ne aveva ne la forza economica e tantomeno quella armata e rimaneva circondato dal solito sciame di attendenti, funzionari e politici, nonché imprenditori interessati al proprio orticello e per nulla allo "stato littorio". Un ritratto su cui bisognerebbe riflettere non poco e che ha molte attinenze con lo stato di fatto che viviamo anche oggi e ha radici lontane anche in quel periodo.

Ma perché era così Mussolini? Ce lo dice chiaro e tondo Bonsaver, perché non è mai stato all'altezza del mito, costruito da un libro "Dux" che lo consacrò alle cronache nazionali e internazionali (e la qui presente lettrice sconclusionata pare averne trovata una copia!). L'immagine fu costruita da una donna, ebrea e convertita al cristianesimo 10 anni prima delle leggi razziali (che in Italia vengono promulgate del '38). Si chiamava Margherita Sarfatti, scrittrice di talento, amante e ammiratrice di Mussolini, che pubblica a firma del duce anche i pezzi internazionali (in America e in Inghilterra) e che, quando tra loro è finita e lui capisce che   bisogna mettere a tacere le chiacchiere (siamo quasi nel periodo della promulgazione delle leggi razziali) di qualsiasi natura su di loro, riceve la cattiveria più grande che si possa fare ad una donna e soprattutto ad una madre: far passare sotto silenzio l'inaugurazione della tomba commissionata a Terragni (architetto anche della Casa del Fascio a Como) dedicato al figlio 17enne morto in guerra in Africa e pluridecorato (fu portato all'onore delle cronache proprio dallo stesso Mussolini come esempio di morte eroica - dopo aver letto Santangelo, sarei fondamentalmente d'accordo se è partito come quelli della 10° armata!-). 
Poi la fuga della Sarfatti prima in Svizzera e infine nell'America del Sud, dove vive un lungo auto-esilio, e, al rientro, tutti hanno dimenticato ciò che a Margherita era successo e il suo coinvolgimento personale nelle questioni politiche precedenti (noi italiani abbiamo una straordinaria memoria corta!) viene praticamente resettato. Anche questo era Mussolini, un uomo fatto da una donna, che non era all'altezza nemmeno di chi l'aveva creato. E la sua politica verso l'editoria e la censura ne risente grazie a quei funzionari che si alternarono prima negli uffici stampa e poi nel fantomatico MIN.CUL.POP. (Ministero della cultura popolare), retto dalla burocrazia e talmente poco elastico e attento da lasciarsi sfuggire dalle maglie tanta letteratura vietata e che però quando viene sequestrata è solo grazie alle segnalazioni dei detrattori. 
Questo periodo sarà  pertanto caratterizzato da comportamenti contrastanti; da un lato editori come Mondadori o Bompiani che cercano la mediazione auto-censurandosi alla fonte o mandando le bozze degli scritti chiedendo pareri e favori - per cercare di avere il favore di qualcuno e poter pubblicare testi ai limiti della censura - e dall'altro lato aziende come Laterza da cui arrivano risposte divertite, alle direttive inviate dal ministero, "sull'impossibilità di verificare che, tra autori e collaboratori, ci fossero dei circoncisi" e quindi ebrei da segnalare e mettere fuori dai cataloghi o dall'azienda. A questi si aggiungono autori che la censura non "vede" perché usano pseudonimi, vedi Silone o anche che scrivono direttamente all'attenzione del duce, come fece Moravia, rivendicando la loro radice cattolica e che cambiano cognome per tutelarsi dalle insinuazioni dei delatori. Il testo non solo è scorrevole ma è talmente variegato, nelle informazioni, che pretendono che la componente storica si accompagni con quella riguardante la storia delle case editrici, da sembrare quasi un romanzo invece di un ritratto storico puntuale. E riguardo i contenuti di questo libro e di quello di Santangelo dire che "la realtà supera la fantasia" non è un concetto errato!

E arriviamo a "L'impronta dell'editore" di Roberto Calasso che non è solo il fondatore di Adelphi ma anche l'ideatore di un catalogo cui tutti gli editori guardano come ad un riferimento. Sono pochi i titoli in materia che non lo citano almeno una volta e, leggendo questo libello, si capisce anche il perché. E' costituito da una serie di interventi diversi in cui a Calasso fu data l'occasione di parlare del suo lavoro di editore. Leggendo queste pagine avrete l'opportunità di andare a spasso per il tempo: vi capiterà di sedervi, ad esempio, alla fiera di Francoforte ed ascoltare i discorsi di vai editori provenienti da tanti paesi che cambiano in continuazione lingua parlata a seconda di chi è il loro interlocutore oppure di fare un viaggio in un catalogo, come quello adelphiano, dove, per stessa ammissione di Foà, in risposta ad un rifiuto, "Si pubblicano solo autori morti". La scelta non è data dalla cartella clinica, come specifica Calasso sin dall'inizio, ma dalla ricerca del "Testo unico" nel suo genere e nella sua specificità. Il testo unico è un lavoro irripetibile che coglie l'essenza dell'attimo, qualsiasi esso sia, e lo sappia riportare su carta in maniera eterna e incancellabile, questa, in sostanza, pare essere la mission di Adelphi. In fondo, un'interessantissima disquisizione sulla contrapposizione fra digitale e cartaceo, ci porta nell'era attuale e nel rapporto fra testo scritto, editore, l'ebook e l'auto-pubblicazione. Il tono e le motivazioni proposte fanno sembrare l'attuale diatriba, che mette da un lato i cultori della carta e dall'altra i fanatici degli ebook, una quisquiglia destinata solo a far passare il tempo a chi ne ha troppo da sprecare. E devo dire che alla fine è la posizione più convincente e che mi sento di condividere appieno. Potrei dire che da queste cose si vedono le differenze fra i classici intellettuali che appartengono ad un gruppo che sta pian piano sparendo che si contrappongono a quelli della nuova generazione che sono totalmente impreparati al ruolo.

A questi dovrei aggiungere anche il libro che ho al momento (1° Maggio) in lettura "Siamo spiacenti. Controstoria dell'editoria italiana attraverso i rifiuti" di Gian Carlo Ferretti (Bruno Mondadori Editore, Ed. 2012 Collana Saggi_Bruno Mondadori) che è una vera miniera di informazioni riguardo l'editoria, seguito anche da un grande elenco, in fondo al volume, di tutte le opere di riferimento citate nelle varie note. Ma di questo vi parlerò diffusamente il prossimo mese.

Discorso differente riguarda invece "Partigiano Inverno", opera prima di Giacomo Verri. Romanzo che si concentra sulla Resistenza in Valsesia (devo correggere la recensione dove avevo indicato Val Brembana). Si è sviluppata tutta una polemica in merito al mio pensiero, cosa che sinceramente non mi aspettavo ma di cui sono sostanzialmente soddisfatta perchè, nonostante quel che mi viene "rimbrottato" - ovvero che il mio giudizio è un'espressione di un "gusto"- tra le motivazioni addotte contro la mia tesi compaiono solamente "A me piacciono i libri che non sono facili da leggere" o "Io mi sono lasciata trascinare dalla musicalità delle parole (quindi non ha cercato i significati! quindi non l'ha letto!)" e via dicendo. E se queste non sono ragioni di gusto, non saprei a cosa corrisponda l'espressione "dare un giudizio di gusto". 
Il senso della polemica in sintesi riguarda lo stile narrativo con cui è stato scelto di raccontare questa storia. Ci sono un'enormità di termini antiquati, desueti accompagnati da neologismi e termini dialettali che, dalla prima all'ultima pagina, aumentano di consistenza all'interno delle pagine. Questi vanno a comporre frasi di difficile comprensione, che formano dei grumi che impediscono la scorrevolezza della lettura che cessa di essere un piacevole intrattenimento e viene continuamente interrotta dalla ricerca di questo o quel vocabolo per riuscire a parafrasare questo o quel passo. 
La questione che io pongo è: qual'è l'obiettivo dello scrittore? Perchè scrive? Per me  la risposta univoca è: comunicare. Se il messaggio, espressione del pensiero di chi scrive, è illeggibile o di difficile comprensione, allora l'obiettivo non è raggiunto perché non tutti lo leggeranno. Pare che questo punto di vista non sia comune a tutti. Non me ne devo fare una ragione, visto che in un salotto di 5 persone, di cui due erano del sito ospitante, il parere delle lettrici esterne è stato unanime. Ma mi permetto di rimanere stupita da commenti addotti alla causa del libro in questione che sembravano più di sentimento che di questioni fattive. 

La comunicazione invece non è un problema per questo libro di Et.AL. Sempre romanzo, anche se in una formula composita fra diario e lettere, "Passi sotto l'acqua" di Alicia Kozameh. Qui la radice storica non è frutto di una ricerca come quella di Verri, ma di esperienza diretta. Si parla del periodo dei Desaparecidos che fu uno dei più bui dell'America Latina. Nella postfazione, che vi consiglio di non trascurare, viene spiegata l'importanza di libri come questi. La spiegazione non solo è interessante ma presenta un punto di vista diverso per quanto attiene la questione della "Gestione del ricordo"; in sintesi si parla di introdurre all'argomento, coloro che non sanno, con linguaggi semplici ma che si avvalgono di forme di scrittura differenti. 

In pratica questo non è un romanzo unico ma composto da una serie di interventi diversi che  passano dalla lettera al diario per finire ad un resoconto romanzato. Persino Sara, il nome che viene dato alla protagonista che rappresenta la scrittrice, è un nome di fantasia che racconta un'esperienza reale: l'espediente permette all'autrice di prendere le distanze dalla sua storia e di raccontarla con parole diverse, che non sono mosse dalle emozioni personali che però, pare assurda l'asserzione che sto per fare, compaiono raccontate in maniera puntuale nelle varie parti del libro. Questo patchwork di formule di scrittura assicura anche un ritmo sempre diverso della lettura,e anche se l'autrice fornisce , in alcuni passi, resoconti pesanti della sua prigionia per rendere l'idea della distruzione interiore derivata dall'esperienza carceraria, questi riescono a rimanere accettabili per il lettore. Non si sente la rabbia personale di  chi scrive ma ci si immedesima in quella della protagonista. Nella stessa postfazione si  sottolinea l'importanza che sia una donna a scrivere e quanto questa formula sia stata richiesta in passato e viene ancora considerata importante. La sensibilità di donna è quella più adatta  a portare per mano chi si avvicina a questo periodo perché avrà un'accortezza e un'attenzione quasi da madre. E' un concetto che mi è piaciuto molto.

A questo punto, mi verrebbe da dire, veniamo a più leggere note. Ma in effetti non è così. Nonostante le raccolte di racconti di 80144 Edizioni abbiano approcci e titoli più divertenti,"Babbo Natale è strunz" e "Se il mondo finisce a Dicembre non pago Equitalia", non sono solo narrativa ma, come nella migliore tradizione napoletana, nascondono amare morali. Vi ritroverete a ridere come matti, ma se vi soffermate sulla struttura dei racconti scoprirete che, gli eccezionali autori racchiusi in queste raccolte, riescono a trasformare la favola napoletana nata con "Lo cunto de li cunti" di Basile in un racconto contemporaneo che, sospeso tra ironia e  sarcasmo, rende un'immagine vivida della società odierna. I rapporti familiari, quelli con la religione e, perché no, anche quelli fra sconosciuti che frequentano lo stesso bar. C'è  sempre un obiettivo puntato da qualche parte, il gioco sta nel scoprire l'autore prima che lui sorprenda noi e devo ammettere che non è facile. Nonostante i due libri contengano molti pezzi, il fattore comune a tutti non è solo il tema principale ma anche la scorrevolezza dei testi e la cura dell'editore nell'organizzazione di questi all'interno della raccolta. In più  ne "Se il mondo finisce a Dicembre non pago Equitalia" c'è in fondo ad ogni racconto un codice a barre (suppongo si chiami così anche quello che non ha più le barre!) in cui, con un programma di scansione adeguato, potete sentire la voce degli autori.
Sono raccolte da non trascurare e ve le consiglio volentieri anche per il prezzo che è insperatamente basso.

Finisco l'elenco con due libri:"Quattro soli a motore" di Nicola Pezzoli e "Contro il tiqui taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona"di Michele Dalai .
Per quanto attiene Pezzoli, parliamo di un esordiente, un bravissimo esordiente. A parte la penna felice che riesce a tenere un ritmo della storia calzante per circa 300 pagine - e vi assicuro che è raro!-, ma soprattutto colpisce la composizione della storia che si intreccia con molte altre non perdendo mai il filo principale e che, al lettore, sarà chiaro solo alla fine del libro. Un po' pulp, noir, giallo e anche romanzo diventa un collage che descrive un unico periodo della vita di ognuno di noi, che è quella stagione in cui si cambia e si diventa grandi. Non ci sono spiegazioni, nessuno le ha e né le troveremo in futuro, visto sono diverse per tutti. Ma l'osservazione dei cambiamenti che avvengono in Corradino ci portano indietro nel tempo e ci fanno riflettere su quel che volevamo essere e su ciò che siamo diventati. Il tutto accompagnato da una scrittura scorrevole che non si ripete nelle descrizioni e che riesce anche a strapparci più di un sorriso.

Per Michele Dalai, il libro è bello, ma magari è più facile comprenderlo se si è tifosi di calcio. Per me che guardo alla questione come "22 matti controllati da tre becchini tutti in mutande che corrono dietro una palla", diventa arduo leggerlo con una certa "leggiadria olimpica". Ma alla fine ce l'ho fatta e l'ho finito. Mi sono ritrovata a sorridere delle teorie dell'autore sul gioco del Barca o Barcellona (chiamatelo come vi pare!) e quindi a simpatizzare con il suo disamore (chiamiamolo così!) per questa squadra che, adesso, vive un momento un po' particolare (un mese a casa di mammà mi ha messo in grado di sapere tutto del calcio e non mi chiedete perché!). Il capitolo che più mi è piaciuto è la lettera al proprio figlio con la spiegazione di come porsi per far valere le sue convinzioni sulla questione e su come non farsi affascinare da slogan. E' certo che il "pensiero contro il Barca" lo metterà sempre in minoranza e se sarà forte se ne farà una ragione come il padre. Un libro simpatico, ma per le ragioni di cui sopra è destinato ad un pubblico affezionato al genere sportivo, altrimenti, è difficile apprezzarlo fino in fondo.

Per quanto riguarda gli ebook comprati, sono in maggioranza quelli delle offerte lampo al 0,99€ quindi la convenienza ha dettato i tempi di acquisto.  Per gli altri non provo nemmeno a trovare una scusa, ci sono e basta.

Questo è stato il mio mese e mezzo di letture. Sperando che la lista vi sia utile e di riuscire a montare al più presto l'elenco di Maggio,  vi auguro buone letture,
Simona Scravaglieri






Fonte: Portale Regione Umbria




domenica 30 dicembre 2012

Intervista a Roberto Calasso su 'La Folie Baudelaire'

Questa è una bellissima intervista di Roberto Calasso. Per chi non lo conoscesse, Calasso è anche  il direttore editoriale della casa editrice Adelphi. Quando si pensa a grandi e riconosciuti letterati di questo tempo si pensa a personaggi un po' stantii che citano soltanto, a volte se stessi, e  che parlano solo dei soggetti dei propri libri. Niente di più sbagliato. L'ho visto lo scorso anno a Roma, in occasione di "Libri come" a Roma all'Auditorium dove in occasione dell'uscita del suo nuovo libro, L'ardore, si faceva intervistare sui temi che venivano presentati nel suo lavoro. E devo dire che, oltre ad aver interessato la platea era riuscito a strapparci più di una risata. Stessa cosa è avvenuta con Canfora, sempre nello stesso luogo, al 1° Dicembre alla prima "Lezione di storia" della stagione 2012-13.
E' in questa occasione che mi sono ricordata di questa intervista che avevo visto su Youtube e quindi ve la posto, assicurandovi che difficilmente vi annoierete.

Buone letture e buon anno,
Simona










Il libro di cui si parla è:

La folie Baudelaire
Roberto Calasso
Adelphi Editore, Edizione 2008 (quella citata, ma c'e' anche un'edizione successiva 2010)
Collana "Biblioteca Adelphi"
Prezzo 36,60€

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