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venerdì 15 agosto 2025

Cartabellotta in cifre

Il dott. Antonino Cartabellotta è stato audito dalla "Commissione COVID" (Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2) in data 3 dicembre 2024. Qui il resoconto sommario, qui il video dell'audizione:


Una Commissione d'inchiesta parlamentare non né una corte d'assise né un circolo di tresette: se da una parte non ha i poteri requirenti e giudicanti della magistratura, e quello che risulta dal suo rapporto conclusivo è un giudizio esplicitamente politico (quindi, in questo senso, potenzialmente più onesto dal punto di vista intellettuale di certe sentenze che pur essendo manifestamente politiche si rifugiano sotto l'ombrello della pretesa imparzialità "tecnica" dell'ordine giudiziario), dall'altra parte è un'istituzione, non la prosecuzione di un parterre televisivo (o di una lite condominiale, o di una disputa sull'accuso) con altri mezzi. Per questo motivo, ad esempio, ho trovato fuori luogo che alla fine dell'audizione il dottor Cartabellotta venisse a stringere la mano ai commissari. Quello che si era appena svolto non era un incontro di tennis da tavolo, dove un gesto di fair play fra avversari può avere un senso e una sua eleganza, così come in ogni altro contesto sportivo e quindi antagonistico. Noi (almeno noi commissari di maggioranza) non eravamo lì per sport, ma per accertare le verità dei fatti, e in un contesto simile il fair play è drammaticamente fuori luogo, proprio perché presuppone un play fra due parti antagoniste, che in una Commissione d'inchiesta non dovrebbe esserci, essendo auspicabile che chiunque partecipi ai suoi lavori sia interessato all'accertamento della verità, cioè che non ci sia antagonismo, ma cooperazione. Aggiungo che il gesto era doppiamente fuori luogo perché il dottor Cartabellotta si era espresso con toni velatamente diffamatori nei riguardi di alcuni commissari, verosimilmente allo scopo di screditare e delegittimare un organo parlamentare.

Getterebbe altresì discredito sull'istituzione qualsiasi forma di "lite delle comari" in arene di per sé degradanti come i social, e sospetto che sia esattamente questo lo scopo di alcune provocazioni di questo genere:

quello di suscitare una reazione che consenta di giocare il ruolo della vittima di una persecuzione politica a chi deve ancora molte spiegazioni alla Commissione di inchiesta.

Peccato che con me non attacchi, e quindi non risponderò in rima baciata (cosa che, lo so, nella vostra inguaribile - e dopo quattordici anni anche insopportabile - ingenuità voi preferireste), ma mi limiterò a evidenziare, con alcuni semplici indicatori bibliometrici da un lato, e ricordando alcuni principi di epistemologia dall'altro, quanto la pretesa del dott. Cartabellotta di dare lezioni di metodo sia, per i veri addetti ai lavori, più esilarante di alcuni suoi aoristi fortissimi.

Bibliometria

Ripartiamo da un nostro vecchio amico, l'indice di Hirsch o h-index. Ve ne avevo spiegato il funzionamento al tempo della mia abilitazione scientifica nazionale, poi ne avevamo riparlato varie volte, ad esempio intrattenendoci sui professoroni e sui coNpetenti. Pur con tutti i suoi noti limiti (discussi ad esempio in Piddopedia), questo indice ha avuto il merito di riconciliarci con una visione olistica dell'essere umano: gli abissi di miseria umana su cui le vicissitudini del dibattito ci costringevano ad affacciarci erano estremamente correlati ad altrettali abissi di pochezza scientifica.

Recentemente, in una mia lezione sul concetto di paradigma in Kuhn (e poche altre cose) che trovate qui:

vi ho anche fornito evidenza di una delle distorsioni caratteristiche dell'h-index, ovvero del fatto che esso tenda a "enfatizzare il lavoro proveniente da grandi collaborazioni" (Piddopedia dixit), ovvero, che esso sia più alto in discipline in cui i paper hanno di norma un elevato numero di coautori. Chi c'era ricorderà infatti questa slide:


che commentando una tabella tratta da Malesios, C. C., & Psarakis, S. (2014). Comparison of the h-index for different fields of research using bootstrap methodology. Quality & Quantity, 48, 521-545 illustra come di norma l'h-index dei medici sia circa il triplo di quello degli economisti. L'arcano si spiega con un noto fatto stilizzato della sociologia scientifica: mentre gli economisti sono animali solitari, come l'orso, i medici operano in branchi, come le iene, o, per chi volesse xenofobicamente confinarsi alle nostre latitudini, i lupi. Fuor di metafora zoologica, il dato è che mentre il numero medio di coautori di un economista è attorno a 0,6, quello di un farmacologo, ad esempio, è attorno a 2 (circa tre volte tanto; qui). Il fenomeno è resistente a quella espansione continua e universale (cioè estesa a tutti gli ambiti) del numero di coautori di cui parlano Mike Thelwall, Nabeil Maflahi; Research coauthorship 1900–2020: Continuous, universal, and ongoing expansion. Quantitative Science Studies 2022; 3 (2): 331–344.

In altri termini, i coautori dei medici sono sempre stati più o meno il triplo di quelli degli economisti, e continuano a esserlo anche ora che il numero di coautori degli economisti è in crescita. Non è quindi strano che in media l'h-index dei medici sia il triplo di quello degli economisti: un gruppo di ricerca più numeroso incrementa le autocitazioni, le citazioni reciproche, il traino che colleghi più eminenti (i team leader del gruppo) offrono ai colleghi più irrilevanti (perché se almeno uno degli autori di un paper è rilevante, chi scrive una ricerca lo citerà, per evitare di sembrare disinformato, ma così facendo alzerà l'h-index di tutti i coautori, fossero anche delle perfette fetecchie), eccetera.

Fatta questa doverosa premessa metodologica, il dato bibliometrico è questo:


e sì, lo capite da voi: per potermi dare lezioni di metodo scientifico, per poter essere considerato mio pari come ricercatore, il dott. Cartabellotta, essendo un medico, dovrebbe avere un h-index triplo del mio, e quindi pari a (lo aiuto) 10 x 3 = 30 (cioè sostanzialmente uguale a quello di Burioni, che comunque, come vi ho mostrato a Venezia, ha un h-index piuttosto scarso per un docente del suo settore). Lo dice la scienza (in particolare, quella scienza che va sotto il nome di scientometria), e quindi suppongo che un idolatra della scienza come Cartabellotta non possa contestare questa asserzione. Invece, purtroppo, il suo h-index è inferiore al mio (lo aiuto: 9<10), a testimonianza del fatto che nonostante che lui abbia scritto più di me (38 documenti Scopus invece di 23), forse anche perché da sette anni io purtroppo non posso fare ricerca, o perché oltre ai paper ho pubblicato anche qualche CD, quello che ha scritto interessa ahimè a ben poche persone, anche se tecnicamente vale ad accreditarlo come "ricercatore", né è mia intenzione contestargli questo titolo, ci mancherebbe!

Del resto, parlando dei professoroni constatammo che c'erano ordinari del mio settore che pensavano di avere qualcosa da insegnarmi dall'alto di un h-index che era la metà esatta del mio: professori si diventa in tanti modi e ricercatore vuol dire tante cose...

Entrando un po' più nel dettaglio, constatiamo che Cartabellotta ha avuto 107 coautori, mentre chi vi parla solo 13, la mia pubblicazione più citata è questa, che ho scritto da solo, mentre la sua pubblicazione più citata mi pare sia il Sicily statement on evidence-based practice, una pubblicazione che non è un research paper ma una dichiarazione, e il cui corresponding author ha un h-index di 44, il secondo autore un h-index di 50, e così via (si capisce quindi da dove vengano in questo caso le citazioni del dott. Cartabellotta). Se c'è altro, sarò lieto di apprenderlo: sinceramente, non ho troppo tempo a disposizione e col poco campo che ho in montagna queste ricerche sono troppo impegnative. Sarei stupito, con queste premesse, di trovare contributi di ricerca originali (cioè descrizioni di risultati scientifici innovativi conseguiti) e significativi (cioè con molte citazioni) del dott. Cartabellotta, ma non sto dicendo che non ce ne siano. A settembre cercherò meglio (se non avrò di peggio da fare).

D'altra parte, Sicily statement è un titolo eloquente, non trovate? La Sicilia è una terra meravigliosa! Se già persone del calibro di Belton Fleisher, Joe Brada, Gary Jefferson, Tony Thirlwall, Roberto Frenkel e tanti altri si estasiavano nell'umile e misconosciuto Abruzzo (ma non per questo mi o gli è venuto in mente di essere miei coautori!), pensa Dawes e Summerskill in quale brodo di giuggiole saranno andati nella rutilante Trinacria!...

Menschliches, Allzumenschliches.

Epistemologia

Le banalitudini di Cartabellotta sulla scienza come metodo (ovviamente rigoroso, perché il metodo è rigoroso come le riforme sono strutturali e le olive greche) anziché come challenge del "pensiero unico" (cioè, nel linguaggio di Kuhn, del paradigma dominante) manderanno sicuramente in estasi le tante Marie Barbise di sinistra, le demi-vierges semicolte, tutte possedute dalla smania di ingollare e vomitare, in una lurida bulimia intellettualoide, frasi fatte da cartina del cioccolatino. Peccato che il mondo sia un po' più complesso di come piace vederlo a loro, che non vi sia alcuna teoria epistemologica seria che imposti il discrimine fra scienza (qualunque cosa essa sia) e non-scienza in questo modo, e anzi, come vi ho spiegato a lungo a Ca' Sagredo, in quel luogo altamente simbolico, il lavoro della "scienza normale" (nel senso di Kuhn), cioè di quella che chiameremmo "ricerca scientifica" è in realtà esattamente quello di confermare il paradigma (il pensiero unico), ma proprio da questo lavoro di raffinamento del paradigma emerge il suo superamento, cioè la rivoluzione scientifica, elemento di progresso, di un progresso che avanza per discontinuità (e non per "metodo rigoroso").

Ma qui forse qualcuno si è già perso: sicuramente si sono persi i SDHIC (single-digit h-index colleagues), e magari si è perso anche qualcuno di voi (ma non credo).

Conclusioni

Esorterei alla prudenza.

In Commissione COVID abbiamo avuto pasdaran della "medicina basata sulle evidenze" (traduzione maccheronica, ma d'altra parte, come ricorderete, tradummo...) trasformarsi in gattini bagnati di fronte alla richiesta di fornire alla Commissione persino la più banale delle evidences, cioè l'ordine di grandezza del tasso di letalità del COVID, o altri che, addirittura, con un'ingenuità sconcertante, confessavano di aver preso decisioni di non piccolo momento non sulla scorta delle evidences, ma sull'onda emotiva di filmati inviati loro da colleghi cinesi (#DAR), senza porsi il problema di eventuali lievissimi conflitti di interesse di varia natura che avrebbero potuto inficiare l'attendibilità di simili "fonti scientifiche". La mia personale impressione, dopo oltre un anno di lavoro in Commissione COVID e dopo cinque anni di confronto con ricercatori di statura internazionale (cioè di medici con h-index da medici) è che le posizioni del mainstream siano in rapida evoluzione. Suggerirei quindi di mantenere un signorile distacco, o quantomeno di dedicare agli attori di questa tragicommedia un'attenzione direttamente proporzionale al rapporto fra il loro h-index e le medie di settore, e di lasciar lavorare il Parlamento.

Il signal arriverà presto.

Tutto il resto è noise, cioè noia.

Tanto dovevo a voi e agli "scienziati".

mercoledì 25 dicembre 2024

Energia oscura (ovvero: perché in fondo vi voglio bene).

Lunedì 23/12/2024 ore 18:59 via Whatsapp:


Onorevole buona sera, sono "Alex". 

Faccio la punta al cazzo io prima che te la faccia qualcun altro.

Quello cui tu ti riferivi a Sagredo era la materia oscura non barionica (WIMPS); una Piddinata degna del miglior Etarcos visto che la curva di rotazione  delle galassie si  desume applicando il teorema del viriale che  a sua volta è  applicabile SOLO SE il sistema è dinamicamente  "fully relaxed" il che è, appunto,  un bel "whisful thinking", un bel "passar sopra".

Viceversa nell'articolo che tu segnali oggi sull'ex-tuider invece, parlano di Dark Energy

Per carità, altro epiciclo gigante, ancora più gigante della dark matter, ma non è la stessa cosa.

E comunque il tutto naturalmente non sposta di una virgola il senso del discorso che facevi a Sagredo.

Detto giusto così, per la cronaca. Mica che poi salti fuori il   pirla di turno "Ah Bagnai anche  Cosmologo"  (minchia, dev'essere difficilissimo navigare "laggiù").

Buone feste.

Alex


wendellgee985 ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Epistemologia for dummies: paradigmi e rivoluzioni nel pensiero di Kuhn":

E alla fine, anche sulla materia oscura aveva ragione Bagnai


Pubblicato da wendellgee985 su Goofynomics il giorno 24 dic 2024, 07:16


Allora...

Innanzitutto, riallacciandomi al tema del post precedente, un plauso ad Alex per la raffinatissima strategia elusiva adottata allo scopo di aggirare il mio divieto di auguri natalizi!

Entrando nel merito: Alex ha ragione (quindi wendellgee985 ha torto), ma vorrei però rassicurarlo sul fatto che so distinguere fra materia ed energia. So anche che la prima può convertirsi nella seconda, ed è anche nel tentativo di realizzare questo piccolo miracolo quotidiano che mi inerpico per i pendii della Majella: perché di materia addosso ne ho sempre più di quella che mi servirebbe, e convertirla in energia potenziale mi mette di buon umore... Non mi stupirebbe se anche che la seconda potesse convertirsi nella prima, e in effetti credo che lo si possa fare, ma con un'attrezzatura un po' più complessa di un paio di scarponi.

Mi rendo conto che il mio riferimento su Twitter saltava un passaggio, perché a Ca' Sagredo vi avevo parlato di che cosa si sono inventati gli scienziati-che-sanno-tutto-perché-ci-hanno-il-metodo-scientifico-che-non-cambierà-mai-più-per-l'eternità per spiegare come mai le stelle esterne delle galassie a spirale non vengono scagliate nell'infinito nulla come altrettanti ciottoli dalla fionda di Davide, mentre il paper che citavo si riferisce ad altro, cioè a quello che gli scienziati-che-sanno-tutto-perché-ci-hanno-il-metodo-scientifico-che-non-cambierà-mai-più-per-l'eternità si sono inventati per giustificare il fatto che l'espansione dell'universo sta accelerando, anziché decelerando (cosa in effetti strana, perché ci si aspetterebbe che, per via della forza di gravità, tutta questa massa prima o poi collassi su se stessa...).

Ovviamente il collante logico fra due temi così diversi sono appunto gli scienziati-che-sanno-tutto-perché-ci-hanno-il-metodo-scientifico-che-non-cambierà-mai-più-per-l'eternità, quelli che confondono la frontiera della ricerca con la fine della storia, immemori delle cantonate prese per secoli (tutta 'sta roba "oscura" a istinto mi ricorda, come forse vi ho detto, il paradigma della materia chiara, cioè l'etere).

Per quanto riguarda la materia oscura (cioè, per capirci, la massa mancante - forse!), il fatto che non la si sia ancora trovata non implica necessariamente che non ci sia. Lo stato dell'arte, per i "puntacazzisti", mi risulta essere quello riassunto da questo grafico di Ciaran O'Hare (qui trovate le sue slides divulgative):


dove in ascissa avete la massa dell'eventuale particella, in ordinata la sua sezione d'urto con un protone (diciamo le sue dimensioni), e in verde la zona in cui possiamo escludere che ricada l'eventuale materia oscura perché chi ne è andato in cerca lì non l'ha trovata (XenonIT è l'esperimento del Gran Sasso). Come dice una mia amica, è un po' come giocare a battaglia navale, e la parte in verde è quella dove non abbiamo colpito (rectius: dove gli strumenti a nostra disposizione non sono stati colpiti da) nulla! 

Comunque, se questi temi vi interessano, non c'è bisogno di andare in Australia. Qui da noi c'è un ottimo divulgatore, Amedeo Balbi, che fa un eccellente lavoro. In questo video vi spiega il problema che ha portato all'invenzione della materia oscura:


e in questo vi (o meglio: ci) aiuta a capire il senso del paper di Seifert at al.:


Apro e chiudo una parentesi: a istinto, immagino che Balbi, uscendo dal proprio ambito e venendo ai temi che qui ci convocano, sarebbe uno di quelli che la liretta, le generazzzionifuture, erdebbitopubblico, Leuropachecidalapace (inteso nel senso: l'Europa che ci restituisce i soldi dei contribuenti italiani per costruire i giocattoli con cui esploriamo la vastità del cosmo). Magari mi sbaglio. Ma il suo sforzo di divulgazione è veramente apprezzabile e da ognuno dobbiamo prendere quello che può dare. Rispetto alla divulgazione che abbiamo fatto qui ha avuto il vantaggio di porsi su un piano apparentemente meno controverso perché meno esposto politicamente, il che gli conferisce serenità e margini di espressione a noi preclusi, ma va riconosciuto che la sua formula di brevi video tematici è ben concepita e bene eseguita. Del resto, la cosmologia era politicamente esposta quattro secoli or sono, e magari tornerà ad esserlo fra altri quattro secoli. E tanto per capirci: i costosi giocattoli ci vogliono, perché come abbiamo capito leggendo Kuhn il progresso scientifico avanza prendendo cantonate, ed è solo andando fino in fondo a ogni cantonata, approfondendola in particolare tramite strumenti di misurazione sempre più precisi (compito della "scienza normale"), che si può arrivare a percepire l'anomalia, e fare un passo avanti. Quindi, naturalmente, nulla contro la ricerca di base, anzi! Mi limito ad evidenziare che si è sempre fatta, e si potrebbe fare, anche con meccanismi di coordinamento diversi da questa caricatura di Superstato che (oltre a essere deprecata da diversi lavori scientifici) ci opprime e che sta, lei sì, collassando sotto il proprio peso, esattamente come le galassie dovrebbero fare, ma non fanno, e il nostro non capire perché non lo facciano lo chiamiamo energia oscura.

Qui, invece, ciò che resta oscuro è il perché i piddini, che pure vedono l'accelerazione del cosmo, non vedano il collasso del loro microcosmo, del piccolo mondo antico europeo. In questo caso non è il resdhift, ma il blackshift che dovrebbe segnalarglielo, cioè quel fenomeno che modestamente descrivemmo (o descrimmo) sul manifesto nel 2011: "Le politiche di destra, nel lungo periodo, avvantaggiano solo la destra".

(...sintesi: vi voglio bene perché da voi imparo tanto. Ovviamente, restano esclusi da questo perimetro gli ingengngnieri, ma con qualche fulgida eccezione...)

sabato 14 dicembre 2024

Epistemologia for dummies: paradigmi e rivoluzioni nel pensiero di Kuhn


(...qua sopra. Partendo dalle conclusioni, in questa scombiccherata epistocrazia che si prova a costruire, non posso non darvi, come vi diedi al tempo di Monti, degli strumenti per unire i puntini. Quando ti trovi di fronte un coglione qualsiasi che parla di scienza senza avere la benché minima competenza nel discorso sulla scienza, cioè molto, troppo spesso, forse saperne qualcosa in più può aiutare, non a controbattere - quello mai, coi coglioni non serve - ma a valutare gli argomenti che vengono portati, per minimizzare la probabilità dei due possibili errori: quello di considerare validi argomenti fallaci, o quello di rifiutare in radice argomenti potenzialmente corretti. Dal discorso di oggi si possono distillare molti succhi e ognuno trarrà il suo, ma quello che a me sembrava particolarmente importante trasmettere, e che forse non sono riuscito a trasmettere, alla fine è questo: che le persone che voi meritatamente odiate, perché si sono ammantate con autoritarietà di un'autorevolezza che certamente non possedevano, non erano delle eccezioni [negative], non erano particolarmente malvagie: la scienza normale funziona così: poveri Cristi che devono giustificare la propria esistenza a se stessi e alla propria comunità di riferimento, manovali di un progetto di cui non è né necessario né opportuno che conoscano né che critichino le fondamenta, una critica che non gli viene comunque chiesta dalla comunità autoreferenziale cui appartengono, e alla fine la storia dimostra che è giusto che sia così, perché solo questa autoreferenzialità conferisce alla comunità scientifica la massa critica necessaria per concentrare lo sforzo di ricerca su un determinato paradigma, e perché solo sullo sfondo del paradigma emerge l'anomalia, e perché solo la resistenza all'anomalia consente di affinare un nuovo paradigma.

Vedrete sulla pandemia che bei cambiamenti di paradigma che ci aspettano. Belli per alcuni, naturalmente, e meno belli per altri: strano come una immunizzazione vista dal basso sembri un effetto collaterale, si potrebbe dire parafrasando la declaratoria di questo blog. Del resto, quello che a me, da economista, è sempre sembrato fallace nel discorso pandemico è stato il vero negazionismo, quello sugli effetti collaterali, perché non ci sono free lunch, e quindi neanche la terapia unica moderna e accettata poteva esserlo.

E poi, voi che avete in tasca la verità [cha cha cha], come fino a prima di conoscermi avevate sempre a portata di mano l'onestà [cha cha cha], è anche giusto che sappiate che la verità non è il motore di nulla: non lo è della storia, e non lo è della ricerca! Galilei fondava la superiorità del proprio modello cosmologico su un fenomeno [le maree] di cui dava un'interpretazione falsa, mentre attaccava chi, con un'intuizione geniale, ne dava ante litteram l'interpretazione corretta [Keplero]. Euclide passava sopra alle cose che non quadravano col suo modello di ottica, quello di raggio visuale che si muove dall'occhio lungo una traiettoria rettilinea, ma lo faceva anche il grande Newton, perché il suo paradigma era quello corpuscolare, che derivava in qualche modo dalla sua dinamica, ma che non poteva spiegare pienamente un fenomeno che è [anche] ondulatorio, e tutto questo Newton lo sapeva benissimo perché già al suo tempo c'erano stati autori che ben prima di Fresnel avevano avanzato questa ipotesi, ma Newton semplicemente e scientemente non voleva dargli ragione! Eppure Galilei e Newton hanno cambiato il panorama della scienza moderna! Ma se perfino loro erano disonesti intellettualmente, perché non volete concedere un minimo di disonestà intellettuale a persone comunque infinitamente più piccine di loro? Perché vi hanno inseguito con l'aghetto? Anche i calabroni lo fanno, e le conseguenze immediate possono essere molto più dolorose e in qualche caso letali. Ognuno segue la propria inclinazione: la segue la Natura, e la segue il discorso sulla Natura, dove quelle che a noi sembrano aberrazioni [il ricorso al principio di autorità] sono fisiologiche, dove quello che a noi sembra che non porti da nessuna parte [il perseverare nell'errore] è in realtà l'unico vero motore di un progresso non rettilineo [come quello degli ebeti progressisti] ma proprio per questo tanto più duraturo!

E poi ci sarebbe da aprire il discorso su Platone: ma è meglio richiuderlo subito! L'attualità delle sue riflessioni è sconcertante, ma quando lo leggevo negli anni '80 oggettivamente mi mancavano gli strumenti per capirlo. Se non avessi cambiato facoltà e non fossi diventato un professore di economia non avrei mai potuto capire il Politico come mi sembra di capirlo ora, e le vicende degli ultimi quattro anni hanno senz'altro aiutato. Dategli un'occhiata anche voi...

Ho sforato dicendo circa i due terzi di quello che avrei avuto da dire: il resto, magari, scaturirà dalle reazioni ai vostri commenti. E comunque ricordate: nel progresso scientifico non è la certezza a nascere dal dubbio, ma il dubbio a nascere dalla certezza. La materia prima è la certezza. So che voi pensavate che fosse il contrario, ma purtroppo è così! Quindi non disprezzate troppo gli imbecilli armati di certezze: anche se non lo sanno, sono comunque utili idioti di una battaglia che l'umanità sta combattendo nel proprio interesse. Sembra paradossale, ma oggi vi ho dimostrato che è vero e perché non può non essere vero...)


giovedì 14 novembre 2024

Quando un uomo con la piccozza incontra un uomo col dubbio...

...sapete come va a finire:


Ora, nel noto film di Sergio Leone alla fine la cosa prende una piega diversa, come ricorderete.

Viceversa, a me capita sempre che sia l'uomo col dubbio (io) a stendere l'uomo con la piccozza, o con la siringa, o con consimile simbolo-feticcio della nostra amica Lascienza (quella di cui parlammo qui).

Potrebbe trattarsi di una banale coincidenza. Io ritengo invece che sia una questione di metodo. Permettetemi di rinfrescarvi la memoria.

Cominciò qui quello che fa rima con Orione:

Poverino, nessuno gli contestava, né gli contesta, nel suo ruolo di simpatico bounty killer (è delegato alla character assassination da una delle tante testate sconfitte dalla storia, onestamente non ricordo nemmeno quale), la facoltà costituzionalmente garantita (da noi, non da loro) di esprimere le sue opinioni!

Però, sempre per restare nella grande filmografia:

"ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti", o almeno i propri avversari (le due cose non necessariamente coincidono ma entrambe possono salvarti se non la vita almeno la faccia).

Certo, se accecato dalla livorosa presunzione della tua superiorità morale sul "senatore della Lega" ti avventuri in un terreno che è impervio e ostile anche per molti ricercatori, quello dell'epistemologia, affermando che "la scienza è certezza" (Heisenberg scanzete, Kolmogorov nun ce penzà popo, Kuhn vatte a nasconne...), senza sapere che di fronte hai uno che per lavoro fa il ricercatore, che nella vita usa gli strumenti della statistica matematica, che ha subito decine e inflitto centinaia di referaggi su riviste di un certo prestigio, ma soprattutto che ha una forte personalità e mediamente le azzecca, la figura di merda te la sei andata a cercare. Si capisce poi che per lenire lo smacco tu ogni tanto ti esibisca in pezzi di colore il cui climax è sempre quella storia che io sarei un mediocre clavicembalista! Ricordo che i coglioni secondo cui io ero un mediocre economista, oltre a non averne azzeccata una, e a dover dire cinque o dieci anni dopo quello che io dicevo cinque o dieci anni prima, non sono comunque riusciti, con la loro simpatica mafietta, a impedirmi di avere un'idoneità da ordinario: il prossimo disco non credo che lo avrà (ci abbiamo investito poco tempo), ma quando quello dopo prenderà il suo diapason d'oro sarà mia cura recapitarlo all'uomo che fa rima con recensione, per avere, appunto, il suo giudizio informato...

Intanto AstraZeneca ha fatto dei morti accertati, salvo mio errore (ma saranno i giornal-

oni a smentirmi, eventualmente), e quindi io, se fossi nei panni in cui per fortuna non sono, mi vergognerei molto. Un simile endorsement ad Astrazeneca il giorno prima che venisse ritirato dal mercato: roba che in confronto Paperoga sembra James Bond!

Ma non voglio infierire...

Ieri ci siamo trovati da capo a dodici!

Arriva coso, come se chiama, lo scienziato a basso h-index, perché il mio è questo:


e il suo è questo:


(e lui in teoria dovrebbe fare solo quello, mentre io, come dire, ho anche qualche altro hobby, e non mi riferisco alle incisioni su organi storici), e in diretta dalla caverna di Platone (che fa rima anche lui, del resto) notifica a me, che garbatamente esortavo alla prudenza e al dubbio, che sul clima "la comunità scientifica si è espressa già!"


Ora, io mi rendo conto che il New York Times come testata giornalistica non può competere in influenza e autorevolezza con ReStart, e mi rendo conto che Gavin Schmidt:


o Zeke Hausfather:


non possono paragonarsi per competenza e produzione scientifica, come tutti vedono, al nostro showman preferito (per gli ignari: un indice di Hirsch pari a n indica che l'autore in questione ha almeno n pubblicazioni scientifiche citate almeno n volte in altre pubblicazioni scientifiche: quindi, se hai un'unica pubblicazione citata da 20.000 colleghi il tuo h-index è uno, ecc.).

L'uomo della caverna (di Roncone), del resto, su una cosa aveva assolutamente ragione: sul clima la scienza si è espressa!

Lo ha fatto per dirci che, in fondo, di quanto sta succedendo, non ci sta capendo un cazzo:


(perdonatemi se, nella mia umanistica ansia di intercettare l'attenzione operosa del mio interlocutore, mi sono situato per un attimo su un registro linguistico verosimilmente accessibile agli epistemologi all'amatriciana, alla variopinta cour des miracles di quelli che nel XXI secolo ancora si pascono di certezze, evidentemente ignari dei danni che questo atteggiamento ha causato nel XX secolo, e in tutti quelli precedenti, da che storia umana riporti...).

Apro e chiudo una parentesi per ricordarvi che è esattamente quello che un altro scienziato è venuto a dirci in Commissione COVID: che all'inizio non ci avevano capito molto (verità comprensibile), aggiungendo che per questo avevano lasciato libertà di scelta ai medici (menzogna assoluta):

(...apro e chiudo un’altra parentesi: mi scuso ma con quattro Commissioni non sempre riesco a essere presente...)

Ma questo è uno scienziato:


(vi spiegherò un giorno i limiti del confronto fra indicatori bibliometrici in settori scientifico-disciplinari diversi).

Sugli altri, invece, che cosa volete che vi dica?

Non volete studiare?

E va bene, è faticoso: se non lo so io!

Volete esprimervi su argomenti di cui non sapete un decimo di un centesimo della metà di un cazzo?

Transeat! Purtroppo da quando "sono in politica" capita anche a me di doverlo fare: vi esprimo la mia massima e più sincera solidarietà, segnalando che a quel punto diventa una questione di eleganza e di rispetto per l'interlocutore.

Ma una cosa, però, vi esorto a considerarla: non è colpa vostra, e non è merito mio, ma normalmente quello che dico si verifica. Per cui, se mi sentite pronunciare la parola "dubbio", nel vostro interesse un dubbio fatevelo venire.

Così non solo resteremo amici (io non ho nessuna animosità verso di voi, uno di voi due ce l'ha verso di me, ma gliene sono grato perché nell'attesa di rimpinguare il mio portafoglio rallegra le mie giornate!), non solo, dicevo, resteremo amici, ma soprattutto non farete figuracce!

Chi ve lo fa fare di schiantarvi contro uno che parla solo se sa quello che dice?

Poi, per carità, tutti i gusti son gusti (come disse quello che...).


lunedì 29 maggio 2023

Risorse finite?

(...soffro molto di non poter mantenere un rapporto più assiduo con voi, ma gli impegni si accumulano a tanti livelli. Questo blog è un esperimento unico: lo era già quando, da docente di economia, avevo deciso di investire così tanto tempo in un'attività - la divulgazione scientifica - dal ritorno nullo o negativo in termini di carriera. Diventa una sfida alle leggi della fisica ora che il tempo che continuo a investirci semplicemente non ce l'ho. Mi prendo un'ora - quella che ho prima di recarmi alla presentazione di un impianto di Amazon al confine settentrionale della mia marca - per ragionare su un commento interessante fatto da uno di voi. Il commento è di qualche tempo fa. Purtroppo la spazzatura dei vari Marco - con la maiuscola, lo spam del caro amico Erik - Pombeni, Dossetti, Burgio, Smith, ecc. - le provocazioni idiote dell'amico Pietrino Yanez, lasciano spesso indietro quella merce oramai rara che sono le intelligenti voci di dissenso. In materia economica, in effetti, ci siamo detti quasi tutto, da aggiungere c'è poco, la corazzata dell'austerità comunemente intesa si è sgretolata logicamente, se pure non del tutto politicamente, ogni tanto incontriamo qualche suo relitto, ma non mette nemmeno conto scostarlo: ci si può tranquillamente passare sopra. Resta però sempre, insidiosa, l'austerità camuffata da anelito verso un mondo più pulito, l'austerità decrescista-ecologista. Credo di essere stato il primo a mettere in evidenza qui il legame a dire il vero piuttosto evidente tra "ecologismo" e politiche di austerità. Lo vediamo nell'idea che i poveri debbano smettere di consumare perché consumare inkuina, un'idea ovviamente funzionale a una redistribuzione del reddito a favore del capitale finanziario, che infatti - ci riportano le cronache - disinteressatamente finanzia gli ecoscemi in giro per il mondo. Secondo voi lo fa per lavarsi la coscienza, o per migliorare il proprio conto economico? Ne parliamo da molto, ma molto molto prima, che tanti svalvolati su Twitter imparassero a biascicare "malthusiano" a torto e a traverso, pensando di essere fichissimi, come il povero Pippo della canzoncina (inutile dire che questi epigoni svalvolati sono magna pars di quelli che ci siamo persi per strada, senza molto rimpianto)...

Non è un caso che da quando l'austerità "alla Marco" - per capirci: il buon padre di famiglia, le generazioni future, le piccole imprese inefficienti, ecc. - è scomparsa dal radar, perché perfino ai servi incaricati della trista bisogna veniva da ridere a leggerne le veline, sia ripartito in grande spolvero il circo di quelli che vogliono salvare il pianeta distruggendone - se non fisicamente, economicamente - la maggioranza degli abitanti. Questa linea di attacco ai vostri portafogli e, in definitiva, alla nostra democrazia, è particolarmente insidiosa perché sfrutta le due leve che abbiamo visto, in tanti anni di Dibattito, essere le più potenti: la minaccia esistenziale diretta, e l'ignoranza.

Nel confutare il decrescismo - o l'ecologismo, che poi è la stessa cosa - ero partito dall'esplicitare il tipo di ignoranza che lo sottendeva. Ci vuole molta ignoranza della più elementare grammatica dell'economia per associare alla decrescita economica un mondo più sostenibile, più pulito, e ci vuole anche una singolare volontà di ignorare il dato di realtà. Basterebbe poco per rendersi conto del fatto che gli Stati "meno cresciuti", e quindi più poveri, sporcano di più per il semplice fatto che non possono permettersi tecnologie più pulite. Ma poi le vicende di quel "minibot fatto male" (Claudio Borghi dixit) che è stato il 110% hanno messo in evidenza nel 2022 quello che vi avevo detto nel 2011: "è grazie al progresso tecnologico che le nostre tecnologie possono diventare meno inquinanti (vedi le case teutoniche), e che i nostri consumi si riallocano da beni materiali a beni immateriali. La crescita del Pil non è più fatta solo di altoforni e centrali a carbone. È fatta anche di sviluppo software, agricoltura biologica certificata (e quindi servizi di certificazione), istruzione terziaria, energie rinnovabili, ecc. Tutti consumi ad alto valore aggiunto, che si associano a crescita del Pil". Nessuno ha notato - ma il compito di questo blog è far notare quello che nessuno nota - che il 110% sta ai grillini come il "debito buono" sta a Draghi: in termini dialettici è stata la sconfitta - meno evidente ma più cocente - dell'altra faccia dell'austerità: la decrescita. Per chi ricorda che cosa fossero gli ortotteri una decina di anni fa il loro attuale anelito verso la crescita dovrebbe in effetti suonare molto strano. Ma come!? Non erano loro i paladini della decrescita perché la crescita inkuina? Me lo ricordo solo io questo? Me le ricordo solo io le interviste ai familiari dell'ortotterone capo che si sdilinquivano nel riportare come egli non ammettesse alcun detergente più energico dell'acqua di fonte (pensa che sollazzo stargli accanto in periodo di localuomming...)? Il 110% ha costretto gli ortotteri a smentire la propria retorica decrescista riconoscendo che per ottenere un mondo più "sostenibile" occorre investire, occorre cioè aggiungere, non sottrarre, al Pil. Proprio quello che qui facevamo umilmente notare nel 2011 - ovviamente sommersi dal solito coro di pernacchie dei decerebrati!

Venuta meno la retorica dell'"investire inkuina", cioè la leva dell'ignoranza, per portare avanti l'agenda regressiva (in termini distributivi) dell'austerità resta solo la leva della minaccia esistenziale diretta. Dobbiamo essere austeri - cioè, in termini economici, consumare di meno, e in termini colloquiali spendere di meno - perché altrimenti distruggeremo la madre Terra. Dobbiamo vivere male per non morire peggio, perché la fine del mondo è vicina, e quindi, ça va sans dire, dobbiamo FARE PRESTO! Questo senso di urgenza indotta non è una assoluta novità, giusto? Tutti ricordiamo l'infame titolo con cui il giornale del professionista che amava le bistecche propagandò le politiche che hanno distrutto il Paese nel modo che abbiamo più volte documentato. Ma è ancor meno una assoluta novità il millenarismo, la predicazione di una fine del mondo imminente, che deve indurci a purgarci dei nostri peccati, a modificare i nostri comportamenti, a rigenerarci interiormente, e naturalmente a piegare la testa al feudatario. La dimensione di instrumentum regni della religione emerge in tutto il suo splendore nel nuovo millenarismo...)

(...ma ora devo lasciarvi: un'ora è passata, ci rivediamo appena possibile...)

(...riprendiamo il discorso...)

(...un millenarismo che chi ha una certa età - diciamo, almeno la mia - ha visto costruire nel tempo, meticolosamente, diuturnamente. Ma prima di entrare nel vivo, lasciamo esprimere il nostro nuovo amico...)


Marco G ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Segare il ramo, banchieri filantropi, e altre storie":

I post sull'economia sono sempre molto piacevoli da leggere, però c'è una cosa che non ho mai capito quando si parla di economia e negli ultimi tempi la capisco ancora di meno. Per spiegarmi parto dalla frase "Paesi privi di materie prime sono costretti a esportare prodotti finiti per procurarsi le risorse finanziarie con cui importare le materie prime: ci avevate mai pensato?"

Ecco, io quello che non ho mai capito è come la teoria economica tenga in conto il fatto che le materie prime non sono inesauribili e che prima o poi termineranno. Cioè se prima o poi il petrolio terminerà, mi pare che piaccia o non piacca, la recessione probabilmente arriverà e probabilmente ciò accadrà sia che siamo dentro o fuori dall'euro o dentro o fuori dall'UE. Idem per il gas, ma anche per altre materie prime (tipo il rame). Non so come verranno alimentate tutte le macchine che oggi sono alimentate a petrolio, quando questo sarà terminato o comunque quando ce ne sarà di meno a disposizione (vedo difficile installare reattori nucleari su automobili, camion e aerei. E probabilmente anche sulle navi). Se poi termina anche il gas, difficilmente si avrà elettricità disponibile come quella che c'è oggi (le rinnovabili, nucleare compreso, sicuramente non potranno sostiture gas e petrolio in tutti gli utilizzi attuali). Se poi terminano anche altre risorse, tipo il rame, sarà difficile avere ancora dei computer (e ad esempio tutto il sistema bancario che immagino si basi molto su operazioni online semplicemente probabilmente non potrà più esistere). Per quanto ne so io, l'esaurimento totale delle risorse naturali forse è lontano, ma il raggiungimento dei picchi moldiali di estrazione è vicino, se non già superato. Il picco di estrazione del petrolio convenzionale è già stato superato nel 2007 o 2008, anche se la produzione totale di petrolio è aumentata da allora (ma questo è stato possibile aggiungendo al petrolio convenzionale il cosiddetto "petrolio di scisto" estratto soprattutto negli Stati Uniti). E comunque pare che il picco di estrazione totale di tutto il petrolio, cosiderando anche il petrolio di scisto sia stato tra il 2018 e il 2019, anche se per confermare questo dato credo che servirà ancora del tempo (anche per capire se la diminuzione dell'estrazione è stata dovuta effettivamente all'esaurimento della risorsa o se la riduzione è stata indotta dalla pandemia). Anche il gas non è certo inesauribile e le azioni di Putin mi sembrano semplicemente un acceleratore di quello che sarebbe accaduto comunque, per quanto riguarda il gas, anche se magari sarebbe accaduto un po' più avanti nel tempo. E anche per il rame è previsto un picco nell'estrazione prima del 2030.

Per il rame tra l'altro la situazione è anche peggiore che per petrolio e gas, visto che le sorgenti fossili di energia potrebbero riformarsi (ma si dovrebbe avere a disposizione da qualche decina a qualche centinaio di milioni di anni perché si riformino i giacimenti); per il rame non c'è alcun tipo di fenomeno che gli permetta di riformarsi, nemmeno in miliardi di anni, quindi quando sarà esaurito sarà esaurito per l'eternità.

Non riesco a capire come questa riduzione delle risorse naturali venga tenuta in considerazione dai modelli economici, perché a me sempbrerebbe logico che una riduzione della disponibilità di queste risorse dovrebbe dar luogo ad un fenomeno di inflazione più o meno sempre crescente (se di queste risorse ce ne sono sempre di meno, dovrebbero costare sempre di più). Inoltre senza risorse o comunque in presenza di riduzione di queste risorse la produttività del lavoro mi sembra che dovrebbe abbassarsi in qualsiasi caso, sia dentro che fuori dall'euro sia con salari minimi alti che bassi, ecc. E il PIL conseguentemente dovrebbe calare in ogni caso. Però sembra che nei modelli economici queste cose non vengano tenute minimamente in considerazione, ma forse non è così e vengono tenute in considerazione in qualche modo, solo che io che sono ignorante in economia non me ne accorgo.

Pubblicato da Marco G su Goofynomics il giorno 9 gen 2023, 02:21

(...riportato col consueto rispetto della diversità, in particolare di quella ortografica - ma anche quella di opinioni!...)


Vorrei partire da un disegnino, questo:


tratto da qui e segnalato da uno degli account Twitter più interessanti (per me), questo:

Penso di fare una cosa utile a Marco, che secondo me di nucleosintesi stellare, e in particolare di nucleosintesi dei nuclei pesanti, verosimilmente sa poco o ha dimenticato molto, altrimenti non recriminerebbe per la scarsità di un elemento come il rame, la cui nucleosintesi avviene per cattura neutronica, processo che porta con sé qualche increscioso effetto collaterale.

Meglio accontentarsi di quello che si ha.

E Marco dirà: "Appunto! Ma io sto dicendo proprio che non dobbiamo esaurirlo, perché poi sarà esaurito per l'eternità!"

E qui però dobbiamo intenderci, magari precisando un po' i termini. Quando le miniere dalle quali ai prezzi correnti è economicamente conveniente estrarre rame (più esattamente, calcopirite) saranno esaurite (a spanne direi fra due secoli e mezzo, ovviamente in base al ritmo di consumo attuale), questo non vorrà però dire che il rame "sarà esaurito per l'eternità". Il rame di cui il caso ha dotato il nostro sorprendente, fragile pianeta, e che se non sbaglio i conti rientra con tanti altri elementi nell'1,2% dei 5.970 miliardi di miliardi di tonnellate della sua massa (che è comunque tanta roba), ci sarà sempre: magari non combinato con ferro e zolfo come all'inizio del suo percorso, molto probabilmente ossidato, magari in discarica, magari legato ad altri metalli, ecc.

Ma ci sarà.

Questo è quello che dice la fisica.

In principio era il Verbo e l'H (idrogeno). Il resto si è generato nel polemos: supernove, collisioni fra stelle di neutroni, eventi di violenza inimmaginabile per le nostre deboli menti umane, gli unici in grado di liberare l'energia necessaria per aggregare nuclei, per produrre gli elementi pesanti. Ma questi, una volta prodotti, poi restano lì: solo oltre un certo peso atomico gli elementi si degradano. L'uranio a tendere diventa piombo, percorrendo una lunga catena di decadimento, ma il rame a tendere resta rame. Una volta che sai che la massa può convertirsi in energia, ti riconcili anche con la legge di Lavoisier.

Quindi: tranquillo, Marco G: ricambio il tono patronizing con cui definisci "piacevoli da leggere" i post sull'economia dandoti da leggere qualcosa che economia non è, che forse altrettanto piacevole non è, che forse credevi o sapevi di sapere, ma non sapevi: il rame è qui per restare (il che non significa né che ce ne sia abbastanza, né che sarà disponibile in forme immediatamente utilizzabili, ecc.: ma ci sarà). L'idea che il rame si esaurisca "per l'eternità" è un pochino troppo ingenua per come siamo abituati a ragionare qui.

Ma l'economia che cosa dice?

È proprio vero che gli economisti sono dei bambacioni incapaci di rendersi conto del fatto che il "sistema Terra" (a differenza del mitologematico "sistema Paese") è isolato nello spazio profondo, e quindi che le risorse in esso contenute sono circoscritte? È proprio vero che l'economia non tiene conto del fatto che "le materie prime non sono inesauribili"?

No, ovviamente non è così, come, del resto, non è vero che la soluzione alla "esauribilità" delle materie prime sia decrescere per utilizzarne di meno! Su questo, come vi dicevo, ci siamo già soffermati tempo addietro, e oggi la transizione ecologica conferma e avvalora la nostra tesi secondo cui per ottenere un mondo "più pulito" in effetti ci vuole più, non meno Pil: occorrono, in particolare, tanti investimenti (che sono la "I" di questa formula che nessuno capisce: Y = C+G+I+X-M).

Se dodici anni fa quanto dicevo poteva non essere capito, dopo il 110% e la transizione ecologica direi che gli assenti sono tutti ingiustificati! Te lo dicono loro, i decrescisti, che per avere un mondo ecologico devi crescere di più, devi fare investimenti, e ti dicono perfino che se non fai questi investimenti crescerai di meno (valorizzando la crescita come positiva: quella stessa crescita che una volta era il baubau, l'uomo nero del politico "green").

Quindi su questo terreno ora non c'è più dibattito: c'è solo il Dibattito (che è, in buona sostanza, quello che avevamo scritto qui).

Resta il tema dell'esauribilità. Gli economisti se ne occupano da un bel pezzo (direi da sempre) e il lavoro più significativo è quello di Hotelling che risale a 92 anni fa. Sono lavori molto tecnici e non credo valga più di tanto la pena di entrare nei loro dettagli. Può invece valere la pena di guardarsi intorno, e magari anche di guardare indietro.

Ecco: guardiamoci indietro.

Quelli che hanno almeno l'età mia si ricorderanno benissimo di come il tema ecologista-decrescista veniva posto anni addietro: prima che partisse il cinema della CO2, l'argomentone era: il petrolio finirà, non possiamo continuare a contare su una risorsa di cui non abbiamo disponibilità infinite! Il senso di urgenza veniva indotto dalla pretesa esistenza di un vincolo fisico: esistenza plausibile, probabile, ma ripetutamente smentita dai dati per il semplice motivo che gliScienziati che lo propugnavano, questo vincolo fisico, e che certamente si sentivano molto intelligenti, e forse erano anche un po' intelligenti, ragionavano in termini statici (cosa che un economista avveduto non farebbe mai), ignorando due dati: il progresso tecnologico, e il ruolo del prezzo come strumento allocativo. Così, il petrolio che nel 1956 sarebbe dovuto finire nel 1970, nel 2021 pare che debba finire nel 2040 (e saremo lì per verificare se sarà vero o no).

Frustrati nel loro tentativo di creare un senso di urgenza sulla base di una scarsità che le leggi dell'economia continuamente rinviavano, gliScienziati creano oggi una diversa urgenza, quella millenaristico-climatica. Il tema dell'esauribilità delle risorse quindi passa in secondo piano: il problema non è più che il petrolio (il fossile in generale) finirà. Visto che non finisce, chi vuole creare lo stato d'eccezione argomenta che se continuiamo a usarlo finirà la stessa Terra, spazzata via dal Diluvio universale (che, se ci fate caso, è anch'esso un grande classico...), e naturalmente noi con lei. La minaccia esistenziale diretta, quella di cui abbiamo visto l'efficacia all'epoca della punturina, diventa lo strumento di persuasione: a quale scopo non è sempre chiarissimo, anche se qui un'idea ce la siamo fatta analizzando l'evoluzione dei rapporti fra capitalismi del Nord Europa e degli Stati Uniti (che sono comunque un pezzo del problema, perché alla fine di questo discorso ci sono indirizzi di politica industriale da dare o da subire).

Ma forse non è corretto dire che il tema dell'esauribilità diventi secondario: a una esauribilità farlocca, visibile perché brandita come arma di persuasione (l'esauribilità del fossile) se ne sostituisce un'altra, su cui nessuno vuole riflettere, per motivi uguali e contrari (cioè perché farlo smonterebbe la narrazione dominante): l'esauribilità dei metalli, o meglio, prima ancora, come abbiamo detto qui, la loro disponibilità.

Anche qui gli ultimi mesi ci offrono una lezione piuttosto eloquente.

Quale?

Semplice: i prezzi esistono e guidano le scelte.

La scarsità (relativa) di gas indotta prima dalla ripresa su larga scala dell'attività economica mondiale e dopo (molto dopo) dal conflitto ha portato a un incremento sensibile del prezzo:

(fonte), prezzo che prima, cioè non dopo, ma prima, del conflitto era più che quadruplicato rispetto alla sua media storica. A questo incremento dei prezzi si è risposto come normalmente si fa: consumando di meno e passando ad altro.

E siamo ancora qui.

Se facciamo per un momento astrazione dal tema "emissioni" (di cui non mi interessa contestare la fondatezza come non mi interessa contestare quella della Santissima Trinità: ho rispetto per tutte le religioni), questa storia che cosa ci dovrebbe raccontare? Che se usciamo dalla dimensione solo apparentemente oggettiva della disponibilità fisica di una risorsa, ed entriamo nella dimensione concretamente rilevante, quella della sua disponibilità economica (cioè ai dati prezzi di mercato e con le date tecnologie), lo spauracchio della fine del petrolio avrebbe dovuto palesarsi fin dall'inizio come futile: col progressivo esaurirsi della risorsa si sarebbe dovuto innalzare il prezzo, determinando un effetto di sostituzione, cioè una vera transizione, verso altre fonti di energia, che a tendere non avrebbero potuto che ricondursi direttamente alla gigantesca centrale a fusione che abbiamo a portata di unità astronomica. Processo graduale, guidato dai prezzi e dall'evoluzione tecnologica, astenersi FATE PRESTO!, astenersi decrescisti, astenersi ecoscemi.

"Mi avvio a concludere" (cit.), quindi, esprimendovi la mia preoccupazione, che non è solo mia (la condivido con pochissimi altri): indipendentemente dai torti e dalle ragioni, l'attuale gestione della "transizione" ecologica, imponendo nei fatti una "cesura" ecologica, genera una scarsità indotta di risorse che pure sarebbero abbondanti in natura, ma che diventano scarse e costose a causa dei tempi di una pianificazione assolutamente ideologica e priva di aderenza alla realtà. Invece di farci guidare dal segnale di prezzo, lo distorciamo: qualcuno saprà perché, immagino! Indipendentemente dagli scopi reali o presunti, esistenti o inesistenti, coscienti o inconsapevoli, il dato è che questo modus operandi ci consegna a un mondo di tensioni inflazionistiche persistenti e di redistribuzione del reddito in chiave regressiva.

Questo dato ci riconcilia con un apparante paradosso, quello che dovrebbe far sentire a tutti una nota stonata: il fatto che questa gigantesca manipolazione del mercato (delle materie prime) definita "transizione ecologica" viene perpetrata da chi a chiacchiere dice di volersi affidare al mercato, da chi da anni teorizza la supremazia del mercato sulla sfera politica. Insomma: quelli che per hanno hanno teorizzato il laissez faire, ora vogliono che facciamo come dicono loro. E questo, se da un lato è un elemento di contraddizione (solo apparente), dall'altro è un elemento di chiarezza e di igiene del dibattito, perché ci legittima a voler invece fare come crediamo noi!

La domanda quindi diventa: siamo tutti d'accordo con l'agenda green della nostra amata UE? Siamo sicuri che rinunciare al motore endotermico entro il 2035 sia una buona idea (tralasciando il fatto che verosimilmente sarà infattibile)? Siamo sicuri di doverci preoccupare dell'efficienza energetica delle nostre abitazioni anziché di quella antisismica? Io no, e non sono il solo: perfino l'eterno secondo se n'è accorto, quindi, come dire: chi è stanco di perdere ha a disposizione una battaglia praticamente già vinta: quella per essere lasciati in pace!

Ripartiamo da qui.

sabato 20 maggio 2023

Tremate, tremate, le streghe son tornate!

...ma non possiamo bruciarle: produrremmo CO2.

"Quindi è cambiato tutto!", esclamerà il lettore ingenuo.

"No, quindi non è cambiato niente...", concluderà con amarezza il lettore smaliziato.

Tenderei a sposare quest'ultima tesi: l'atmosfera di isteria collettiva che ci circonda è decisamente da caccia alle streghe. Eppure, pensandoci meglio, devo concludere che non è nemmeno così. Dai bei tempi del Malleus maleficarum qualcosa è cambiato, qualcosa di molto importante: abbiamo imparato a lavarci le mani.

"Grazie alla scienza!", dirà il lettore piddino.

No.

Nonostante la scienza.

Perché Semmelweis oggi sarebbe De Donno, e Virchow un Burioni qualsiasi.

Quindi sostanzialmente nulla cambia, eppure, miracolosamente, impercettibilmente, episodicamente qualcosa cambia, spesso in meglio (posto che lo scopo del gioco sia vivere più a lungo). Su questo fragile e precario equilibrio si fondano le granitiche certezze degli uni e degli altri, ignari del fatto che potrebbe andar peggio.

"Ma come?" dirà il lettore boomer: "Se piove già!"

Beh, il peggio non è mai morto...


(...avete fatto caso? Quelli che "la scienza non è democratica" sono anche quelli che "devi stare zitto, questo è necessariamente vero perché lo dice il 99% degli scienziati!" Quindi la scienza non è democratica, ma decide a maggioranza, motivo per cui Galilei o Semmelweis e tanti altri hanno avuto torto, ai tempi loro. La reductio ad Hitlerum a loro non poteva applicarsi, ma solo per mancanza di materia prima. Del resto, se Copernico per esprimersi ha aspettato di essere sul letto di morte, evidentemente aveva capito quello che molti di voi non vogliono capire...)

lunedì 24 aprile 2023

La metamorfosi?

Quando pensi di averle viste tutte, arriva la lezione di umiltà:


La compagna Tinagli offre il suo pregiato soccorso rosso al compagno Di Maio, sostenendo che “la destra” lo sta attaccando solo perché non è “dei loro”, cioè dei nostri.

Bene.

Questo ci conferma che quando la compagna Tinagli licenziò per le stampe questa pietra miliare:


il “ministro qualunque” non veniva da lei attaccato perché “dei loro”, cioè all’epoca “dei nostri” (il Governo “del cambiamento”), ma perché incompetente.

Il che significa, per chiudere il discorso, che uno così:


può permettersi di attaccarlo (anche se, essendo così, non lo faccio perché ho di meglio da fare), mentre una così:


avrebbe fatto meglio a non attaccarlo, e farebbe meglio a non difenderlo, per non essere punita dalla saggezza popolare, quella che sentenzia: “chi s’assomija se pija”.

L’anno prossimo, cortesemente, spazziamoli via.

Grazie.

(…non è una metamorfosi: sono sempre stati dalla stessa parte, ve l’ho sempre detto, e ora da quella stessa parte ci sono nuovi guitti e nuovi espertoni…)


martedì 4 aprile 2023

Lascienza e le scienze: questione di sintesi

(...c'è un medico in sala?...)

Ciao, Alberto.

Ti volevo sottoporre un’altra piccola riflessione, stavolta su un argomento generale: la storia della carne sintetica. Quello che mi sta seriamente preoccupando è che quasi tutti gli articoli che ne parlano non fanno seriamente riferimento alle basi della biologia molecolare (nome convenzionale della scienza del DNA e della sua replicazione, come sai bene), il cui studio ci da la possibilità di produrre in grandi quantità tessuti muscolari di origine animale. Ovviamente non lo si fa per una ragione: chi ha anche la semplice infarinatura di questa scienza (io l’ho studiata per diventare odontoiatra e non biologo molecolare, quindi…) sa che più un DNA e quindi una cellula si replica, più si introducono errori e anomalie. In natura, molti meccanismi compensano questa dinamica: la riproduzione sessuata e la morte degli individui quando ormai il loro DNA è un colabrodo (invecchiamento, malattie neoplastiche, alcune malattie virali) in fondo assolvono anche questa funzione (insieme a molte altre). Il fatto di cibarsi di animali sani macellati e non di carcasse non serve a essere inutilmente crudeli, ma a ridurre il rischio di ingurgitare agenti patogeni (virus, batteri, prioni) e tessuti potenzialmente nocivi perché potrebbero contenere materiale genetico che in qualche modo trovi una strada di replicazione (chi mangerebbe senza preoccuparsi un tumore, soprattutto se conosce quello che gli oncologi molecolari stanno scoprendo negli ultimi anni?).

Attualmente ogni bistecca che mangiamo è diversa dall’altra da un punto di vista biologico molecolare, ma potenzialmente in futuro potremmo mangiare sempre la stessa cosa (il ché aumenta e non diminuisce il rischio che possa creare danni). Ti ricordi che il prione della mucca pazza iniziò a diffondersi quando demmo da mangiare macinato di ossa alle mucche? Se nel ricombinarsi il DNA dell’infinita bistecca partorisse un prione o un’altra anomalia capace di diffondersi? Queste sono domande a cui non si vuole dare risposta, non solo perché ancora non c’è, ma come anche tu hai tante volte sottolineato in altri campi perché è politicamente conveniente non darla, così si inventa Lascienza del caso, che in questo periodo ha usurpato il nome di ecologia, dimenticandosi che LE scienze sono sempre tante (soprattutto quelle che concorrono al benessere umano) e i loro risultati vanno conosciuti e contemperati, per quanto la sintesi sia lunga e difficile. 

Spero di non averti tediato. Ne approfitto per augurarti buona Pasqua senza intasarti il telefono domenica. 

Un abbraccio.

Uno de passaggio.


(...dichiaro aperta la discussione generale. Mi limito a ricordare che qui dove vada a parare il discorso "verde", in particolare nella variante "decrescista", ce lo siamo sempre detti, fin dai remoti inizi. La sorpresa - se vogliamo considerarla tale - sta nell'accelerazione degli eventi. La pandemia ha  dato una mano in discesa, per evidenti motivi, ma il cambiamento è solo quantitativo - si va più in fretta! - non qualitativo: dove si stesse andando era ben chiaro a chi non fosse rapito dal sonno della bella addormentata. Il mio contributo da economista è sempre il solito: invece di cianciare di satanismo, di farfugliare di complotti, cercate di dare un'occhiata alle dinamiche economiche che vogliono spingerci oltre il naturale, oltre l'umano. Sarà più utile a voi e agli altri...)