(...La bella Alcina venne un pezzo inante,
Verso Ruggier fuor de le prime porte...)
(...l'ideale seguito di Save the boy: il livello dello scontro si è alzato: oh, se si è alzato!...)
(...i miei ultimi due concerti - intesi come quelli cui ho partecipato come accompagnatore, che solista non sono - hanno due cose in comune: la prima è che si sono svolti in luoghi tanto remoti, da essere ignoti perfino alla Cia. Provate a cercare con Google Maps la Chiesa della Graziella! Vi porterà a Reggio Calabria. Eppure, Wikimm... sa di cosa si sta parlando! Oppure, chiedete alla Cia, cioè a Google Maps, di portarvi a S. Giovanni della Malva. E lui vi porterà a S. Giovanni della Pigna, che sta dall'altra parte del fiume. Ecco: ora sapete dove rifugiarvi, se voleste essere fuori dal radar (ma bisogna che qualcuno vi apra)! L'altra cosa che i miei due ultimi concerti hanno in comune è che sono stati concerti privati. Quello alla chiesa della Graziella - che poi è la platea del teatro dove venne data la prima della Serva Padrona: in un vicolo sudicio e angusto, popolato di botteghe di lattonieri, dietro una cancellata anonima: lì la storia della musica ha fatto un balzo in avanti... - era richiesto dalla Handel&Hendrix in London [so di avervi stupito: dovrebbero mettere qualcosa sul loro sito fra un po'...], e quello di Roma da una non meglio specificata miliardaria alloctona - ma miliardaria sul serio, nel senso che pensava di portare a Roma i Berliner e quelli però le hanno detto che avevano judo... Non so se avete idea di quanto possa costare sta roba...
Oggi, a na certa, ho caricato il cembalo in macchina, adjuvante Palla, e mi sono messo in strada verso Trastevere. Mentre andavo, pensavo a tutto quello che avrei dovuto fare: scrivi la job description per il ricercatore, scrivi all'editor della rivista tale per segnalargli l'articolo dell'economista talaltro, fai qualche modifica ai progetti di merchandising, leggiti gli ultimi cinque articoli per la special issue di CES e trova i referee per tutti e dieci gli articoli, guardati i conti dell'associazione nell'ultimo mese, rispondi a 217 email - tante me ne risultano, fai fare ar Palla qualche studio di funzione - non mi ha ripreso 3 sto testadecazzo?, porta Uga a pattinare, leggi il libro sull'euro del collega, ma leggi anche il libro sull'Unione Monetaria Latina del collega, ma leggi anche il libro di Vladimiro, altrimenti fai la figura del pirla, poi però scrivi anche a tutti i relatori del goofy per metterli in contatto con la segreteria, e dai un'occhiata al budget, e ricordati di dire alla plebe chi verrà al convegno, e poi quando gli dici che viene pure lui come la metti, che tutti i giornalisti vorranno venire a grufolare?, e poi ci sono gli aspiranti soci, i loro curriculum, e quando lo convochiamo il direttivo, e, e, e....
E a un certo punto ho pensato: "Ma Cristo santo: è sabato! Ma potrò una volta fermarmi anch'io, e fare solo quello che sto facendo? Andare a Trastevere a provare Gloria, Lauda Jerusalem, e Stabat. Ma possibile che debba sempre contare le cose che non ho fatto, o che non sto facendo, o che non farò? Poi trovi quello, al quale magari hai chiesto di fare una cosa, e che magari l'ha fatta a cazzo, costringendoti al triplo dello sforzo, che ti dice: 'Rilassati!' Come è rilassante fare le cose a cazzo! Aveva ragione Giordano: "Il piacere di fare musica è il piacere di farla male!" Ho fatto male io, a mandarlo al diavolo: sarà forse l'unica volta in cui mi sono pentito, perché nelle sue parole c'era tanta saggezza: nessuno è tanto felice quanto un cialtrone, perché cialtrone è chi con serenità scarica sul diligente il male di vivere. Morirò senza trovare chi me ne scarichi un grammo di dosso: ma bisognerà pure che la morte abbia qualcosa di desiderabile, no? Altrimenti, quanto sarebbe amara...
Ma oggi no: oggi no, c'era un sole meraviglioso, e ho lasciato che, se non la ripresa, almeno mi pervadesse lo spirito dell'"e sti cazzi!". Gli infiniti libri e articoli degli innumeri colleghi hanno aspettato un paio d'ore, mentre io ritrovavo Ildebrando e la sua orchestra, e dopo forse una trentina d'anni mi rimettevo davanti a queste pagine, delle quali avevo dimenticato la potenza...
E così ho fatto, e il cosmo mi ha premiato facendomi trovare subito parcheggio, a testimonianza che il mondo, più che una nostra rappresentazione - perché noi sappiamo che è una loro rappresentazione, loro dei fascisti come il vecchio mal vissuto - è un nostro stato d'animo. Ho rivisto vecchi amici, e anche nuovi.
Mentre mi facevo strada verso il cembalo: "Benvenuto! Sono un suo ammiratore!" - un flautista. Io me lo guardo, e ironizzo: "Ammira il clavicembalista, suppongo...". Ma purtroppo no, o forse meno male: siamo veramente ovunque - del resto, nell'orchestra di Ildebrando gli Stabat arrivano in orario, e ho detto tutto... Il boss: "Finalmente vieni a respirarti un po' di aria musicale..." Eh, in effetti, finalmente... Finalmente...
Poi torno alla macchina, in grazia di Dio, chiedo alla mia unica signora e padrona se desidera qualcosa per cena, e mi reco al supermercato...)
Alcina: "Ciao! Ti stavamo aspettando!"
Io: "Mi stavi aspettando perché non sai chi sono. Ma non è una cosa grave. Non lo sa quasi nessuno. Però devo dirti che io non sono quello giusto per te. E, credimi, non sai a cosa scampi..."
(...il banco del pesce mi attendeva...)
(...poi, uscendo...)
Io: "Senti: voglio dirtelo: tu lo sai che io sono un bieco fascioleghista, nonché ministro dell'economia in pectore niente meno che di Matteo Salvini?"
L'amica di Alcina: "Ecco, te lo dicevo che stava in politica!"
Io: "Guarda: oggi è una giornata molto triste per me. Mi viene incontro una persona con un sorriso meraviglioso... e all of a sudden mi rendo conto che di me le interessano solo i soldi. Sì, lo so, nella storia dell'umanità non è la prima volta che succede, ma quando capita a te fa veramente male! Comunque, questo è il mio sito: magari, se vieni a leggermi, potrai trovare qualcosa di interessante, anche se, me ne devi dare atto, io ho fatto quanto era in mio potere per scoraggiarti...".
(...ve l'ho detto: il livello dello scontro si sta alzando:
Sola di tutti Alcina era più bella
com'è bello il sol più d'ogni stella.
...e il resto della descrizione è abbastanza pertinente - peraltro, ecco cosa vorrei rileggere: un po' di ottave. Ma la guerra è guerra. Ora mi resta il dubbio: sarà stata molestia - o meglio: molèstio - sessuale?...)
(...sì, vabbè, avrei dovuto spiegarle che alla sua organizzazione non servono i miei soldi perché ha dietro n banche ed m multinazionali, che la questua, a chi la manda a farla, serve solo per legittimarsi, a simulare di essere investita di un potere sovrano - il potere di fare e disfare le politiche di stati sovrani - in virtù di una caricatura di suffragio popolare, realizzato non deponendo una scheda in un'urna, ma uno spicciolo nel cappello, avrei dovuto farla riflettere sul fatto che non è normale che gli obiettivi che a lei hanno detto di venirmi a dire che vogliono realizzare li realizzi una società opaca e priva di reale accountability, anziché lo stato, ecc. Ma, vi ricordo, eravamo partiti dal fatto che oggi avevo deciso di non lavorare. E poi, tanto, a cosa le sarebbe servito capire, se anche avesse capito? Io lascio che ognuno viva la sua vita. Se è scritto che capirà, lo farà. Se non è scritto, non lo farà. Lasciatemi, per un giorno, essere inutile...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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sabato 28 ottobre 2017
giovedì 22 giugno 2017
Ambasciatore porta (tanta) pena
Avvertite anche voi un senso di smarrimento, di vuoto? Siete anche voi oppressi da un'angoscia indefinibile, che non sapete a cosa attribuire? Vi opprime, lancinante, la subitanea appercezione del non senso di questa nostra esistenza travagliata e fragile, della precarietà che insiste su di noi, tre volte periferici: alla periferia dell'Europa (per colpa vostra; #fateskifen), del Sistema solare (per colpa di Copernico), e della Galassia (qui non saprei dirvi di chi è la colpa, perché non mi ricordo chi se ne sia accorto...)? Vi siete sorpresi a ripetere fra voi, senza particolare motivo, questi versi immortali:
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
quegli stessi versi che io e il neoborbonico recitiamo a mo' di giaculatoria ogniqualvolta Natura matrigna Inc. (sponsor di Musica perduta) allieta le maggesi odorose con una bella adacquata, di quelle che solo lei sa dispensare, e regolarmente dispensa quando c'è da scaricare il clavicembalo e trasportarlo per trenta metri all'aperto, fino alla porta (sprangata) della sala da concerto?
No, non credo che sia stata la peperonata di vostra suocera (anche se...).
Il motivo di tanto ennui sospetto sia un altro, questo:
Ci ha lasciato (dice lui, perché l'account è sempre lì...) un uomo al quale saremmo stati degni di legare insieme i lacci dei calzari: il "goodwill ambassador" dell'UNHCR, l'artista, e figlio di artista (una catena di affetti e di talenti...).
Le motivazioni?
Bè, diciamo che si dividono in due: le sue, e quelle vere.
Per le sue, vi rinvio alla mielosa apologia nella quale il nostro caro amico si dipinge quale uomo di mondo animato da tanta buona volontà, e per questa ingiustamente vilipeso da una torma di dissennati e primitivi teppisti (voi). Se vi interessa, Google sarà il vostro pastore (e io - o la mia assistente - non siamo la vostra segretaria): quaerendo invenietis.
In verità (come esordisce sempre Uga) credo che l'apologia gliel'abbia scritta qualcuno (e non credo fosse Platone), perché la cosa si era fatta un tantinello delicata.
Come mai?
Perché animato dalla sacra presunzione di potersi permettere qualsiasi cosa, inquantonato dalla parte giusta dell'universo (quella sbagliata essendo quella di tutti gli altri), il nostro amico aveva espresso valutazioni lievemente discutibili, se non altro in termini di opportunità, perché squadernavano all'universo mondo la sua (infondata) certezza dell'altrui inferiorità, come ci aveva fatto notare l'avatar più sexy del web (anche se personalmente non bacerei mai un portacenere: l'ho fatto una volta a 17 anni ma poi ho smesso...):
Ora, io non so se l'ambasciatore fosse effettivamente "pagato". Credo di no, ma se così fosse sarei veramente l'ultimo a scandalizzarmi. In un tempo in cui il capitale vede come unica soluzione dei suoi problemi quella di prendersi tutto, non pagando il lavoro, figuratevi se mi spiace che una persona, per quanto possa non averne bisogno (che poi, chi siamo noi per giudicare i bisogni di un ottimate?) pretenda un giusto guiderdone? Quindi il problema non è l'esser "pagato", notazione poco elegante (in effetti io Cristina regolarmente la blocco proprio per questa sua rusticità, meno sexy dell'avatar).
Viceversa, sul fatto che andar fuori di melone quando si occupa una posizione apicale, in particolare quando si è responsabili dell'immagine di un organismo che per sua vocazione dovrebbe rivolgersi all'umanità intera, e in particolare di quella più vilipesa e sofferente, sul fatto che questo sia un grave e preoccupante errore, ecco: su questo, purtroppo, Cristina proprio non posso bloccarla. Fra l'altro, non è mica la prima volta che un figlio (nel caso in specie, figlia) d'arte abbia messo l'arte da parte per delirare sui social...
Credo che Platone abbia affrontato questo tema ne La Repubblica, appunto (non ditemi come faccio a ricordarmelo: sono noto per essere uno che non sa di cosa parla, ma fa finta di saperlo con grande dignità...).
Comunque, siccome sono anche uno che i problemi cerca di risolverli, mi ero permesso quanto meno di indicare a chi di dovere la potenziale criticità, essendo io, per vocazione e per professione, un praticante del constructive criticism:
La soluzione, poi, è arrivata spintaneamente da sé, come avete visto (questo mi ricorda il caso di un altro focoso assertore delle proprie ragioni, dipendente di un noto paradiso fiscale).
Se non fossi stato io (il più lurido dei pronomi) a formulare la prima legge della termodidattica (ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate), se pensassi di non perdere tempo nel rivolgermi a una persona che gira con la verità in tasca e si sente in dovere di usarla come una clava, meglio, come il gladio infuocato dell'arcangelo Michele, farei notare al sanguigno difensore della vedova e dell'orfano che l'umanità è ovunque: perfino in lui (e sì che questo richiede uno sforzo di immaginazione)! Certo, è in chi, scacciato dalle bombe statunitensi, francesi, inglesi, presto tedesche, ecc., ha visto distrutta in un istante un'esistenza, e cerca rifugio. Ma è anche in chi questo rifugio lo ha perso, o teme di perderlo, per altri motivi, solo apparentemente meno violenti.
Io non credo che l'uomo rifiuti soccorso all'uomo, se non sotto la costrizione di una qualche forma di violenza. Non credo che sia sempre razzismo chiedersi cosa dividere con chi non ha nulla, quando ogni giorno si ha di meno, e il nulla è all'orizzonte: potrebbe anche essere pragmatismo. Se in tutta questa storia, che ho seguito con l'attenzione che meritava (quasi nulla), dovessi individuare uno che si sentiva migliore degli altri, e in quanto tale in diritto, anzi, in dovere di vilipenderne le paure, i dubbi, le angosce, insomma: l'umanità!, bè, credo che saprei chi designare per questo spiacevole ruolo.
E forse lo sapete anche voi.
Comunque, non è del tutto un male che le agenzie della Nazioni Unite si siano lasciate andare, se non altro tollerandola troppo a lungo, in questo come in altri casi (che non ho avuto il tempo di sviscerare, anche se mi sarebbe piaciuto tanto), a una comunicazione intimidatoria, aggressiva, arrogante e soprattutto sciatta. La loro è stata l'arroganza del loro padrone di casa (gli Usa), ed ha contribuito a fare chiarezza. Ci ha ricordato che questa agenzie nascono per gestire il progetto imperiale americano, la pax americana. Dove sono state messe seriamente alla prova (in Ruanda, a Srebrenica,...) hanno fallito, a un punto tale che forse solo l'appartenenza a una certa banca che doveva vigilare e non l'ha fatto (e ora passa il tempo sui social a farsi i complimenti da sola) può essere considerata un più avvilente marchio se non di infamia, quanto meno di inettitudine. Va anche detto che nei tragici scenari che vi ho ricordato i morti sono stati molti di più. Tuttavia, questa storia dell'aritmetica della morte non mi convincerà mai molto: almeno, non fino a quando saremo riusciti a capire quanto valga una vita umana. Fino a quel momento, il suo valore è infinito, con tutti i paradossi che ne conseguono, e dopo quel momento non è detto che il mondo sarebbe un posto migliore: non sarà per caso che lo starets Zosima si inginocchia di fronte a Dimitri, no?
Con la scomparsa dai social dell'ambasciatore che portava tanta pena, invece, mi sento di poterlo dire: il mondo è migliorato. Lui ha emesso un segnale chiaro (l'arroganza dei potenti, a vari livelli: da quella della superpotenza che vince una guerra mondiale e giustamente poi si regola come crede, mostrando - ovviamente - il volto buono, fino all'arrivo del testimonial sbagliato, a quella di chi è nato dalla parte giusta), ma poi anche tanto rumore. Dell'averci dato il primo gli siamo grati, anche se non era sua intenzione farlo. Dell'aver intermesso, speriamo definitivamente, il secondo, pure, anche se il gesto certamente non è stato spontaneo.
Agli amici delle Nazioni Unite (qualcuno che fa qualcosa di buono ci sarà, come ovunque: da Casapound a Rifondazione...) va la mia solidarietà: a differenza che in Ruanda, o in Jugoslavia, questa volta le vittime sono state loro. E di fronte a una vittima, un homo non si chiede se se la sia cercata: prima esprime solidarietà. I conti si fanno dopo, possibilmente alla fine, ed è inutile infierire con chi, dopo aver fatto la cosa sbagliata, ha verosimilmente corretto il tiro.
Ora, sgombrato il campo dai guappi di cartone, vorremmo che gli amici dell'UNHCR ci dicessero una cosa. La loro missione, mi sembra di capire (io, si sa, vengo dalla provincia) è occuparsi dei rifugiati.
Bene.
Siamo d'accordo che se qualcuno (non mi interessa chi, il mio è un discorso puramente ipotetico: io, loro, un altro?), se qualcuno, dicevo, inducesse i rifugiati dei quali loro si occupano ad affrontare un viaggio pericoloso, ad esempio ad attraversare un mare non sempre tranquillo su imbarcazioni di fortuna, farebbe un'opera non esattamente conforme allo spirito di questa missione?
La risposta può essere un sì, un no, o anche, come certamente sarà, un eloquente silenzio. In ogni caso, temiamo che molti, dopo il capolavoro di comunicazione qui attestato, la troverebbero superflua.
D'altra parte, Oscar Wilde vi aveva avvertito: "Ignorance is like a delicate exotic fruit; touch it and the bloom is gone". Il fiore della nostra ignoranza su cosa siano le organizzazioni non governative e su come agiscano le agenzie delle Nazioni Unite è stato un pochino più che toccato. Diciamo che è stato preso a randellate (dall'ambasciatore), dopo esser stato calpestato da un altro social media manager che ricorderete, e che un certo giornale acclamò "eroe".
Now the bloom is gone.
E un exotic fruit senza bloom ho proprio timore che non se lo compri nessuno.
Per restare nei paraggi di Wilde, anch'io sono come Keynes... no, non nel senso che sono come Wilde (magari!): nel senso che I am a liberal. Quindi il mercato è sempre e comunque il mio pastore.
Ma a voi che importa? Vi finanziano gli stati, cioè noi con le nostre tasse, quindi, siamo pur franchi: il rischio che correte insultandoci è minimo.
Ciò rende tanto più apprezzabile, perché dettato da disinteressata eleganza, e non da motivi venali, il consiglio affettuoso e fraterno dato a quel brandello di umanità che, in tutta evidenza, ne aveva tanto bisogno.
E a noi piace ricordarlo così...
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
quegli stessi versi che io e il neoborbonico recitiamo a mo' di giaculatoria ogniqualvolta Natura matrigna Inc. (sponsor di Musica perduta) allieta le maggesi odorose con una bella adacquata, di quelle che solo lei sa dispensare, e regolarmente dispensa quando c'è da scaricare il clavicembalo e trasportarlo per trenta metri all'aperto, fino alla porta (sprangata) della sala da concerto?
No, non credo che sia stata la peperonata di vostra suocera (anche se...).
Il motivo di tanto ennui sospetto sia un altro, questo:
Ci ha lasciato (dice lui, perché l'account è sempre lì...) un uomo al quale saremmo stati degni di legare insieme i lacci dei calzari: il "goodwill ambassador" dell'UNHCR, l'artista, e figlio di artista (una catena di affetti e di talenti...).
Le motivazioni?
Bè, diciamo che si dividono in due: le sue, e quelle vere.
Per le sue, vi rinvio alla mielosa apologia nella quale il nostro caro amico si dipinge quale uomo di mondo animato da tanta buona volontà, e per questa ingiustamente vilipeso da una torma di dissennati e primitivi teppisti (voi). Se vi interessa, Google sarà il vostro pastore (e io - o la mia assistente - non siamo la vostra segretaria): quaerendo invenietis.
In verità (come esordisce sempre Uga) credo che l'apologia gliel'abbia scritta qualcuno (e non credo fosse Platone), perché la cosa si era fatta un tantinello delicata.
Come mai?
Perché animato dalla sacra presunzione di potersi permettere qualsiasi cosa, inquantonato dalla parte giusta dell'universo (quella sbagliata essendo quella di tutti gli altri), il nostro amico aveva espresso valutazioni lievemente discutibili, se non altro in termini di opportunità, perché squadernavano all'universo mondo la sua (infondata) certezza dell'altrui inferiorità, come ci aveva fatto notare l'avatar più sexy del web (anche se personalmente non bacerei mai un portacenere: l'ho fatto una volta a 17 anni ma poi ho smesso...):
Ora, io non so se l'ambasciatore fosse effettivamente "pagato". Credo di no, ma se così fosse sarei veramente l'ultimo a scandalizzarmi. In un tempo in cui il capitale vede come unica soluzione dei suoi problemi quella di prendersi tutto, non pagando il lavoro, figuratevi se mi spiace che una persona, per quanto possa non averne bisogno (che poi, chi siamo noi per giudicare i bisogni di un ottimate?) pretenda un giusto guiderdone? Quindi il problema non è l'esser "pagato", notazione poco elegante (in effetti io Cristina regolarmente la blocco proprio per questa sua rusticità, meno sexy dell'avatar).
Viceversa, sul fatto che andar fuori di melone quando si occupa una posizione apicale, in particolare quando si è responsabili dell'immagine di un organismo che per sua vocazione dovrebbe rivolgersi all'umanità intera, e in particolare di quella più vilipesa e sofferente, sul fatto che questo sia un grave e preoccupante errore, ecco: su questo, purtroppo, Cristina proprio non posso bloccarla. Fra l'altro, non è mica la prima volta che un figlio (nel caso in specie, figlia) d'arte abbia messo l'arte da parte per delirare sui social...
Credo che Platone abbia affrontato questo tema ne La Repubblica, appunto (non ditemi come faccio a ricordarmelo: sono noto per essere uno che non sa di cosa parla, ma fa finta di saperlo con grande dignità...).
Comunque, siccome sono anche uno che i problemi cerca di risolverli, mi ero permesso quanto meno di indicare a chi di dovere la potenziale criticità, essendo io, per vocazione e per professione, un praticante del constructive criticism:
La soluzione, poi, è arrivata spintaneamente da sé, come avete visto (questo mi ricorda il caso di un altro focoso assertore delle proprie ragioni, dipendente di un noto paradiso fiscale).
Se non fossi stato io (il più lurido dei pronomi) a formulare la prima legge della termodidattica (ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate), se pensassi di non perdere tempo nel rivolgermi a una persona che gira con la verità in tasca e si sente in dovere di usarla come una clava, meglio, come il gladio infuocato dell'arcangelo Michele, farei notare al sanguigno difensore della vedova e dell'orfano che l'umanità è ovunque: perfino in lui (e sì che questo richiede uno sforzo di immaginazione)! Certo, è in chi, scacciato dalle bombe statunitensi, francesi, inglesi, presto tedesche, ecc., ha visto distrutta in un istante un'esistenza, e cerca rifugio. Ma è anche in chi questo rifugio lo ha perso, o teme di perderlo, per altri motivi, solo apparentemente meno violenti.
Io non credo che l'uomo rifiuti soccorso all'uomo, se non sotto la costrizione di una qualche forma di violenza. Non credo che sia sempre razzismo chiedersi cosa dividere con chi non ha nulla, quando ogni giorno si ha di meno, e il nulla è all'orizzonte: potrebbe anche essere pragmatismo. Se in tutta questa storia, che ho seguito con l'attenzione che meritava (quasi nulla), dovessi individuare uno che si sentiva migliore degli altri, e in quanto tale in diritto, anzi, in dovere di vilipenderne le paure, i dubbi, le angosce, insomma: l'umanità!, bè, credo che saprei chi designare per questo spiacevole ruolo.
E forse lo sapete anche voi.
Comunque, non è del tutto un male che le agenzie della Nazioni Unite si siano lasciate andare, se non altro tollerandola troppo a lungo, in questo come in altri casi (che non ho avuto il tempo di sviscerare, anche se mi sarebbe piaciuto tanto), a una comunicazione intimidatoria, aggressiva, arrogante e soprattutto sciatta. La loro è stata l'arroganza del loro padrone di casa (gli Usa), ed ha contribuito a fare chiarezza. Ci ha ricordato che questa agenzie nascono per gestire il progetto imperiale americano, la pax americana. Dove sono state messe seriamente alla prova (in Ruanda, a Srebrenica,...) hanno fallito, a un punto tale che forse solo l'appartenenza a una certa banca che doveva vigilare e non l'ha fatto (e ora passa il tempo sui social a farsi i complimenti da sola) può essere considerata un più avvilente marchio se non di infamia, quanto meno di inettitudine. Va anche detto che nei tragici scenari che vi ho ricordato i morti sono stati molti di più. Tuttavia, questa storia dell'aritmetica della morte non mi convincerà mai molto: almeno, non fino a quando saremo riusciti a capire quanto valga una vita umana. Fino a quel momento, il suo valore è infinito, con tutti i paradossi che ne conseguono, e dopo quel momento non è detto che il mondo sarebbe un posto migliore: non sarà per caso che lo starets Zosima si inginocchia di fronte a Dimitri, no?
Con la scomparsa dai social dell'ambasciatore che portava tanta pena, invece, mi sento di poterlo dire: il mondo è migliorato. Lui ha emesso un segnale chiaro (l'arroganza dei potenti, a vari livelli: da quella della superpotenza che vince una guerra mondiale e giustamente poi si regola come crede, mostrando - ovviamente - il volto buono, fino all'arrivo del testimonial sbagliato, a quella di chi è nato dalla parte giusta), ma poi anche tanto rumore. Dell'averci dato il primo gli siamo grati, anche se non era sua intenzione farlo. Dell'aver intermesso, speriamo definitivamente, il secondo, pure, anche se il gesto certamente non è stato spontaneo.
Agli amici delle Nazioni Unite (qualcuno che fa qualcosa di buono ci sarà, come ovunque: da Casapound a Rifondazione...) va la mia solidarietà: a differenza che in Ruanda, o in Jugoslavia, questa volta le vittime sono state loro. E di fronte a una vittima, un homo non si chiede se se la sia cercata: prima esprime solidarietà. I conti si fanno dopo, possibilmente alla fine, ed è inutile infierire con chi, dopo aver fatto la cosa sbagliata, ha verosimilmente corretto il tiro.
Ora, sgombrato il campo dai guappi di cartone, vorremmo che gli amici dell'UNHCR ci dicessero una cosa. La loro missione, mi sembra di capire (io, si sa, vengo dalla provincia) è occuparsi dei rifugiati.
Bene.
Siamo d'accordo che se qualcuno (non mi interessa chi, il mio è un discorso puramente ipotetico: io, loro, un altro?), se qualcuno, dicevo, inducesse i rifugiati dei quali loro si occupano ad affrontare un viaggio pericoloso, ad esempio ad attraversare un mare non sempre tranquillo su imbarcazioni di fortuna, farebbe un'opera non esattamente conforme allo spirito di questa missione?
La risposta può essere un sì, un no, o anche, come certamente sarà, un eloquente silenzio. In ogni caso, temiamo che molti, dopo il capolavoro di comunicazione qui attestato, la troverebbero superflua.
D'altra parte, Oscar Wilde vi aveva avvertito: "Ignorance is like a delicate exotic fruit; touch it and the bloom is gone". Il fiore della nostra ignoranza su cosa siano le organizzazioni non governative e su come agiscano le agenzie delle Nazioni Unite è stato un pochino più che toccato. Diciamo che è stato preso a randellate (dall'ambasciatore), dopo esser stato calpestato da un altro social media manager che ricorderete, e che un certo giornale acclamò "eroe".
Now the bloom is gone.
E un exotic fruit senza bloom ho proprio timore che non se lo compri nessuno.
Per restare nei paraggi di Wilde, anch'io sono come Keynes... no, non nel senso che sono come Wilde (magari!): nel senso che I am a liberal. Quindi il mercato è sempre e comunque il mio pastore.
Ma a voi che importa? Vi finanziano gli stati, cioè noi con le nostre tasse, quindi, siamo pur franchi: il rischio che correte insultandoci è minimo.
Ciò rende tanto più apprezzabile, perché dettato da disinteressata eleganza, e non da motivi venali, il consiglio affettuoso e fraterno dato a quel brandello di umanità che, in tutta evidenza, ne aveva tanto bisogno.
E a noi piace ricordarlo così...
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