(...Rockapasso dice: "Questo nome non mi è nuovo... Ma è parente di Franco Maria?"... E io: "No, tesoro, ora ti racconto: lo conosci per via del tuo padre spirituale, che non c'è più, cioè, in effetti, almeno a sentir lui, dovrebbe esserci ancora...")
Matteo Ricci nacque il 6 ottobre del 1552 da nobile famiglia a Macerata, all'epoca capoluogo della Marca Anconitana.
La città conosceva, all'epoca, un periodo di grande sviluppo urbanistico e culturale: cose che capitano quando c'è il soldo e non c'è il Patto di stabilità interno. Era invece declinante, all'epoca, Ancona, che capoluogo lo divenne poi, mentre Pesaro era retta, per sua fortuna, dal Duca di Urbino, Guidubaldo II Montefeltro della Rovere d'Aragona, duca di Sora e signore di Pesaro, Senigallia, Fossombrone e Gubbio (certo che Pesaro, poi, ha fatto una finaccia...). Il giovinetto andò a scuola dai gesuiti, cosa dalla quale avrebbe tratto tanto giovamento anche il nostro giovine Baroni, e poi, siccome era brillante (qui le analogie si interrompono), venne avviato alla casa madre. No, non Langley: siamo nel XVI secolo. Mi riferisco al Collegio Romano. Nel 1571, all'età in cui quel bamboccione di eelu_eei si trascinava negli angiporti di qualche polverosa facoltà del natio Salento, Matteo, animato da un sacro fervore, entrò nella Compagnia di Gesù. Ma erano altri tempi, tempi duri: pensate: Matteo aveva 19 anni e un giorno quando a Lepanto (no, non la stazione della Metro: quella ancora non c'era, lì era tutta campagna...), a Lepanto, dicevo, ci fu un certo screzio, quello dove un amico mio, che ci s'era trovato in mezzo per caso, perché era scappato ad Atri dalla Spagna per evitare il taglio della mano destra (che poi che aveva fatto, porello? Aveva solo espresso il suo civile dissenso verso un tale Antonio...), l'amico mio, dicevo, perse l'uso della mano sinistra, e indovinate un po' come? Ma è chiaro: con un'archibugiata (ricorda qualcosa?).
Povero Miguel... Certo che a lui (scusate, divago...) glie ne sono successe di tutti i colori... L'ospedale a Messina (la sanità pubblica...), la prigionia da parte dei pirati ottomani (che poi a Lepanto non li avevano sconfitti? Co' sti cazzo de gommoni...), e poi la miseria, e un matrimonio infelice, una famiglia alquanto frastagliata, finalmente il posto fisso a EquiSpagna, e tac! L'accusa di corruzione!
Checco Zalone ci sarebbe andato a nozze, con una vicenda simile.
Ma di Checco, fra dieci anni, nessuno si ricorderà.
E di Miguel, invece, noi ci ricordiamo, e lui resterà fino a quando exitio terras cum dabit una dies.
Perché Miguel aveva tanto fatto, tanto vissuto, tanto sofferto, e anche tanto scopato, prima di cominciare a esprimersi. Nel 1605, capite? A 58 anni. Che sono, notate bene, 58 anni del 1605. Aveva 58 cazzo di anni, che io nemmeno so se ci arriverò, quando scrisse la storia di uno che come me lottava contro i mulini a vento. D'altra parte, quell'altro amico mio, Daniel, aveva anche lui 58 anni quando scrisse la storia di quel tizio che finisce naufrago su un'isola deserta... No: non Tom Hanks: Robinson Crusoe...
Eh, che ci volete fare, l'Europa è fatta anche (e soprattutto) così...
È fatta anche di gente che prima di esprimersi aspetta, elabora, e per questo ce la ricordiamo (la gente, e l'Europa). Non come questi giovini d'oggi, che a quarant'anni, con ancora la ricottina del rigurgito sulla barbetta non curata, vengono a spiegarti cos'è un mondo del quale non capiscono un beneamato cazzo, non avendo mai esulato dal cortile dell'oratorio.
Certo, ci sono stati geni precoci: Pergolesi, Mozart... Ma hanno fatto tutti una brutta fine (capito, giovine Baroni? Scala un paio di marce, fallo per quella santa che ti sopporta...). Chi parte a razzo, si sa, finisce con la rima. E questo sarà di Checco (e del quarantenne con la ricottina).
Comunque, insomma, riavvolgendo il nastro: 1571, battaglia di Lepanto, Matteo Ricci entra nella Compagnia del Gesù.
Ebbe fra i suoi maestri Cristoforo Clavio, che forse era un Christoph
Schlüssel, uno che da Bamberga (dove non sono mai stato) dicono fosse
finito a Coimbra (dove sono stato). Lo dicono, ma io non ci credo,
perché non essendoci l'Europa non si viaggiava e se si fosse viaggiato
si sarebbero fatte le code per il controllo dei passaporti, come Barca
junior... Comunque, alla fine il Clavio (et tibi dabo claves...)
rimbalzò a Roma, diventando il più autorevole matematico della
Compagnia, e anche un valente astronomo: un tolemaico, che però
riconosceva i problemi del sistema.
Insomma, per capirci, uno Zingales.
Clavio
gli attaccò, al nostro Matteo, il germe della matematica, che in Ricci
attecchì rigoglioso: e dagli di Euclide, e dagli di Pitagora, gli
orizzonti si allargavano.Lui non aveva esattamente la mentalità provinciale. Non ce l'aveva nemmeno Alessandro Valignani, di Chieti, anche lui vittima di un errore giudiziario (come Miguel), e anche lui approdato alla Compagnia del Gesù, come Matteo, ma prima di Matteo, che se lo ritrovò come maestro. Sapete, in quella provincia dove non si fanno convegni (ops...), è solo da qualche secolo che ci si è accorti del fatto che, indovinate un po'? Oggi (cioè ieri) c'è la Cina!
Valignani lo sapeva, e tanto disse e tanto fece che nel 1573 ci si fece mandare. "Visitatore delle missioni delle Indie Orientali": si fece nominare (spero con una bella raccomandazione) e partì. Intanto, cosa per me inspiegabile (non essendoci quella che i cialtroni chiamano "l'Europa"), Matteo era finito a Coimbra. Chissà come avrà fatto a sopravvivere in Portogallo senza euro. Ma si sa, lui era un matematico, quindi forse un paio di moltiplicazioni le sapeva fare. Comunque, pare che, altra cosa per me inspiegabile (non essendoci Internet) i due in qualche modo rimanessero in contatto
Così, alla fine, nel 1582 Valignani chiamò Ricci in Cina, ma non da Coimbra: pensate! Non ci si crede, ma nel 1582 c'era anche l'India. Sì, perché fra un po' i cretini vi diranno che oggi c'è l'India: ma c'era anche nel 1582, anzi, nel 1578, quando Ricci ci arrivò, essendo salpato da Lisbona. Ma guarda quanto si viaggiava quando non c'era la nostra amica globalizzazzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzione: uno nasce a Macerata, poi fa il master a Roma, il pieiccdì a Coimbra, trova il primo impiego a Goa, poi si trasferisce a Macao, che, come vi ho spiegato, allora era portoghese... perché la globalizzazione non c'era, quindi non c'era il commercio! Non avevamo l'euro, eravamo condannati all'autarchiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiia!
Insomma: Matteo Ricci arrivò in Cina a 30 anni, e il resto lo trovate, se vi interessa, qui...
Io invece ci sono arrivato a 45, e ci tornerò a 53.
E il resto ve lo racconterò quando succederà...
Non omnis moriar...
(...che asfaltata! Quando sono tornato nella lussuosa sede che con i vostri lauti contributi posso permettermi - tappeti persiani, mobili in noce, ecc. - ho guardato la mia solerte assistente, e le ho detto: "Forse son stato troppo stronzo?..." E lei, convinta: "Professore, lei è un po' stronzo, ma certo che anche quello...". Ecco: così scoprite in un colpo solo due verità. In realtà io sono un buono: mi incazzo solo quando toccano voi o il mio paese - che poi son due concetti largamente coincidenti - ma poi mi pento, perché alla fine a me piace ricomporre i conflitti. E mi piacciono anche le persone che dicono quello che pensano: anche quando pensano che io sia un po' stronzo. Credo sia questo il principale problema che ho coi piddini. Quando parlano per esprimere le "loro" idee, in realtà stanno invariantemente esprimendo le idee di qualcun altro. Capisco: l'alternativa sarebbe stare zitti, me ne rendo conto. E allora, amen. Meglio togliere ogni dubbio agli astanti. Ne resterà uno solo, e sarà un vero europeo. Quindi qualcuno di più simile a Matteo Ricci che a Matteo Ricci...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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martedì 19 gennaio 2016
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