Caro Bagnai:
quanta retorica, quante parole. E quanta poca sostanza.
Di fronte alle sue "mostruosità verbali", avevo chiesto delle semplici
scuse. Non era difficile, avrebbe anche semplificato il lavoro del
giudice, come lei giustamente ricorda. Invece no. Lei, ancora, volteggia
sardonico tra dileggio, scuse apparenti e ambiguità verbali. Un
esempio? Pensare di mettere sullo stesso piano i miei riferimenti
tranchant alla "trash economics" (che l'hanno urtata, e di questo mi
scuso: vede come è semplice? Basta una parola) con le sue sinistre
minacce di morte. Che non sono meno lugubri perchè arrivate via twitter,
anzi.
Mi creda. Se reagisce ai giudizi
aleggiando "cappottini di abete", finisce per superare anche il suo
amico Borghi, che già si era macchiato in passato di un reato (penale)
di violazione della privacy (pubblicando i dati della mia dichiarazione
dei redditi per provare di essere "più smart" di me). Siete entrambi
sulla strada sbagliata, mi creda. Anche un bambino lo capirebbe.
Grazie
infine per il gentile invito a fare da discussant al suo paper. Ma sono
costretto a declinare, perchè in imbarazzo. Non è infatti buona usanza
scientifica (come lei certamente saprà) che sia l'autore del paper a
scegliersi il discussant (quantomeno in tutte le conferenze
internazionali di un minimo livello). Detto ciò, nel mio ingenuo
ottimismo, mi permetta di rilanciare. Succede che io sia Associate
Editor di tre riviste scientifiche. Faccia così, per una volta. Ne
scelga una. Scriva il suo paper in inglese e lo sottometta. Le
garantisco che farò pressioni sui referee perchè lei abbia una veloce
review. Al di là dell'esito, sarà in tal caso un enorme piacere
accoglierla nella comunità scientifca. Alla quale lei (insultando la sua
non comune intelligenza) pervicacemente si sottrae.
Con immutata stima,
Tommaso Monacelli
Post Scriptum: in nome della sua presunta liberalità spero possa rendere pubblica questa mia risposta attraverso il suo blog.
A rejoinder
Gentile professore,
la ringrazio per la risposta pronta e costruttiva. Mi ero già scusato per i miei toni (ribadisco che ovviamente non intendevo minacciarla di morte!), ma devo dirle che dopo questa sua replica ne sono ancora più addolorato (dei toni, ovviamente, non delle scuse).
Dalla sua replica traspare infatti quanto Alberto mi aveva sottolineato (invitandomi a scusarmi con lei), ovvero che le sue esternazioni non erano parte di una strategia deliberata di provocazione (come se ne mettono su ogni tanto su Twitter, sa, è un ambientino!....). Peraltro, se avessi avuto la certezza che lo fossero, verosimilmente le avrei ignorate. Invece le cose stanno diversamente: lei in effetti è sinceramente convinto che quello che io faccio sia trash, che il Cambridge Journal of Economics sia macchiettistico (perché si apre ai codici JEL B5 ed E12), o che lo sia Energy Policy (perché è una rivista "di field"), e che un premio ricevuto da autori come Alberto Quadrio Curzio o Paolo Savona sia trash (in effetti va detto che è esplicitamente un premio letterario e non scientifico), e così via.
La chiusa della sua replica è esemplare in questo senso: lei non perde occasione di esternarmi il suo disprezzo esplicitando la sua convinzione profonda che io non faccia parte della comunità scientifica (!) e non abbia mai sottoposto un lavoro a peer review. Tanto più apprezzabile e generosa la sua stima per un reietto come lei mi dipinge! Ovviamente le cose non stanno proprio così, non sono esattamente un reietto, soprattutto all'estero. Eppure, paradossalmente, questo suo atteggiamento mi rinfranca, perché, lo ribadisco, dimostra che i suoi apprezzamenti, ancorché prontamente strumentalizzati dai soliti noti, erano frutto di una sua intima convinzione.
Da qui il mio dispiacere per averla urtata.
Vedo però anche il bicchiere mezzo pieno: almeno siamo riusciti a stabilire un contatto diretto, non mediato da chi, veramente alieno dalle logiche accademiche, ha solo interesse ad aizzare baruffe per specularci sopra.
Ne approfitto per una precisazione. Ho partecipato a diverse conferenze, e ne ho anche organizzate parecchie, con keynote del calibro di Joe Brada, Lars Feld, Gary Jefferson, Ugo Panizza, Scott Rozelle, Dominick Salvatore, Mathias Thoenig, Philippe Weil, ecc. (non tutti vicini ai suoi interessi di ricerca, ma direi tutti abbastanza addentro alla comunità scientifica, a partire da Joe, che come lei saprà era membro OCSE all'ultima tornata concorsuale). Quindi, mi creda, so come vanno le cose: è l'organizzatore, non l'autore, a scegliere il discussant: ho dovuto farlo decine di volte ed è una bella seccatura, dimenticarsela è difficile. Caso vuole che nel convegno cui la invitavo io fossi sia autore che organizzatore. La logica per la quale non è l'autore a scegliersi il discussant è ovvia: la comunità scientifica non gradisce che i lavori siano sottoposti a revisione (o a discussione) da persone in conflitto di interessi, cioè legate agli autori. Apro e chiudo una parentesi per segnalarle che, come lei certamente saprà, oggi molte riviste, anche di altissimo profilo (almeno secondo la Thomson-Reuters) chiedono agli autori di indicare i propri referees: un'indicazione non vincolante che però facilita di molto il compito dell'editor (altro compito ingrato che ho dovuto svolgere solo in funzione di guest per special issues.... e mi è bastato!). In ogni caso, nella vicenda che stiamo esaminando il problema non si pone: non credo di poter trovare al mondo un discussant più critico di quanto lo sarebbe lei. Prendo comunque atto del suo rifiuto, che è coerente con il suo non ritenermi parte della comunità scientifica (anch'io non farei da discussant a un articolo per Eva 3000), ma un po' incoerente con la sua stima che lei mi dice immutata, il che probabilmente significa che è restata bassa quanto lo era prima! Diciamo che lei, a differenza di Alberto, preferisce non accordarmi dignità di interlocutore, e ne capisco perfettamente i motivi (e li condivido anche).
Accetto in ogni caso il suo invito a sottoporre l'articolo a una delle riviste del cui comitato lei fa parte. Sono certo che la valutazione sarà imparziale e costruttiva (anche se lo spunto del mio lavoro è tratto da un dibattito sorto in seno a una rivista post-keynesiana). Del resto, lo ho sempre detto ai miei lettori: se mai deciderò di partecipare a una abilitazione, chi me la accorderà sarà senz'altro una commissione di "bocconiani" (come vengono impropriamente definiti gli economisti mainstream da una certa stampa superficiale), certo non di economisti "critici". Il motivo è semplice: nel difendere l'euro, i secondi hanno tradito la propria missione, quella di fornire una visione del mondo lievemente meno appiattita sulle logiche del grande capitale. I mainstreamers invece sono rimasti fedeli a se stessi, ed è per questo che da loro mi aspetto un giudizio più equanime... nonostante l'immutata stima!
Con altrettanto immutata stima, alla quale aggiungo anche una viva simpatia (nonché le più sincere scuse per aver abusato del suo tempo).
Alberto
P.s.: ma il povero Obstfeld? Che ne diciamo di Obstfeld? E di questo semplice modellino, un giorno, ne vogliamo parlare?