Quando questo blog che non c'era (e quindi non poteva promuovere un certo tipo di dibattito), non muoveva (non esistendo!) i suoi primi passi, altresì non aveva (non esistendo) lettori attenti. Purtuttavia, non leggendo i commenti che non vennero scritti all'epoca dai non lettori, si intuisce che essi avevano l'antiquato costume di leggere approfonditamente e ipertestualmente gli articoli che non venivano scritti. In altre parole: cliccavano sui cazzo di link e approfondivano. (Non) ne scaturivano dibattiti interessanti, e (non) ne germinavano infiniti QED.
Peccato! Ora che quei bei tempi (non) andati si sono dissolti, sta a me strisciare con l'evidenziatore le cose che non riuscite a vedere, verosimilmente perché accecati dal pregiudizio di essere sur blogghe der senatore da 'a Lega. Invece siete, anzi, non siete, in un posto un po' diverso, anche se quanto sto per illustrarvi non vi convincerà, ma solo perché non esistete.
Il patetico siparietto della wannabe attrice di cui tanto si è parlato è in effetti il QED dell'ultimo post, laddove vi riferiva di un interessante contributo di Jonathan Haidt, Thomas Cooley Professor of Business Ethics (tradotto come "leadership etica") a NYU Stern (l'università di Roubini, per quelli che invece credono che questo sia un blog di economia). Questo breve ritratto vale a placare gli imbecilli del "principio di autorità": 104677 citazioni e un h-index di 95 per uno psicologo non sono male, altrimenti, peraltro, non se lo sarebbe caricato un'università che vuole attrarre "clienti" facoltosi.
Premesso che non trovo del tutto convincenti le conclusioni di Haidt (ma non essendo di sinistra sono aperto a discuterle, o almeno non provo il compulsivo bisogno di abrogare articoli della Costituzione per impedire che se ne discuta, e magari potremmo discuterle insieme), salta abbastanza agli occhi che il siparietto della wannabe è una delle tante manifestazioni di un fenomeno che Haidt documenta con una impressionante serie di dati, e che dà il titolo al suo pezzo:
"Per quali motivi la salute mentale delle giovani donne di sinistra è crollata per prima e più in fretta".
(...per i cretini: lo so anch'io qual è la traduzione letterale di to sink, grazie, passate a trovarci...)
Prima di addentrarsi nei motivi, è importante avere un'idea della scala del fenomeno. Basta arrivare alla figura 1 per capire di che si tratta:
Una chiave diagnostica di questi risultati è nei primi due paragrafi del saggio, che descrivono la brusca inversione a U fra l'inizio del secolo, in cui gli studenti dei
college americani sembravano ancora interessati a lottare per affermare la propria libertà di espressione, e l'inizio del secondo decennio del secolo, in cui gli studenti chiedevano a gran voce che le voci libere venissero censurate perché non urtassero i loro sentimenti:
Insomma, nei
college si stava affermando una sorta di
terapia cognitivo-comportamentale (CBT,
cognitive behavioral therapy) inversa, dove a quelle che la psicologia riconosce come distorsioni cognitive da affrontare (lateralizzando) veniva data dignità di norma etica: il catastrofismo, il manicheismo, il ragionamento emozionale (cioè il primato dell'emozione, dell'ego, sul ragionamento, sulla capacità di astrazione). Ora, visto che gli ambienti in cui si forma la loro personalità assecondavano o addirittura promuovevano gli abiti mentali che i terapisti ti aiutano a spogliare per uscire dalla depressione, non è strano che più o meno a partire dall'inizio del secondo decennio di questo secolo negli USA esplodesse fra i giovani un'epidemia di depressione.
Non so se sia appropriato, ma non riesco a non vedere in questa idolatria dell'ego una fase acuta del politicamente corretto, dove dal rispetto per i sentimenti di alcune minoranze vocal (che messe insieme fanno una maggioranza che mette in minoranza la maggioranza silenziosa) ci si spinge per disaggregazioni, o meglio per disgregazioni, successive al rispetto e all'idolatria dei sentimenti individuali tout court, in parallelo, se vogliamo, con quel processo di "atomizzazione" della società descritto da filosofi a noi cari come Michéa. Questo ci darebbe (forse) una chiave interpretativa rozza, ma non insensata, del perché la percentuale di sciroccati sia sensibilmente superiore fra i giovani e soprattutto le giovane "de sinistra". Di quest'ultimo fenomeno Haidt fa un'analisi molto più raffinata, che vi invito a leggere.
Trascuro qui l'importanza dei social nell'alimentare queste distorsioni (resterebbe infatti da capire come mai i luoghi del pensiero accademico non intendano alimentare un pensiero critico verso le dinamiche social, ma anzi sembrino assecondarle), e il loro ruolo (secondo Haidt) nello spiegare la distribuzione per sesso del disagio psicologico.
Fatto sta che la sintesi proposta da Greg Lukianoff (un coautore di Haidt) contiene elementi utili per aiutarci a capire quanto sta succedendo (sul perché stia succedendo credo che sia più utile Michéa). Parlando dei ggiovani nel 2013 (quelli che ora sono nei loro trent'anni, e allora erano nei loro vent'anni) Lukianoff ci mostra come essi avessero abbracciato tre grandi non-verità:
Ora, quale idea è più "disempowering" (scoraggiante) del
claimeitcieng? Un processo, per come viene raccontato, tale da ottundere doppiamente il senso critico e la capacità di astrazione: da un lato, perché le dimensioni del fenomeno, così come vengono raccontate, sono tali da derubricare a futile qualsiasi risposta che non sia meramente emozionale e isterica (etimologicamente), dall'altro, perché le cause del fenomeno, così come vengono raccontate, sono tali da originare un gigantesco senso di colpa tale da annichilire qualsiasi reazione non sia meramente emozionale e isterica (etimologicamente).
Insomma: Gramsci esortava a studiare (rectius: a istruirsi, perché allora si parlava ancora di istruzione, non di educhescion). L'accoppiata reverse CBT e climate change oblitera il pensiero gramsciano in modo più radicale ed efficace di quanto non abbiano provato, senza molto successo, a fare le carceri fasciste.
Ma nel patetico siparietto della wannabe io vedo in realtà due elementi, uno negativo, e uno positivo, che caratterizzano il nostro dibattito.
Il primo, quello negativo, è il nostro provincialismo, il nostro essere un Paese trainato e non trainante in termini di elaborazione concettuale. Non è una novità: da giovane ricercatore studiavo con divertimento il lag temporale intercorrente fra quando un articolo "pionieristico" (il modo in cui gli idiot savants accademici definiscono un articolo metodologicamente innovativo) veniva pubblicato su rivista internazionale e quando lo stesso articolo veniva scimmiottato su dati italiani dagli ascari di Bankit (che all'epoca non faceva solo propaganda, ma anche ricerca, con un ritardo di fase di circa due-quattro anni sulla letteratura internazionale). L'ego-ansia arriva oggi qui all'attenzione del pubblico con ben sedici anni di ritardo rispetto agli Iuessèi: sedici anni in cui di là se ne sono investigati i motivi e i pretesti, le ragioni e i torti, e se ne è esplorato il contesto generale, in un dibattito di cui qua sopra vi ho fornito un piccolissimo saggio, e che apparentemente è ignoto alle Marie Antoniette di sinistra ("Non possono entrare in centro? Vadano in auto elettrica!"):

tutte intente alla sublime ed appagante arte del
complimento a vicenda:
Poi però c'è il lato positivo. Il fatto che qui per inscenare il siparietto si sia dovuto coinvolgere un'attivista/attrice ci lascia intendere che qui da noi i giovani hanno (forse) problemi più cogenti e sono (forse) ancora in grado di dare risposte meno emozionali. Lo sono in massima parte i giovani che vedo io, che l'ego-ansia la curano, come me, così:
ribellandosi alla prima delle tre grandi untruth:
e raccogliendosi sotto simboli oscenamente divisivi. Ma lo sono, in generale, tutti i giovani che vedo sempre più desiderosi di istruirsi e di partecipare.
Ricorderete che la mia scelta di militare politicamente a destra coincise con la constatazione che la sinistra aveva ormai smarrito qualsiasi barlume di coscienza di classe. Del resto, nel dibattito ero entrato, prima ancora di fondare il Dibattito, perché mi aveva particolarmente colpito, tredici anni fa, il commento di una giovane virgulta che su sbilanciamoci mi accusava di "complottismo" semplicemente perché avevo espresso l'idea che le istituzioni formali fossero in gran parte determinate dall'esito dei rapporti di forza prevalenti (e quindi, banalmente, che istituzioni come l'UE, volte essenzialmente a promuovere l'indiscriminata circolazione dei capitali, fossero un segno del fatto che la lotta di classe l'aveva vinta, appunto, il capitale). Era già chiaro allora che questi avessero perso la bussola, anche se non era chiaro come ora che oltre alla bussola avrebbero perso la Trebisonda.
Alla giovane wannabe che ci informa dei suoi dubbi circa l'opportunità di procreare in un mondo così ostile e così popolato da brutte perZone (quorum ego) io vorrei solo chiedere una cosa. Le vorrei chiedere se si rende conto che il testo da lei interpretato con così tanta convinzione è uno spot a favore di chi vuole ri-orientare il nostro sistema industriale in un senso imperialistico e neocolonialistico, le vorrei chiedere se oltre alla pietà per il suo bambino che forse non nascerà mai (ma io mi auguro di sì) prova anche un po' di pietà per i bambini del Congo che, appena nati, vengono sepolti nei giacimenti di coltan, vorrei chiedere se ha una qualche idea del perché le popolazioni dell'Africa, che oggi la sinistra ha eletto come "ultimi" e come "oppressi"... dal climate change (!) non riescano a emanciparsi, e di quanto una strategia industriale tutta elettrico e distintivo in realtà li condanni a un ruolo di subalternità per i lunghi decenni a venire.
Ma anche solo per capire queste domande la giovane dovrebbe staccarsi dal telefonino, e leggere magari un paio di libri senza figure. Non chiamateli comunisti. Magari lo fossero! I comunisti studiavano. Poi, in alcune fasi acute, impedivano agli altri di esprimersi. Questi non studiano, e la negazione della libertà di espressione per loro è un fatto cronico.
Ci vorrebbe più ideologia, ma l'ideologia presuppone, nel bene e nel male, il superamento dell'egolatria.
Invece, come questo post invece ha cercato di chiarirvi, l'egolatria è stata accortamente incentivata colà dove si puote (a Ovest), costruendo a tavolino una generazione di utili idioti, affinché l'ideologia non fosse da ostacolo a quelli che vogliono orientare il mondo a immagine e somiglianza dei propri conti economici.
E le Marie Antoniette applaudono, ignare delle lezioni della storia...
(...con l'occasione, vi ricordo queste parole definitive sull'eco-anxiety e sul suo legame strutturale con la woke culture:
e che, per inciso, ci illustrano come la lotta di classe sia ormai appannaggio della destra...)