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venerdì 10 luglio 2020

Perché un virus non è mai un pericolo!

Perché un virus non è mai un pericolo!

Avete paura dei microbi, siano essi batteri, funghi, virus, metazoi, protozoi. Vi siete mai chiesti perché?
Perché avete letto o vi hanno detto che causano le malattie? Siete sicuri?
Li avete mai visti all’opera?
Ed anche su di voi stessi, li avete mai visti funzionare? Avete visto in loro la volontà di determinare in voi una o più alterazioni a fini malevoli o maligni?

Sapete perché dicono che provocano malattie?
Perché li trovano nei tessuti di persone il cui stato di salute non è buono
(e il non essere buono non significa che sia maligno). Semplicemente li trovano nei tessuti che vengono asportati o nelle secrezioni prodotte dai tessuti il cui stato è infiammatorio o comunque di alterazione.
E come vengono trovati?
Con analisi chimiche, con osservazioni al microscopio.

Ma in Natura non esistono analisi chimiche (esse sono state prodotte dall’uomo, con una esattezza e affidabilità invero assai scarse).
In Natura non esiste il microscopio. All’uomo, come agli altri animali, è consentita una potenza visiva limitata e non per caso.
Anche una vista acutissima, può vedere strutture dell’ordine di mezzo millimetro, forse anche un quarto di millimetro, ma non oltre.
Perché?

Perché chi è utile o pericoloso per l’umano deve collocarsi all’interno del suo potere visivo, in modo tale che se ha bisogno di qualcosa possa vederlo e se deve proteggersi da qualcosa possa vederlo.
Tutto ciò che esula da questo potere visivo, non lo è a caso.
Rimane nascosto, nell’enormità e nell’invisibile, perché esula dal controllo umano, perché non può essergli favorevole o dannoso. E’ al di fuori di questi concetti e la’ deve restare. E’ imperscrutabile, punto.

L’essersi spinti a vedere ciò che continua a rimanere invisibile ad occhio nudo, ha dovuto per forza portare a collocarsi rispetto a ciò che si è osservato. Finché non vedi non sai, ma se vedi sai e ti poni in uno stato di attenzione e di giudizio.
Ma il vedere non significa conoscere tutto ciò che riguarda ciò che si è visto.
Vedere, è solo una minima parte della conoscenza e della verità su ciò che si è visto. E come sappiamo dalla fisica, tutto ciò che viene osservato cambia proprio perché lo si è osservato.

Faccio un esempio.
I miei occhi vedono il lupo, perché le sue dimensioni rientrano nelle mie possibilità visive. Se non l’ho mai visto prima, spontaneamente non ne ho paura. Ma se lo vedo azzannare un umano, posso concludere che il lupo è un animale aggressivo e un predatore. Posso dispiacermi del suo atteggiamento, ma è la sua natura. Dovrei anche chiedermi cosa ha fatto l’umano per essere azzannato dal lupo. In altre parole, se vedo il lupo, prima di giudicarlo cattivo devo tenere conto di ogni cosa che lo riguarda.
Potrei vedere dei lupi giocare tra loro e se rimango nel non-giudizio, posso desumere che il lupo in alcune situazioni/condizioni è pericoloso. Non ce l’ho con lui, ma porto rispetto e mi premuro per non farmi azzannare.

I miei occhi non vedono i virus, perché le loro dimensioni sono al di fuori delle mie possibilità visive. Non provo paura nei loro riguardi, non ne ho motivo. Se mi viene il raffreddore, che (da poco) sappiamo coinvolgere strutture virali di cui attualmente non sappiamo pressoché nulla, mi soffio il naso, mi metto nel letto, riposo, mi nutro, faccio una ventina di sternuti e via, verso la riparazione.

Vediamo cosa succede a forzare la natura e le dotazioni umane.

I miei occhi non vedono i virus, perché le loro dimensioni sono al di fuori delle mie possibilità visive. Ma mi hanno detto od ho letto delle cose che li riguardano e li giudicano forieri di malattie e devastazioni corporee. Me lo sono sentito dire fin da bambino, mi hanno fatto credere che i virus si trasmettono di nascosto, che sono cattivi, che sono dei terroristi, che possono portarmi nella tomba. Non li vedo all’opera, non li vedo proprio, ma istintivamente, inconsciamente, li reputo responsabili maligni del terribile raffreddore che mi perseguita. Devo distruggerli, devo combatterli pur non sapendo quali sono le loro funzioni, quali sono i meccanismi di comunicazione tra loro e il mio corpo. Devo ammazzarli senza sapere nulla di loro.

Non mi perito di pensare che se sono invisibili è perché non sono un pericolo, perché sono entità super partes che agiscono non per il mio bene o il mio male, ma per la vita stessa come concetto assoluto e non individuale.
Non penso nemmeno e questo è il dolo più grave, il peccato originale.
Credere, con supponenza, che l’opera della Natura sia stata creata solo per me.
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INTEGRAZIONI ALL’ARTICOLO
Alcune persone, la minoranza in verità, hanno espresso perplessità rispetto al concetto che ho espresso ieri, riguardante il nemico pubblico numero uno, il virus. In quell’articolo asserivo che il virus non è piccolo a caso, ma per rimanere in quell’area del non visibile, che non può in nessun caso rappresentare qualcosa di dannoso per l’essere umano, ma qualcosa che esiste al di la’ dell’essere umano e che con l’essere umano interagisce secondo modalità e motivazioni che l’umano ancora oggi non conosce.

martedì 25 luglio 2017

La teoria dell’origine virale delle malattie

La teoria dell’origine virale delle malattie

Arthur M. Baker
In origine la parola “virus” significava veleno e il termine “virulento” voleva dire velenoso. Oggi intendiamo per virus una entità submicroscopica e “virulento”, in generale, significa contagioso.

La medicina moderna utilizza il termine “virus” per indicare una microscopica forma di vita capace di infettare le cellule e a cui viene pertanto attribuita la responsabilità di molte delle nostre malattie.

Nell’immaginario popolare, il virus è una forma di vita in grado di parassitare ogni altra forma di vita, inclusi gli animali, le piante e i saprofiti (funghi e batteri).
Nella descrizione delle infezioni virali, ai virus vengono attribuiti comportamenti quali “iniettarsi”, “incubare”, “essere in latenza”, “invadere”, avere uno “stadio attivo”, “impadronirsi”, “riattivarsi”, “mascherarsi”, “infettare”, “assediare” ed essere “devastanti” e “mortali”.

La teoria medica convenzionale sostiene che i virus nascono da cellule morte che essi stessi hanno infettato. Il virus “si inietta” nella cellula e le “ordina” di riprodurlo, fino al momento in cui la cellula esplode per lo sforzo. I virus sono a questo punto liberi di cercare altre cellule in cui ripetere il processo, infettando così l’intero organismo.

Tuttavia i virologi ammettono che i virus, pur avendo natura peculiarmente organica, non possiedono metabolismo, non possono essere replicati in laboratorio, non possiedono alcuna caratteristica degli esseri viventi e, in realtà, non sono mai stati osservati vivi!!

I “virus vivi” sono sempre morti ...
Il termine “virus vivo” indica semplicemente quei virus creati dalla coltura di tessuti viventi in vitro (cioè in laboratorio), dai quali si possono ottenere trilioni di virus.

Ma proprio qui sta il punto: anche se alcune colture da laboratorio vengono tenute vive, nel corso del processo si verifica un massiccio ricambio cellulare ed è dalle cellule morenti che vengono ottenuti i “virus”. Essi sono comunque morti o inattivi, poiché non possiedono né metabolismo né vita e non sono altro che molecole di DNA e proteine.

I virus contengono acido nucleico e proteine, ma mancano di enzimi e non possiedono una vita propria poiché mancano dei prerequisiti fondamentali della vita, e cioè dei meccanismi di controllo metabolico (che perfino i batteri “inferiori” possiedono). Il Guyton’s Medical Textbook riconosce che i virus non hanno nessun sistema riproduttivo, nessuna capacità di locomozione, nessun metabolismo e non possono essere riprodotti in vitro come entità viventi.

Il legame con i mitocondri
Poiché i “virus” non sono vivi, essi non possono agire in nessuno dei modi che vengono loro attribuiti dalle autorità mediche, tranne che come unità funzionali del nostro normalemateriale genetico all’interno del nucleo cellulare o del nucleo mitocondriale interno alla cellula.

I mitocondri sono organismi viventi, uno dei molti diversi organelli (piccoli organi) presenti all’interno delle cellule del nostro corpo. I mitocondri hanno grosso modo la dimensione dei batteri e sia gli uni che gli altri possiedono un proprio DNA e un proprio metabolismo.

I mitocondri metabolizzano glucosio ricavandone molecole di ATP, che sono energia pronta per l’uso a cui il corpo può attingere quando ce n’è bisogno. Cosa ha a che fare questo con i “virus” in quanto tali? Tutto, come capirete fra un momento.

Chiunque abbia studiato citologia (struttura delle cellule) sa bene che la stragrande maggioranza delle forme di vita presenti all’interno della cellula è rappresentata dai mitocondri, i creatori della nostra energia.

I semplici protozoi monocellulari possiedono al proprio interno fino a mezzo milione di mitocondri. Le cellule umane ne hanno meno: dalle poche centinaia presenti nelle cellule sanguigne ai 30.000 e più delle cellule dei tessuti muscolari maggiori. Poiché l’intero corpo umano possiede dai 75 ai 100 trilioni di cellule, ciascuna delle quali contiene, mediamente, migliaia di mitocondri, devono esserci quadrilioni o quintilioni di mitocondri all’interno del nostro sistema.

Quando una cellula muore, essa viene rimpiazzata da una cellula figlia nata dal processo della mitosi, mentre la cellula esausta viene disintegrata dai lisosomi, i potenti enzimi intracellulari autodistruggenti e autodigerenti, che frammentano i componenti cellulari in particelle ultra-minute affinché il corpo possa prontamente riciclarle o espellerle come scarti.

Ogni giorno, da 300 milioni fino a oltre mezzo trilione di cellule del nostro corpo muoiono (a seconda del nostro livello di tossicità) e ognuna di esse contiene in media dai 5.000 ai 20.000 mitocondri. Quando le cellule muoiono esse vengono autodistrutte dai loro stessi lisosomi, ma i nuclei e i genomi dei mitocondri sono protetti assai meglio rispetto ad altri organelli e protoplasmi cellulari e spesso non si decompongono completamente.

Genomi e nuclei sono microscopici contenitori di informazioni genetiche, consistenti in DNA o RNA che agisce come centro di controllo e immagazzinamento del “progetto” stesso della cellula. In quanto tali essi sono per i mitocondri e le cellule ciò che il cervello è per il nostro corpo. Ogni cellula e ogni mitocondrio contengono questo materiale genetico che è la zona più protetta della cellula (grazie alla sua guaina proteica a doppi lipidi), proprio come il nostro sistema nervoso è la parte più vitale e protetta della nostra fisiologia (grazie alla colonna vertebrale e al cranio). Alla morte della cellula i mitocondri vengono frammentati dai lisosomi, ma non sempre in modo completo, a causa della loro doppia membrana protettiva. Ed è qui che la spiegazione diventa interessante.

Secondo il Guyton’s Textbook of Medical Physiology un virus può definirsi come una parte minuta di materiale genetico (detto genoma) le cui dimensioni equivalgono a circa un miliardesimo di quelle della cellula. Il genoma è circondato da una protettura detta capside che è di solito una guaina proteica a doppi lipidi ed è composta di due membrane (quasi identiche alla membrana cellulare) che, per inciso, rappresentano l’ossatura stessa del nucleo mitocondriale.

Le foto dei “virus” scattate col microscopio elettronico mostrano che le loro membrane sono irregolari e frastagliate, a volte semplici porzioni di uno strato, a volte di uno strato e di parte del secondo, il che concorda con l’azione autodigerente dei lisosomi, nel momento in cui il loro lavoro di frammentazione delle scorie cellulari è ancora parziale e incompleto. Pertanto, questa descrizione di un “virus” è virtualmente identica a quella di ciò che resta dei genomi dei mitocondri cellulari.

In breve, i virus sono resti di materiale vivente e alcuni testi di fisiologia ipotizzano che essi siano il residuo di cellule esauste. 

I lisosomi che disintegrano la cellula morta a volte non riescono a frammentare questi “virus”, circondati dalla membrana protettiva a doppi lipidi.

E’ sorprendente che i ricercatori non riescano a riconoscere questi corpi per ciò che sono in realtà: generico materiale mitocondriale esausto, soprattutto frammenti di DNA e RNA.

I “virus” non sono microrganismi
Anche se le autorità mediche attribuiscono erroneamente a questi inerti residui cellulari il carattere della vita e della malignità, i microbiologi riconoscono che i virus sono in realtà frammenti morti di DNA rivestiti di una membrana lipido-proteica, pur non riuscendo a comprendere la loro origine.

In realtà i genomi sono meccanismi di controllo, ma non microrganismi come l’establishment medico vorrebbe farci credere, e questi cosiddetti “virus” non sono altro che frammenti senza vita di generico materiale mitocondriale. Per questo motivo i virus non possono provocare malattie, a meno che non si accumulino come impurità che inquinino le cellule, i tessuti e la circolazione nel corso del ricambio cellulare.

I virus sono quindi genomi morti, provenienti da cellule disintegrate, la cui membrana cellulare non è stata completamente frammentata dai lisosomi. I genomi non presentano alcuna caratteristica di vita e sono semplici particelle di materiale acido nucleico, di norma riciclati attraverso la fagocitosi o espulsi come scorie.

Le fotografie dei presunti virus che “si iniettano” all’interno della cellula mostrano in realtà la cellula che letteralmente inghiotte il virus o scoria proteinacea. Si forma allora un’incavatura, detta invaginario, e il materiale organico viene circondato dalla sostanza cellulare che poi si richiude, formando uno “stomaco” improvvisato, in cui il virus scompare. Lo “stomaco” si riempie allora di potenti enzimi lisosomici che digeriscono il materiale organico, frammentandolo in amminoacidi o acidi grassi per il riciclaggio o l’eliminazione.

Questo processo è una caratteristica della fisiologia cellulare nota come fagocitosi (letteralmente “divorazione di cellule”); è un normale processo di ingestione cellulare e digestione enzimatica di batteri, scorie di tessuti e altre cellule erratiche.

I virus non sono altro che materiale organico inerte, completamente privo di qualsiasi caratteristica di vita e che nessuno ha mai visto in azione. Le fotografie che asseriscono di mostrare i virus in azione sono vere e proprie frodi: ciò che mostrano in realtà è un ordinario processo fisiologico di fagocitosi che avviene innumerevoli volte ogni giorno all’interno del corpo.

E’ da ricordare che secondo i testi di virologia e microbiologia i virus presentano le seguenti caratteristiche, che sono incompatibili con la vita:

lunedì 12 giugno 2017

La Teoria dei Germi è FALSA!!! BATTERI, VIRUS, PARASSITI - le verità scomode

BATTERI, VIRUS, PARASSITI - le verità scomode

Per scrivere qualcosa di interessante sui microorganismi che “ospitiamo” (uso questo termine perché è l’unico che si dovrebbe usare perché è documentato da anni che nel nostro corpo vivono più batteri e virus delle cellule stesse), devo ritornare indietro alla fine dell’ottocento e raccontarvi tutta la storia.
 Una storia vera ma taciuta dalla scienza accademica ed ortodossa. Nessuno di voi, di certo, conosce il grande Antoine Bechamp, microbiologo e bionaturalista francese (1816-1908). Vero? Dovete sapere che egli fu l’iniziatore della teoria del “Pleomorfismo” ed ha messo le basi per una particolare visione olistica dell’esistenza delle forme parassitarie del corpo umano che avrebbe cambiato la visione scientifica attuale se non fosse comparso sulla scena il notissimo “farmacista” e commerciante L.Pasteur (1822-1895) il quale, al contrario, postulava la immutabilità delle forme batteriche e che, ad una data patologia, corrispondeva sempre uno specifico agente eziologico.

Anche in questo caso la scienza ha sotterrato ogni vestigia di questo grande ricercatore eretico per il tempo.... ma anche ai giorni nostri.

Forse, alla base della medicina ortodossa ed accademica, c’è una teoria fasulla, commerciale?
Nacque così una diatriba tra Bechamp e Pasteur che è costantemente (dai primi anni del novecento ad oggi) nascosta agli studenti di medicina, biologia e farmacia, ai ricercatori e soprattutto alla popolazione
.

La validità del modo di agire e procedere della attuale medicina accademica non viene mai messa in discussione dalle autorità dello stato (dagli atti contro l’etica come trapianti e trasfusioni alla distribuzione di farmaci inutili). Chiunque non possegga una laurea, conferita dalle università statali e controllate da un certo “potere” non ha il diritto di curare e soprattutto di guarire. Un medico può seguire solo metodi di cura stabiliti, pena la denuncia, l’interdizione e cioè la repressione sotto diverse forme. Tutte le cure “gradite” si fondano sulla teoria di Pasteur, teoria interessante ma fondamentalmente errata.

Di conseguenza tutto l'operato della medicina ortodossa non può ottenere risultati nel curare qualsiasi malattia, se non in operazioni come ricucire una ferita o ingessare una gamba, dove credere o meno alla teoria di Pasteur è del tutto irrilevante.
Pasteur è osannato e riverito in tutti i modi. Molti istituti universitari ed ospedali portano il suo nome.
Sostenere la teoria pasteuriana, ovvero che le malattie sono provocate da germi o virus fa sì che la vaccinazione o gli antibiotici siano il giusto mezzo per prevenirle o curarle.
Sapete benissimo che i vaccini e i farmaci allopatici sono oggi il business più lucroso esistente, esteso a livello mondiale sotto la supervisione dell’OMS (organizzazione mondiale della sanità) la FDA (food and drug administration) ecc...

Se la teoria di Pasteur venisse ufficialmente dimostrata falsa o per lo meno non del tutto vera, tutto il sistema scientifico ed economico della medicina crollerebbe e le banche, i governi e la potente lobby medica, così come le varie strutture ad esse correlate, subirebbero un colpo tremendo. Ascoltate bene: si parla di trilioni di euro, cifre con 18 zeri!!!. Ma, del resto, continuare a sostenere tale teoria non farà mai venire alla luce una vera ricerca e cura per il cancro e per tante altre malattie degenerative come ad esempio l’AIDS.

La medicina occidentale tradizionale insegna e pratica, acriticamente, le dottrine del chimico francese Louis Pasteur. La sua teoria principale è nota come la “teoria dei germi della malattia”. Tale teoria afferma che, se specie catalogate di microbi, da una sorgente esterna, invadono casualmente il corpo, divengono la “causa” di una malattia infettiva. Il concetto che tipi di batteri immutabili causano malattie specifiche è stato ufficialmente accettato come il fondamento della medicina allopatica e della microbiologia verso la fine del diciannovesimo seco-lo in Europa.
Questo orientamento è definito anche “monomorfismo” (condizione di avere una singola forma), in contrapposizione con il “pleomorfismo” di altre correnti scientifiche dell’epoca.
Questo monomorfismo venne adottato dal complesso medico-industriale, che iniziava ad affermarsi proprio partendo dal commerciante farmacista Pasteur.

Questo cartello si organizzò, soprattutto, intorno alla Associazione Medica Americana (AMA), generato da probabili interessi legati al commercio di farmaci, con lo scopo di condizionare il sistema giuridico per controbattere efficacemente la professione medica naturopatica ed omeopatica, che a quel tempo aveva un notevole riscontro negli States. Oggi, tutti gli organismi medici, scientifici e farmaceutici a livello mondiale si stanno dannando, con ogni sistema lecito ed illecito per delegittimare le medicine alternative o che non usano “farmaci” delle industrie, multinazionali e non, per curare le malattie.

Volete saperne di più sulle forme di boicottaggio, oggigiorno, in Italia ?
Sentite queste, a dir poco, furbate:
L’Omeopatia, fino a pochissimo tempo fa è stata considerata pratica "cialtronesca e immaginaria", ed era lo zoccolo duro delle cosiddette “medicine alternative”. In questo spazio, non ben definito dalla legge, professavano l’arte omeopatica, perseguitati dalla scienza accademica ed ortodossa grazie a leggi preistoriche, pochi esemplari di Medici o di Naturopati, fuoriusciti dall’ortodossia e per questo perseguitati e derisi anche dai loro colleghi.
Vediamo, a tal proposito, cosa sostiene il “bollettino trimestrale dell'ordine dei medici” (novembre-dicembre 1991 a firma Dott. Fabio Franchi p.18) che esprime chiaramente la non pertinenza ed attinenza dell'Omeopatia con la Medicina Accademica ed ufficiale che è tutt’altra cosa rispetto alle cure mediche tradizionali. Vale a dire: è di un altro pianeta!
Del resto anche il commissario del Ministero della Sanità Prof. Silvio Garattini ha esplicitamente e chiaramente affermato, nelle sue citazioni ed interviste che l’Omeopatia sia una pura "illusione", sia cioè "acqua fresca" non ha nulla a che vedere con i “Medicinali” e le cure mediche; cioè è una sostanza da depennare da ogni farmacopea tanto che anche il legislatore si adegua, vedi ad esempio DL 17 marzo 1995 art. 2 ed art. 3 in cui specifica che il rimedio omeopatico:
 "...non deve recare, sulle confezioni a livello di immissione in commercio, né vantare in qualsiasi altro modo, indicazioni terapeutiche... è altresì vietata qualsiasi forma pubblicitaria presso il pubblico dei medicinali omeopatici di cui al comma 1...".
Con questo si conferma ancora una volta quindi, ove non fosse chiaro, l'incapacità e l'impossibilità del Ministero della Sanità, gestito quasi totalmente dai rappresentanti dell'Ordine dei Medici, di comprendere appieno il significato squisitamente biologico e naturale e sottile dell’Omeopatia.
Una legge, inoltre, che si rifà al decreto DL 29/5/1991 n.178 art.1, definisce come:
"medicinale ogni sostanza o composizione presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane o animali nonché ogni sostanza o composizione da somministrare all'uomo allo scopo di stabilire diagnosi medica o di ripristinare o correggere o modificare funzioni organiche dell'uomo o dell'animale. Comma 2, per sostanza si intende qualsiasi "materia" di origine umana, animale o vegetale o di origine chimica, sia naturale che di trasformazione o di “sintesi".
 Ma dove c'è “materia e sostanza” in omeopatia? Si è arrivati addirittura, da parte di qualche incompetente legislatore, a voler mutare la vecchia ed intramontabile definizione "rimedio omeopatico" usata fin dai tempi di Samuel Hahnemann ridefinendola riduttivamente ed erroneamente con il termine: "farmaco omeopatico". Vista la definizione di farmaco, data dal Ministero della Sanità, si evidenzia ancor più che l’omeopatico non potrà mai essere considerato un farmaco cioè una molecola con attività “Biochimica".
Questa visione della realtà è sostanzialmente un falso scientifico impostaci per legge!

Samuel Hahnemann, in un certo senso “scopritore” dell'Omeopatia, uno dei primi studiosi delle scienze energetiche sottili che ha applicato un metodo scientifico e che ha proseguito, ampliandoli, gli studi delle antiche medicine, dall’Alchimia alla Spagiria non avrebbe potuto, in questi tempi ed in Italia e con tali leggi insensate, dimostrare e far accettare il principio che l’assenza di "materia" nel rimedio fa l'effetto più grande...

I farmaci, invece, sono sostanze, in dose ponderale e realmente tossiche che potrebbero causare veri e propri avvelenamenti dell’organismo. Quindi pericolosi, sempre!
La lista degli effetti collaterali ed avvertenze che si leggono nei bugiardini, in realtà, costituiscono la risposta che il sistema immunitario dà nel tentativo di liberarsi di tali veleni oppure gli eventi tossici che si scatenano nei vari organi bersaglio o negli emuntori che dovrebbero liberarsi dei veleni. Vedi Fegato, Cistifellea, Reni, Vescica, Intestino ecc...
Il processo di disintossicazione che, magari, era in atto prima di prendere il farmaco, si ferma e i sintomi che si vuole curare scompaiono (come ad esempio un eczema o una foruncolosi). E così sembra che il farmaco abbia funzionato. Ma altri sintomi compaiono, perché il corpo ora cerca di espellere le tossine del farmaco e se si va dal medico si torna a casa con una nuova ricetta per acquistare un altro farmaco per affrontare i nuovi sintomi; e così via!....

La dottrina dei microbi cattivi!

giovedì 27 aprile 2017

Sui vaccini

Sui vaccini

Perla saggia:
Tutti desiderano possedere la conoscenza,
ma pochi sono disposti a pagarne il prezzo.- Giovenale
Tentando di dirimere la questione riguardante i vaccini, uno dei punti informativi più frequentati è internet, dove c'è scritto qualsiasi cosa, vera o presunta, per non parlare dei falsi, ma tutto gira intorno a smentire o confermare l'assioma di base, ovvero che i microbi - qualsiasi - sono causa di malattia anche mortale.
Non ho trovato nulla che dica il contrario, ovvero che i microbi non sono causa di malattia, ma facenti parte fisiologica di un evento definito patologico.
Chi sostiene la vaccinazione urbi et orbi è la maggioranza, chi invece parte da una posizione opposta è la minoranza...per ora.
A cosa servono i vaccini è noto più o meno a tutti, dovrebbero stimolare il sistema immunitario a riconoscere un antigene tipico di uno specifico agente microbico e indurre la produzione di anticorpi specifici per quell'antigene di quel preciso microbo, in modo tale da impedire che quel microbo faccia ciò che è chiamato naturalmente a fare.
Ho detto una cosa importante che finora nessuno ha scoperto e definito: ciò che è chiamato a fare.

E cosa sono chiamati a fare i microbi? Non sto a ripeterlo, ho già scritto in merito e se siete qui conoscete di certo la Quarta Legge Biologica.
Qualcuno mi ha suggerito che nascono predatori ogni giorno e che i microbi potrebbero essere proprio dei predatori. Un suggerimento plausibile, magari anche ragionevole, ma mi risulta difficile pensare che dei microbi affamati decidano deliberatamente di mangiarsi un essere umano intero. L'ipotesi non è verosimile.
In Natura l'equilibrio tra predatori e prede è mantenuto "sponte sua", normalmente. Se la preda è predata ha senso, se riesce a sfuggire ha comunque senso. Allo stesso modo il rapporto tra essere umano e microbi è naturalmente portato all'equilibrio e questo equilibrio prevede che se l'essere umano resiste all'azione batterica è sensato, altrimenti è sensato lo stesso.
Che una persona muoia per una meningite è spiacevole, ma non è innaturale. I batteri o i virus della meningite sono inattivi naturalmente per il 99% della popolazione mondiale.

Quello che si applica alla discussione "Vaccini si o no?" è puramente un discorso emotivo; comprensibile, condivisibile, ma completamente disgiunto dalla sensatezza della Natura. In ambito naturale il «Mi dispiace» non esiste. Se un umano muore è previsto ed è normale in Natura, come è previsto che muoiano animali e piante. Piuttosto mi urge rimarcare il fatto che da una parte si vogliono salvare tutti gli umani vaccinando l'umanità a tappeto, salvo poi massacrarne molte e molte migliaia in guerre di petrolio, potere, frizzi e lazzi. E 'sti cazzi!
Quando dico queste cose, ovvero che la vaccinazione è un atto presuntuoso e innaturale, la reazione emotiva dettata unicamente dalla paura e dall'ignoranza si coagula in una frase: «Ti auguro che ti muoia un figlio per una malattia infettiva!»

Altri, dal comportamento più "scientifico" e riduzionista, fanno la domanda tipica: «E come la mettiamo con la polio?». Oppure «Se non ci fosse stata la vaccinazione, saremmo tutti morti di vaiolo!».
Confondono la tollerabilità della vaccinazione con la insensatezza biologica di una pratica che oltrepassa le ragioni biologiche dei microbi, considerandoli globalmente pericolosi e per tutti gli umani.
Voglio ricordare a questi signori che tutte le epidemie di peste, di vaiolo, di spagnola o di altro genere, non hanno mai estinto la specie umana, ma che dopo l'incredibile macello, i sopravvissuti ce n'erano in abbondanza. Quindi di cosa stiamo parlando?
Si sono studiati i cadaveri, si sono isolati gli agenti microbici, ma non mi risulta siano stati fatti studi approfonditi sui sopravvissuti, per capire le ragioni del loro "essere ancora vivi", per sondare la loro NATURALE immunità.
Che a nessuno sia mai venuto in mente che se la Natura ci vuole immuni a certi agenti microbici lo fa di sua iniziativa, mi sembra strano.

Torniamo a noi.
In Natura sopravvive chi si adatta meglio. Ho detto "adatta meglio", non "chi è più forte" a meno che non si voglia confondere forza con adattabilità. Chi si adatta meglio - rispettando la Natura - sopravvive facendo un passo in avanti nell'evoluzione; viceversa chi non si adatta è verosimile che soccomba.
A mio modo di vedere e rispettando la Natura, se non siamo immuni ai microbi è perché c'è una ragione biologica a ciò, altrimenti lo saremmo stati, se questo avesse mantenuto l'equilibrio. Non bisogna giustificare l'ignoranza sulle ragioni biologiche della non-immunità, con la manomissione di un organismo umano che si è sviluppato ed affinato in un milione di anni circa. Facendo un paragone grossolano, ma che credo chiarisca il mio pensiero, è come quando gli esploratori bianchi scoprirono che in Africa la popolazione era nera oltre ogni loro aspettativa e supposizione e per il fatto che non conoscevano le ragioni del loro colore (ignoranza) e del loro modo di vivere, hanno bellamente concluso che fossero indegni di una vita di pace e rispetto costringendoli alla schiavitù (manomissione).
A corroborare questo mio pensiero sulla innaturalità della pratica vaccinatoria, va tenuto presente che l'immunità non è permanente per molte malattie e che sono necessari dei richiami. È facile comprendere che la Natura cerca sempre l'equilibrio e che in questo è prevista la nostra "vulnerabilità" agli agenti microbici.
Mi spiego meglio.
Sappiamo, in base alla Quarta Legge, che i microbi agiscono solo nella fase di riparazione
. Questa fase si caratterizza per tutta una sequela di alterazioni e sintomi che sono LORO la causa di eventuale morte, non i microbi. Questi hanno la funzione di demolire il tessuto cresciuto per sensate ragioni (Terza Legge) o di aiutare a ricostruire il tessuto venuto sensatamente a mancare. Non è in discussione che il loro metabolismo possa determinare una tossicosi tale da poter creare molti guai alla persona.

L'azione microbica è direttamente proporzionale all'intensità del programma biologico in corso. Se gli effetti della riparazione - che sono direttamente proporzionali a intensità e durata della fase attiva - causano un decesso, non è per l'azione microbica, ma per la compromissione cerebrale e di altri organi vitali. I microbi stavano solo facendo il loro "sporco" lavoro, che non ha la finalità di ammazzare l'ospite.
È anche logico, se ci pensate bene.

martedì 4 agosto 2015

La Quarta Legge Biologica di Hamer, spiegata a mia nonna…

La Quarta Legge Biologica di Hamer, spiegata a mia nonna…

Questa quarta e penultima legge biologica, affermata dal dott. Hamer, è detta “Il sistema ontogenetico dei microbi” che diventano operai specializzati agli ordini del cervello…

Possiamo subito dire che i microbi sono degli ottimi amici del sistema corpo, contrariamente a quanto fino ad ora creduto. I microbi si occupano di riparare i danni durante la fase vagotonica, cioè quella preposta alla riparazione delle patologie, ed il cervello invia gli ordini ai nostri amici virus, funghi o batteri, in modo che questi operino differentemente a seconda del tipo di riparazione da esercitare.
I microbi, a torto, rientrano tra le paure più grandi dell’uomo, così che fin dai tempi delle epidemie di peste o colera si è voluto sterminare questi esseri viventi imputando loro colpe inesistenti e dettate dall’ignoranza, ma grazie alle scoperte della Nuova Medicina di Hamer questo “buco nero” si sta per chiudere.

La scoperta dei microbi risale alla seconda metà del secolo scorso quando si era rilevato la coincidente presenza di tali organismi ad ogni infezione o stato febbrile in essere, quindi con l’assunto che fossero i responsabili di questi stati di alterazione fisiologica.
Così introdotti in quest’ottica si procedette con il classificarli e con l’avvento tecnologico sempre più potente si scoprirono via via organismi sempre più piccoli, i virus, e poi il sistema immunitario, quell’apparato di grande utilità per la salute dell’uomo e definibile “sistema difensivo avanzato”.

Di scoperta in scoperta si è giunti alla constatazione che i microbi sono presenti nell’uomo fin dalla nascita e che il loro numero, di gran lunga maggiore delle cellule, supera i cento mila miliardi!

La pelle è popolata dagli stafilococchi e streptococchi, nella gola, nel naso, nelle orecchie e nelle congiuntive degli occhi, l’odore che emaniamo dalle ascelle è dovuto ai batteri, nelle parti intime ve ne sono altri ancora, e alla nascita, quando il bimbo passa dalla vagina della mamma incorre nel contatto con microbi inoffensivi ed importanti per il neonato.
Quando viaggiamo incorriamo in “contaminazioni” da agenti microbici patogeni perché non vengono riconosciuti dal nostro organismo, attrezzato con altre specie di microbi, come accadde per il morbillo che venne importato nel Nuovo Mondo delle Americhe dai “conquistadores” e fu letale per migliaia di indigeni amerindi.

Alcuni ricercatori hanno anche scoperto che, per alcune malattie infettive, sono proprio questi microbi rimasti per tanto tempo inattivi ad entrare in azione. Da qui l’interrogativo: “come mai durante le annuali epidemie influenzali non tutti si ammalano?” Quale è la differenza tra chi si ammala e chi resta in salute? Di certo il sistema immunitario non è collegato alla struttura fisica, infatti notiamo che gli individui robusti e pieni di forza cadono come mosche colpiti da un raffreddore, mentre invece persone gracili e cagionevoli non subiscono neppure una piega passando indenni alla pandemie.

La Quarta Legge Biologica di Hamer ce lo spiega dicendoci che i microbi lavorano a nostro vantaggio nella fase vagotonica, la seconda fase legata alla guarigione, perché si attivano per riparare, dopo la risoluzione del conflitto, quello che si era degenerato durante il conflitto stesso per poi ritornare inattivi. Questi esseri microscopici lavorano per ridarci la salute che perdiamo a causa di nostri scompensi mentali e psichici, e distruggerli, come avviene ancora massicciamente, non fa altro che ritardare un naturale processo di guarigione dettato dal nostro cervello.

Questi microbi si differenziano in base all’origine embrionale del tessuto. Ogni microbo arriva, prolifera e si ritira per favorire la riparazione in funzione di una ben precisa logica (Legge), in perfetta sincronia con il cervello ed il corpo, per cui si moltiplica o muore a seconda del tipo di patologia, degli organi assoggettati a tale patologia e in base al lavoro che ha da svolgere: eliminare o ricostruire.

Questi microbi fanno semplicemente parte del programma biologico della Natura. I funghi e i micro batteri (ad es. TBC) li possiamo considerare degli “spazzini” per via del fatto che ripuliscono i tumori siti in organi che derivano dall’endoderma, governati dal tronco cerebrale, e organi derivanti dal mesoderma cerebellare, controllati dal cervelletto, così da caseificare, ossia rosicchiare il tumore specifico.

I batteri hanno funzione di “spazzini” (per i tumori negli organi visti sopra) ed anche di “restauratori” delle lisi (necrosi) site negli organi derivanti dal mesoderma del midollo cerebrale, controllato dal midollo stesso. I virus invece collaborano alla ricostruzione di quegli organi di origine ectodermica, ossia collegati dalla corteccia cerebrale.

Qualche considerazione a proposito delle vaccinazione è da farsi in questa sede per un preciso collegamento, perché vi è da ricordare che i batteri sono stati il primo segno di vita nell’universo. L’essere umano ne contiene a miliardi, viviamo in simbiosi con questi esseri viventi, ne abbiamo bisogno perché trasformino la nostra materia e ci purifichino. Quando assumiamo antibiotici ne uccidiamo in quantità elevatissime, tanto da sterminarli.

I vaccini, di fatto, impediscono ai batteri di compiere il loro lavoro, interrompendo importanti processi di trasformazione atti a mantenerci in salute.

Con i vaccini creiamo caos nel nostro corpo che non è più in grado di discriminare fra l’utile e l’inutile, così da squilibrare l’intero sistema immunitario ed indebolirlo, e da questo stato deficitario si formano quelle malattie autoimmuni o da immunodeficienza.

Se ognuno di noi camminasse a piedi scalzi nella natura o lavorasse l’orto a mani nude potrebbe incorrere in lievi ferite e grazie ai microbi si attuerebbe un naturale stato di riparazione che attiva una specie di “antitetanica” spontanea e che ci rende immuni al tetano ed alle sue tossine in maniera graduale, portandoci a praticare il principio di Mitridate: “Poche gocce di veleno assunte tutti i giorni spostano verso l’alto la dose letale”.
Se però ci allontaniamo dalla natura allora dovremo usufruire del vaccino antitetanico, come pure quando viaggiamo in aereo e veniamo in contatto con batteri di cui non siamo abituati e che possono divenire anche mortali, allora le vaccinazioni ci possono salvare la vita. Sta di fatto che ogni volta che ci allontaniamo dal “Piano Biologico” rischiamo la vita e in questo piano non sono previsti spostamenti così veloci come quelli in aereo o fuggire dalla natura….

Se poi osserviamo la storia delle epidemie e il loro svolgersi in rapporto alle vaccinazioni noteremo come tutte le campagne di vaccinazioni siano state intraprese al momento in cui l’epidemia era nella fase di calo naturale e che tali vaccinazioni abbiano, invero, riacceso l’epidemia che si stava spontaneamente spegnendo e che solo dopo diverso tempo questa epidemia rallentava nuovamente la sua crescita. Ci fa riflettere anche quanto affermato da Robert Mc Namara, ex presidente della Banca Mondiale ed ex segretario di stato americano, che dichiarò: “Bisogna prendere drastiche misure di riduzione demografica anche contro la volontà della popolazione. Ridurre il tasso di natalità si è rilevato impossibile o insufficiente. Bisogna dunque aumentare il tasso di mortalità: Come? Con i mezzi naturali: la fame e la malattia.” (da “J’ai tout compris”, n° 2, febbraio 1987, Editions Machiavel, in Guylaine Lanctot, “La mafia della sanità”, Edizioni Amrita e Marco Edizioni).
Su questi argomenti  ritorneremo per riflettere ulteriormente, ma ciò non toglie che se si va contro Natura si danneggia l’Uomo.

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