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giovedì 3 luglio 2014

Femminicidio. La donna è veramente il sesso debole?


  
Tiziano Cerulli
Parlare di femminicidio e di violenza sulle donne non è un tema nuovo.
Negli ultimi anni, però, è diventato uno degli argomenti più "gettonati" dai mass media, tanto da diventare uno dei tormentoni mediatici che più che fare luce sulle vere cause e ragioni, contribuisce alla formazione di atteggiamenti e opinioni che incrementano odio e pregiudizio senza tenere conto delle variabili psicologiche, sociali e "spirituali" di un fenomeno di cui ben poco si conosce.

Prima di iniziare a trattare l'argomento vorrei sottolineare che personalmente non giustifico nessun tipo di violenza, a prescindere che sia diretto verso una donna, un uomo, un bambino o un animale. Chiunque sia stato vittima di violenza fisica, emozionale o psicologica o anche solo spettatore conosce la differenza tra vivere una tale dolorosa esperienza e sentirne solamente parlare.

Nel numero 243 di Psicologia contemporanea, Mauro Fornaro ordinario di Psicologia dinamica all'Università di Chieti-Pesacara, psicologo e psicoterapeuta, ha scritto un interessante articolo dal titolo: "Femminicidio le motivazioni dell'uomo". Nell'articolo Fornaro mette in guardia le persone, e sopratutto chi studia il fenomeno, dalla facilità con cui si cade nel giudizio per ignoranza. Se è vero che non si può giustificare la violenza, compito di uno psicologo però non è giudicare, bensì "capire" le dinamiche psichiche che intervengono nei fenomeni sociali e spiegarle.

"La diffidenza di cui è oggetto lo psicologo che cerchi di spiegare le drammatiche e frequenti notizie di violenza sulle donne deriva dal sospetto che lo sforzo di capire scivoli insensibilmente nella giustificazione", scrive Fornaro. Spiegare e giustificare sono due cose differenti, come giudicare e discernere. Così il compito rischioso a cui mi appresto è quello di comprendere, e non giustificare, come dei maschi possano essere indotti a fare violenza contro le donne ...
Tale punto di vista è stato bene esposto anche da Silvia Bonino, ordinario di Psicologia dello sviluppo dell'Università di Torino, nel numero 239 della stessa rivista, che scrive: "le violenze commesse dagli uomini sulle donne sono di tipo diverso, sia per qualità che per gravità, e chiamano in causa processi psicologici differenti e articolati, che spesso si potenziano l'un l'altro.

La Bonino, per rendere ragione della complessità del fenomeno, propone un'analisi differenziata di alcune principali categorie di violenze: la violenza sessuale, la violenza nella coppia, e quella, di cui sempre più spesso si parla nei mezzi di comunicazione, la violenza dopo la rottura o la fine di una relazione.

"Tra le spiegazioni offerte dall'autrice, scrive Fornaro, talune meritano una sottolineatura, [...] a partire dal tema della violenza, per lo più psicologica, della donna sull'uomo, un tema comprensibilmente negletto a fronte dei gravissimi fatti di violenze fisiche perpetrati dall'uomo".

Mi viene in mente un'esperienza, vissuta personalmente qualche anno fà, durante un laboratorio intensivo di teatro dell'oppresso, in un contesto formativo di gruppo in cui era prevalente la presenza femminile. In quell'occasione si scelse di lavorare sul tema della violenza di una donna del sud verso un uomo. Il teatro dell'oppresso è un metodo attivo di esplorazione delle dinamiche comportamentali che permette di mettere in scena temi di natura sociale portando allo scoperto atteggiamenti e opinioni radicate nella cultura contemporanea. In quell'occasione, la mia impressione fu che il gruppo, e in particolare le donne, ebbero grosse difficoltà ad accettare e ad ammettere che un uomo potesse subire delle violenze da parte di una donna, in quel caso da una coppia di donne, moglie e suocera rispettivamente, del mal capitato. Nessun partecipante, in particolare tra le donne, fu in grado di mettere in scena (recitare) il ruolo del marito vessato e nel gruppo serpeggiava un clima di tensione e disagio che fui il primo a far notare. Se dal punto di vista cognitivo il messaggio che arrivava era: "non è giusto, povero uomo", al contrario dal punto di vista emotivo il messaggio sottostante era un altro: "se lo merita, che uomo è se non si sa difendere?". Questo punto fu fondamentale per capire quanto radicati e spesso ingenui sono i nostri punti di vista e pregiudizi sulla realtà dei fatti. In particolare sul ruolo del potere all'interno della coppia e sul concetto di mascolinità e femminilità.

Se è vero che non abbiamo dati quantitativi sicuri, sul piano qualitativo l'ipotesi è che vi sia un incremento motivazionale della violenza sulle donne. E' più che evidente ormai che l'emancipazione femminile ha spaventato il maschio, che si è sentito privato del suo ruolo di capofamiglia. Di chi "porta i pantaloni" in casa. Questo fenomeno ha generato complessi di inferiorità, insicurezze e paure nel maschio contemporaneo sempre più confuso e insicuro sulla sua virilità.

Se la donna si è evoluta a una velocità notevole, l'uomo sentendosi privato del suo ruolo di potere, non ha seguito parallelamente la stessa evoluzione, nascondendo ansia e insicurezza dietro un'atteggiamento difensivo che spesso diventa facilmente offensivo. Come un bambino a cui hai rubato la sua pistola giocattolo e non vuole più giocare, si difende alzando le mani perché non possiede gli strumenti per mediare il conflitto. La fragilità spesso si nasconde proprio dove sembra esserci forza. Il problema quindi è di identità di genere. "Accanto alla questione del genere femminile, sta sorgendo anche una questione di identità di genere maschile" scrive Fornari.

Mentre la donna ha acquisito potere, l'uomo si è sentito togliere quel potere non solo sul piano sociale ma anche nella relazione con il partner. Questo ha innescato delle dinamiche conflittuali, al di là della crisi dei ruoli familiari tradizionali. La figura paterna e il suo importantissimo ruolo nelle dinamiche familiari della società occidentale è stata messa in discussione da una eccessiva importanza data alla figura materna portando una mancanza di equilibrio nella pariteticità dei sessi. Il maschile e il femminile sono infatti i due piatti della bilancia che devono essere sempre equilibrati.

Nel momento in cui l'uomo si è sentito prevaricato, minacciato, giudicato da una potere femminile sempre più presente la reazione alla frustrazione è stata quella, non giustificabile, di reagire con violenza piuttosto che elaborare psicologicamente il vissuto emotivo.

La duplice domanda che ci si pone è: perché l'uomo trova facile passare subito alla violenza piuttosto che affrontare il dialogo, e perché non è ugualmente violento il comportamento femminile nel conflitto? Se è infatti vero che l'uomo è superiormente più forte sul piano fisico, è anche vero che la donna possiede un tipo di violenza morale e psicologica più sottile ma non meno pericolosa. Questo elemento è sufficiente per sfatare il mito che la donna sia meno predisposta all'aggressività dell'uomo e quindi il cosiddetto "sesso debole". La violenza femminile è diversa nella forma: più sottile come abbiamo detto, meno apertamente fisica che quella grossolana e materiale dell'uomo.

Nei recenti episodi di cronaca la prima conclusione a cui si arriva è che la donna sia la vittima "indifesa" e "ingenua" mentre l'uomo il mostro da sbattere in prima pagina. Se è vero che questi episodi vanno puniti e i responsabili arrestati è lecito chiedersi quali sono gli antefatti. Quali complesse dinamiche individuali, di coppia e familiari si attivano e come possiamo prevenirle. Qual'è la gabbia che limita la nostra libertà di amare come essere umani liberi da attaccamenti e obblighi?

Lea Melandri in un articolo apparso sul sito del corriere della sera scrive: "Non possiamo limitarci a richiamare ogni volta la possessività maschile e il dominio che l'uomo si è storicamente attribuito rispetto all'altro sesso, senza dire che, col matrimonio e le convivenze, si passa dalla fase dell'innamoramento a rapporti che richiamano la relazione tra madri e figli, dove la cura e la dedizione di una donna può essere a sua volta sentita come dominio, infantilizzazione e colpevolizzazione dell'altro. E non è necessario che la donna abbia più anni del suo compagno, come in questo caso. È difficile da riconoscere, ma non è la prima volta che dare la morte "libera" paradossalmente da un'angoscia più profonda, che è opporsi, confliggere, sopportare sensi di colpa e responsabilità. Qualcuno ha detto giustamente che è un comportamento infantile pensare a un nuovo inizio, dopo aver fatto il vuoto di legami diventati intollerabili. Il sessismo andrebbe interrogato anche sotto questo aspetto: il prolungamento dell'infanzia che si annida dietro il dominio maschile e che oggi gli uomini scoprono come dipendenza, fragilità, e di conseguenza rancore, vendetta, ritorsione violenta, sia quando la donna cerca di trattenerli sia quando decide di lasciarli.

Questo tipo di violenza quindi si manifesta certamente anche nelle relazioni di coppia, scrive Fornaro, ed è più facilmente esercitata dalla donna rispetto alla violenza fisica, per esempio con forme di umiliazione del partner, specie se di fronte a terzi, con lo svilimento di fronte ai figli o nei discorsi con loro, sono all'ordine del giorno madri che in tribunale accusano i mariti di presunta pedofilia o cercano di togliere la potestà solo per vendetta, escludendo il padre dal rapporto con loro.
Sembra quindi che la donna non sia proprio il "sesso debole" ma anzi che alla sua predisposizione, in media, a una maggiore intuizione psicologica il maschio non sa, a volte, rispondere: né, al meglio con un'adeguata elaborazione psicologica, né tantomeno con le stesse sottigliezze e cattiverie che le donne spesso mettono in atto anche tra di loro. Non resta quindi che la reazione sul piano fisico, dove può ancora prevalere.

Mi accingo a concludere questo articolo invitando donne e uomini a riflettere su questo tipo di dinamiche che favoriscono la violenza maschile, prima di puntare il dito e giudicare situazioni e persone di cui non sappiamo nulla, nonché sul fatto che non sempre la donna è quella vittima innocente, laddove partecipa consapevolmente o inconsapevolmente a un circolo vizioso e una dinamica psicologica di violenza reciproca con un partner che lei stessa ha scelto.
Nella seconda parte dell'articolo parlerò delle ragioni spirituali e animiche per cui spesso attiriamo forme di violenza ed eventi traumatici nelle nostre vite.

tizianando.blogspot.it


NOTA PERSONALE... Mi trovo d'accordo su un punto con l'autore dell'articolo, e cioè sul fatto che a volte noi donne usiamo una sottile "cattiveria" per istigare l'uomo, è un bel articolo, ma si dimentica del fatto che la violenza sulla donna non è cosa recente, bensì risale a millenni addietro. Quindi... qualcosa sfugge. La crudeltà dell'uomo verso la donna è un bagaglio , oserei dire "emozionale" che cresce con lui, la cosa che più mi sconcerta è che spesso è proprio la donna in quanto madre a dare l'educazione base al figlio, a questo punto mi vien da pensare che anche la donna,  non ha la capacità di sfuggire allo stereotipo che la società gli ha inculcato, stereotipo che la vede succube al maschio, devota al suo volere.




La mia personale visione dei fatti ecco il post:

sabato 15 febbraio 2014

Femminicidio e convenzione di Istanbul: la guerra dei sessi e il nazifemminismo

Femminismo
Convenzione di Istanbul: guerra agli uomini italiani (Italy declares war against Italian men)

I diritti degli uomini sono sotto attacco in Italia: da più parti è in atto una violenta campagna di stampa diffamatoria anti-maschio con l’obiettivo di far passare nuove leggi di stampo femminista (1) e, sopratutto, di far riconoscere 85 milioni di € di fondi pubblici alle organizzazioni femministe che attaccano ideologicamente gli uomini fingendo di proteggere le donne da quella che chiamano “violenza di genere”.

Suona familiare?

I Media continuano, ancora oggi, a ripetere che la cosiddetta “violenza maschile è la prima causa di morte per le donne”. La verità, in questo caso, è che il tasso di morti femminili è solo lo 0,056% (cioè 0,56 per 100.000 abitanti), e le donne rappresentano solo il 23% degli italiani che, ogni anno, vengono uccisi.

I media continua a ripetere che 7 milioni di donne italiane sono vittime della violenza maschile. Questa falsa affermazione si basa su un sondaggio telefonico, in cui le donne italiane ricevono domande come “Il tuo partner critica il vostro abbigliamento?” Le donne che hanno risposto “sì” sono state contate, senza saperlo, come vittime di violenza psicologica dagli intervistatori. La frode statistica divenne evidente quando alcuni ricercatori hanno fatto, nell’ambito di un nuovo studio scientifico-universitario, le stesse domande agli uomini, ricevendo lo stesso tasso di risposte “sì”, e raggiungendo il risultato di 6.000.000 di vittime maschili.

I Media, poi, da alcuni mesi vanno ripetendo all’infinito che l’Italia è il paese del “femminicidio”. Le lobbies che sostengono la teoria del femminicidio vogliono che l’uccisione di una donna venga considerata un crimine più grave dell’omicidio di un uomo. Nonostante questi atti vengano commessi da uomini che seguono le loro azioni con il proprio suicidio, anche così l’Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo per le donne: 5 donne uccise ogni milione di abitanti ogni anno [2].

Questa invenzione del “femminicidio” non è nuova. La lobby femminista globale è riuscito a passare questo in Argentina [3] – in cui l’omicidio di una donna (ma solo se l’autore è maschio) porta una condanna a vita, mentre ogni altro omicidio (donna contro uomo o uomo contro uomo) comporta una pena di 8 fino a 25 anni di reclusione. In sostanza, la legge letteralmente afferma che la vita di un uomo è meno rilevante per la società.

I media italiani ignorano anche problemi molto più grandi, come ad esempio che il tasso di suicidi tra i padri separati è 284 all’anno per milione. Il tasso di suicidi diventa 4 volte più elevato con la separazione, quando uomini e bambini hanno a che fare con un sistema giudiziario sessista e con false accuse [4]. Come si è raggiunta questa situazione nel Bel Paese, dato che le leggi sessiste che sono più espliciti in diversi paesi europei non esistono in Italia perché l’articolo 3 della Costituzione è finora riuscita a bloccarle? L’articolo in questione dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione …. [5].

L’Italia è uno strano paese, in cui ciò che si vede nelle leggi non è quello che poi si ottiene quando ci si rivolge alle Istituzioni. Il femminismo non ha mai avuto grande popolarità tra gli italiani. Tuttavia, è diventato politicamente potente. In effetti, le principali organizzazioni femministe, come UDI (Unione Donne Italiane), sono state fondate dal PCI (Partito Comunista Italiano) e hanno ancora un potere forte, soprattutto nei partiti di sinistra. Attraverso la politica, il femminismo italiano ha una forte influenza artificiale sui media e nello Stato.

FeminaziAgentD
Ancora non suona familiare? Quasi tutti i quotidiani italiani sono finanziati dallo Stato e ospitano un blog femminista. Ad esempio, il giornale comunista “il manifesto” ospita un blog che reca nel titolo la frase “Prima donne e bambine”. Qui i commenti dei lettori sono spesso censurati, e anche quelli che superano la censura sono per lo più negativi.

Il potere politico, tuttavia, è il problema più grande. Gli italiani possono votare per i partiti, ma non per i politici. Una volta eletti, i politici possono fare quello che vogliono. I politici hanno deciso di mettere nella terza posizione più importante dello stato (la Camera dei deputati) una femminista che proviene da un partito di estrema sinistra che ha ottenuto solo il 3% dei voti alle recenti elezioni.

martedì 4 febbraio 2014

Femminicidio e repressione NoTAV. La fregatura



Unanimi applausi al "decreto contro il femminicidio". Solo che non ho capito che cosa c'entri la lotta contro la violenza sulle donne con la lotta ai No Tav.



 



di Alessandro Cisilin.


Unanimi applausi al "decreto contro il femminicidio".


Solo che non ho capito che cosa c'entri la lotta contro la violenza sulle donne con la lotta ai No Tav. 


Articolo 10: «Norme in materia di concorso delle Forze armate nel controllo del territorio e per la realizzazione del corridoio Torino-Lione, nonché in materia di istituti di pena militari».


Chiaro?
 

http://megachip.globalist.it

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