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venerdì 17 gennaio 2020

La chiamata più alta: essere se stessi

La chiamata più alta

Un'amica che poco oltre i quarant'anni si vede asportare l'utero...
Un amico di qualche anno in più con un tumore al fegato...
Potrei continuare. L'elenco è lungo.
E in una certa misura ci sono dentro anche io.
Ognuno di noi ha un elenco come questo, e forse ci è dentro.
Sembra che la Vita ad un certo punto ci venga addosso come un tir e non ci lasci scampo. Malattie, traumi, perdite, incidenti, morti... ognuno ha il suo.

Veniamo chiamati ad un confronto con noi stessi molto crudo. Cadono tutte le storie che ci siamo raccontati, tutte le giustificazioni, i 'ma', i 'se', i 'però' con cui abbiamo fatto continui compromessi.

Tutti noi avevamo una chiamata dalla nostra Anima ad esprimere noi stessi, fino in fondo, e ci siamo riusciti solo in parte. Abbiamo fatto compromessi lungo la strada per ricevere amore e approvazione, abbiamo avuto paura di seguire questo richiamo, siamo stati presi da sensi di colpa e ci siamo puniti. Ognuno ha il suo. Sta di fatto che l'Anima ha aspettato pazientemente mandandoci continui messaggi che non abbiamo ascoltato o abbiamo interpretato in modo sbagliato, come quando una persona amata ci ha lasciato, o quando abbiamo perso un lavoro. Erano sempre la stessa chiamata, la stessa Anima che ci diceva che quella realtà non era più per noi e che era tempo di trovare la nostra unica e originale Via, ma non l'abbiamo ascoltata.
E così ora ci troviamo di fronte ad un ultima possibilità, perchè qui è in gioco la vita stessa. O seguiamo l'Anima e la sua chiamata, o la vita si ferma. E' molto crudo metterla così, ma sinceramente non è più tempo per addolcirsela.

Questa è una chiamata alla Libertà, all'essere se stessi fino in fondo. Non ha nulla che fare con l'egoismo come pensa la mente; è esprimere se stessi, vivere quella vita che siamo stati destinati ad essere fin dal nostro concepimento e forse anche prima.
Questa vita l'abbiamo persa lungo la strada perchè avevamo troppa paura di essere noi stessi; avevamo ancora troppo bisogno di amore e approvazione genitoriale; portavamo ancora pesi e carichi di altri. Sta di fatto che ci siamo messi via, giorno dopo giorno, nel silenzio più totale e zittendo continuamente quella parte di noi più vera che non voleva accettare e che ce l'ha mostrato in mille modi.

Siamo condannati? No. La possibilità c'è sempre finchè c'è vita in noi. I miracoli esistono, ma non sono gratis. Ora il prezzo è più alto perchè l'inganno che ci siamo creati copre forse tutta la nostra vita. L'immagine di noi che abbiamo via via costruito e venduto al mondo non è facile ora da smantellare. L'ego non vuole perdere le proprie sicurezze, anche se false.

Serve davvero molta onesta con se stessi. C'è una chiamata profonda dentro di noi che è ancora viva e pulsante. Siamo noi che ci siamo addormentati, che siamo diventati sordi, ed è per questo che ora la vita ci sta scuotendo nel modo più brutale.

Dico a quella mia amica: prendi in mano la tua femminilità ed esprimila fino in fondo. Segui l'Amore del tuo cuore incurante di cosa dirà il mondo.
Dico al mio amico: riprendi quei talenti che hai messo via per far comodo agli altri, ed esprimili fino all'ultimo giorno che la tua malattia ti darà.
Dico a me stesso: segui il tuo Cuore. Lascia andare quell'immagine di bravo figlio che è l'orgoglio del tuoi genitori e vivi la tua vita. Esprimi quello che hai dentro e che hai sempre sentito pulsare nei momenti di crisi e di vuoto.

Siamo tutti di fronte ad un Mistero che ci abita e che ha preso forma per riconoscere se stesso. Non c'è colpa né errore se mi ritrovo ora a fare i conti con me stesso. Ciò che conta è che sappia farli fino in fondo.

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lunedì 14 ottobre 2019

Come faccio a creare la realtà?

D: Come faccio a creare la realtà?

D: Come faccio a creare la realtà?"
Eckhart Tolle: "Mi dispiace ma non posso risponderti in maniera per te soddisfacente, credo... Un tempo mi occupavo di quel corpo di insegnamenti che chiamiamo 'Legge di attrazione'. Ho fatto diversi esperimenti con questa presunta legge ed in effetti hanno quasi sempre funzionato, ma, ho anche guardato molto da vicino i comportamenti e il 'destino' di molti insegnanti di legge di attrazione e nel tempo la loro energia ha smesso di risuonare in me.

Non vedo infatti nessuna saggezza e nessuna realizzazione possibile nel continuare a volere, e a materializzare 'cose'.
Non vedo nessun senso nel continuare a spegnere una sete costantemente indotta da noi stessi attraverso la 'dimostrazione nella materia' come la chiamava uno dei miei maestri. Ho compreso col tempo che questa 'legge' è il modo in cui funzioniamo costantemente, e, purtroppo, la 'materializzazione' avviene di continuo che lo vogliamo o meno e più che una legge sembra essere una funzione costante della coscienza. 

Ho capito che a differenza di quanto affermato da molti insegnanti di legge dell'attrazione il pensiero ha un peso inferiore a quello delle emozioni dominanti, e che quasi tutto il materiale emotivo subconscio sta già creando la realtà che vivi, e che vivrai nel prossimo futuro.
Ho capito che mettersi a visualizzare e ad agire come se... è solo un 2% di un gioco molto più vasto che richiede che noi si guardi anche e soprattutto quella parte subconscia che non vuole essere vista e che crea mille disastri.
Inoltre ho notato che seguendo un percorso più diretto verso ciò che io chiamo il 'se' o la 'coscienza pura', quello che si ottiene è un progressivo sistemarsi di tutta la propria esistenza, anche se nei modi e nei tempi differenti da quello che noi avevamo previsto. 

La Legge dell'attrazione è un bel gioco da fare all'inizio per rendersi conto che abbiamo un impatto sulla nostra realtà, ma, a mio parere non può portarti a nessuna felicità duratura ne nessuna realizzazione spirituale, dunque ho semplicemente smesso di occuparmene e di dargli peso. Ciò non toglie che ci siano anche dei validi insegnamenti in merito ma quasi tutti li trovo troppo semplicistici e diretti più alla soddisfazione narcisistica di un ego che alla realizzazione spirituale."
Eckhart Tolle

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giovedì 29 marzo 2018

La Frequenza 432 Hz guarisce. La Frequenza 440 Hz sopprime.

SCEGLIAMO L'AMORE O LA PAURA? LA FREQUENZA 432 Hz FA LA DIFFERENZA
La frequenza di 440 Hz è stabilita, dall'organizzazione internazionale per la normazione ISA, come standard per TUTTA la musica moderna.
Le registrazioni dei concerti, le principali registrazioni audio, la musica che sentiamo in TV e per radio, si basano su questa frequenza.

Che cosa scegliamo: l’amore o la paura?
Dicevano gli antichi greci: “ L’educazione musicale è l’arma più potente, perché il ritmo e l’armonia penetrano le profondità più sacre dell’animo umano”.

La differenza con la frequenza di guarigione è di soli 8 Hz.

La Frequenza 432 Hz guarisce. La Frequenza 440 Hz sopprime.

... Nel 1884 il governo italiano di allora emise un decreto per la normalizzazione del diapason a 432 vibrazioni per secondo, normalizzazione richiesta da Giuseppe Verdi e altri musicisti italiani riuniti al congresso di Milano nel 1881 (l’accordatura aurea).

....Nel 1936 Goebbels (Germania) ha approvato lo standard 440 Hz, la frequenza che è capace di influenzare il cervello umano, privandolo della sua naturale accordatura.

Sorge la domanda: perché poi ISO, l‘organizzazione per la normazione, aveva approvato la frequenza 440 Hz come principale?
Nel 1953, 23000 musicisti francesi avevano fatto un referendum per tornare all’accordatura di Verdi, ma furono ignorati.

L’accordatura a 432 Hz (il suono dell’Universo) esisteva già nell’antica Grecia, ai tempi di Platone, Ippocrate, Pitagora, i grandi pensatori che sapevano della potenza curativa della musica. Antonio Stradivari accordava i suoi violini sulla frequenza 432 Hz.

Il suono è vibrazione, ed è l’energia. La voce di ogni persona possiede una frequenza sonora propria. I saggi nell’antica India sostenevano la salute con la voce cantando “aum” ed altri suoni che assicuravano il buon stato delle corde vocali, la zona del chakra del cuore, e il sistema nervoso.

...Non c’è una funzione dell’organismo umano che non risenta la potenza della musica... La musica agisce sulla digestione, sulla secrezione, sulla circolazione sanguigna, tramite la colonna sonora che influenza le cellule e tramite le emozioni che sorgono durante l’ascolto.

Per capire la differenza tra le due frequenze (432 e 440 Hz) ascoltate questo brano di Mozart: Comincia su 432 e poi finisce su 440 Hz. Notate la differenza, osservate le vostre reazioni.https://www.youtube.com/watch?v=MbdFd93t2k0

Ed è probabile che non notiate affatto la differenza. Ma la dissonza si avverte.

432 Hz significa il risveglio, l’apertura dell’anahata, il livello della gioia, dell’armonia, dell’amore.

440 Hz significa il livello mentale, dell’ego, del controllo, del potere, della paura.

Tutta la musica pop è registrata su questa frequenza, e i commenti sono superflui.
E’ facile capire come ci influenza la musica – osservate le vostre sensazioni. O le vostre emozioni e i pensieri che sorgono durante l’ascolto.
(Elisaveta Orlova)

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sabato 10 febbraio 2018

Né troppo Ego, né troppa Umiltà

Né troppo Ego, né troppa Umiltà
In un mondo perfetto potremmo vivere con un Ego ridotto quasi a zero perché anziché identificarci con l’Io saremmo identificati nell’UNO.
In un mondo così non ci sarebbero competizioni, conflitti, sopraffazioni e prepotenze e la cooperazione,  la condivisione e l’umiltà sarebbero universalmente praticati.
Purtroppo non viviamo (ancora) in una dimensione di perfezione …

Di Ego abbiamo già parlato in molti post su questo blog (potete leggerli qui: Link articoli che parlano di Ego ), quindi oggi mi premeva di parlare del "pericolo" della “troppa Umiltà”.

Nei Secoli religioni, governi e sette hanno avuto il controllo sulle masse mantenendo il singolo essere umano medio umile e sottomesso facendogli credere che avesse bisogno di essere suddito o seguace di qualcosa o qualcuno per vivere dignitosamente nella materia ed avere la possibilità di evolvere nello spirito.

Le religioni maggiori (e chi le ha controllate/manipolate) hanno creato delle vere e proprie convinzioni globali dove la ricchezza, l’indipendenza,  la ricerca della saggezza, la libertà spirituale e persino la Felicità sono associate al male …
L’intera umanità, questo sentimento di sottomissione e schiacciante umiltà se lo porta addosso da sempre  a prescindere dal fatto di seguire o meno una determinata religione, fazione politica o setta.

Questo sentimento di inferiorità viene poi portato nella vita di tutti i giorni, dove ci si identifica con i propri limiti fisici, con gli schemi imposti e con l’indispensabile sudditanza dagli altri di cui crediamo di aver bisogno.
Ci dimentichiamo di essere Divini e di poter essere Maestri soprattutto di Noi stessi e all’occorrenza degli altri a cui possiamo dare ed insegnare più di quanto immaginiAmo .

Nella Vita ci vuole EQUILIBRIO, SEMPRE !
Finché saremo troppo umili continueremo ad affidarci sempre e solo agli altri (guru, maestri spirituali, accademici)  ed a sottostimare il nostro enorme potenziale …

Bisogna capire che è importante imparare, scoprire e fare esperienze e per questo è giusto seguire le indicazioni di chi ne sa più di noi, senza però mai affidarsi ciecamente e completamente alle altrui esperienze perché altrimenti rischieremmo di fare l’altrui strada e non la nostra.  

Pensiamo sempre  di aver bisogno di altri insegnamenti, corsi, seminari ... di non essere mai abbastanza ... invece di capire che noi Siamo !
Ci concentriamo troppo sull'avere : attestati, competenze, seguaci ... e mai sull'Essere e sul Sentire.

Spesso anche chi eccede nell’Ego e nella personificazione dell’io pecca di TROPPA umiltà, nel senso che talvolta arriva a credere di poter trovare soddisfazione e felicità solo nella sudditanza e sottomissione altrui.
Questo è solo un altro raccapricciante modo per sottovalutare le proprie divine potenzialità , senza capire che per evolvere davvero non dovremmo né sottomettere, né essere sottomessi ad alcuno … senza maestri e senza discepoli … senza superbia e senza umiltà …. Semplicemente sentirsi parte del tutto seguendo e facendo esperienza del proprio percorso.
Felice Vita

Salvatore  

lunedì 16 ottobre 2017

Portatori sani di un 'Ego Spirituale'

Portatori sani di un 'Ego Spirituale'

Di recente più di una persona mi ha fatto notare quanto poco io stia parlando di spiritualità su facebook (e quanto poco io stia scrivendo sul blog) e quanto invece il mio profilo sia divenuto più leggero e assolutamente meno 'new age' del solito. 

Qualcuno è anche arrivato a lamentarsi con me del fatto che è quantomeno strano che uno come me, che 'sa tutte queste cose',  a un certo punto decida di mettersi a parlare quasi esclusivamente di fumetti e di musica o a pubblicare foto poco serie, e di trascurare il blog. Quel qualcuno mi ha scritto che certe cose sono davvero poco spirituali o illuminate, specialmente certi pezzi di musica rock che ogni tanto ho condiviso. E' vero, sto scrivendo di meno di spiritualità, sto parlando molto meno di spiritualità, e, nel tacere di queste cose, sto vivendo la mia vita. 

Ma il fatto che io ne parli di meno o che tenda a non parlarne affatto, ha per me un senso ben preciso: a mio sentire probabilmente non è più tempo di parlare, divulgare o credere di sapere, ma è il momento di agire partendo da ciò che si sa e iniziare a metterlo in pratica nella vita quotidiana, con consistenza.

L'energia della 'divulgazione' di certe cose si è per me affievolita ora che è praticamente un settore di businness come un altro, perchè sento che è stato detto tutto e il contrario di tutto, sento che il materiale pubblicato, le parole spese e le possibilità di imparare sono assolutamente sovrabbondanti rispetto ai concetti che sono più o meno sempre gli stessi. 

Quello che mi sembra continui a mancare però è la pratica e - almeno per me - la pratica in questi ultimi due anni è diventata più importante ed essenziale di qualsiasi nuovo seminario, nuovo libro o nuova scoperta possa essere stata fatta di recente.

Sappiamo ormai tutto - e anche troppo a livello mentale - di legge di attrazione, capacità della mente di guarire il corpo, spirito, anima e altri argomenti ancora, ma difficilmente ci decidiamo a vivere quotidianamente secondo la prospettiva acquisita attraverso studi e letture. 

Preferiamo parlare di perdono e di pace piuttosto che essere il perdono e la pace. Preferiamo parlare e disquisire su cosa ha detto davvero il tale maestro o il tale libro piuttosto che metterlo in pratica e vedere se funziona, se è reale per noi. A un certo punto della mia vita, circa un paio di anni fa, ho iniziato a sentire che c'era una discrepanza tra ciò che insegnavo nei miei seminari e la percentuale che ne applicavo alla mia esistenza, che era di poco inferiore al 50%. 

Ho spesso parlato per intuizione, ho scritto seguendo una specie di dettatura interiore (non voglio chiamarla canalizzazione perchè ero e sono sempre stato assolutamente cosciente di quello che ho fatto e non sono mai stato 'occupato' da alcuna entità) e verificato almeno la metà di quello che arrivava e che prontamente veniva pubblicato sul blog o inserito in qualche parte di qualche corso. 

Ma, c'è un ma. Ora manca tutto il restante 50% da verificare. Mancano ancora tutta una serie di informazioni da provare e di pratiche da effettuare e di tutto questo materiale non posso parlare con certezza perchè non l'ho sperimentato. Quindi non posso nemmeno scriverne. Sospetto che in molti stiamo facendo questo errore: nutriamo opinioni in merito a cose che non conosciamo e le difendiamo a spada tratta come se fossero una verità assoluta, come se fossero dogma, senza metterle alla prova. 

E a mio parere la difesa di un'opinione è sempre dell'ego. Parlare di cose che non conosciamo è sempre dell'ego. Sentire il bisogno di illuminare gli altri, di ispirare, di risvegliare qualcuno significa ancora una volta giudicare (ego) che c'è qualcuno là fuori che non è sveglio, illuminato, significa separare, e la separazione è ego, che, in teoria, è proprio quello che cercavamo di guarire.

E anche io sono caduto in questa trappola, anche in me purtroppo si è formato un ego spirituale di cui ero portatore inconsapevole, almeno fino a poco tempo fa. 

Anche io ho sottilmente sentito di essere un po' migliore (solo un po') di coloro che non praticano la spiritualità. Anche io ho avuto a tratti la sensazione di essere sulla terra per aiutare, risvegliare, spingere gli altri verso cose più 'alte'. A un certo punto però ho visto chiaramente che questo mi stava separando dalla vita stessa. 

Avevo escluso parecchie cose e persone 'poco spirituali' dalla mia esistenza, quelle cose e persone che mi stavano facendo perdere tempo prezioso per il mio percorso, quelle cose che, mi ripetevo, erano solo maya : illusione. Ho sentito che c'è una grande insidia nell'attaccarsi a concetti come 'è tutto illusione', 'siamo tutti uno', 'tutto è amore', senza averne mai avuto esperienza diretta. 

Una grande pericolosissima ipnosi è stata perpetrata dal pensiero incondizionatamente positivo, che conduce la sua nascosta guerra contro il negativo, il brutto, il problematico, escludendolo dalla coscienza e relegandolo in un buio angolo dell'inconscio (dal quale prima o poi verrà fuori comunque, proiettato nella realtà per essere finalmente riconosciuto). 

E mi sono chiesto se lo scopo dell'evoluzione spirituale non sia piuttosto che vedere il positivo in tutto e ripetersi che va tutto bene, riuscire a trascendere le differenze, smetterla di separare il positivo dal negativo, il bene dal male, lo spirituale dal profano, e imparare ad accettare qualunque cosa si presenti  arrivando ad una equanimità che accolga tutto e tutti e non rifiuti nulla, nessun aspetto dell'esistenza. 

Così ho sentito che era il momento di fermarsi per un po' e di schiarire le idee su quello che stavo scrivendo e facendo. Mi sono reso conto che separare cose spirituali da cose meno spirituali è stato un grosso errore, e mi sono costretto a una veloce retromarcia, con grande beneficio della mia situazione di vita generale e del mio umore. 

Mi sono guardato allo specchio e ho visto una persona seria e accigliata, uno che credeva di aver davvero capito qualcosa in più degli altri... e mi sono fatto una grossa risata.
Andrea Panatta
fonte: http://quantum73.blogspot.it/2012/11/portatori-sani-di-un-ego-spirituale.html

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giovedì 31 agosto 2017

I sintomi dell’ego spirituale

I sintomi dell’ego spirituale

I sintomi attraverso i quali possiamo riconoscere se essere affetti o meno da questa “sindrome”, sempre più comune, sono:

1. Etichettarci come “persone spirituali“: iniziamo a percepire noi stessi come “persone spirituali” e, di conseguenza, più “elevate”, rispetto alla massa di “dormienti” che ci circonda. Questo è il primo passo per ammalarci di “Ego spirituale“.
2. Strettamente connesso al punto precedente: tracciamo un confine tra un “noi” e un “loro”, iniziamo a circondarci solo di persone che reputiamo evolute come noi, snobbiamo tutte le persone che dal nostro punto di vista illuminato, viaggiano a frequenze verso cui non abbiamo intenzione di “abbassarci”.
3. Il mondo ci appare come un luogo ostile, i terrestri una razza cruenta e immatura, capace solo di atrocità e facile alle debolezze carnali. Desideriamo sempre più tornare in quel lontano pianeta di una galassia lontana lontana da cui proveniamo…
4. Ci isoliamo e parliamo solo con il nostro maestro spirituale via Skype o con il nostro spirito guida via etere…ma anche questo, d’altronde, dal nostro punto di vista “illuminato”, è normale perchè stiamo percorrendo il sentiero della Buddità.
Se ti sei riconosciuto in uno o più di questi sintomi, fermati un attimo e respira…

L’ego immaturo chiede a gran voce l’illuminazione
Questo è ciò che si scorge guardando bene dentro i variopinti ambienti della cosiddetta spiritualità (qualunque cosa voglia significare questo termine).
“Non sono nessuno nella vita normale. Ma sarò qualcuno in quella spirituale.”
La rinuncia al denaro e al successo come gratificazione ultima dell’ego. L’incapacità di affermarsi come vincente nella vita materiale mascherata da rinuncia alla vita materiale stessa.
Dipendesse da me metterei la regola che solo chi ha raggiunto la piena gratificazione nel mondo della materia può dedicarsi alla ricerca spirituale. Come si è sempre affermato in psicologia – da Jung in poi, passando per la Psicologia Transpersonale – solo un ego maturo e sano, che è stato capace di raggiungere obiettivi concreti in campo lavorativo, artistico, sportivo piuttosto che politico o economico… insomma, solo un ego realizzato, contento di sé, non patologico… è davvero pronto per morire. Gli altri stanno fingendo… recitano una parte… proprio per non morire mai. Si tratta del tristemente noto “ego spirituale”.

La patologica insoddisfazione di un ego immaturo lo indirizza verso una spasmodica ricerca in campo spirituale. Se l’ego non è ancora maturo, autodeterminato, soddisfatto di sé, non potrà mai “rinunciare a sé”; inizierà quindi a cercare nelle “esperienze spirituali” quel completamento di sé che gli è mancato negli altri campi della vita.

Non mi stanco di ripetere che per rinunciare al proprio ego è prima necessario averne uno maturo. Se gli alchimisti avevano previsto l’ »albedo” come tappa intermedia dello svilupppo psicologico di un individuo, la fase in cui si “fabbrica” l’Anima, prima della divinizzazione finale nella »rubedo”… un motivo ci sarà. Un ego abortito darà come risultato una ricerca spirituale deviata, ansiosa, competitiva, intrisa di esperienze mistiche allucinatorie. Questo è ciò che vediamo accadere continuamente: gli ashram sono zeppi di persone FULMINATE che si credono ILLUMINATE.
Ho avuto la sfortuna di comprendere “nella carne” che non c’è nessuno dentro questa forma corporea. Proprio quando finalmente ero “qualcuno”, con una »centratura” perfetta e mi sembrava di avere il mondo ai miei piedi… sono morto. Che sfiga! Ciononostante, nulla di ciò che questo apparato psicofisico ha realizzato nel corso di anni di sforzi è andato perduto. Per esempio, questa forma è rimasta ben conscia delle verità che conosceva prima che accadesse il “fattaccio”; per questo motivo insegno che solo a partite da un ego psicologicamente adulto – sebbene finto – si può verificare una morte iniziatica e ottenere una comprensione diretta della Verità Ultima.

Questo è il motivo per cui a qualcuno succede e a qualcuno no. Se non ci fossero ostacoli, questa comprensione accadrebbe in tutti gli apparati psicofisici del mondo in questo stesso istante. Invece non accade, né a te che stai leggendo, né agli altri. Tu hai capito perfettamente che il tuo “me” separato non esiste e non è mai esistito… ma non accade nulla! Ti senti sempre come esistente dentro un corpo specifico.
Ovviamente, tutti voi, appassionati di Advaita Vedanta, Tao e Zen siete convinti di essere pronti per il “grande salto nell’Abisso”. Oramai le gratificazioni dell’ego le avete lasciate alle spalle. Non siete più come gli altri comuni mortali che ancora compiono sforzi per “ricordarsi di sé”, oppure, più prosaicamente, si preoccupano di mettere da parte i soldi per l’auto nuova.
Invece non è vero. Non siete pronti. Siete come vergini che parlano di Tantra!
Dimostrare che non siete ancora pronti a balzare nell’Abisso è facile. Non siete pronti… perché non vi è ancora successo. In realtà avete ancora necessità di sentirvi un individuo, un “me” dentro un corpo. E il fatto che stiate percorrendo un cammino verso qualcosa che invece si trova QUI e ADESSO, indica che avete ancora bisogno di muovervi attraverso l’ego. Il fatto stesso che decidiate di non fare più nulla, è ancora sempre un bisogno dell’ego. Le vostre azioni vi tradiscono. Non c’è via d’uscita!

Se avessi di fronte una forma corporea nella quale è accaduta questa piena comprensione, le darei ragione. Ma dal momento che di solito a blaterare sull’inesistenza dell’ego e l’inutilità di fare sforzi sono persone che si trovano sul medesimo piano di coscienza di un giornalista sportivo… la loro stessa “mancata illuminazione” le tradisce. Hanno ancora bisogno di temporalità e di sforzi, in qualunque direzione questi sforzi siano condotti.
L’ “ego spirituale” ha spostato le sue aspettative dal mondo della finanza a quello dell’Advaita Vedanta o dello Zen, così da poter finalmente sperimentare la beatitudine. Ma la beatitudine come traguardo di vita non ha più dignità di una carica politica, poiché sono entrambi traguardi disposti lungo il tempo. Sono entrambe esperienze esperite da “qualcuno” dentro un corpo. “Qualcuno” che farebbe meglio a occuparsi delle sue finanze piuttosto che dell’illuminazione!

Finché non siete pronti per accettare la fine del senso di identità separata, cercate l’illuminazione in maniere che vi impediscono di raggiungerla. Desiderate l’Unità ma allo stesso tempo vi opponete ad essa ogni singolo istante della vostra vita.

"Finta Spiritualità e addormentamento della Coscienza" di Tiziano Cerulli

"Finta Spiritualità e addormentamento della Coscienza" di Tiziano Cerulli
Ogni volta che pubblico un post "provocatorio" sul tema della spiritualità trovo molti consensi ma anche numerose critiche. Questo è il senso del mio scrivere: far riflettere sulla natura dell'anima e i meccanismi della mente. Due cose completamente differenti... distinte ma non separate. 
La spiritualità è diventata la nuova moda. In un periodo storico in cui le persone sono disorientate e in crisi si cercano risposte al proprio malessere, spesso nei posti o con gli operatori "sbagliati" prendendo per buono tutto ciò che passa il convento. 

Come funziona? Dove c'e un target di mercato c'e' qualcuno che crea un prodotto. Proprio come dove c'e' un drogato c'e' uno spacciatore e dove c'e' una prostituta c'e' un cliente. Entrambi non possono vivere l'uno senza l'altro. Dipendenza. Credete sia molto diverso nell'ambiente della spiritualità o dell'olismo? No, non lo è affatto. Ho conosciuto persone chiudersi a riccio appena provi a confrontarti sulle diverse tradizioni spirituali (eventualmente conoscevano solo la loro... che chiaramente è la migliore) o inalberarsi per aver "criticato" il maestro di turno come se gli avessi toccato il proprio cantante o attore preferito, peggio ancora come se avessi cercato la mamma. Infatti, molte di queste persone tendono a creare dinamiche di dipendenza proprio perché hanno speso conflitti irrisolti con le figure genitoriali. Il loro bisogno di proiettare sulla figura "idealizzata" di un maestro, il genitore (sufficientemente buono) che non hanno mai avuto le spinge ad occultare i lati oscuri della personalità e del maestro stesso. E il maestro spesso inconsciamente (altre volte no) cerca di attirare quanti più discepoli che confermino la sua natura di essere superiore e che ha trasceso gli aspetti materiali (tranne quando non paghi la quota mensile delle sue lezioni o preferisci un altro maestro).

Siamo nel campo della psicologia e della psicoterapia. Come ci insegna il Buddhismo dove c'è un fastidio, c'è un attaccamento e dove c'è un attaccamento non riconosciuto, c'è un demone, c'è un ombra, per usare la terminologia della psicologia del profondo, che chiede di essere pacificato e non di edulcorare la realtà fingendo che non esista. 

Nascono come funghi corsi e seminari, libri e scuole, che con la vera spiritualità, che è un cammino di gioia ma spesso anche di dolore, nulla hanno a che fare. 
Risvegliarsi non è proprio una passeggiata. Chi vorrebbe essere svegliato bruscamente quando sta dormendo così bene? In fondo è un sogno così piacevole quello che sto credendo di vivere. Tante persone si definiscono spirituali perché meditano (o credono di meditare), sono vegetariani e odiano (loro che sono evoluti) chi mangia carne, si vestono solo di bianco e parlano (e basta) di pace e amore incondizionato. Hanno tatuaggi di divinità indiane (perché mai uno di Padre Pio o di Gesù Cristo?) Ben venuto nel club della New age. Se non rispetti queste caratteristiche e le loro regole l'etichetta "spirituale" non ti sta bene addosso e non sei dalla parte degli eletti e dei "giusti", degli illuminati e i risvegliati (noi contro gli altri). Ma questo è solo un aspetto della spiritualità: Il più superficiale e essoterico. 
Tutte le tradizioni esoteriche e misteriosofiche ci dicono invece che lo spirito e' in ogni cosa. Dividendo l'aspetto spirituale dall'aspetto materiale noi ci poniamo nella dualità (un altro mantra tanto di moda). Non siamo nell'unita'. Bè, io direi che c'è gente che sta proprio nella frammentazione della personalità. Più che illuminati, fulminati! 
Ma se "tutto è Uno" significa TUTTO. Nel tutto ci sono anche le persone e le cose che ti danno fastidio e che ti creano disagi, anzi sono proprio quelle che ti fanno evolvere. Secondo voi perché Gesù avrebbe invitato ad amare i propri nemici e pregare per i propri persecutori? ... per autolesionismo? 

Essere "spirituali" significa entrare nel mondo di Ade, nel mondo dei demoni e delle ombre. Il cammino dantesco inizia dall'inferno e non dal paradiso. Al paradiso si arriva dopo essersi purgati (purgatorio).

Spiritualità significa fare esperienze umane, significa ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, fare i conti con la propria natura inferiore, i propri difetti, le proprie paure, la rabbia, la tristezza, le frustrazioni, i limiti. Non significa fare finta che non ci siano o allontanare continuamente le persone che portano a galla questi aspetti.

Significa fare: se non fai non sei. Questo significa essere veramente risvegliati. Fare più errori possibili, incazzarsi, piangere e non fingere di essere felice come un ebete, ma sentire ogni emozione e accettarla per trasmutarla in virtù e compassione verso se stessi e gli altri.

Essere un osservatore distaccato dei propri meccanismi mentali e conoscere prima ancora di come funziona l'anima quali sono gli inganni della mente. 

Spirituale è colui che si mette in discussione continuamente, prendendo coscienza che l'anima va nutrita e accudita, come si fa con un bambino che diventa adolescente e poi adulto. Spirituale e' un'etichetta che non mi piace.
C'è una bella differenza tra la Essenza spirituale ed Ego spirituale. Accorgitene.

giovedì 27 ottobre 2016

Verso una post-umanità

Seduti sul trono di Dio

VERSO UNA POST-UMANITÀ 
 Andiamo verso una post-umanità che, credendosi libera, sarà schiava delle Tenebre. E' in atto una vera e propria mutazione antropologica: il cervello e il cuore dell’uomo non funzionano più come una volta di Francesco Lamendola. 

Abbiamo più volte osservato come sia in atto, a causa di una serie di fattori, una vera e propria mutazione antropologica, per cui si sta creando, fra le nuove e le vecchie generazioni, un divario che è molto più grande e che è, soprattutto, qualitativamente diverso da qualunque altro possa essersi mai prodotto nelle epoche precedenti. Infatti, non solo è cambiato il modo di pensare e di sentire, ma sono cambiati i meccanismi stessi del pensare e del sentire; il cervello e il cuore dell’uomo non funzionano più come una volta: di conseguenza, qualunque tipo di comunicazione è divenuto impossibile, perché non solo il linguaggio, ma il retroterra del linguaggio – sensibilità, volontà, memoria, intelligenza, cultura – ha assunto una struttura totalmente nuova, senza più punti di contatto con quello che Stefan Zweig chiamava il mondo di ieri.

Fra non molti anni, quando gli ultimi rappresentanti dell’umanità pre-moderna saranno usciti di scena, si verificherà una situazione del tutto inedita: per la prima volta nella storia, il progresso procederà nell’ignoranza totale della tradizione, ed il nuovo verrà costruito senza più il minimo legame con il vecchio. Non ci saranno più persone in grado di leggere e capire veramente, non diciamo la Divina Commedia, ma neppure i Promessi Sposi, anzi, neppure Il cavallo rosso di Eugenio Corti, o L’Albero degli zoccoli del regista Ermanno Olmi: sarà come ripartire da zero, da una tabula rasa. Le cose del passato, anche recente, appariranno remote e incomprensibili, quanto oggi ci appaiono remote e incomprensibili le piramidi maya sprofondate nella giungla, o i templi khmer o le piramidi d’Egitto. 

Il tempo si è appiattito, la sua profondità è scomparsa: già oggi, per molti ragazzi, compresi molti studenti di liceo, non v’è differenza fra Risorgimento e Rinascimento (e, infatti, spesso li confondono), oppure fra Bach e Beethoven, per il semplice fatto che un evento passato da quattro o cinque secoli appare loro remoto e incomprensibile quanto lo è uno che sia trascorso da 200 o 150 anni. 

"Il sentimento sarà un lusso indesiderato"
Dal punto di vista psicologico, la caratteristica saliente dell’uomo e della donna posto-moderni sarà la loro quasi completa anaffettività (o sociopatia), o, quanto meno, il radicale scollamento e l’irreparabile scissione tra la sfera dei bisogni fisiologici, sesso compreso, e quella del sentimento.

Le persone capaci d’innamorarsi e di voler bene a qualcuno non ci saranno più, o, se ci saranno, saranno una razza in via di estinzione, oggetto di curiosità, se non di aperta derisione: al loro posto, verrà avanti una nuova generazione, molto pragmatica e operativa, per la quale il sentimento sarà un lusso indesiderato o una pietra d’inciampo, la quale cercherà la soddisfazione pratica dei suoi bisogni e che troverà un qualche modus vivendi con gli altri, sulla base del solo interesse. A forza di essere negletto, disprezzato e giudicato scomodo e pericoloso, il sentimento finirà per appassire e morire: le nuove generazioni non ne avranno più bisogno, e rivolgeranno ogni loro attenzione e interesse al soddisfacimento dei bisogni e alla messa a punto di una tecnologia sempre più sofisticata, capace di offrire, magari in forma virtuale, qualsiasi tipo di realtà, di esperienza, di situazione, compreso l’eventuale sfizio di provare quel che prova un innamorato, indossando un apposito kit elettronico e divertendosi un poco, come oggi fanno i bambini con un qualsiasi gioco elettronico, ad esempio “pilotando” un’automobile da corsa sul circuito d’Indianapolis.

Naturalmente, sarà una umanità priva di senso etico, perché il sentimento è un ausilio fondamentale per lo sviluppo del senso morale; la compassione, ad esempio, nasce dalla naturale simpatia verso chi soffre, così come la giustizia si accende nel cuore di chi assiste ad una ingiustizia, e vorrebbe rimediarvi. Infatti, se il sentimento si atrofizza e muore, scompare anche il giudizio di valore, che è ciò che ci fa ritenere buona una cosa, e cattiva un’altra; giusta un cosa, e un’altra sbagliata. Senza il sentimento, le cose non sono più giuste o sbagliate, buone o cattive, ma solo utili o dannose.
Ha osservato il sociologo tedesco Falko Blask nel suo saggio Q come caos (titolo originale: Ich willsprass, Munchen, Wilhelm Heyne Verlag, 1996; traduzione dal tedesco di Rita Recalcati e Franco Forte, Milano, Marco Tropea Editore, 1997, pp. 10-12):

"Conoscono la differenza fra bene e male, e se ne fregano".

Così, uno psichiatra perplesso, mentre commenta il viaggio all'inferno di Mickey Mallory nel film carneficina di Oliver Stone "Natural Born Killers", pronuncia il nuovo credo di un'intera generazione. Il tempo di raggiungere l'acme e la Generazione X, con la sua religione di rassegnata autocommiserazione, è rapidamente tramontata. L'ostinato rimuginare su problemi all'apparenza più essenziali delle prosaiche preoccupazioni che affliggono i tanto disprezzati conformisti ha fatto il suo tempo. La solita crisi di senso di fine secolo oggi non suscita più le tradizionali reazioni: protesta caparbia o incondizionato adeguamento. Insomma, al di là del taumaturgico ottimismo high-tech e della restaurazione neohippie, un numero sempre maggiore di giovani preferisce impegnarsi in un progetto di vita che, quanto a radicalità, supera di gran lunga i tentativi poco convinti di uno autogestione al passo con i temi della società del caos. Cavalcano il fattore Q. Q, il semidio che vive nel "Continuum", l'universo parallelo della serie "Star Trek", fa da padrino a questo nuovo principio di piacere: un buffone cosmico, fantasioso ed egocentrico, che rappresenta l'incarnazione ideale del mascalzone privo di scrupoli, ma equanime, al di là del bene e del male.

Negli anni Novanta non usa più tirare bilanci morali, ci si dedica piuttosto a perfezionare il piacere egocentrico dell'avventura. Passata l'era dell'edonismo, è arrivata quella dei sentimenti simulati. La lotta per la sopravvivenza ha ormai travolto ogni argine morale e infuria senza più limiti artificiosi. L'arbitrio assoluto e l'imprevedibilità sono i veri principi di vita di quest'epoca. Nella società dello spettacolo cresce una serena indifferenza verso tutte le relazioni sociali, e si affermano forze completamente nuove. Dopo la fuggevole apparizione di una riciclata "lost generation", ora è il momento della rivolta dei sociopatici, pronti a gettarsi con assurdo ottimismo nella mischia delle relazioni interpersonali. Vivono fino in fondo il culto dell'ego con una mentalità senza scrupoli: ovvero il fattore Q. Sono scampati a tutte le regole sociali e si sono lasciati alle spalle gli ultimi residui di morale.

Nel romanzo "Blue Belle", lo scrittore americano Andrew Vachss descrive con precisione il sociopatico: è uno che "segue solo i propri pensieri, procede per la sua strada. Avverte solo il proprio dolore. Siiii. Non è forse la via giusta per sopravvivere in questo letamaio? Aspetta il tuo momento, abbassa la visiera. Non lasciare che ti leggano nel cuore".

martedì 11 ottobre 2016

L’ego spirituale: una delle più astute maschere dell’Io

Spirituale a chi?! Cazzi e mazzi della ricerca spirituale

Dopo aver già pubblicato qui alcune riflessioni sui vari e tantissimi modi di comprendere il significato del famoso EGO - se è meglio accettarlo, distruggerlo, trascenderlo etc.. -, sull'illusione dei guru facili, degli "illuminati" improvvisati etc, è con piacere che condivido un nuovo articolo sui pericoli dell'"ego spirituale" Perché?
Perché sono sempre più convinta che sia molto facile cascare nella trappola della facilità e penso che sia importante, per non fermarsi per strada lungo il "percorso", esserne a conoscenza. Un ironico ammonimento non guasta mai.. Buona lettura!
Catherine


Ti si sono aperti tutti i chakra e stai fluendo in sincronia perfetta con l’esistenza? Senti l’amore cosmico che ti fa salire la kundalini? Sei certo di essere a un passo dall’illuminazione? Senti energeticamente, dici che tutto è Uno, vedi le vite passate, hai preso 23 livelli di Reiki e hai 5 nomi sannyasin? Sei convinto che il mondo sia un’illusione e te ne freghi di tutto?

O hai davvero qualcosa da insegnarci, o com’è più probabile, ci sei davvero dentro fin sopra il collo.
Sei infettato dall’ego spirituale, un altro astuto nemico sulla strada verso la vittoria.

L’ego spirituale è una delle più astute maschere dell’Io.
È l’uso e il consumo di tutto ciò che è “spirituale” per la gratificazione dell’ego. È il nuovo vestito di quel vecchio ego che prima faceva classifiche mondane e misurava chi era il più figo, ma ora vuole accumulare cose nel mondo dello spirito.
Però la puzza dell’ego è sempre la stessa..
Solo che adesso vuole farsi bello con conquiste interiori, cambiamenti metafisici, seminari che danno i superpoteri, terapie che guariscono da tutti i problemi, ricette belle e fatte sulla felicità permanente.
L’ego spirituale non guarda in faccia a nessuno, anche se spesso le sue prede preferite sono le persone sensibili, idealiste, sognatrici.

L’ego spirituale è subdolo e pericoloso, perché meno visibile, molto astuto e più difficile da smascherare. Cerca di pompare la tua presunta intelligenza e la tua cosiddetta saggezza spacciandoli per verità e alla fine ci caschi anche tu. Le persone in preda all’ego spirituale sono in genere anime belle che cercano rifugio dal loro disagio in quello che ritengono il mondo dello spirito.
Non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza delle persone arriva a un percorso “spirituale” perché avverte sofferenza e disagio, perché è in crisi, perché è confusa; e questo è sacrosanto, naturale.


Essere in crisi è la porta di accesso al cambiamento e all’evoluzione, e tutti, prima o poi, passiamo di lì.
Ma a volte ci si attacca forzatamente anche alle nostre presunte conquiste interiori per paura di restare vuoti e senza appigli.
Dopo che hai sofferto trovi un insegnamento o qualcosa che ti fa stare bene: pensi di essere arrivato, di aver trovato la chiave, “the secret”, e ti dici: finalmente, ora ho capito!

Così rischi di cristallizzarti in una nuova identità spirituale.
Dietro c’è il bisogno di considerazione e di approvazione, e la voglia di fuggire dalle cose che non hai risolto.
Indossare il nuovo vestito spirituale è una nuova bellissima e illusoria sicurezza: ti senti maggiormente accettato, ti piace avere un certo tipo di potere (io ti posso guarire!), di conoscenza, di amicizie, o un nuovo nome spirituale; senti che puoi avere le risposte, ti senti più utile, figo, sicuro, protetto, arrivato.

Non c’è niente di male, ma è sempre il giochino dell’ego che prima o poi si romperà, e tu dovrai fare i conti con quelle cose che ti hanno legato all’ego spirituale: la ricerca di sicurezza, di potere, la paura di non essere accettato, il bisogno d’amore, la mancanza di senso, il dolore e l’angoscia, il desiderio di essere visto.

Ecco che il mondo spirituale ti offre una meravigliosa occasione: prendi otto iniziazioni, fai diecimila corsi diversi cercando di risolverti, vuoi l’illuminazione in tre giorni, cerchi nelle presunte coincidenze la conferma a una tua credenza, leggi 10.000 frasi spirituali senza metterne in pratica nemmeno una.
Vuoi diventare qualcuno nel mondo dello Spirito, ma attento, perché se incontri un vero Maestro diventerai Nessuno.

Il grande pericolo di tutte le esperienze mistiche – esperienze di illuminazione, liberazione, e così via – è che verranno utilizzate dall’ego e trasformate in materiale usato dall’ego per i suoi fini. 

Quando il contesto della vita di un individuo è l’auto-referenzialità egoica – vale a dire che l’identificazione è con l’ego come unità separata – le esperienze mistiche, i momenti di illuminazione, le credenziali spirituali, diventano tutti beni potenzialmente pericolosi.

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