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venerdì 24 gennaio 2020

Gli esseri spirituali ostili che si nutrono delle nostre paure

Rudolf Steiner e gli esseri spirituali ostili che si nutrono delle nostre paura e ansia
L’eclettico e prolifico scienziato e maestro di pensiero esoterico-spirituale Rudolf Steiner ( 1861-1925) di cui si parla nel seguito nell’articolo che traduco da WakingTimes, già descrisse come esistano esseri spirituali ostili che si nutrono della nostre paura ed ansia.
Ansia, depressione e paura devastano molti oggi giorno, ma sono pochi quelli che si fermano a considerare che oltre alle influenze materiali nelle nostre vite, possiamo essere anche influenzati da esseri che esistono dimensioni fuori dalla nostra percezione ordinaria.

Esiste infatti molto di più nella realtà di quello che possiamo vedere, sentire, udire, gustare e toccare. Infatti, una stima sulla materia che costituisce l’universo, rivela che il 73% di esso è costituito energia oscura ed un altro 23% da materia oscura e non possiamo vedere nessuna delle due, neppure capirle. Inoltre l’occhio umano è in grado di vedere solo circa lo .0035% di tutto da spettro della radiazione elettromagnetica (EM).
Quando guardiamo nei cieli, il 96% resta a noi invisibile. Se includiamo in questo i regni spirituali, allora capiamo che c’è un intero universo di possibilità che esiste oltre i nostri cinque sensi.

Sono pochi gli scienziati oggi, che hanno voglia di esplorare la metafisica per esaminare la vita oltre la percezione ordinaria, per poter fare un collegamento tra il visibile e invisibile.
Rudolf Steiner, tuttavia, uno degli scienziati più prolifici e dotati, filosofo esoterista del suo tempo, dedicò molto nel suo lavoro al compito di sbirciare oltre il velo e condivise le sue intuizioni riguardo alla natura più profonda della vita e del mondo oltre.

Relativamente ad ansia e depressione, Steiner parlò di esseri ostili nel mondo spirituale che influenzano e si nutrono della emozione umana. Si tratta di un concetto ampiamente rifiutato dalla maggioranza delle persone oggi. Tuttavia questa analisi viene considerata vera dagli sciamani ed altri che hanno accesso alle dimensioni spirituali, per poter alleviare la sofferenza umana dei loro pazienti.
In alcuni casi è noto il concetto di vampiri energetici, ovvero persone che risucchiano la nostra energia e si nutrono delle nostre emozioni negative. Sulla esistenza di tali entità che esistono in altre dimensioni, Steiner scrisse:
“Ci sono esseri nei mondi spirituali per i quali ansia e paura che emanano gli esseri umani, sono un ottimo cibo. Quando gli esseri umani non hanno né ansia nè paura, queste creature muoiono di fame. Coloro che ancora non sono sufficientemente convinti di questa affermazione, possono comprenderla solo come qualcosa con cui si fa un paragone. Ma per coloro che hanno dimestichezza con questo fenomeno, esso è una realtà. Se ansia e paura irradiano dalle persone e sfociano nel panico, allora queste creature trovano nutrimento perfetto e diventano sempre più potenti. Questi esseri sono ostili verso l’umanità.
Tutto ciò che si nutre di emozioni negative, di ansia, paura e superstizione, disperazione o dubbio sono in realtà forze ostili nei monti super sensibili che lanciano degli attacchi crudeli sugli esseri umani, mentre loro ne vengono nutriti.
Quindi è soprattutto necessario, tanto per cominciare, che la persona che entra nel mondo spirituale, superi paura, senso di impotenza, disperazione e ansia. Ma questi sono esattamente le emozioni che appartengono alla cultura contemporanea e al materialismo perché estraneano le persone dal mondo spirituale e perché questo materialismo è particolarmente adatto per evocare impotenza e paura dell’ignoto e questo fa sì che vengano chiamate queste forze ostili sopraccitate che agiscono contro gli esseri umani”

Le emozioni negative sono cibo per spiriti dannosi
Tale concetto non è prontamente accettato nella conversazione quotidiana, guidata da rigido scetticismo e materialismo scientifico. Le tradizioni attuali hanno cercato di espellere la saggezza metafisica antica e la sua applicazione pratica nelle nostre vite. Anche se l’indagine scientifica è di estremo valore, la percezione spirituale è sempre stata parte della nostra esperienza.
“Tuttavia, nonostante il cinico scetticismo, tutte le scuole misteriche antiche, le autentiche intuizioni sciamaniche e gli insegnamenti esoterici (molti dei quali sono stati soppressi e/o distorti nel corso dei millenni, per ovvie ragioni) hanno trasferito questa verità per “coloro che hanno gli occhi per vedere e le orecchie per sentire”, usando il loro linguaggio e simbolismo. Sia che si sia trattato della Legge Generale (cristianesimo esoterico), o degli Arconti (gnosticismo), o dei Signori del Destino (ermetismo), o dei predatori/ voladores (sciamanesimo e particolarmente Castaneda), o del Mago Malvagio (Gurjief), o degli Shaitans (Sufismo), o degli Jinn (mitologia araba), o dei Wetiko (la spiritualità dei Nativi Americani), o delle Forze Ostili Occulte ( Sri Autoblindo e la Madre, lo Yoga integrale)”
Bernhard Guenther
Avere a che fare con esseri iperdimensionali o extrasensoriali, è da lungo tempo parte della nostra storia. Essi sono direttamente accessibili a chiunque quando venga data pratica adeguata e attenzione alla questione. Per me questo è vero per le mie esperienze con le medicine sciamaniche, con cui è del tutto possibile entrare in stati di coscienza, in cui esistono intere cosmologie della vita e con cui si può interagire.

Trovarsi nella spirale del discorso negativo, della depressione, dell’ansia o della paura incontrollabile e irrazionale, è un segno, come fa rilevare Steiner, di disconnessione dalla nostra vera natura spirituale, esacerbata da esseri che operano nei regni spirituali.
Ecco perché alcuni considerano disturbi come questi, delle malattie spirituali e fino a che esse non vengono affrontate con adeguata attenzione in merito allo sviluppo dello spirito, tali emozioni tendono ad esacerbarsi e a portare la persona in ulteriore sofferenza.

mercoledì 20 settembre 2017

Le cose belle succedono a coloro che sanno aspettare

Le cose belle succedono a coloro che sanno aspettare

Fonte https://lamenteemeravigliosa.it
Pazienza”, un’altra volta questa parola. Colui che aspetta si dispera e si confonde. Soprattutto quando si scontra con l’incertezza di non sapere quando avverrà ciò che aspetta.
Non stancatevi di aspettare. La ricompensa sta attendendo che abbiate pazienza.
Tuttavia, la pazienza è più che l’attesa: è l’aspettativa calmata, è una sorta di pausa dei nostri desideri. La pazienza non ci addormenta i sensi, bensì si impone contro l’angoscia e ci sveglia. 

La pazienza è amara, ma i suoi frutti sono dolci

È difficile da capire, ma avere pazienza non significa caricarsi di stress e sopportare fino a non poterne più ed esplodere. Si tratta di un’arte capace di liberarci da cariche emotive superflue, che ci permette di permanere in uno stato di pace.
“Se sarai paziente in un momento d’ira, sfuggirai a cent’anni di tristezza”.
Alcune filosofie orientali parlano del dono della pazienza cono se fosse una forza che la nostra mente utilizza per comunicare al resto del corpo che ciò che si aspetta arriverà.
Le cose belle del mondo richiedono pazienza: un amore complicato, una persona quasi inarrivabile, una preparazione fisica, un concorso, … Insomma, qualsiasi meta o qualsiasi traguardo che ci mettiamo in testa. Bisogna ricoprirsi di un velo di entusiasmo e passione.

Colui che aspetta senza disperare trova l’inaspettato

Spesso, crediamo che la vita ci stia dicendo “No”, mentre, in realtà, ci sta solo dicendo “Aspetta”. Diventiamo impazienti e, di conseguenza, il nostro nervosismo ci spinge a commettere errori.
A volte, ci sentiamo stanchi, avvertiamo che i nostri amici, il nostro partner o le nostre aspettative irrealizzate ci esasperano, che non arriva niente di quel che volevamo creare e che la vita non è fatta per noi.

La pazienza: una regina annientata dalla velocità

“Il segreto della pazienza è ricordare che il dolore è temporaneo e la ricompensa è eterna”.
Colui che resiste, vince. Tuttavia, se consideriamo l’interesse che, normalmente, mettiamo nel coltivare questa qualità, ci rendiamo conto che la pazienza è una regina ormai annientata. Ci viene insegnato che dobbiamo primeggiare in tutto, emergere sugli altri, correre.
Se affrontiamo le cose pazientemente, gli altri ci lasciano fuori dal gioco, ci fanno capire che non valiamo abbastanza. Ciononostante, è bene sapere che tutti i traguardi richiedono tempo e pazienza: questi due strumenti, infatti, sono gli unici che ci assicurano di raggiungere i nostri obiettivi.

Lavorare sulla pazienza per conoscere sé stessi

“Comprendere sé stessi richiede pazienza e tolleranza; l’Io è un libro composto da molti capitoli, impossibile da leggere in un unico giorno. Tuttavia, quando inizi a leggerlo, devi leggerne ogni parola, ogni frase, ogni paragrafo, perché in essi vi sono gli indizi della totalità. Il principio è in essenza il finale. Se sai leggere, potrai trovare la saggezza suprema”.
Jiddu Krishnamurti
I grandi saggi sono persone calme, pazienti e sicure di sé stesse. Questi elementi ci aiutano a capire che essere pazienti ci farà contemplare il mondo con più sensatezza e capacità di comprensione.
Quando non coltiviamo il dono della pazienza, ci comportiamo in maniera impulsiva e irrazionale, creando o aggravando i nostri problemi e lasciandoci sfuggire moltissime opportunità.
In realtà, per coltivare la vostra pazienza non avete bisogno di tante cose, ma di semplici soluzioni da voi perfettamente raggiungibili. Ve le esponiamo brevemente.

1. Respirate

Respirare profondamente è sempre un buon metodo che ci aiuta a riflettere. Quando ci prendiamo dei secondi per respirare, stiamo offrendo una pausa al nostro dialogo interiore.

2. Scoprite perché avete tanta fretta

Riflettete sulle ragioni che vi rendono impazienti. Se vedete che esagerate, riorganizzate le vostre priorità. Pensarci su, e magari scrivere, vi aiuterà a calmarvi.

3. Individuate gli elementi che vi rendono impazienti

Può trattarsi di altre persone, di situazioni stressanti o addirittura di voi stessi. Tuttavia, il semplice fatto di essere consapevole di tutto ciò vi aiuterà a ridurre l’ansia.

4. La vostra pazienza è utile o giustificata?

Rispondete a questa domanda in maniera sincera e vedrete che farlo vi infonderà calma. Cercate la risposta dentro di voi e non temete di abbandonare abitudini per voi nocive.

5. Prendetevi del tempo e aspettate l’inaspettato

Dovete capire che potete anche fare mille piani, ma le cose non sempre riescono come volete. Accettate il fatto che la ruota gira e che, prima o poi, si fermerà dove desiderate voi. Siate realisti nelle vostre aspettative e comprensivi con gli altri.

6. Non abbiate paura di cambiare e non dimenticatevi di allenarvi

La pratica rende maestri. Sviluppare la pazienza implica lasciare da parte molte cattive abitudini con le quali convivete da tempo. Così come assimilare qualsiasi insegnamento, coltivare il dono della pazienza richiede temperamento.

martedì 20 dicembre 2016

L’alimentazione conta, ma la salute è soprattutto una questione mentale.

Nell’essere umano tutto ciò che è naturale è utile a renderlo più sano e più forte, ma non confondiamo ciò che utile con ciò che è assolutamente necessario... 

Per quanto ci affanniamo a seguire certi stili di vita attraverso una salutare ed etica alimentazione e pratichiamo sport o passeggiate a volte ci si ammala lo stesso e nessuno sa dirci il perché, ma il motivo è dentro di noi e noi lo percepiamo. 

Quando parliamo di stili di Vita salutari ci sfugge che stiamo parlando di Vita, non di stili alimentari o sportivi o lavorativi, ma stili di Vita, questo per dirvi che la cosa più importante di tutte è la Vita.

Volendo scomporre in fattori la meravigliosa quanto misteriosa Vita potremmo dire che è composta essenzialmente da percezioni ed emozioni, quindi quello a cui dobbiamo far sempre attenzione sono alle nostre percezioni ed emozioni, proprio quelle che il sistema, la società stessa, ci distrugge di giorno in giorno facendoci ammalare; è pertanto necessario mantenere in armonia i suddetti elementi costituenti dell’esistenza, la prova che essi sono in equilibrio è la nostra felicità che si genera solo quando si Vive bene.
Come dice anche Valdo nell’articolo che segue: ansia, inquietudine e traumi emotivi sono garanzia di malattia!
Marcello Salas

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LA SALUTE È SOPRATTUTTO UNA QUESTIONE DI TIPO MENTALE

LETTERA
NEFRECTOMIA PARZIALE PER TUMORE LO SCORSO GIUGNO
Gent.mo Valdo Vaccaro, le scrivo per ricevere un prezioso consiglio. Ne ho letti tanti su suo blog e ora, se vorrà rispondermi, tocca a me. A giugno 2016 sono stata operata in laparatomia di nefrectomia parziale per tumore a cellule chiare di 3 cm, scoperto per caso con ecografia dopo anni di insistenza per dolore lombare destro.

STO TUTTORA INCASSANDO LA FRUSTRAZIONE DI QUESTA BRUTTA SORPRESA
Seguo una alimentazione senza prodotti animali da qualche anno e vegetariana potrei dire da sempre, (ho 57 anni) e sto incassando la frustrazione di questa brutta sorpresa nonostante uno stile di vita abbastanza buono. 

CURRICULUM CLINICO NON IMPECCABILE
A dire la verità la mia storia clinica non è impeccabile. Tonsillectomia a 5 anni, incidente a 13 anni (investita sulle strisce pedonali) anni con trauma facciale ed emotivo (frattura setto nasale e perdita incisivo superiore), appendicectomia a 18, mononucleosi infettiva (virus EBV Epstein Barr) a 20 con forti sintomi e ricovero ospedaliero, nascita figlia a 28 anni, aumento costante del Tsh e diagnosi tiroidite autoimmune (Hashimoto) a 44 anni, inizio assunzione Eutirox (ora tiroide Ibsa 125), menopausa.

STORIA FAMILIARE DI CARCINOMI
Padre con CA colon a 60 anni deceduto a 69, madre intervento per meningioma a 45 anni con riscontri caratteriali di anaffettività e depressione, CA mammario a 65 anni, quadrantectomia, deceduta a 88 anni nel 2013 per investimento sulle strisce pedonali.

ANSIA PER POSSIBILI RECIDIVE
In sostanza, la situazione infiammatoria cronica aggravata dal tumore mi fa percepire più insidiosa l'ipotesi di una recidiva. Tre anni fa ho fatto la rimozione delle amalgame e una apicectomia senza antibiotici con conseguente infezione e assunzione antibiotici. Tra le ipotesi temo che una cellula infetta anaerobica sia partita da lì, oppure è stato lo stress per la morte di mia mamma.

ALIMENTAZIONE VIRTUOSA MA NON SUFFICIENTE A CONTRASTARE APATIA E STANCHEZZA
Alimentazione con verdura cotta e cruda, cereali, legumi, semi oleosi, senza zuccheri aggiunti, un estratto di frutta e verdura al giorno. Sto seguendo da due mesi una micoterapia quale supporto post intervento. Guardando indietro è stato un progressivo riempimento di uno zaino di mattoni tipo stanchezza cronica, metabolismo rallentato, atteggiamento progressivamente rinunciatario, bassa vitalità.

GLI INTERESSI NON MI MANCANO
Sto cercando di rivitalizzare la situazione familiare e di essere meno seriosa. Di interessi ne ho tanti. Lettura, scrittura, disegno, volontaria animalista da sempre, pratico bagni derivativi, camminata veloce e yoga da due anni.

C'È DELL'ALTRO CHE POSSO FARE?
C'è altro che posso fare? Cosa pensa di idrocolonterapia o clisteri tipo caffè? Pensavo al digiuno, ma eventualmente guidato, non mi attira molto l'idea per via della debolezza e dell'abitudine ai piccoli spuntini. In ospedale mi hanno detto "Se ne dimentichi" ma, in poche parole, temo che durante l'operazione qualche cellula maligna sia andata facilmente in circolo e il mio sistema immunitario scassato non sia in grado di eliminarla. Grazie.
Violetta

*****

RISPOSTA

ROVESCIARE IL TUO ATTEGGIAMENTO PERDENTE VERSO LA VITA
Ciao Violetta. Non è facile dare una risposta al tuo messaggio, fatto com'è di riflessioni negative ed improntate a un pessimismo di fondo, nonché a depressione. Esso può avere qualche valore come sfogo e come liberazione mentale, ma niente di più.

PENSARE IN TERMINI DI GENETICA GIÀ SIGNIFICA VIVERE MALE
Già il parlare di storia familiare di carcinomi significa partire col piede sbagliato della genetica, ovvero del pregiudizio per cui si è segnati a subire la stessa sorte. La genetica non sta in piedi e si è dimostrata fallimentare nei suoi concetti di base. La fissità dei geni è una favola amara e falsa, un dogma sviante. Essi possono essere modificati giorno per giorno mediante le nostre scelte oculate, i nostri pensieri e i nostri atteggiamenti sul piano alimentare e comportamentale. 

ANSIA, INQUIETUDINE E TRAUMI EMOTIVI SONO GARANZIA DI MALATTIA

venerdì 1 aprile 2016

La melodia più rilassante mai registrata



Secondo gli scienziati, questa è la melodia più rilassante mai registrata

Traduzione e elaborazione Tanja per il Risveglio di una Dea 

Questi otto minuti di melodia sono una bella combinazione di armonie, ritmi e linee di basso e quindi aiutano a rallentare la frequenza cardiaca, ridurre la pressione sanguigna e stano abbassando i livelli  di stress. La canzone è prodotta con la chitarra, il pianoforte e campioni elettronici di paesaggi sonori naturali.

Uno studio è stato condotto su 40 donne, che sono state collegate ai sensori ed era stato dato puzzle per completare contro il tempo al fine di indurre un livello di stress. Diversi brani sono stati poi riprodotti, per testare la loro frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, la respirazione e l’attività cerebrale. I risultati hanno mostrato che la canzone Weightless era l’11 % di più rilassante di qualsiasi altra canzone e sonnolenza causata anche tra le donne in laboratorio.  Si ha indotto un 65 % di riduzione in ansia generale e li ha portati ad un livello di 35 per cento inferiore rispetto al solito livello di riposo.



Secondo Lyz Cooper, fondatore della British Academy of Sound Therapy, la canzone è stata creata utilizzando varie teorie scientifiche e ha fatto l’uso di principi musicali, che sono noti per avere effetti calmanti individualmente. Quindi questi elementi sono stati combinati insieme da Union Marconi per rendere la canzone perfettamente rilassante . Il brano è composto di un ritmo che al inizio sostiene 60 battiti al minuto e rallenta gradualmente a circa 50. Così, mentre si ascolta la canzone, il battito cardiaco viene automaticamente in base a quella battuta. Ha aggiunto anche che è necessario per la canzone di durare otto minuti perché ci vogliono circa cinque minuti per l’intrattenimento a verificarsi. Gli spazi tra le note sono state scelte per creare una sensazione di euforia e di comfort. In aggiunta, ci sono melodie ripetitive nella canzone che consentono al cervello di spegnersi completamente dal momento che non c’è bisogno più di cercare a prevedere ciò che è prossimo. Il casuali rintocchi nella canzone contribuiscono ad indurre un più profondo senso di rilassamento e l’elemento finale nella canzone è la bassa, sibilanti suoni e ronzii, quelli come nei canti buddisti.
Inoltre, le terapie del suono sono state utilizzate per migliaia di anni per aiutare le persone a rilassarsi e migliorare la salute e il benessere. Tra le culture indigene, la musica è stata il cuore di guarigione e di culto. La canzone, senza peso è l’ideale per riposarsi e per porre fine a una giornata stressante.

Secondo il dottor David Lewis-Hodgson, da Mindlab International, che ha condotto la ricerca, questa canzone ha indotto la maggior rilassamento, superiore a qualsiasi altra musica testata fino ad oggi. In base agli studi di brain imaging, la musica funziona a un livello molto profondo all’interno del cervello, stimolando non solo le regioni competenti per l’elaborazione del suono, ma anche quelli connessi con le emozioni. La canzone Weightless può provocare la sonnolenza e, quindi, non dovrebbe essere sentita durante la guida.

Richard Talbot, da Union Marconi, era affascinato di lavorare con un terapista per imparare come e perché certi suoni influenzano l’umore delle persone. Anche se sapeva sempre il potere della musica, ma in precedenza usava solo il suo istinto per comporre le canzoni.
Lo studio condotto da ditta, Radox (bagno schiuma e doccia schiuma) ditta, ha trovato che la canzone era ancora più rilassante di un massaggio a piedi, o una tazza di tè.  Secondo Cassie Shuttlewood, da Radox Spa, è comprensibile non spendere centinaia di sterline sui massaggi , per i week-end di benessere e ritiri yoga per ridurre i livelli di stress.

Le prime dieci canzoni note per essere più rilassanti 

giovedì 17 dicembre 2015

Superare l’ansia e gli attacchi di panico

Superare l’ansia e gli attacchi di panico
by Enrico Maria Secci
L’ansia è senza dubbio il disturbo psicologico più diffuso. Secondo le statistiche, colpirebbe oltre 8,5 milioni italiani ed è responsabile del consumo crescente di farmaci psicoattivi, non solo nel nostro Paese.

Nel linguaggio comune la parola ansia individua un generico, ma pervasivo, stato di agitazione, di preoccupazione e di paura connotato da sintomi fisici di varia intensità. Tali sintomi irrompono all’improvviso e possono perdurare per ore, o manifestarsi con crisi acute, brevi e ripetute, sempre senza apparente ragione.
Da un punto di vista clinico, l’ansia individua una famiglia di disturbi: l’ansia generalizzata, il disturbo da attacchi di panico, la fobia sociale, l’ipocondria, le fobie specifiche ed è parte di altri quadri diagnostici come il disturbo post-traumatico da stress e la depressione.
Non è difficile capire quanto, per chi la viva, l’ansia possa apparire come un enigma angoscioso e, diventi in molti casi, motivo di vergogna, di ritiro sociale e di abbattimento, tale da compromettere significativamente la libertà di scegliere, la capacità di vivere il presente e la speranza nel futuro, che sono le qualità più sane di un’identità sana e integrata.
I sintomi prevalenti. Vediamo alcuni sintomi tipici della sindrome ansiosa tratti dal DSM, il manuale diagnostico-statistico dei disturbi mentali:
·         Tachicardia, palpitazioni, dolori al centro del torace, cali di pressione, polso irregolare.
·         Senso di costrizione e oppressione al petto, difficoltà respiratorie, sensazione di soffocamento.
·         Cefalea, vertigini, aumento della sudorazione, vampate oppure pallore, riduzione della salivazione.
·         Difficoltà digestive, mancanza di appetito, nausea, vomito, diarrea
·         Ronzii alle orecchie, visione confusa, vampate, dolori localizzati privi di evidenti cause organiche.
·         Aumento della frequenza urinaria, disturbi del ciclo mestruale e del desiderio sessuale.
·         Insonnia con difficoltà ad addormentarsi o sonno interrotto da incubi, riduzione della capacità di memoria e di concentrazione.
·         Ronzii alle orecchie, visione confusa, vampate, dolori localizzati privi di evidenti cause organiche.
·         Indolenzimenti e contratture muscolari, tendenza a serrare i denti sia durante il giorno (digrignamento) sia durante la notte (bruxismo) e voce tremante.
Ma i meccanismi responsabili del mantenimento e del peggioramento dell’ansia nelle sue diverse declinazioni sono di natura psicologica e riguardano la preoccupazione costante o ricorrente, ingiustificata o per motivi futili, il pessimismo, l’irritabilità e l’incapacità di rilassarsi.
Fattori a cui si aggiunge il disorientamento emotivo, dato dalla difficoltà di comprendere che le reazioni somatiche potrebbero rappresentare il riflesso di circostanze, di scelte o di traumi, pregressi e attuali.

L’ansia di avere l’ansia. In molti casi, l’ansia si configura come una reazione fisiologica del sistema corpo-mente-mondo a cui la persona risponde in modo patologico e “patologizzante”.
Per usare una metafora, chi soffre d’ansia si comporta come qualcuno che, suo malgrado o per trascuratezza, venga svegliato nel cuore nella notte dall’allarme per una fuga di gas nel suo appartamento e, nonostante il forte puzzo potenzialmente esplosivo, anziché scappare o attrezzarsi per riparare prontamente alla dispersione venefica, si ostini a interrompere il suono fastidioso e spaventoso della sirena.

Rompere il sistema d’allarme invece che mettersi al riparo. Allo stesso modo, le persone patologicamente ansiose, finiscono per volere a tutti i costi e al più presto possibile, arrestare l’allarme che le assorda, ma, nell’urgenza del sintomo, trascurano di risalire, in fretta e responsabilmente, ai comportamenti, alle relazioni, all’essenza stessa della visione di sé, degli altri e del mondo, alla base di questo naturale meccanismo psichico chiamato “ansia”.
Quindi, una parte significativa della psicoterapia dell’ansia e dei disturbi correlati all’ansia, consiste paradossalmente nell’aiutare il paziente a riconoscere che la “sua ansia di avere l’ansia” costituisce il vero problema, qui ed ora. Si tratta di aiutare la persona, nel minor numero di sedute possibile, a concentrasi sul sintomo e riconoscere “paura del sintomo” come motrice stessa della patologia, in modo da acquisire quel contatto con le proprie emozioni e con la propria esistenza, andati perduti o disgregati a causa di eventi provanti, attuali e non.
Uno degli ostacoli alla psicoterapia dell’ansia, non è il disturbo in se stesso ma la percezione di gravità e d’urgenza presentate dal paziente cronico, che, molto spesso, tende a “collezionare” medici e psicoterapeuti, a sovrapporre consulenze, farmaci e trattamenti, senza rendersi conto che, così facendo, si agisce e  si peggiora il sintomo.
Accade che la persona svaluti i miglioramenti, li dimentichi e li minimizzi nella frenesia di “guarire” indubitabilmente per sempre, magari in una singola consulenza o con un po’ di gocce …
Senza comprendere, se non a un certo punto, che saprà guarire come desidera, solo quando asseconderà l’idea che ha bisogno di fermarsi, di interrompere prima di tutto “l’ansia di avere l’ansia”, di smettere di cercare “soluzioni facili” e continue rassicurazioni, e da qui in poi, seguire con fiducia una terapia. Niente è  più terapeutico nei casi d’ansia, che calarsi nell’ansia stessa, se necessario, con l’aiuto di uno psicoterapeuta e, un po’ alla volta, rompere gli schemi mentali che la alimentano.

Al di là dell’ansia di avere l’ansia, si profilano nodi e questioni legati al sintomo ansioso in se stesso, probabili nuclei del problema e della terapia in tempi brevi:
- infelicità/stallo o cambiamenti traumatici nelle sfera familiare;
- infelicità /stallo o cambiamenti traumatici nelle sfera sentimentale;
- infelicità /stallo o cambiamenti traumatici nell’ambito professionale;
- disturbi nell’area dell’affettività e della sessualità.
La buona notizia è che l’ansia, proprio perché molto diffusa, è uno dei problemi psicologici più studiati e più “facili” da affrontare in psicoterapia.

Grazie a Internet, è agevole trovare un terapeuta nella propria città o zona di residenza a cui rivolgersi con fiducia per risolvere, prima di tutto, “l’ansia di avere l’ansia” e poi contrastare, con consapevolezza, l’ansia vera e propria per cambiare positivamente la propria esistenza e viverla, finalmente, appieno, al di là del sintomo …
Enrico Maria Secci, Blog Therapy

sabato 5 settembre 2015

Psicofarmaci: il tuo inferno personale

Psicofarmaci, una sorprendente scoperta: il tuo inferno personale

Articolo di un chimico pluripremiato, autore del libro "Over the Counter Natural Cures" (Cure naturali da banco)

Potrei essere un perfetto candidato per la psichiatria.
Faccio domande senza punto interrogativo per abbreviare la conversazione. Evito lo sguardo diretto degli sconosciuti per paura (ansia?) d'imparare troppo su di loro.
Penso segretamente che i Metallica farebbero musica migliore se riprendessero a stordirsi con droghe da strada e alcool, non con la 'terapia'.
Cerco di applicare la legge della repulsione per proteggermi da un 'vero lavoro', una casetta e macchine scassate. E continuo a dare consigli ai miei figli, solo per darli a me stesso.

 

Psichiatra: i tuoi farmaci possono aiutarmi?

Forse queste sono le domande che mi hanno spinto a intraprendere una carriera come chimico specializzato nello sviluppo di farmaci, vincendo tanti premi per il mio lavoro. A parte gli addominali di mia moglie, niente mi eccita più dei farmaci e il modo in cui essi influenzano il corpo. Ho studiato la loro anatomia molecolare, rischiato vita e membra per mescolare e legare elementi chimici in provette cilindriche, e ho persino venduto la mia anima a Big Pharma in cambio di un banco da laboratorio e una cappa aspirante.
Durante questo periodo ho fatto alcune sorprendenti scoperte sugli psicofarmaci, classe di medicine comprendente antidepressivi, antipsicotici, stimolanti e ansiolitici. Capire cosa ho imparato ti proteggerà dall'alluvione di effetti collaterali che vengono ora scoperti a velocità supersonica, grazie alla miriade di pazienti cui sono stati prescritti psicofarmaci in nome della salute mentale.

 

Il tuo inferno personale

Gli antidepressivi cercano di aumentare, nel cervello, la quantità di una molecola 'amica,' conosciuta come serotonina. Si ritiene che possa aiutarci a trovare la felicità quando è nascosta da valanghe di cattiveria, ma non è mai stato provato. Questi farmaci tentano di aumentare il livello di serotonina impedendone, in maniera "selettiva" , la ricaptazione nelle cellule cerebrali. L'acronimo con cui sono chiamati questi farmaci – SSRI – significa proprio questo: Selective Serotonin Reuptake Inhibitor (inibitore selettivo della ricaptazione di serotonina). E' un nome altisonante, ma un'idea stupida: niente, nel corpo, è selettivo.
Mentre tentano d'inibire la ricaptazione di serotonina, gli antidepressivi possono anche impedire il loro rilascio, e anche quello di un altro composto importante per il cervello noto come dopamina. Le aree del cervello deputate al rilascio e alla ricaptazione di questi neurotrasmettitori sono maledettamente simili (dopotutto lavorano sulla stessa molecola): un farmaco antidepressivo non è abbastanza intelligente da capire su quale dei due deve lavorare. E quindi fa ciò che farebbe un qualsiasi farmaco stupido: li blocca entrambi. Questo è il motivo per cui chi prende questi farmaci si ritrova con quello sguardo fisso e vitreo: vittime dell'incantesimo psichiatrico, sono usciti di testa.
Col tempo possono insorgere tristezza profonda, rabbia e aggressività. Rimuovendo serotonina e dopamina dal cervello, chi fa uso prolungato di antidepressivi non riesce a provare né trovare felicità. Piuttosto, viene sommerso da una valanga di cattiveria. E se non riesci a provare o trovare felicità nella vita, allora qual è il punto? Cosa t'impedisce d'impiccarti o di sterminare i tuoi compagni di scuola? Non molto, quando vivi nel tuo inferno di antidepressivi.

 

Pensi si tratti di opinioni?

Secondo la FDA (l'agenzia statunitense di controllo dei farmaci) gli antidepressivi possono causare ideazioni e comportamenti suicidi, peggioramento della depressione, ansia, attacchi di panico, insonnia, irritabilità, ostilità, impulsività, comportamento aggressivo, episodi psicotici e violenza. Secondo i produttori, alcuni antidepressivi causano anche ideazioni omicide. Molta gente, dopo avere fatto uso prolungato di antidepressivi, racconta di non riuscire più a provare emozioni normali. Si sente intontito, come uno zombie.
Gli effetti avversi di questi farmaci non sono tuttavia limitati al peggioramento del tuo stato emotivo e al causare psicosi e violenza. Vi sono anche effetti collaterali di tipo fisico, tra cui sanguinamento anomalo, difetti di nascita, attacchi cardiaci, crisi epilettiche e decesso improvviso. Come una sirena d'allarme, sono stati pubblicati oltre duecento avvisi – includendo studi e raccomandazioni da parte di agenzie di supervisione dei farmaci – sulla pericolosità degli antidepressivi.

 

Farmaci che potrebbero stordire un elefante

Gli psichiatri prescrivono farmaci antipsicotici come Zyprexa e Seroquel per un ampio spettro di disturbi: dalla schizofrenia al disturbo bipolare, dalle allucinazioni alla depressione psicotica, autismo o qualsiasi altra cosa immaginabile, persino il "disturbo pervasivo dello sviluppo" – un'idea geniale che ha fatto impennare le vendite di antipsicotici perché vengono prescritti a bambini irritabili o aggressivi o agitati. E' un vero peccato, perché questi farmaci servono solo a stordire elefanti, non curare disturbi psichiatrici.
Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Psychological Magazine, i farmaci antipsicotici causano un rimpicciolimento del cervello. In altre parole diminuiscono la quantità e il volume di cervello.
In origine erano stati sviluppati per curare i cosiddetti schizofrenici, ma l'industria farmaceutica ha avuto una brillante idea per aumentarne la diffusione presso un mercato molto più ampio: utenti insoddisfatti degli antidepressivi. In America, dove è ammessa la pubblicità dei farmaci, ci sono anche gli spot in TV: "se il tuo antidepressivo non funziona, non incolpare il farmaco: potresti avere il disturbo bipolare!".
Una volta ingoiato, il farmaco antipsicotico raggiunge velocemente il cervello e, come il petrolio in mare, lo ricopre di una coltre di medicinale che blocca la trasmissione di onde cerebrali. Le normali funzioni cerebrali vengono impedite.
Motivazione, voglia e qualsiasi sensazione di ricompensa vengono deviati. Se gli psichiatri la definiscono "cura" allora i veri matti sono loro.

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