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Osanna: Palepoli (1973)


palepoliI MIGLIORI ALBUM DI ROCK PROGRESSIVO ITALIANO.  N° 2


Correva il 1973 e all'estero sono come al solito avanti anni luce: i Genesis pubblicano "Selling England by the pound", i King Crimson "Lark's tongue in aspic", gli Yes "Yessongs", i Pink Floyd "Dark side of the moon" e gli ELP "Brain salad surgery".

 In Italia, la lacerante frattura tra "underground" e "movimentismo" innesca uno dei periodi più intensi e sofferti della nostra nazione: il "personale" diventa "politico" e tutto deve essere vagliato nell'ottica dell'anticapitalismo.

Le avanguardie iniziano a sperimentare quel contropotere rivoluzionario che gli spetta di diritto
e i centri urbani di tutte le città, diventano i luoghi privilegiati di ostentazione delle merci, quindi, terreni di lotta, di espropriazione e di scontro.

Con il loro nuovo album, "Palepoli", gli "Osanna" si inseriscono con perfetta puntualità in questo angoscioso momento storico traducendo in arte la riscoperta dei valori popolari, da contrapporre all'urbanesimo, alla corruzione e alla freddezza della città moderna.
Il nuovo lavoro è disposto su due piani distinti: il primo è una rappresentazione teatrale scritta in collaborazione con Tony Newiller, sull'evoluzione della cultura popolare napoletana nel tempo, spettacolo che poi supporterà la tournèe di presentazione dell'LP.

osanna palepoliIl secondo è un per l'appunto un disco altrettanto complesso ed intenso dove nulla appare casuale o fuori luogo.

"Palepoli" è nelle intenzioni del gruppo un invito a rifiutare le ipocrisie della città moderna ("Neapolis"), per riscoprire i valori più autenticamente popolari dei borghi antichi ("Palepolis"). Dura 40 minuti che, anche col passare degli anni, si riveleranno indimenticabili.

In tre sole suite, il quintetto Napoletano da prova non solo di essere uno dei gruppi più validi e affiatati d'Italia, ma di potersi tranquillamente misurare per tecnica e consapevolezza sociale con la maggioranza dei suoi contemporanei.

"Oro caldo" apre l'album con una citazione "etnica" (voci di un mercato, una taranta...) per entrare immediatamente in una ballata piena di contrappunti di fiati, ampie aperture "crimsoniane" ed un finale mozzafiato hard blues. 

osanna palepoli
Nella seconda facciata, "Animale senza respiro" è la naturale evoluzione delle due suite precedenti in cui ogni variazione ritmica e melodica risulta perfettamente funzionale al concetto del disco:
fuga, mutazione, riappropriazione.
Ad un'azzeccatissima veste grafica fa eco una produzione altrettanto riuscita.

Resta il rimpianto nel constatare che questo accorato appello alla pulizia morale ed urbana rimane lettera morta anche a oltre 40 anni dalla sua pubblicazione, come amaramente sottolineò anche lo stesso Vairetti in una recente intervista.
Ma dei nostri rifiuti, gli Osanna, non hanno colpa.

OSANNA - Discografia 1971 - 1978:
1971: L'UOMO
1972: PRELUDIO, TEMA, VARIAZIONI E CANZONA
1973: PALEPOLI
1974: LANDSCAPE OF LIFE
1978: SUDDANCE

Osanna: Tempo (2013, doppio DVD)

lino vairetti
Guardando alcune selezionate produzioni contemporanee, è evidente che esista qualcosa che non solo tiene alta l’attenzione sul Prog italiano, anche al di là delle celebrazioni per i suoi 40 anni, ma che alimenta costantemente il suo futuro. E’ un pregio che si chiama qualità e sta certamente crescendo rispetto a quella a cui eravamo abituati anni or sono. 

Sembra di fatto conclusa l’era delle ristampe assemblate in un certo modo per cavalcare la prima ondata d’interesse, della documentazione precaria e del giornalismo poco attendibile, anzi: dai segnali che arrivano da tutto il mondo, percepisco sia una rinnovata voglia di investimenti sul Progressivo nostrano, sia una fattiva volontà di trattarlo per quello che realmente fu: un fenomeno socioculturale esclusivo a livello europeo, nonché uno dei più raffinati stili musicali che l’Italia abbia mai prodotto dalla ricostruzione ad oggi.

 Una convinzione credo suffragata tanto dalla completezza delle analisi sviluppate negli ultimi anni (tra le quali ci metto immodestamente anche la mia), quanto dallo sforzo costante e congiunto di alcuni eccellenti documentaristi che oggi sono arrivati a licenziare produzioni di altissimo profilo: da Franco Brizi a Matthias Scheller, da Augusto Croce ad Alessio Marino, da Claudio Pescetelli a Michele Neri, passando naturalmente per tutti padri storici della letteratura Prog italiana quali l’amico Paolo Barotto, nuovi imprenditori come Selena e Andrea di Selena dischi e raffinati osservatori del calibro di Odoardo Sermellini, Riccardo Storti, Gianluca Casiraghi, Francesco Mirenzi e e tutti gli altri Autori e Artisti con la “A” maiuscola che non menziono ora per motivi di spazio, ma che sanno perfettamente quanto li stimi. 

E ho volutamente lasciato da parte un motore progressivo per eccellenza, la Black Widow Records di Genova, per parlarvi oggi di una loro eccellente release che a mio avviso dovrebbe presenziare in tutte le videoteche che si rispettino. 

Si tratta del doppio DVDTempo” che illustra e ripercorre in circa tre ore di musica, testimonianze, filmati originali ed emozioni assortite , la storia di uno dei più autorevoli gruppi Prog che l’Italia abbia mai avuto: gli Osanna

Solo a guardarlo, soppesarlo e senza nemmeno avergli tolto il cellophane, l’oggetto sembra già prezioso di per se: grafica signorile, custodia solida, un bello spessore e un certo peso: due etti e mezzo, per la precisione. Che non è poco. 

Scartato poi, c’è la sorpresa. Non ci sono solo solo i due supporti digitali ben racchiusi nella confezione, ma un libro di venti pagine con fotografie inedite a colori, una storia completa del gruppo a cura di Franco Vasio, testi, credits e una playlist da farsi venire l’acquolina in bocca. 

Sul primo DVD, il concerto completo dei “nuovi” Osanna registrato al Trianon di Napoli il 24 ottobre 2012 con sorprese e ospiti speciali (Gianni Leone e David Jackson su tutti) e nel secondo, tutti e ripeto tutti i videoclip che gli “storiciOsanna registrarono per la Rai e Tele Capodistria tra il 1971 e il 1978.  
E ancora: altri nove sconfinamenti video dal 2000 al 2009. Difficilmente un fan del progressivo potrebbe chiedere di più. 

tempo
La produzione congiunta Black Widow, Afrakà, TV Koper e Rai-Eri è garanzia di assoluta qualità audio, video e storiografica, nel senso che nulla è lasciato al caso ma frutto di una ricerca e di un rigore davvero ineccepibili sotto ogni punto di vista. 

Un viaggio nel Tempo insomma, che ripercorre con dovizia le gesta di un gruppo fondamentale per il nostro Prog, e restitusce  anche il suo momento storico: dalle prime clip in bianco e nero, incluso uno straordinario spezzone al Be-in del 1973, sino alle più sofisticate immagini a colori. Il tutto, supportato da una regia e da audio davvero superbi

Tempo è dunque un oggetto non solo bello da possedere e da guardare, ma emozionante, utile, unico. E c’è davvero da augurarsi che altre produzioni simili gli facciano seguito e gli enormi archivi Rai si aprano definitivamente per sbloccare tutte le loro meraviglie. 
Ma non tra cent’anni: ORA! Che ci sono la voglia e l’interesse di recepirle e che abbiamo ormai raggiunto la consapevolezza necessaria per codificarle e riproporle
Come appunto, nel caso di questo doppio DVD.

Osanna: Suddance (1978)

osanna suddanceCome si cambia per non morire”, diceva il poeta.
Ed è proprio ascoltando l’ultimo lavoro degli Osanna datato 1978, che mi venivano in mente esattamente quelle parole scritte nel 1987 da Enrico Ruggeri per la Mannoia.

Si perchè nella maggior parte dei brani di “Suddance”, io personalmente gli Osanna non li riconoscevo più: o meglio, erano un altro gruppo non solo rispetto a quello che incise il glorioso Palepoli nel 1973, ma persino il tormentato Landscape of Life l’anno successivo.

Invano ho cercato si scorgervi l’eredità dello spregiudicato sax di Elio D’Anna, ma lui aveva già da tempo dato forfait per formare gli Uno.
Chissà mai che allora non ci si potesse trovare qualcosa di quell’impeto rivoluzionario che fu dei Città Frontale di Vairetti e Guarino o almeno la forza della loro storica teatralità, ma niente.
Tutto inutile.

Nel 1978 gli Osanna erano completamente cambiati esattamente com’era cambiato quel sistema alternativo da cui avevano tratto la loro miglior linfa vitale.
Dopo il 1976 la controcultura si era dissolta e dalle sue ceneri erano nate altre disobbedienze ma più pragmatiche e irriverenti. Il movimento non esisteva più, così come non c’erano più i Festival Pop la cui assenza, aveva privato il 90% dei gruppi prog del loro unico canale di interazione con le masse meglio disposte a quel genere di musica.
L’onda lunga del Punk aveva invaso anche il nostro paese e larghi segnali di riflusso ci avvisavano che ormai gli anni ’80 erano alle porte.

osannaGli Osanna, dal canto loro, si erano già smembrati da ben quattro anni per dar vita a vari progetti alternativi, ma visto che anche quelle strade erano ormai desuete alle orecchie della maggior parte del pubblico, alcuni di loro si riunirono nel 1977 per vedere quanto ancora di buono si potesse fare, ma nulla era come prima.
Come astronauti ritornati dopo un secolo sulla terra dovettero adeguarsi all’incedere dei tempi e delle nuove mode.

Naturalmente, la storica discografica Fonit era ormai completamente disinteressata al progressivo ma comunque, viste le conoscenze internazionali del gruppo, non fu difficile farsi accettare presso l’americana CBS per pubblicare ancora un album tutti insieme: operazione resa ancora più agevole dal fatto che in “Suddance” di progressive non ce n’era praticamente più.

Ed ecco allora che malgrado eccellenti collaborazioni del calibro di Benny Caiazzo al Sax, Antonio Spagnolo al violino elettrico, il tastierista Fabrizio D’Angelo e l’ex bassista dei Volti di Pietra Enzo Petrone, il disco prese la sua forma definitiva, ma ne uscì fuori un prodotto stranamente ibrido e apolide, sospeso tra frammenti di una vitalità ormai lontanissima (“Ce vulesse”) e strizzate d’occhio all’imminente nuovo decennio (“Chiuso qui”).

A rimarcare poi la lontananza da “Palepoli” fecero da contraltare una produzione perfetta e dei suoni levigatissimi degni della più grande multinazionale americana che però, a conti fatti, restituirono un gruppo che si rivelò una sorta di fantasma la cui sola consumata abilità esecutiva certificò l'esistenza di un luminoso passato.

suddance osannaIn “Suddance” infatti, tutto ciò che vorrebbe essere ancora autenticamente napoletano (es: “O Napulitano”) viene stemperato da un sound newyorkese che ben poco a che vedere col Vomero o con i Quartieri Spagnoli.
La rabbia collettiva che fu di “fuje a chisto paese” è ora implosa nella solitaria figura di una zingara che viene respinta dalla società.
La conclusiva “Naples in the world” ha ben poco di Napoli se non la probabile residenza degli esecutori.

In sostanza, diciamo che l’insuccesso di “Suddance” che poi portò allo scioglimento definitivo della band, fu in parte prevedibile.
Tuttavia, visto in una prospettiva storica, l'album avrebbe forse meritato qualcosina in più, non fosse altro che alla fin dei conti, la band accettò l’impossibilità di tornare indietro, guardandosi al futuro nel più onesto e professionale dei modi.

Se ne renderà presto conto ad esempio, il giovane Pino Daniele che di questo album e di Napoli Centrale sembrò essere il legittimo primogenito, ma non solo: occorre comunque dare atto agli Osanna che, pur rinunciando a malincuore al Prog, decisero di lasciare le scene con un’impronta meno profonda, ma sicuramente aderente alle trasformazioni del loro tempo storico.
Il futuro poi appiattì qualunque spirito antagonista, ma questo gli Osanna non potevano prevederlo. O forse, non vollero crederci nemmeno loro.


OSANNA - Discografia 1971 - 1978:
1971: L'UOMO
1972: PRELUDIO, TEMA, VARIAZIONI E CANZONA
1973: PALEPOLI
1974: LANDSCAPE OF LIFE
1978: SUDDANCE

Osanna: Landscape of life (1974)

osanna landcape of life 1974Chissà cosa passava per la testa del batterista-pittore Massimo Guarino quando decise di stilizzare una balena in decomposizione sulla copertina di “Landscape of life".
Probabilmente non si trattò di una scelta casuale perché il quarto album degli Osanna fu realmente quello che preluse alla fine del gruppo, sia per l’acuirsi di gravi tensioni personali, sia per il rapporto non proprio idilliaco con la Fonit che sino ad allora aveva prodotto tutti i loro album.
La crisi però non fu repentina. Già dai primi mesi dopo l’incisione di “Palepoli” accaddero diverse situazioni che minarono alla base la stabilità della band.
Innanzitutto, fondamentale fu il fallimento economico del “Be-In” - il festival pop che gli Osanna organizzarono al Villaggio Kennedy di Camaldoli tra il 19 e il 21 giugno del 1973 - che vide come protagonista la créme del Prog Italiano, ma che fu allo stesso tempo un disastro economico, dovuto principalmente ai numerosi sfondamenti perpetrati dai fautori della “musica gratis”.
Ricorda Vairetti: “Ci fu il totale crollo finanziario e da allora anche le cose tra di noi non andarono più bene.[...] Noi che avevamo preso impegni con numerosi artisti, ci trovammo nella condizione di non riuscire a pagare musicisti e lavoranti. [...] Per recuperare la perdite, negli anni successivi eravamo sempre in giro a raccattare concerti.

In secondo luogo, Elio d’Anna e Danilo Rustici erano entrati in conflitto con la casa discografica, colpevole secondo loro di non aver dato sufficiente considerazione sia agli Osanna, sia al loro progetto solista (gli “Uno”), poi concretatosi in Inghilterra.
Sempre in quest’ottica, la perseveranza collettiva nel non voler pubblicare 45 giri non aiutò affatto a risanare le tensioni con la produzione.
Infine, le divergenze umane e professionali che si crearono nel quintetto, portarono anche al distacco di Lino Varietti e Massimo Guarino (i due “artisti plastici” del gruppo) che avrebbero ricostituito l’anno successivo i “Città Frontale”.

elio d'anna osannaMorale, “Landscape of life” venne sostanzialmente pubblicato più per obblighi contrattuali, che non per un reale trasporto artistico e, siccome lo scisma avvenne proprio durante le registrazioni, ci si dovette avvalere di due collaboratori esterni che le portassero a termine: il percussionista Enzo Valicelli che suonò in “Promised Land” e “Fog in my mind” e il chitarrista cantante Corrado Rustici, fratello di Danilo per alcuni interventi in “Promised Land” e “Fiume”.

A a parte la splendida copertina di Guarino, nobilitata da un dipinto interno di Varietti, “Landscape of life” soffrì moltissimo di questa separazione e basta un solo ascolto per rendersene conto.
Già la scaletta dei sette brani presenti, per un totale di circa 36 minuti, palesa una certa indecisione su quale strada si volesse intraprendere: cinque pezzi sono cantati in Inglese - segno ineluttabile che l’album avrebbe dovuto essere prodotto anche per il mercato estero - e due in Italiano.
Inoltre, i tre brani che furono completati da collaboratori esterni, “Fog in my mind”, “Promised Land”, e “Fiume”, vennero curiosamente messi in sequenza, quasi a volerli separare contestualmente dal resto della tracklist.

La fragilità di “Landscape of life”, tuttavia, non è percepibile ascoltando i singoli brani (alcuni dei quali come “Somehow, somewhere, sometime” si reggono perfettamente da soli), ma dalla sua visione d’insieme che accusa il peso di troppa carne al fuoco.
Non è insomma la complessità di ciascuna canzone ad abbattere il valore del disco, ma la complessiva frammentazione stilistica (proporzionale a quella umana), che lascia un sapore di incompiutezza.

landscape of life pellicanoPer esempio, “Il Castello dell’Es” che apre il disco (in Italiano), pare un centrifugato delle prime ispirazioni ai tempi de l’Uomo, la title track ricorda anche nella vocalità i New Trolls dei primi anni ’70, “Two Boys” è un metal ante-litteram che richiama gli Uriah Heep, esattamente come “Fog in my mind”.
Quest’ultima ha però ha al suo interno un lungo assolo di percussioni di Valicelli che comunque, sembra più un filler aggiunto in postproduzione che non parte integrante della stesura originale.

L’orientaleggiante “Promised Land” è imputabile alle visioni del solo Elio d’Anna, mentre in “Fiume”, ritorna la lingua Italiana circondata però questa volta, da una delle migliori armonie di questo Lp.
Infine, la formazione storica degli Osanna si congeda dal Pop italiano con la splendida “Somehow, somewhere, sometime”: un variagato affresco di sensazioni e di ambienti che ce li farà rimpiangere ancora per molto.

In sintesi, “Landscape of life” non fu un “brutto” disco, se mi si passa il termine: le capacità esecutive e la grande fantasia creativa dei musicisti è fuori discussione, così come la produzione tecnica. Fu purtroppo un lavoro frammentato e poco progettuale che ebbe anche la sfortuna di succedere a una pietra miliare come Palepoli.
Evidentemente, anche per gli Osanna era venuto il momento di voltare pagina.


OSANNA - Discografia 1971 - 1978:
1971: L'UOMO
1972: PRELUDIO, TEMA, VARIAZIONI E CANZONA
1973: PALEPOLI
1974: LANDSCAPE OF LIFE
1978: SUDDANCE

Osanna: L'Uomo (1971)

osanna l'uomo 01Se parlando del primo lavoro del Balletto di Bronzo abbiamo usato i termini "fantasia" e "contaminazione", per l'opera prima degli Osanna dovremmo fare altrettanto ma elevando tutte le qualità all'ennesima potenza.
A differenza di "Sirio 2222" infatti, le sovrapposizioni stilistiche che stanno alla base dell'album "L'uomo" sono talmente copiose e diversificate, da far supporre di essere entrati un'era musicale completamente nuova.

Senza volermi addentrare in questioni tecniche, penso sempre che un tale livello di complessità appartenga quasi sempre a quelle aree geografiche che gli urbanisti chiamano "a comunicazione articolata e mista": dove cioè, tutte le istanze socioterritoriali entrano in conflitto formando nuove identità e culture. Per esempio: Genova, Roma, Milano e, Napoli.

Difficilmente gruppi nati in sistemi più semplici, hanno bagagli creativi così estesi: nel migliore dei casi si inventano modelli astratti e, nei peggiori, imitano quelli già confezionati.
Napoli però è la città degli eterni passaggi, un po' come Rio de Janeiro: tra i suoi vicoli affollati è praticamente automatico che si producano incroci, tensioni, conflitti, paure, desideri, novità: là è nata la nostra tradizione melodica e sempre là è stata messa in crisi e in questo senso, gli Osanna furono tra i principali innovatori del Pop Italiano degli anni '70.

osanna l'uomo 02La loro origine risale in piena era beat quando nella zona del Vomero impazzavano i Volti di Pietra: Lino Vairetti, voce; Carlo Fagiani, batteria; Enzo Petrone, basso e Lino Ajello alla chitarra. Mutato il nome in "Città Frontale" (dal un libro dello scultore astrattista siciliano Pietro Consagra), la band subisce, a partire dal 1969, un sostanziale rimpasto che non solo la porterà a formare il primo nucleo degli Osanna, ma abbraccerà in due anni la storia di tutto il prog napoletano: Fagiani viene sostituito da Massimo Guarino, Petrone abbandona a favore di Lello Brandi e Lino Ajello passa al "Balletto di Bronzo" per far posto a Danilo Rustici. Sarà brevemente della partita anche il tastierista Gianni Leone (anch'egli futuro Balletto), il cui avvicendamento con il sassofonista Elio d'Anna, proveniente dagli Showmen di James Senese, stabilizzerà definitivamente la formazione.
Il primo impatto col pubblico è notevole sia in termini di consenso popolare che di critica, e consacrerà gli Osanna come una delle migliori formazioni del Festival Pop di Caracalla. Di fatto, la novità del gruppo non è rappresentata
soltanto da un'inedita mistura mediterranea di rock, hard e prog, ma anche da una presenza scenica estremamente voluta e riconoscibile che diventerà immediatamente uno dei loro marchi di fabbrica: volti dipinti, lunghi vestiti di stoffa e un live act degno della migliore Commedia dell'Arte.
Con un background del genere, va da sé che il gruppo venga immediatamente reclutato dalla casa discografica di stato, la Fonit, e lanciato in grande stile con uno splendido apripista: il singolo "L'uomo / In un vecchio cieco".
Il successivo 33 giri sarà la logica risultante di questi affascinanti percorsi umani ed artistici.

osanna l'uomo 03Dotato di una raffinatissima veste grafica, il disco è per la maggior parte crudo, rabbioso e fortemente virato all'hard rock ("Mirror Train", "Non sei vissuto mai"), senza però alienarsi ampi spazi melodici ("L'Uomo", "In un vecchio cieco" "L'amore vincerà di nuovo") sempre nobilitati e personalizzati dal particolare uso dei fiati di D'Anna e dai riff hard blues di Danilo Rustici.
Quest'ultimo s'inventa anche un filtro personalizzato per la sua chitarra : il "probelectronic audio oscillator".


Cantato sia in Italiano che in Inglese, l'album riscuote un successo tale che risulterà difficile trovargli delle pecche se non per qualche eccessivo richiamo ai Jethro Tull nell'uso del flauto.

Di ben diversa qualità, sarà invece l'evocazione del compianto Jimi Hendrix che viene omaggiato con una breve versione elettrica di "Bandiera Rossa" che mandò in visibilio tutto il pubblico del nascente movimento Underground.
Estremamente attivi dal vivo, gli Osanna sono dunque da considerarsi sin dagli esordi una realtà della musica Pop Italiana e questo non solo per la qualità della loro musica, ma soprattutto per quell'impegno visuale, creativo e sociale che nobiliterà gran parte della loro carriera.

Se l'"Uomo" lascia ancora spazio a qualche ingenuità propria degli esordi, i due lavori successivi "MIlano Calibro 9" e l'eccellente "Palepoli" fugheranno ogni perplessità.


OSANNA - Discografia 1971 - 1978:
1971: L'UOMO
1972: PRELUDIO, TEMA, VARIAZIONI E CANZONA
1973: PALEPOLI
1974: LANDSCAPE OF LIFE
1978: SUDDANCE

Osanna: Preludio, tema, variazioni, canzona (1972)

Osanna preludio, tema, variazioni, canzona 1972 Se devo essere sincero, dei i tre dischi in cui il M° Bacalov collaborò con le bands di Prog Italiano, "Preludio, tema, variazioni e canzona" (anche noto come "Milano Calibro 9", il film di Fernando di Leo tratto dal romanzo di Scerbanenco, di cui fu la colonna sonora), è quello che ho sempre gradito meno. 

Pur se indiscutibile da un punto di vista esecutivo, orchestrale e degli arrangiamenti, questa fu infatti la collaborazione che maggiormente snaturò la personalità del gruppo che, non a caso, lo ritenne un album "a parte" rispetto alla discografia ufficiale. 

Se "Concerto grosso n°1" arricchì il sound dei New Trolls - già votato al barocco e al melodico - e "Contaminazione" riuscì a "implementare" le qualità tecniche del Rovescio della Medaglia, altrimenti assestate su livelli ben più ruvidi, gli Osanna sembrarono quasi "patire" l'incontro col Maestro, sacrificando in parte la loro spontaneità per inerpicarsi tra ambienti sonori forzati e poco fluidi.

Malziosamente, viene anche da chiedersi come mai fossero stati scelti proprio loro per una colonna sonora che avrebbe potuto essere agevolmente eseguita anche dal Banco o dalla Premiata. Su questo tema però, è forse meglio non addentrarsi. osanna milano calibro nove 1972 
 
L'esordio sonoro è affidato ad un "uno-due" di Bacalov ("Preludio" e "Tema") che lascia bene intendere a chi spetti l'autorità musicale del disco. 
 
Perché, pur nella pregevolezza delle contaminazioni e nel sostanziale equilibrio tra classico e modernità, è qui meglio evidenziata la sudditanza del quintetto napoletano al target dell'intero lavoro: una colonna sonora di stampo sperimentale nella quale il ruolo degli strumentisti era necessariamente asservito ad una resa "visiva" (peraltro pefettamente riuscita). 
 
Tale "sacrificio" procede poi a fasi alterne nelle successive sette variazioni, composte ed eseguite quasi interamente dagli stessi Osanna, in cui il gruppo da si sfoggio di un'invidiabile flessibilità stilistica, ma con un incedere leggermente "forzato" che non riuscì fare breccia nemmeno nei fan più accaniti del gruppo. 
 
Pur nella piena dignità e varietà esecutiva infatti, mancano a partire dalla "Variazione 1" quei delicati innesti lirici che furono propri del primo album "L'uomo". Sulla stessa falsariga, i ricami psichedelici delle "Variazioni 2 e 5", pur se affascinanti, furono percepiti dal pubblico come un "distacco comunicativo" dalla loro linea originaria. osanna milano calibro 9 1972 
 
L'apice della sofisticazione si raggiunge poi nella "Variazione 3" in cui dei primigeni Osanna non rimane praticamente nulla e ugualmente stridente si presenta la conclusiva "Canzona": una melliflua ballata in lingua Inglese che non sarebbe mai appartenuta al gruppo, se solo non avessero dovuto eseguirla per l'autore Bacalov.osanna preludio, tema, variazioni, canzona 

Contrariamente a questo giudizio tuttavia, una parte della critica non mancò di evidenziare i lati positivi di questo album, specie nelle "Variazioni 4, 6 e 7" dove emerge potente la vera genialità rock della band partenopea che, sgabbiando dall'obbligatorietà del suo ruolo comprimario, dimostra di essere un nucleo solido, compatto e pronto per addentrarsi in nuovi territori. 

 

Non passerà molto tempo perché questo accada in un album di vera magnificenza progressiva (il successivo "Palepoli" del 1973). Nel 1972 però, i fans dovettero accontentarsi di assimilare e digerire un disco fatto principalmente di digressioni stilistiche, prossime a tratti, a meri esercizi di stile. Un'ultima nota storica, "Milano calibro 9" è stata una delle prime colonne sonore ad essere stata incisa da un gruppo d'avanguardia: esperimento destinato a ripetersi sempre più frequentemente negli anni, e che vide protagonisti per un certo periodo i popolarissimi Goblin.
 
OSANNA - Discografia 1971 - 1978: 1971: L'UOMO 1972: PRELUDIO, TEMA, VARIAZIONI E CANZONA 1973: PALEPOLI 1974: LANDSCAPE OF LIFE 1978: SUDDANCE