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giovedì 5 novembre 2015

I Greci condannavano a Morte chi eliminava un albero di Ulivo


I Greci condannavano con la morte
 chi uccideva un albero d’ulivo

L’olivo nel Salento leccese 4 mila anni fa è giunto dal mare, trasportato da antichi naviganti fenici sbarcati sulla penisola salentina. Sia gli scrittori locali che i visitatori del Salento leccese sono sempre stati ipnotizzati dalla fitta foresta degli ulivi. Questi alberi maestosi e imponenti  sono disposti ad arco intorno alle città, oppure coltivati all’interno dei muri di recinzione. Ferrari afferma che il segreto della ricchezza di prodotto degli olivi del Salento leccese deriva dalla costante e corretta potatura: “per farli più fruttiferi ogni anno con diligenza li padroni da persone pratiche li fanno nettare“.

La mitologia greca, inneggia all’ulivo, lo incastona sulle vette dell’Olimpo tanto che la leggenda narra di Athena Pallade, che i Romani chiamarono Minerva, donò l’olivo ad Atene, divenendo sua protettrice. Minerva ha donato al Salento leccese l’olivo infatti a Otranto c’è il colle della Minerva così come a Santa Maria di Leuca era stato eretto un tempio a questa Dea. Abito in un paese, San Cesario di Lecce che possiede un gioiello bellissimo, ovvero il Palazzo Ducale Marulli nella cui facciata c’è la scultura della dea Minerva che è posta per prima nel gruppo dedicato alle divinità greche formato da Ercole, Nettuno e Venere. Minerva che dona al mio paese l’olivo!

Sono stati ritrovati nel Salento leccese alcuni contenitori con tracce di olio datati  all’età del Bronzo finale. La lavorazione dell’olio più di 4 mila anni fa avveniva schiacciando le olive con una pietra durissima in un cesto di rami intrecciati. L’olivo che continua a esserci, che c’è stato nei secoli scorsi, l’olivo che c’è sempre stato e che ha dato ricchezza a un territorio immobile!

L’arretratezza del Salento nell’800 è fissata in maniera espressiva dalle parole di J. Ross,: “Gli utensili agricoli sono poi assolutamente primitivi: la vanga è sconosciuta e tutto il lavoro viene fatto a mezzo di una corta zappa ricurva. La terra e le pietre vengono trasportate, come in Egitto, in panieri sovra una spalla, ed ogni paniere contiene fino a una quindicina di palate di terra“; e a nulla serviva suggerire di usare ad esempio la carriola al posto del paniere (panaru) infatti quando Ross lo suggerisce a un contadino del Salento leccese quest’ultimo gli risponde: “I nostri vecchi hanno sempre usato il paniere; se era buono per loro sarà buono anche per noi“.

La coltivazione dell’olivo nel Salento leccese dell’antichità prevedeva l’aratura intorno all’ulivo che aveva come effetto la costituzione una vera e propria fossa per ricevere la pioggia e per accogliere come in un abbraccio, le olive che cadono a terra. Quell’aratro antico fatto di “due stanghe ricavate da due esili rami di olivo o di leccio, e da un piccolo vòmero di legno che veniva tagliato con un’accetta”.

Gli olivi del Salento leccese che i briganti hanno utilizzato rifugiandosi nelle cavità dei tronchi e  sono i rami d’ulivo quelli che venivano accesi per ricavarne il fuoco su cui si cuocevano le fave che danno quella purea tanto gradita a tutti! Ma li avete visti gli olivi all’ingresso della città di Lecce? La capitale del Salento leccese accoglie tutti con quegli ulivi trapiantati nei Rondò e nelle aiuole all’ingresso della città. La Lecce che nei primi anni del ‘900 a Villa Reale, dove c’è un giardino progettato da P. Porcinai, ha l’olivo che si incastona tra viali, strutture abitative, pozzo, vasca, colonnati, sostegni in ferro e in pietra.

La stessa pietra che affiora tra Campi Salentina e Surbo che, secondo Cosimo De Giorgi veniva estratta “per farne macine da frantoj”. Abbiamo tutti negli occhi il ricordo di queste pesanti antiche ruote di pietra che rotavano sulle olive schiacciandole. Si levano scudi contro chi afferma la fine dell’olivicoltura. Vi assicuro che le reazioni delle persone che hanno ascoltato discorsi che profetizzano la fine della coltivazione dell’olivo nel Salento leccese sono davvero indignate. Noi siamo divenuti i nuovi barbari senza subire le conseguenze che riservavano ai Greci a chi faceva del male a un albero di ulivo?

L’olivo fa parte del paesaggio storico del Salento; per essere più precisi l’ulivo è la Storia del Salento che, come afferma Mirella Signore, “comprende l’idea delle epoche storiche, della natura del terreno, delle strategie di difesa, della risorsa idrica, del patrimonio archeologico e della custodia dell’ambiente”. Sempre la stessa autrice ricorda a tutti noi che i “Greci, che in genere erano soliti radere al suolo le terre conquistate tagliando anche i boschi, decretarono la pena di morte per chi avesse reciso un albero d’ulivo pubblico o privato.”

Già! più di duemila anni fa si toglieva la vita a chi “ammazzava” un olivo. Oggi cosa dovremmo fare nei confronti di chi con le parole, i discorsi e le decisioni, sta ammazzando
 i 9 milioni di olivi del Salento?

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lunedì 2 novembre 2015

Attenzione all 'Unione europea che impone di tagliare gli ulivi del Salento



Salento –  (Unione Europea):
 metanodotti e scorie nucleari al posto degli ulivi secolari!


Attenzione all 'Unione europea che impone di tagliare gli ulivi del Salento. 

Renzi ed Emiliano, dove sono le analisi di tutti gli alberi d’ulivo del Salento? A proposito di Xylella fastidiosa, ecco la mappa ufficiale della regione Puglia. Ufficialmente, gran parte del territorio salentino sarebbe contaminato, ma di analisi ulivo per ulivo neanche l’ombra. In realtà, a tutt’oggi, non esiste la benché minima prova scientifica. La cosiddetta “infezione” è un contagio inventato a tavolino da chi comanda. Ma per far posto a cosa? Gasdotti sicuramente, ma anche l’ennesimo cimitero di scorie nucleari nazionali, definito impropriamente deposito. Interpellato direttamente in proposito, il presidente pro tempore Michele Emiliano, tace.

Italia depredata, usata come uno zerbino e il Mezzogiorno peggio ancora come discarica, grazie al favore di chi abusivamente bivacca a Palazzo Chigi, essendo stato imposto dal Napolitano ma non votato dal “popolo sovrano”.

L’Europa impone e comanda su dettato del potere economico: addio a natura, storia, archeologia, cultura e vita a dimensione umana, in un’antica terra del Sud. I tre tracciati del metanodotto Snam che collegheranno ilTrans-Adriatic Pipeline da Melendugno allo snodo di Mesagne, attraversano i territori su cui le autorità presumono di aver rinvenuto i maggiori focolai di Xylella fastidiosa, e su cui sono previsti gli abbattimenti più massicci a Veglie, Oria e Torchiarolo. Coincidenze? Tanto basta a far sorgere documentati dubbi sugli anomali disseccamenti per far tabula rasa rapidamente. Secondo la cronaca documentale, a tutt’oggi, non è stata ancora fornita una prova scientifica sulla reale presenza della Xylella. Piuttosto, l’argomento saltò fuori nell’ottobre 2010, in occasione di un convegno internazionale in Puglia e così il TAP che rifornirà di metano l’Europa dall’Azerbaigian, sacrificando la bellezza paesaggistica dell’Italia.

Il 20 maggio 2015 il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha firmato il Decreto di Autorizzazione Unica, abilitando la costruzione e l’esercizio dell’opera, approvando il progetto e dichiarando altresì la pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’infrastruttura, anche ai fini degli espropri. I lavori inizieranno entro il 16 maggio 2016 e l’operatività dell’infrastruttura dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020. Ecco perché con il pretesto della Xylella, si addormentano più in fretta le proteste popolari, spianando le selve di ulivi plurisecolari. Il ministro Orlando nel Salento ha dichiarato: «Tap e Xylella non sono questioni da mettere sullo stesso piano».

In provincia di Lecce 11  amministrazioni comunali e 35 tra associazioni e comitati si sono già schierate con il movimento No Tap, che protesta contro la costruzione dell’impianto. Tra emissioni, condotte, tunnel e terminal, secondo uno studio preparato da un gruppo di esperti coordinati dal professor Dino Borri, ordinario del Politecnico di Bari, rischia di mettere a rischio migliaia di ulivi, l’assetto idrogeologico della costa, una spiaggia e un’oasi protetta, senza parlare dell’ecosistema che vede, tra le specie a rischio, cetacei e tartarughe caretta caretta.

VARIANTE-DEVASTANTE-DEL-GASDOTTO-ITALIA-ALBANIA

Dulcis in fundo: proprio il Salento è uno dei territori prescelti (insieme alla Sardegna e al Veneto) su cui il governo Renzi, eterodiretto dall’estero,intenderebbe costruire il cimitero nazionale di rifiuti radioattivi, in palese violazione della Convenzione europea di Aarhus, ratificata in Italia con la legge 108 del 2001. Che fare? Ribellione pacifica e resistenza. Proteggere concretamente il territorio, ed organizzare uno sciopero generale per non pagare più tasse inique a questo regime di fantocci e parassiti telecomandati.

VARIANTE-AL-GASDOTTO-UNA-CICATRICE-AL-SALENTO

Ma torniamo ai prevalenti e dominanti interessi stranieri sul gas naturale. TAP ha la propria sede centrale a Baar, in Svizzera, e uffici operativi in tutti i paesi attraversati dal gasdotto (Grecia, Albania e Italia). Gli azionisti attuali del progetto sono la norvegese Statoil (20%), l’inglese BP (20%) l’azera SOCAR (20%), la belga Fluxys (19%), la spagnola Enagás (16%), la svizzera Axpo (5%). TAP, insieme a TANAP (Trans Anatolian Pipeline che attraverserà da Est a Ovest la Turchia) e a SCP (South Caucasus Pipeline) è una delle infrastrutture di trasporto che apriranno il Corridoio Sud del Gas, consentendo l’accesso al mercato europeo delle gigantesche riserve di gas naturale dell’area del Mar Caspio. Il gas che TAP trasporterà appartiene al Consorzio Shah Deniz II, proprietario del gas proveniente dall’omonimo giacimento offshore azerbaigiano situato nel Mar Caspio a sud di Baku.

Il progetto è stato elaborato dalla EGL, ora denominata Axpo, società attiva soprattutto nel trading di elettricità, gas e prodotti finanziari energetici, che nel 2003 iniziò uno studio di fattibilità conclusosi nel 2006 con parere positivo circa la realizzabilità tecnica, economica e ambientale del gasdotto.

Il 28 giugno 2013, il Consorzio Shah Deniz II ha selezionato TAP come progetto vincente per il trasporto del gas dell’Azerbaigian in Europa preferendolo al progetto concorrente Nabucco West. Il 19 settembre 2013 Enel, Hera, Shell, E.ON, Gas Natural Fenosa, Gdf Suez, Axpo, Bulgargaz e Depa hanno firmato a Baku con il Consorzio Shah Deniz II i contratti di fornitura per la più importante vendita nella storia del gas (130 miliardi di Euro). Il 17 dicembre 2013, il Consorzio Shah Deniz II ha annunciato la Decisione Finale di Investimento per sviluppare il giacimento di Shah Deniz II e gli azionisti di TAP hanno confermato la Resolution to Construct per lo sviluppo e la realizzazione del progetto Trans Adriatic Pipeline. Ovviamente nessuna autorità e multinazionale ha interpellato prima, anzi mai, i cittadini della Puglia, soprattutto del Salento.

Il gasdotto partirà da Kipoi in Grecia. Sarà lungo 870 km circa, di cui 104 km offshore nel Mar Adriatico. L’altezza massima raggiunta sarà di circa 1.800 metri sulle catene montuose dell’Albania; la profondità massima sarà di circa 820 m. Sono previste 3 stazioni di compressione lungo il percorso (2 per la fase iniziale) e il diametro del tubo sarà di 48? (1,22m) sul tratto a terra e di 42? (1,07m) per il tratto marino. TAP trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale, una quantità pari a quella utile per coprire il fabbisogno di 7 milioni di famiglie.

L’Unione europea riconosce a TAP un ruolo importante nel raggiungimento dell’obiettivo di politica energetica per  garantire la sicurezza e la diversificazione dell’approvvigionamento energetico nell’Europa centrale e settentrionale. La Commissione Europea, il Parlamento e il Consiglio hanno assegnato a TAP lo status di  Progetto di Interesse Comune (PCI), secondo le nuove linee guida TEN-E (Trans-European Energy infrastructure).

A settembre del 2014 il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti, ha firmato il decreto di compatibilità ambientale, superando il parere negativo espresso dalla Regione Puglia e del Ministero dei Beni Culturali. Il parere positivo del Ministero dell’Ambiente, a valle di un’approfondita analisi delle alternative di circa 50 pagine, ha confermato che il sito migliore per l’approdo del gasdotto sulle coste salentine è San Foca, per il minor impatto ambientale e paesaggistico: «Valutato pertanto, per quanto sopra riportato circa l’approfondimento delle alternative, effettuato considerando ulteriori aree di indagine e parametri di valutazione così come richiesto durante la fase istruttoria, che l’ipotesi D1 (San Foca) risulta l’alternativa migliore sotto i profili tecnico, ambientale e paesaggistico. Si evidenzia che in questa alternativa la tecnologia del microtunnel permetterà di ridurre al minimo le interferenze con la fascia litoranea (potenziali impatti sul turismo, sul paesaggio e sull’ambiente)».

Il provvedimento del ministro Guidi abilita  la costruzione e l’esercizio dell’opera, sostituendo ogni altro atto formale di assenso delle altre amministrazioni intervenute nel procedimento, approvando il progetto e dichiarando altresì la pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’infrastruttura, anche ai fini degli espropri. Il decreto stabilisce infatti che i lavori dovranno iniziare entro il 16 maggio 2016 e l’operatività dell’infrastruttura dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020. Il progetto, su cui è stata espressa la compatibilità ambientale con Decreto del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare  dell’11 settembre 2014, ha ottenuto il via libera da parte del  Consiglio dei Ministri il  29 aprile scorso, dopo un esame comparativo di tutti gli interessi  coinvolti. Questi ultimi consistono, da una parte nella rilevanza energetica dell’opera ai fini della diversificazione degli approvvigionamenti,  nella strategicità della stessa connessa all’attuazione dell’Accordo internazionale Grecia, Albania, Italia e nell’interesse comunitario alla sua realizzazione in quanto apertura di un nuovo corridoio di approvvigionamento dell’Unione Europea, e dall’altra nella tutela di una zona territoriale di rilevante valore per gli interessi ambientali e turistici, tenuto anche conto  che il progetto  ha avuto una istruttoria complessa, durata alcuni anni, che ne ha vagliato in maniera approfondita la  compatibilità ambientale e di sicurezza».

di Gianni Lannes Fonte www.sulatestagiannilannes.blogspot.it

riferimenti:

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/06/29/15A05031/sg
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-08-29/la-commissione-nazionale-via-autorizza-gasdotto-tap-salento-151134.shtml?uuid=AB3ekXoB&refresh_ce=1http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/comunicati-stampa/2032759-tap-ministro-guidi-firma-decreto-autorizzazione-unica-metanodotto

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/10/cimitero-nucleare-ecco-dove.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/10/xylella-fantasma-proteste-in-puglia.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=xylella

https://www.youtube.com/watch?v=KbljdOdISrg

https://www.youtube.com/watch?v=oomUQHFp81M

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/07/11/15A05365/sg;jsessionid=JQpFwMFY7evRFervOLZoYw__.ntc-as3-guri2a

http://www.regioni.it/inparlamento/2015/07/01/d-m-19-06-2015-xylella-misure-di-emergenza-per-prevenzione-controllo-ed-eradicazione-411319/

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=tap

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UE ci taglia gli ulivi? Noi ne piantiamo 100 per ogni eradicazione

http://cipiri6.blogspot.it/2015/11/ue-ci-taglia-gli-ulivi-noi-ne-piantiamo.html





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mercoledì 2 settembre 2015

Salento: gli Ulivi Risorgono


Salento: gli Ulivi Risorgono, smascherando la bufala del “batterio killer”

Chi si è recato nei giorni scorsi nelle aree “rosse”, quelle maggiormente colpite dal fenomeno dell’essiccazione degli ulivi, vi ha trovato alberi in pieno vigore rigenerativo. Tutto questo in uliveti abbandonati, che non hanno subito nessun intervento “curativo”, ed è tutto un tripudio di germogli e di nuova vegetazione!
L’area interessata comprende dagli 8.000 ai 10.000 ettari, e sarebbero fino a 600.000 gli alberi d’olivo che rischiano l’eradicazione. Numeri biblici, per uno scenario di devastazione da film di fantascienza!
Pesticidi e diserbanti chimici da usare con la scusa di eliminare tutti i “serbatoi di inoculazione”, (si parlava, persino, di irrorazione dall’alto con l’uso degli aerei), e squadre, financo, di militari, lanciafiamme contro erbe e muschio, ed eradicazioni!
Si è parlato, non a caso, con preoccupazione e rabbia da parte dei cittadini, di “shoah degli ulivi”, e di “olocausto chimico del Salento”, e in tanti hanno perso il sonno per via degli incubi di tutto questo assurdo scenario da guerra contro tutto ciò che vuol dire Salento!
Il brutto gioco messo in piedi ad arte, e che oggi crolla rovinosamente, è ormai fin troppo palese. Dopo esser stati chiamati ad intervenire per studiare la particolare sintomatologia del disseccamento di alcuni rami degli ulivi, (chiamati anche da alcuni nostri attivisti, cittadini sensibili all’ambiente), dei tecnici preposti giunti sui luoghi vi trovano sugli alberi diversi patogeni, insetti e muffe, ma anche poi un batterio, di questo i primi studi ben dimostrano essere non patogeno per alcuna coltura e, addirittura, un batterio che esperimenti pubblicati, inoculato nell’ulivo, non ha dato mai sintomatologie patogene. “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di Xylella fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo” (articolo pubblicato il 30 ottobre 2013 sul sito della Accademia dei Georgofili, per l’approfondimento sul caso degli olivi salentini).
Per cui, dai tecnici locali, si è presentato tale batterio, qui nel Salento, come concausa della sintomatologia degli ulivi; sintomatologia bollata subito come “terribile contaminante epidemia senza alcuna speranza”; finché, poi, nelle uscite sui media più nazionali, dai medesimi tecnici, il batterio trovato è stato presentato come il principale imputato responsabile, il “batterio killer”! E così, è stato anche presentato da tutti gli enti sciacallo, e politicanti, accorsi sulla scena come avvoltoi per banchettare del Salento e sui possibili lauti fondi europei, nazionali e regionali così ottenibili.
Per di più l’innocuo batterio potrebbe essere persino endemico ed endofito, come anche ipotizzato da alcuni stimati docenti universitari locali, ovvero presente ovunque e da sempre nel Salento in maniera del tutto asintomatica. Eppure, senza una diagnosi alcuna, o con una traballante diagnosi, vacillante e scarna, contestata anche pubblicamente da locali ricercatori universitari, si voleva procedere, o meglio, imporre con sanzioni e coercizioni, una TERAPIA FINALE sugli ulivi salentini.
Li abbiamo chiamati per osservare, analizzare e curare una sintomatologia particolare e poco nota degli ulivi, al fine di un’estate siccitosa, e di una prolungata estate dal punto di vista termico, fenomeno naturale possibile, che ha portato anche quest’anno, eccezionalmente, ad anticipate fioriture autunnali di tantissimi alberi nel Salento, e questi non solo non studiavano e curavano un bel nulla, ma si dedicavano a promuovere l’eradicazione del presunto paziente e di ogni possibilità di sua rigenerazione, avvelenando e cancellando tutto il vivente!
Da troppo tempo, ormai, stiamo assistendo a vergognose e continue campagne di terrorismo speculativo sui naturalissimi parassiti delle piante, non ultima quella sui nostri lecci, in cui strani tecnici e politicanti, gridano al disastro, e mica per curare, ma solo per avere fondi pubblici per estirpare le piante, o potarle a morte, e per spandere tonnellate di prodotti chimici nocivi di ogni genere!
Le parassitosi sono fenomeni naturalissimi e transitori, e al più effetti di squilibri in cui intervenire ricostruendo gli ecosistemi, ripiantando di più, anche proprio le piante colpite, e favorendo così anche il ritorno dei predatori naturali, quanto più autoctoni possibile, dei parassiti, per ripristinare equilibri alterati a volte dallo stesso uomo; ricreando gli habitat degli insetti insettivori, le macchie ripariali e dei “sipali”, le stesse che oggi si vorrebbero cancellare nel Salento, in preda alla follia più cupa; non, dunque, cancellando parassiti, piante parassitate o semi-parassitati, e gli eventuali insetti vettori, cancellando ogni insetto ed il loro ecosistema, come nel parossismo intollerabile raggiuntosi con il “mal affaire Xylella” ora in Puglia!
Dobbiamo, invece, aumentare non diminuire la biodiversità!
In Puglia ora, sul “mal affaire Xylella” pendono pesanti gli spettri della speculazione del mercato della biomasse, delle multinazionali della agro-chimica industriale, persino, degli OGM per produzione di biocarburanti, come quelli di mille speculazioni consuma suolo.
Tutto quanto scoperto e diffuso in rete dai cittadini in pochi giorni, è impressionate. I legami di accordi e convegni di diversi enti ed associazioni di categorie, scese in scena in questi giorni, con le ditte delle industrie che speculano sulle biomasse; il finanziamento delle ricerche di università d’oltre oceano, oggi coinvolte nella questione Xylella in Puglia, da parte di multinazionali della agrochimica e degli OGM, il progetto Alellyx (che è impressionantemente l’anagramma del nome Xylella, con cui in Paesi poveri i colossi mondiali delle multinazionali degli OGM e dei brevetti sulle sementi, son entrare ad egemonizzare le economie dei paesi del sud America, utilizzando la Xylella, come cavallo di Troia, per imporre varietà brevettate, presentate come ad essa resistenti, al posto della tradizione agricola delle locali genti per la produzione in prevalenza di bioetanolo); ecc. Ora, di fronte agli olivi che risorgono più onorevole sarebbe un “scusate ci siamo sbagliati!”, invece crediamo sia anche possibile assistere ancora a disonorevoli arrampicate falso-scientifiche ed illogiche sugli specchi! Questa segnalazione poi degli olivi che risorgono doveva venire data con giubilo da quegli stessi tecnici, ma invece … nulla, e come sempre devono essere giornalisti attenti e cittadini a colmare queste preoccupantissime mancanze!
Sia questa l’occasione per fare rinascere nel segno della salubrità il paesaggio pugliese, all’insegna delle pratiche virtuose e dei principi che abbiamo raccolto nel “Manifesto per l’urgente riconoscimento del vasto ecosistema dell’uliveto quale Agro-Foresta degli ulivi di Puglia!”
La Regione Puglia deve d’urgenza fermare i 2 milioni di euro stanziati ai consorzi di bonifica, nel quadro della quarantena, per il biocidio della flora dei canali, che son i rivi, i fiumi di Puglia, dove vi è il rischio non solo del taglio meccanico dei canneti, che rinascono, ma anche dell’uso della chimica ad avvelenamento immorale di suoli, aria, ed acqua, intollerabile, e il serio rischio di taglio eradicativo degli alberi ripariali, protetti, che con le loro radici trattengono gli argini terrosi degli stessi rivi.
Quei soldi siano ridestinati ad opere di rimboschimenti con piante autoctone naturali NO OGM , magari da fare eseguire ad enti pubblici (eventualmente anche gli stessi) e privati! Come agli orti botanici universitari, e alla Forestale! Più alberi sui canali, non l’eradicazione degli esistenti che finirebbero come biomassa chissà dove, spacciati anche come lucroso rifiuto che non sono!
Il vero problema principale e precedente da risolvere è l’uso della chimica nell’olivicoltura che va risolto imponendo la conduzione dell’oliveto all’insegna delle filosofie del biologico e delle buone pratiche agricole. Ed oggi, invece, si voleva persino aggiungere chimica a chimica (quando una delle potenziali cause che può rendere un agente da endofito e innocuo a patogeno è proprio lo stress chimico!).
Il danno di immagine all’economia salentina creato da questi irresponsabili nel “mal affaire Xylella” è immenso ed inquantificabile, ma è l’ultimo dei problemi oggi, e siamo certi sarà risolto in breve tempo, ora che la stessa Natura, come sempre, dopo le copiose piogge autunnali, ha smascherato il piano di ecatombe biocida che, taluni, stavano portando avanti, progettando di fare di 10.000 ettari di Salento, e forse oltre, letteralmente “tabula rasa”!
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Salento, Ulivi e Xylella: Facciamo Chiarezza


Salento, ulivi e xylella: facciamo chiarezza 

Si chiama "Complesso del disseccamento rapido" la malattia che sta colpendo l'olivicoltura pugliese,
che rappresenta circa il 30% della produzione nazionale. La soluzione proposta da Commissione
europea, Regione Puglia e CNR è l'eradicazione delle piante affette, e sostiene l'esigenza di utilizzare
pesticidi in tutta l'area. Secondo alcune associazioni e comitati, supportati dall'Università del Salento,
sarebbe possibile intervenire in modo meno invasivo .

In Puglia l’olio è oro, gli uliveti sono le miniere dal quale si ricava. Qui l’ulivo è paesaggio, storia,
turismo. E significa posti di lavoro. Secondo l’Istat, la regione rappresenta il 30% della produzione
olivicola italiana. Il comparto regionale produce 522 milioni di euro l’anno. Cifre che sono lo specchio di un ramificato tessuto imprenditoriale: sono 270mila le imprese olivicole esistenti, pari al 22% delle aziende italiane.
 Olio in Puglia significa anche prodotto a denominazione di origine protetta (Dop), con il fatturato più alto in Italia, pari a circa 28 milioni di euro. ?L'olio è il terzo prodotto pugliese più esportato, per un valore di circa 106 milioni di euro, pari a quasi il 9% dell’export di olio dall’Italia. Numeri che presto potrebbero essere rivisti, alla luce di quello sta accadendo in Salento, dove gli ulivi stanno seccando. Il disseccamento parte dalle foglie, risale risucchiando i rami fino a rendere l’albero uno scheletro di legno. Il problema è affrontato da una task force di scienziati, composta da Ufficio Fitosanitario regionale e Cnr di Bari. Uno di questi tecnici è Donato Boscia, del Cnr di Bari, che ha stimato gli alberi malati intorno al milione. Antonio Guario, ex dirigente dell’ufficio fitosanitario, ha dichiarato che la pianta infetta non può guarire. La malattia si chiama Complesso del disseccamento rapido dell’olivo. Gli alberi quindi seccano per una concausa di elementi tra i quali vi è un fungo, il Phaeoacremonium, un lepidottero, la Zeuzera pyrina, e un batterio parassita, la Xylella fastidiosa. ?Per la task force il vero problema è quest’ultimo. “Si tratta di un batterio parassita che non si era mai presentato in Europa e soprattutto non aveva mai attaccato l’ulivo. Dove è stato riscontrato, in California e in Brasile, è stato in grado di annientare migliaia di ettari di vite e agrumi” spiega sempre Guario.

Il batterio, inoculato da una cicala, agisce sull’albero ostruendo i vasi xilematici e bloccando il passaggio della linfa che alimenta la pianta. Da qui il disseccamento. ??L'intera provincia di Lecce è infetta e la malattia può diffondersi, superare i confini del Salento e minacciare gli uliveti di altri territori. Per vicinanza la prima provincia a rischio è quella di Brindisi. Proprio in questo territorio, ad Oria, è stato trovato un nuovo focolaio della malattia su alcun ulivi che dovranno essere abbattuti. Tuttavia, mentre la task force barese produceva i propri studi, si è formato un variegato movimento di opinione, formato da comitati civici e scienziati dell’Università del Salento, che contesta la gestione dell’emergenza. Molti si sono riuniti nel comitato “Voce dell’ulivo”, altri fanno riferimento a “Spazi Popolari”, un’associazione che si occupa di agricoltura biologica. “Oggi non possiamo affermare che xylella sia la principale causa del disseccamento dell’ulivo, per il semplice fatto che non sono ancora stati svolti i test di patogenicità (i cosiddetti Postulati di Koch) sul batterio. Se non si fanno prima i test, dato che è la prima volta che questo organismo si rapporta con l’olivo, non possiamo sapere quanto possa essere dannoso da solo, in mancanza di altre agenti. Come ad esempio funghi patogeni che sono stati trovati sugli stessi ulivi” afferma Luigi De Bellis, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento. ?Le associazioni contestano l’allarmismo. Sono considerati pochi i ritrovamenti di xylella (582) sugli alberi analizzati in tutta la regione (20mila). Una obiezione alla quale Boscia, del Cnr, replica: “Quel numero è rappresentativo di un numero molto più grande. Il criterio è questo: ogni volta che viene segnalato un focolaio di disseccamento analizziamo poche piante perché già sappiamo, per l’esperienza che abbiamo acquisito, che dove c’è disseccamento si trova xylella. Ad Oria, per esempio, dove abbiamo trovato un grande focolaio, abbiamo preso solo tre campioni che sono risultati tutti e tre positivi a xylella. Sarebbe un inutile spreco di energie umane e finanziarie fare un monitoraggio capillare per scoprire quante sono le piante infette”. ??La preoccupazione delle
associazioni si poggia su una certezza: xylella è un patogeno da quarantena inserito nell’elenco A1
dell’Eppo (European and Mediterranean Plant Protection Organization).

Dopo i disastri compiuti negli Stati Uniti e in Brasile, xylella è iscritta nella lista nera della Comunità
Europea e per contrastarla sono previste misure drastiche, tra cui l’eradicazione degli alberi infetti e il massiccio utilizzo di fitofarmaci. “Prima di avvelenare il territorio e renderlo un deserto vogliamo certezze scientifiche” afferma Ivano Gioffreda, portavoce di Spazi Popolari. D’altro canto gli scienziati della task force affermano che non c’è più tempo, xylella è stata trovata e bisogna applicare le misure che impone la Comunità Europea. Il ritrovamento del patogeno è finito anche nell’ultimo rapporto sulle Agromafie, realizzato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. “Lo strano caso della Xylella fastidiosa” è il titolo del primo capitolo del rapporto, ed è la prima volta che una fitopatologia viene accostata alla parola mafia. Molte le ipotesi speculative scritte dal giornalista e sociologo Luigi Russo, autore del capitolo. Ci si chiede come sia arrivata xylella nel Salento e a chi possa convenire. Giancarlo Caselli, ex procuratore capo di Torino e coordinatore del rapporto, ha dichiarato che la presenza del patogeno “presenta aspetti che potrebbero andare oltre la fatalità”. Intanto la Procura di Lecce ha aperto un fascicolo per il reato di “diffusione colposa di malattia della pianta”. ??Sul fronte politico il 6 febbraio scorso è stata emanata una determina della Regione Puglia che prevede l’utilizzo, a partire da maggio, di interventi chimici obbligatori su tutti gli uliveti, frutteti e alberi ornamentali della provincia di Lecce. Saranno anche obbligatori, si legge sulla determina, “interventi con prodotti insetticidi a spot su macchia mediterranea residuale, muretti a secco, superfici abbandonate purché verdi e quindi attrattive per i vettori”. Sì, perché oltre l’ulivo sono 300 le specie vegetali potenzialmente suscettibili a xylella. Tradotto significa pioggia di prodotti chimici su gran parte del territorio salentino.

L'emergere di forme di opposizione al provvimento non sono tardate, anche perché qui la cultura della chimica in agricoltura ha già attecchito pesantemente: secondo i dati dell’Arpa la Puglia, dopo Veneto, Emilia Romagna e Sicilia, è al quarto posto in Italia per utilizzo di fitofarmaci. Nel 2012 in provincia di Lecce c’è stato un aumento del 15% rispetto al 2009. Anche la “Lega italiana per la lotta contro i tumori” ha contestato le misure, affermando che “la cura è peggio della malattia. I rischi per la salute umana sono altissimi”. Una settimana dopo l’uscita della determina è stato nominato un commissario straordinario per l’emergenza. Si tratta di Giuseppe Silletti, Comandante del Corpo Forestale della Regione Puglia, che ha redatto un piano d’intervento per contrastare la malattia. Il piano ha ridotto l’utilizzo dei prodotti chimici solo agli insetticidi per contrastare il vettore del batterio. Saranno utilizzati su tutti gli uliveti e su tutti i frutteti del genere Prunus, come ciliegio, pesco, mandorlo. All’interno del piano è prevista anche l’eradicazione delle piante infette, che coinvolgerà una fascia di 15 chilometri al confine con la provincia di Brindisi (l’Ue preme per un allargamento della fascia a 20 chilometri).

“Nel caso di eradicazione della piante, a fronte di una adeguata compensazione in attesa della messa a frutto credo sia necessario vincolare i terreni per una ripiantumazione -dice ad Ae Giovanni Zucchi,
presidente di Assitol-. Questo potrebbe essere un bene nel medio termine, visto che quelle colpite dalla Xylella sono, per la maggior parte, vecchie piante da olio ‘lampante’ (cioè di bassa qualità, non extra vergine di oliva né vergine di oliva, ndr), e possono essere sostituite da impianti moderni. Cosa ancor più importante in una Regione che, numeri alla mano, vale quasi la metà del prodotto italiano”.

Le prescrizioni però non convincono Giovanni Melcarne, portavoce del comitato “Voce dell’ulivo” e
presidente del Consorzio di tutela dell’olio Dop Terra d’Otranto, ha affermato: “Il piano non ci piace se significa insetticidi per tutto il territorio salentino. A questo punto preferiamo morire con gli ulivi ma non per gli ulivi”. Inoltre in ballo non c’è solo la salute delle persone, ma anche quella di attività economiche fiorenti, come il biologico e l’apicoltura. Dal 2008 ad oggi le aziende bio nel leccese sono quasi raddoppiate. L’utilizzo obbligatorio dei fitofarmaci mette a rischio tutte queste certificazioni. ??

Rocco Moscatello è un agricoltore biologico, uno dei dieci soci della cooperativa Amrita con sede a
Scorrano, profondo Sud Salento. L’azienda è attiva dal 1991, quando ancora non esisteva il primo
regolamento Cee sul biologico. Adesso, dopo quasi 25 anni di attività, rischia di chiudere: “Con queste misure tutte le attività biologiche moriranno. Dovremmo utilizzare insetticidi sulla vegetazione spontanea dei campi coltivati e sugli alberi di ulivo, mandorlo e altri frutteti. Questo su tutti i campi del Salento. Tra l’altro noi lavoriamo proprio con l’inerbimento sui nostri uliveti, perché mantiene l’humus del terreno. Se dovessimo usare questi insetticidi distruggeremmo tutto il nostro mercato, tutta la rete di acquirenti che ci siamo creati in decenni di lavoro”. Secondo Ivano Gioffreda, le cui tesi sono state portate da Peaclink in Commissione Europea, ci sarebbero altri metodi per combattere la malattia. Sul proprio uliveto l’agricoltore ha cominciato ad attuare delle pratiche di agricoltura organica rigenerativa. La sperimentazione sembrerebbe avere successo: le piante che un anno fa erano secche sarebbero ritornate verdi. Altri proprietari di appezzamenti hanno seguito il suo esempio e anche Copagri (Confederazione Produttori Agricoli), Università di Foggia e Università del Salento stanno attuando una sperimentazione solo con prodotti bio-sostenibili per aiutare la pianta a reagire all’attacco del patogeno. ??La sfida più grande è però un’altra: rendere gli alberi nuovamente produttivi. Oltre alla foglia deve rispuntare il frutto, l’oliva. Perché altrimenti l’alternativa secondo gli scienziati della task force è una sola: eradicazione delle piante e ricerca di cultivar resistenti al batterio.

 Un aspetto che preoccupa le
associazioni per eventuali aperture della ricerca agli ogm. Al riguardo Donato Boscia afferma: “In questo periodo storico gli ogm sono vietati. Quindi per adesso è inutile parlarne. Però ormai non c’è tempo da perdere, cure per gli alberi malati non ce ne sono. La Comunità Europea deve finanziare la ricerca su forme resistenti di ulivo in natura. Al mondo ce ne sono 1.500 diverse. Una resistente a xylella ci sarà.“Quando si parla di eradicazione, intesa come abbattimento delle piante malate di Xylella, non si parla di eradicazione di tutte le piante malate, che sarebbe una impresa titanica e oltre tutto inutile. Perche’ alle condizioni attuali, se l’obiettivo massimo e’ quello di eradicare completamente il batterio dal continente, e’ ormai una utopia”. Lo afferma il responsabile dell’Istituto di Virologia del Cnr di Bari, Donato Boscia, ascoltato come testimone la scorsa settimana dalla Procura di Lecce nell’indagine su presunti ritardi compiuti per combattere il batterio della Xylellafastidiosa che sta decimando gli ulivi del Salento. “In questa situazione – spiega Boscia in una intervista a Radionorba – la priorita’, la misura che viene ritenuta opportuna e necessaria da fare e’ quella di effettuare delle eradicazioni sulla parte piu’ avanzata dell’epidemia, quindi sulla fascia a nord del Salento e poi sul focolaio intercettato recentemente ad Oria. E li’, per una questione di buon senso, e’ quanto meno utile effettuare questa operazione”. “Si tratta – continua Boscia – di un ceppo batterico, che abbiamo classificato come una variante della sub specie chiamata Pauca, che ha colpito gli agrumeti in Sud America. Il Ceppo presente in Puglia e’ stato individuato in Costa Rica e si diffonde grazie a un insetto, la Sputacchina, un insettino innocuo che ha la capacita’ di contaminarsi di questo batterio, quando si nutre su piante malate, contaminando poi le piante sane. Per contenere l’insetto e’ necessario ricorrere a trattamenti insetticidi meccanici che consistono nella pratica dell’erpicatura e aratura perche’ in questa fase l’insetto si trova sull’erba (all’interno di una schiuma). Quando mette le ali, da maggio in poi, sara’ opportuno praticare almeno un paio di trattamenti con insetticidi”.

ABBATTIMENTO ULIVI PER BATTERIO XYLELLA. "COMPLOTTO PER SOSTITUIRLI CON ALBERI OGM"

C'è un batterio che si chiama Xylella.
Qualcuno sospetta che sia costruito in laboratorio da una multinazionale brasiliana che ha un nome che è l'anagramma di questo batterio.
Chi mi ha raccontato queste cose è Cristian Casili agronomo che studia il fenomeno da molto tempo.
Alcuni ulivi salentini sono stati attaccati.
Con uno studio molto approssimativo fatto su 20mila ulivi (20mila su 11 milioni) ne sono stati trovati 500 malati.
Malati non si sa nemmeno se tutti attaccati dalla Xylella perché potrebbe essere anche un fungo.
Morale hanno deciso di spargere un insetticida velenosissimo prodotto dalla famigerata Monsanto e di sradicare un milione di ulivi da sostituire con ulivi OGM immuni al batterio prodotti sempre dalla
Monsanto, batterio forse inventato dalle stesse multinazionali che offrono il rimedio.
Molti artisti e cittadini si sono mobilitati e quindi il batterio finto ha prodotto per fortuna una reazione vera.
Questo è l'appello di Nando dei Sud Sound System.


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