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domenica 21 dicembre 2025

Bugonia ( Yorgos Lanthimos , 2025 )

 



IMDB

Giudizio: 8,5/10 

Presentato a Venezia alla ultima Mostra Internazionale del Cinema e liberamente ispirato al film coreano del 2003 Save the Green Planet di Jang Joohwan Bugonia parte da un’idea di base  volutamente bizzarra e surreale come spesso succede con Yorgos Lanthimos  che sembra quasi una distopia da fantascienza grottesca: due cugini complottisti , uno più scemo  dell’altro, convinti che la potente CEO di una multinazionale farmaceutica, Michelle Fuller (interpretata da Emma Stone), sia in realtà un’aliena Andromediana  venuta a distruggere il pianeta, la rapiscono e la torturano in uno scantinato. 
L’ambientazione claustrofobica — un seminterrato degradato, sporco, quasi “teatrale” — spinge lo spettatore a concentrarsi su dialoghi, interrogatori, psicologie contorte, intenzioni oscure. La distinzione tra vittima e carnefice diventa labile: non è chiaro chi, in questa dinamica, sia davvero alieno, e chi invece umano ma irrimediabilmente contaminato da follia, risentimento o disperazione.  
E’ la donna veramente una aliena? Ovviamente  essendo il tutto possibile solo nella mente dello scemo complottasti, che comunque scopriremo nel tempo che è come lo vediamo anche per esperienze passate dolorose, e cioè la madre , ridotta a vegetale in seguito ad una terapia per curare la sua dipendenza che ha presentato una imprevista complicanza del farmaco prodotto dall’azienda della CEO rapita.
In Bugonia, non è la dimensione “aliena” in senso classico ciò che conta di più,  quanto piuttosto l'allegoria: il rapimento, la prigionia, l’interrogatorio sono un pretesto per mettere in scena le dinamiche di potere, di sospetto, di follia collettiva, e per denunciare un mondo fatto di ingiustizie sociali, economiche, esistenziali in preda alla follia paranoica del complottismo, della violenza, del morboso legame con le armi, e con la brezza mai palesemente esplicitata del trumpismo, ma chiaramente leggibile.
Il titolo stesso, Bugonia, allude a un mito antico descritto da Virgilio nelle Georgiche: la credenza secondo cui dalle carcasse di animali morti , in particolare buoi , possano nascere spontaneamente delle api. Un’idea che evoca rigenerazione, rinascita dalla morte, rigenerazione post-catastrofica. 
In questo senso, la metafora è potente: il mondo (o l’umanità) come un organismo morente, le sue carcasse , simbolo di devastazione, collasso, distruzione , come potenziali germogli di qualcosa di nuovo, o quantomeno come una fase di passaggio. 
Lanthimos sospende la dicotomia rosea della “rinascita”, mostrandoci invece un presente marcio, malato, in cui la rigenerazione può assumere forme grottesche, contorte, deliranti.



L’ipotesi di rigenerazione  come in un rituale primordiale, quasi pagano , viene contaminata da paranoie, complotti, isterie. In questo modo, la catastrofe ecologica non è un orizzonte futuribile, bensì un’ombra concreta sulle nostre vite. L’“estinzione” non è solo biologica, ma anche morale e sociale: il film suggerisce che siamo già nel baratro, se accettiamo di ignorare le crepe. 
Questa interpretazione conferisce al film un forte valore allegorico, e lo rende più di una semplice distopia paranoide: una critica sociale e ambientale radicale.
La figura di Michelle Fuller , CEO spietata, implacabile, elegante, che parla come menzioni aziendali, incarnando un freddo linguaggio “corporate” , diventa quasi un archetipo: non un mostro alieno in senso fantascientifico, ma una creatura del capitalismo estremo, divoratrice di valori umani e quindi di fatto quasi un essere al di fuori dell’umano, più vicina “mostro”.
Il contrasto tra i due cugini  uno convinto complottista / apicoltore, l’altro chiaramente di puro interesse psichiatrico,   e la donna “aliena” rappresenta lo scontro tra due mondi deformati: da un lato la disperazione, la rabbia, la paranoia; dall’altro un potere sociale, economico disumanizzante, che riduce l’umanità a numeri, profitti, efficienza sterile.
Lanthimos sembra dire: non è più tanto la natura a minacciarci come specie bensì la logica del profitto, della manipolazione, della disconnessione morale. La razionalità corporativa, con la sua facciata di professionalità, tolleranza, inclusione, maschera solo un vuoto morale, una voragine di indifferenza e spersonalizzazione.
Bugonia è anche un film sul potere corrosivo delle credenze, delle paure, delle visioni paranoiche , di come certe persone siano disposte a credere a narrazioni assurde, perché rispondono a un bisogno profondo: quello di dare un senso al caos. I due protagonisti si costruiscono un mondo parallelo, abitato da alieni, minacce cosmiche, complotti farmaceutici: è un mondo parallelo, ma per loro è reale, accentuando nel loro pensiero una teoria di catastrofe imminente e di ineluttabilità.
Lanthimos non dà risposte facili: lascia che lo spettatore sia corroso dal dubbio: Michelle è davvero un’aliena? O è semplicemente un essere umano , o qualcosa di peggio: una rappresentazione della corruzione e del cinismo del sistema? 
Il confine tra follia e verità, tra denuncia e delirio, è sfocato. Questo è forse uno degli aspetti più inquietanti: la consapevolezza che in una società dove la verità è liquida  bombardata come è da fake news, teorie, disinformazione, santoni, influencer e autentitici folli dementi, la convivenza tra visioni del mondo radicali e contraddittorie è non solo possibile, ma pericolosamente attuale.
L’intento del regista non è costruire un horror fantascientifico tradizionale, ma un ritratto disturbante, grottesco, di quel malessere sociale che, a noi spettatori occidentali “moderni”, può sembrare esagerato  eppure appare tanto reale.
Una delle scelte più coraggiose di Lanthimos è quella di non accettare un registro unico: Bugonia oscilla continuamente tra commedia nera, thriller paranoico, dramma esistenziale ed apocalisse imminente , come suggerisce il sorprendente finale.  Questo scarto di toni , a volte sbilanciato, a volte volutamente disturbante , crea un effetto di straniamento che mette in crisi lo spettatore: la risata di adesso può diventare lo sgomento e l’angoscia di un attimo dopo, il clima ridanciano da commedia può degenerare in un un battito di ciglia nella violenza più cruda.
Il regista sfrutta al massimo il contrasto tra il linguaggio formale, quasi da “buone maniere sociali”  tipico degli ambienti corporate, delle presentazioni di lavoro, delle facciate di civiltà  e la brutalità primitiva nascosta sotto la superficie. Il pasto a tavola con dialoghi educati che nascondono odio, rabbia, disperazione è  un momento emblematico che riflette la doppia natura della società contemporanea: l’apparenza e il contenuto, la facciata e il veleno. 

giovedì 15 febbraio 2024

Povere Creature ! [aka Poor Things] ( Yorgos Lanthimos , 2023 )


 



Poor Things (2023) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Erano parecchi anni , come confermato dallo stesso Yorgos Lanthimos, che il regista aveva in mente di metter mano al romanzo dal titolo omonimo di Alasdair Gray: finalmente nel 2021 iniziano le riprese e l'opera vede la luce alla Mostra del Cinema di Venezia di quest'anno , dove conquista il Leone d'Oro , per poi fare incetta di nomination per la serata degli Oscar che si terrà a breve.
Al di là di tutto quanto si possa dire su questo film, di certo Povere Creature! è un'opera di svolta nel percorso cinematografico del regista, non tanto perchè ormai sembra abbia definitivamente lasciato alle spalle la sua esperienza autoctona greca, ma soprattutto per la maturità che mostra in questo lavoro, da troppi considerato un po' troppo superficialmente una pellicola leggera, quasi una favoletta adulta moderna, con qualche divagazione sociale.
Povere Creature! è invece opera di grande impatto, completa, addirittura complessa in alcuni aspetti, oltre che di grande valore visivo, che sembra costituire una giusta sintesi degli aspetti del cinema di Lanthimos, nella quale sono inseriti svariati riferimenti , se non quando vere e proprie citazioni.



Godwin Baxter (per tutti God , occhio al nome...) è un medico di epoca vittoriana, dal volto deturpato e dal fisico abusato dal padre che lo usava impietosamente come cavia per esperimenti ; novello dottor Frankenstein salva una giovane donna incinta buttatasi nel fiume , le trapianta il cervello del feto che ha in grembo e la rianima, dando vita ad una creatura dalle fattezze esterne di una giovane donna ma dal comportamento e dal linguaggio di una bambina che impara 20 parole nuove al giorno e a cui  i capelli crescono di svariati cm al dì.
La ragazza ribattezzata col nome di Bella ( anche questo non è un nome casuale) tratta Godwin come fosse un padre creatore, non a caso è con il nome di God che lo chiama, si muove in modo sgraziato, a metà strada tra la bambola e una bambina di un anno, è totalmente priva di inibizioni anche perchè God l'ha sempre gelosamente tenuta lontana dal mondo esterno, vicine alle altre sue creature ibride ( galline con teste di cane, papere a quattro zampe a altri esseri costruiti con un assemblaggio curioso) , ma ha un intelletto vivace e vorace, che vorrebbe apprendere il più possibile; quasi un freak perfetto: una donna con un cervello da infante.
God volendola tenere lontana dal mondo esterno assolda uno dei suoi studenti più brillanti per studiare giorno per giorno i comportamenti di Bella ed in breve Max, il giovane dottore , se ne innamora e le propone di sposarsi.
Ma ormai Bella sembra essere diventata fuori controllo, la sua sete di conoscere e sperimentare ogni cosa nuova del mondo che la circonda la rende un essere famelico, a cominciare dalla scoperta della sua sessualità, motivo per cui, senza che God si opponga , decide di partire per un viaggio col playboy dandy Duncan, l'avvocato chiamato a stilare il contratto di matrimonio.
Il viaggio, in una atmosfera che oscilla tra il fiabesco ed il surreale, la porterà a conoscere nuove città e persone, la miseria e la morte, a sperimentare le varie forme di sesso per poi mollare, dopo averlo rovinato, il misero Duncan: un perfetto racconto di formazione con un finale tra il divertito e il brillante, dopo aver sfiorato il dramma.
Vuoi per il suo forte impatto visivo ( eccellente la fotografia di Robbie Ryan ) vuoi per il ritmo che grazie all'alternarsi di momenti fantastici e fiabeschi ad altri invece drammatici si mantiene vivace, le due ore e venti minuti di Povere Creature ! passano senza alcun momento di stanca anche grazie ai continui cambi di registro del film: si parte con un colore desaturato in clima da pieno romanzo gotico, si passa poi a scenografie e a ricostruzioni di città che richiamano alla lontana Wes Anderson, ci si trova immersi in un racconto carroliano ambientato in epoca vittoriana, nel suo sfiorare il dark sembra scorgersi l'ombra di Burton, altre volte sembra di immergersi in un cartoon, mentre a sprazzi c'è anche un richiamo al Todd Browning di Freaks ; insomma Povere Creature! dal punto di vista strutturale è opera molto stratificata, che diventa poi ancora più solida quando si vanno ad analizzare i contenuti del racconto.

lunedì 21 gennaio 2019

The Favourite [aka La favorita] ( Yorgos Lanthimos , 2018 )




The Favourite (2018) on IMDb
Giudizio: 6/10


Per il suo terzo film in lingua inglese che segna probabilmente il definitivo cambio di rotta della sua visione cinematografica, Yorgos Lanthimos sceglie il dramma storico in costume a tinte commediaiole e pruriginose: La Favorita infatti è ambientato in Inghilterra  nel primo 700 e si impernia sulla figura della Regina Anna  di Gran Bretagna, ultima regnante della dinastia Stuart.
In particolare il film di Lanthimos si focalizza sulla fragile sovrana, minata nel fisico e nella psiche e sulle torbide manovre che si svolgono intorno alla sua corte da parte della nobile Lady Sara e dell’arrivista Abigail, giunta a corte come semplice serva e rapidamente entrata nelle grazie della sovrana; in entrambi i casi a muover l’interesse della regina per le due donne è la sua palese omosessualità, attraverso la quale le due cercano di accaparrarsi il ruolo di favorita di corte.


La povere Anna, fragile e debole, isterica e ben poco portata alle sottigliezze e alle schermaglie politiche diventa insomma una pedina in mano alle due megere che per diversi motivi e con diversi metodi cercano di governare in sua vece, favorendo questo o quello schieramento politico; il tutto mentre il regno deve far fronte ad una sanguinosa quanto dispendiosissima guerra contro la Francia verso la quale Anna ha ben poche idee sul da farsi diventando così ancora più condizionabile e in balia delle due aspiranti favorite.
Se Lady Sara è la faccia aristocratica della assetata di potere, Abigail è colei che cerca un riscatto per cancellare un passato orrendo e Anna , nel mezzo, è un puro strumento in mano alle due.

domenica 14 gennaio 2018

The Killing of a Sacred Deer ( Yorgos Lanthimos , 2017 )




The Killing of a Sacred Deer (2017) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Steven è un affermato e stimato cardiochirurgo con una bella famiglia benestante: una moglie, medico anch'essa, dalla grande personalità e due figli adolescenti ben educati; ha superato una difficile fase di alcolismo che è ormai alle spalle, ed intrattiene una strana relazione con Martin un adolescente che appare da subito problematico; gli incontri segreti, la protezione che l'uomo mette in atto verso il ragazzo, i regali costosi per un po' fanno pensare anche ad un rapporto con sfumature morbose.
Presto però veniamo a sapere che Martin è il figlio di un paziente morto durante un intervento chirurgico condotto da Steven, verso il quale l'uomo prova un senso di fortissima colpa nonostante si ritenga incolpevole per l'esito infausto.
Quando Steven non riuscendo più a tenere nascosto alla famiglia questo strano legame porta il ragazzo a casa sua, la vita del bel nucleo famigliare viene lentamente ma inesorabilmente sconvolta, a maggior ragione nel momento in cui Martin vorrebbe gettare Steven tra le braccia della madre rimasta vedova, una forma di risarcimento affettivo.


Al rifiuto di Steven Martin si trasforma in una sorta di divinità arrabbiata che lancia una maledizione sulla famiglia del medico, soprattutto sui due figli.
Combattere per l'uomo sarà inutile, il sacrificio si deve compiere.
Nella sua seconda sortita nel cinema americano, Yorgos Lanthimos si affida anche stavolta alla collaborazione con il fido sceneggiatore Efthymis Filippou  e ad un cast di tutto rispetto che vede ancora , dopo The Lobster , Colin Farrell protagonista.
L'impressione avuta con il precedente lavoro, diventa ancora più tangibile con The Killing of a Sacred Deer: l'approdo nel mondo cinematografico americano ha notevolmente smussato gli angoli di quel cinema primordiale che il regista ateniese aveva mostrato con grandissimo fulgore nei suoi lavori girati in patria.
Il suo obiettivo di scandalizzare e destrutturare l'ambiente borghese affoga in The Killing in una rivisitazione di miti propri della sua cultura, Euripide e la la Ifigenia in Aulide e come non bastasse nelle storie morali e parabole tragiche dell'Antico Testamento.

sabato 31 ottobre 2015

The Lobster ( Yorgos Lanthimos , 2015 )




The Lobster (2015) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Nel mondo ideato da Yorgos Lanthimos è vietato essere single, le autorità ti braccano, ti controllano e ti spediscono in un lussuoso quanto severo hotel nella brughiera dove , in un regime che sta a cavallo tra il lager e la clinica psichiatrica, hai 45 giorni di tempo per trovare un partner, pena la trasformazione in un animale a tua scelta; il lavaggio del cervello è continuo e grottesco nel cercare di inculcarti nella mente la necessità e l'utilità della vita di coppia, il sesso non è consentito nell'hotel, ma procaci cameriere al risveglio si dimenano voluttuose sul tuo pube causando erezioni inutili, anche perchè è vietata persino la masturbazione.


David, cui dona il suo corpo un ridicolo e bolso Colin Farrell, sceglie l'aragosta come animale per la sua seconda vita, in caso di fallimento, giunge alla prigione in compagnia del cane , che è poi suo fratello che ha fallito nello stesso posto; l'adattarsi è l'unica via che l'uomo vede per salvare la sua figura umana, e per far ciò è disposto a cedere anche alla menzogna; nell'hotel ci si sceglie e si cerca la via d'uscita in base a comunanze grottesche: la miopia, i gusti alimentari, difetti o oscure malattie.
Fuori dal mondo dell'albergo vive quello del bosco, dove sono rifugiati i solitari, coloro che fuggono dalla repressione della coppia , una setta quasi dove vigono regole altrettanto ferree.
I single in cerca di salvezza cacciano nel bosco i solitari perchè ciò consente loro di prolungare il tempo del trapasso.
Tra questi due mondi paralleli in conflitto si muove David e tutta la storia che Lanthimos ci racconta nel suo consueto stile cui l'affacciarsi al mondo cinematografico extra-greco  ha solo in parte apportato scalfiture nonostante , soprattutto all'inizio, non possa sembrare così.

martedì 26 febbraio 2013

Alps [aka Alpis] ( Yorgos Lanthimos , 2011 )


Giudizio: 7.5/10
La surreale ricerca del surrogato

Chi rimase fulminato da Kynodontas, non potrà fare a meno di vedere Alps l'ultima fatica di Yorgos Lanthimos, regista greco di indubbio talento e bravura, non tanto  perché Alps raggiunge le vette del precedente , ma perché il marchio del regista è assolutamente leggibile e non sfugge in nessun modo. 
Lanthimos è indagatore e disegnatore dei lati più nascosti dell'animo umano, spesso i più detestabili, sicuramente quelli che mostrano una fragilità e una irrazionalità al limite del surreale.
Le Alpi sono montagne maestose, insostituibili, nulla può prendere il loro posto e per tale motivo quattro personaggi che si dedicano ad offrire surrogati di persone morte decidono di dare all'agenzia casereccia questo nome.
Quattro personaggi che si sentono in primis attori di un dramma al quale confidano di dare un minimo di luce attraverso il buio nel quale si trova chi ha subito l'abbandono, ma che ben presto scopriremo essere loro stessi, probabilmente , i personaggi più problematici della storia.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

giovedì 1 luglio 2010

Kynodontas ( Yorgos Lanthimos , 2009 )

*****
L'agghiacciante vuoto bianco


Premiato a Cannes nel 2009 nella sezione "Un certain regard" , questo film greco è di quelli destinati a far discutere e pensare molto, tante sono le possibili chiavi di lettura alle quali può essere sottoposto.
Sicuramente però si tratta di pellicola che non passa inosservata e che non produce sentimenti a mezza strada: comunque lo si voglia leggere rimane un film che colpisce con estrema forza, la stessa che è capace di suscitare un Haneke , ad esempio, primo paradigma venuto in mente durante la visione del film.
La grande villa immersa nel verde e con piscina ha le pareti bianche in ogni stanza, una siepe altissima e una palizzata la nascondono dall'esterno bruciato dal sole e desolato: qui vivono come reclusi i 3 figli (un maschio e due femmine, senza nome e senza età, intuiamo all'incirca ventenni) di una coppia attempata che ha deciso di riservare loro una vita isolata, protetta e lontana del mondo , in un microcosmo dove tutto è arbitrario e nulla oggettivo, dove l'annichilimento è legge e il cervello è privo di ogni capacità cognitiva.
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