Giudizio: 7.5/10
Per il suo lavoro d'esordio, risalente ormai a sei anni fa, Ando Momoko, regista del bellissimo 0.5MM visto al recente Far East Film Festival, sceglie un tema di quelli difficili da maneggiare senza cadere nel clichè, oltre tutto vagamente modaiolo degli ultimi anni, un amore saffico tra la tenebrosa e intristita studentessa universitaria Haru e la volitiva Riko, abilissima confezionatrice di protesi.
Sebbene la regista stessa più di una volta nel film ci tiene a sottolineare che l'amore non conosce sesso perchè l'essere maschio o femmina è il semplice risultato statistico di cellule deputate alla fecondazione, appare difficile non considerare Kakera una storia di amore al femminile, raccontata con il tatto e l'eleganza chiaramente femminili.
Haru vive una relazione totalmente insoddisfacente con un ragazzo egoista e insensibile, l'incontro in un bar con Riko che, con sfrontatezza tutt'altro che nipponica. la abborda senza troppi giri di parole ha in lei il potere di far nascere dentro se stessa una parvenza di autostima e di far intravedere un rapporto che possa donarla un sentimento sincero.
Riko da parte sua sembra più avvezza a giocare un ruolo decisivo nei rapporti di coppia, sorretta da un carattere forte e da un chiaro obiettivo che si tramuta però in possessività.
Ed in effetti il rapporto tra le due ragazze pian piano sembra incamminarsi verso lo stesso modello che Haru si è lasciata faticosamente alle spalle, da un lato per la sua fragilità contrapposta alla decisione di Riko e dall'altro per una ancestrale difficoltà a comprendere in pieno un sentimento omosessuale.