A tutto Est: in Giappone

20 ago 2016

per chi sta dietro, 3 anni dopo più 3

Enez Vaz: "Se non ti diverti a urlare, su una moto in corsa non fai grandi conversazioni. Invece passi il tempo a percepire le cose e a meditarci sopra. Su quello che vedi, su quello che senti, sull'umore del tempo e i ricordi, sulla macchina che cavalchi e la campagna che ti circonda, pensando a tuo piacimento, senza nulla che t'incalzi, senza l'impressione di perdere tempo".
Tsaramaso: chi l'ha scritto?
Enez Vaz: "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta", Lara me lo ha mandato in pdf pensando che non lo avessi letto!
Tsaramaso: Io non l'ho mai letto, comunque è proprio quello che succede a chi sta dietro, non so tu. Ci sono dei momenti in cui ti senti (persino) frustrato dal fatto di non poter parlare alla persona a cui stai dietro. Ti chiedi perché stai dietro? Qual è la tua funzione? Poi ti accorgi che è inevitabile percepire le cose, senti ogni dettaglio...è incredibile la quantità di cose che ti sbattono addosso a 100 km orari, rispetto al rimbalzare del quotidiano passeggiare in città nella frenesia che ci avvolge. "...senza nulla che t'incalzi" no, non ho praticamente mai raggiunto questo stato di ZEN in tutto il viaggio, tutto mi ha incalzato. Incalzava quello che c'era e a tratti quello che avevo lasciato a casa, almeno all'inizio intendo. Questa è stata la vera fatica di questo viaggio, quella dell'inizio. Ed è per questo che i primi giorni "sedavo" con la musica...

E' una delle tante bozze di questo blog. Sta lì precisamente dal 2013, di ritorno dal secondo lungo viaggio in moto lungo le coste ovest e est dell'Italia. 
Il primo post fu nel 2010 e il blog su cui era pubblicato non esiste più, credo e si trova su un su un blog ormai in disuso ma ancora in rete.
Il post si chiama "per chi sta dietro" appunto.

Così la Bretagna diventa la parte 3 di questo stare dietro.
Ed è ancora bellissimo stare dietro, scendere per primi e salire per ultimi, ad ogni sosta.
Parlare attraverso un linguaggio muto perfezionatosi via via.
Salutare gli altri motociclisti con una semplice alzata di dito, massimo due. A volte anche al di là dello spartitraffico, e pensi che magari sotto a quel casco c'è uno stronzo, ma è il culo sulla sella che conta.
Sentire gli odori e leggere le scritte. Distrarsi con attenzione.
Scoprire delle cose e tenersele per sé. Poi le racconterai.
Temere la nuvola e capire che chi guida la vuole sfidare. Allora affidarsi e sperare.
Sì, la storia dello zen è vera in fondo.
Così come la musica alle orecchie, indispensabile per lasciarsi dietro i pensieri incalzanti del pre-partenza e per mantenere quella sensazione di tempo che non stai perdendo, anzi, che ti godi hic et nunc dal Sud a Nord tra isole e lingue di terra o semplice asfalto di autostrada.
Popolo di passeggeri, beati noi!



FOTO IN MOTO


Per chi sta dietro, 2016






10 ago 2016

In Bretagna: Giappone e Madagascar


La Gacilly: 10/08/2016




La Gacilly, 2016



Takeyoshi Tanuma - LA MUTATION D'UN EMPIRE
Pascal Maitre - MADAGASCAR: l’île où le baobab est roi

Quelle cose decise all'ultimo che fanno star bene
A prendre note, absolument.

Incontri con Bretoni straordinari: Yvon Le Corre


Plerin: 6-10/08/2016


DIARIO DI BORDO di Yvon le Corre

Chateau de la Roche Jagu, 2016




A approfondir, absolument.

2 ago 2016

Finalmente Bretagna!

Quimper (Kemper): 1/08/2016

1650 km ed è finalmente Bretagna (o Breizh).
Tutto appare estremamente vissuto, inciso, segnato.
Soprattutto nei volti della gente.
Saranno il vento, le correnti e le maree.
Vedremo.


FINISTERE

Pointe du Raz, 2016




24 giu 2016

...sarà una spina nel fianco

POVERO MAZZINI


Londra, 2015
RICOH 35 ZF




...E da giorni c'è questa canzone
E oggi pure anche se è il giorno dell'Inghilterra
E' tuttavia una spina nel fianco a questa Europa che si auto-smembra
Sta vincendo il nemico.
Ninco Nanco deve ri-morire?


28 mag 2016

Giuliano De Donno ci ha lasciato il segno


E’ notte e ed è Africa. Il cellulare italiano squilla, il telefono è in fondo a una tasca dello zaino. Quando arrivo a prenderlo ha già smesso. E’ la mia amica Monica, una di quelle amiche che rivedi dopo mesi ed è come se fosse il giorno prima. Un filo continuo.

Mi dice che suo padre non c’è più. Resto di ghiaccio. Esploro tutte le possibilità, quelle che di notte amplificano il dolore. 

Giuliano ha deciso di farla finita, proprio lui: il Dr Giuliano De Donno, che a Brindisi tutti conosciamo per la sua professionalità e umanità di Medico, adesso in pensione tuttavia volontario presso il suo ospedale di sempre. 
Per me è quel Giuliano che ho conosciuto attraverso le sue figlie, nel tempo trascorso all'università in via di Gello a Pisa, tra ansie di esami, pranzi e fughe fuori porta. Giuliano per me è quell'uomo con le gote rosse, il perenne sorriso e l’accento marcatamente brindisino; quello che tra gli scogli della sua Santa Sabina, quando gli raccontai della mia prima (vera) crisi d’amore, mi disse: “peggio per lui, lascia stare, non sarà la prima volta e adesso fatti il bagno”. 
Nei miei schemi mentali Giuliano era uno che amava la vita, ma se ha deciso di chiuderla forse perché amava di più quella degli altri. 
Per forza deve esserci stata un buon motivo, vero Giuliano?

E’ buffo. E' la prima volta che ti chiamo per nome e ti do del tu. 
Mi prendo questa libertà. 
Come hai fatto tu, scegliendo di volare.
Addio Uomo, Padre e Medico.
E' tremendo. Sei tu che hai lasciato il segno stavolta. Tu che i segni sulla pelle delle persone li toglievi con maestria .
Tocca a noi adesso ricucire con cura.
Ce la metteremo tutta. Promesso.
Intanto eccoti i segni di questo cielo africano.
Buon riposo.
D.

"SEGNI NEL CIELO AFRICANO" Toamasina - Madagascar 2016


21 mag 2016

Tutta colpa di Giacomelli

…se poi a uno gli piace il bianco e nero nel 2016 e lo cerca in tutti i formati e ISO

La figura nera aspetta il bianco è il titolo della mostra dedicata a Mario Giacomelli in cui si trovano alcuni dei momenti più importanti della sua vita fotografica. 
E’ a Palazzo Braschi a Roma fino al 29 maggio. Sbrigarsi quindi, se si vuole rimanere impressionati (come su un negativo). 
Io ho esclamato “Ecco quello che voglio dal bianco e nel nero”.
Al mi ha corretto “con la luce e il nero”.
Giusto.

Oltre alle fotografie la mostra offre un video. Forse qualche pannello in più avrebbe aiutato il visitatore a entrare nell'indissolubile legame tra Mario Giacomelli e la sua terra, da cui raramente si è allontanato, le Marche, e che restituisce in ogni sua crepa.
Per chi volesse, esiste un'autobiografia "La mia vita intera" (a cura di S. Guerra, Ed. Bruno Mondadori, 2008), acquistabile nello shop al piano di sotto. O sennò su internet.
Poi resta solo una cosa: andare nella Senigallia sua città natale di Senigallia, visitare il MUSINF, Museo d'Arte Moderna, dell'Informazione e della Fotografia e fare un giro nelle campagne vicine.
Poi, come dicono a Pisa, me lo ridite. 
Magari anche qui.


qui, un vecchio post...


21 nov 2015

14-11-2015: il weekend successivo

Sarebbe bastato che Mark avesse spostato di due settimane il festeggiamento del suo sessantesimo, che forse non saremmo più partiti per Londra.

Pisa, 14-11-2015 – il weekend successivo

Una settimana prima sei davanti alla cattedrale di Saint Paul dove quasi tutti portano il garofano all’occhiello per il giorno della memoria; attraversi il Millennium bridge da cui ti godi il Tower bridge. Scendi e hai davanti la Tate Modern, sulla destra, e il Globe Theatre sulla sinistra. Ed è lì che incontri Lucy e i suoi colleghi, studiano fotografia e cercano volti per il loro progetto fotografico di doppia esposizione in analogico. In cambio dei 10 secondi del tuo tempo concessi per uno scatto e un advice, ti regalano un sacchetto di Haribo.
Una settimana prima sei a Londra per festeggiare un sessantesimo con gente di ogni parte del mondo, in un ottimo ristorante italiano e coi camerieri che a Londra ci tengono a consolidare il principio che “la nostra è un’ottima cucina”. Ti bevi pinte di ale nei pub dall’illuminazione sempre azzeccata e lasci che la birra scivoli con le parole, in compagnia delle persone giuste. Passeggi tra i libri usati delle librerie di charring cross road. Ti sei spinto fino a "tutto est" per vedere la bassa marea dei canali e le case che sembrano nel fango, e quando rientri a casa di Bright, che sogna di andare in Sicilia a conoscere Dolce e Gabbana, di distrutto ci sono solo i piedi. Il resto è sano ed eccitato.

Il week end successivo è la distruzione vera invece; dell’io, del noi, del voi e del loro. Si manifesta il cambiamento che è in corso da un po’. Un bel po’. Nel mondo intendo. Mica solo in Europa.

Un minuto dopo la notizia degli attentati a Parigi io dico “ci siamo, siamo fottuti” e non mi preoccupo di spiegare il perché. Penso solo che un anno prima avevo sentito, visto e guardato la Striscia di Gaza. 

Due giorni dopo spengo la radio, che ininterrottamente avevo ascoltato. Mi accorgo che sto segnando i brani nella mia memoria. Ho accolto il suggerimento di usare la musica per trovare una chiave per reagire. In una qualche misura bisogna non fermarsi all'io, oppure dire che è Dio.

Una settimana dopo, la musica è questa:

Where is the love dei Black Eyed Peace
Capriccio n. 24 di Paganini suonata da David Garrett
Present Tense dei Pearl Jam
Vuci mia cantannu vai di Olivia Sellerio

E infine, nel marasma di idee e parole di ognuno, trovo questo video. O meglio, mi trova lui, perché è "virale". Ma è un progetto. Ben venga allora il retrovirus-HUG.



qui, il viaggio a Londra con la Ricoh 35ZF: LONDON

11 nov 2015

ll giorno dei caduti


THE MEMORY DAY


Saint Paul Cathedral
Londra, 2015


RICOH 35 ZF -  pellicola FOMAPAN 400


E' il giorno della memoria dei caduti di guerra e fuori dalla Cattedrale di Saint Paul tutti indossano il papavero all'occhiello. Fuori ci sono le macchine di rappresentanza con le bandiere inglesi. Potrebbe esserci qualche esponente della famiglia reale dentro la chiesa. I bambini scout si preparano lungo le scale in fila. La banda aspetta di suonare e ammazza il tempo facendosi le foto con i turisti. Sono perlopiù le signore di una certa età che vogliono essere ritratte con l'aitante suonatore di banda.
Chissà che si prova a vestirsi così.

7 nov 2015

Ad ogni cosa, il suo nome: una festa un po' per caso.



A Trepuzzi (LE) ci andiamo per le bande a sud, "è un progetto che esiste da un po’” mi dice B.  E’ tardi rispetto al programma delle bande, in realtà. Hanno iniziato al mattino, ripreso nel pomeriggio e concluderanno stasera.
C'è posto per la macchina davanti al bar Teodoro. Il nome è scritto tra le stelle, sull’insegna.
Lui ha la giacca e la cravatta e lei gli cammina sottobraccio. Stanno rientrando.
C’è la cassa armonica con le luci colorate, ci sono i neon sulle nucedde e sulla copeta, c’è la macchinetta che fa lo zucchero filato e ci sono le bancarelle dei giochi e dei bracciali. 
Ha tutta l’aria di essere una festa patronale.

I suonatori di banda sono in piazza un po’ sparsi a fumare e mangiare un calzone o una pizzella. Soltanto quello con la divisa bianca sta dentro la cassa armonica in piedi e sembra lu papa. Ha il bluetooth all’orecchio. 
Qualcuno dice che più tardi la banda suonerà, accompagneranno i fuochi e poi ci sarà l’ultimo pezzo.

La banda è una cosa normale a sud. Voglio dire, frequente. Voglio dire che chi è nato qui da almeno  40 anni, sa che ogni paese ha o invita una banda alla festa. I negozi sono aperti, anche la wind.
“San Raffaele Arcangelo, è la terza festa che facciamo qui dopo la Madonna dei miracoli ad Aprile e la festa dell’Assunzione a ferragosto” dice la coppia giovane. Lui parla, lei conclude le frasi, muovendo le labbra rosse di rossetto di festa.
Che anche Raffaele fosse un arcangelo, non lo sapevamo.
Tutto qui ha un nome proprio. La Rosticceria in piazza è di Nino, la giostra play garden di Mimmo e quella accanto, di Mattia; la gioielleria ha un nome francese e il camioncino che vende hotdog si chiama Engel con la E e tutti gli angeli disegnati.

La festa sta tra via Kennedi, con la i, e via Gabriele d’Annunzio, in fondo alla quale si trova la chiesa matrice. Ci sono i banchi della frutta, una novità in una festa patronale: grandi muloni a pane, uva bianca, rossa, melanzane e leospirdi. I dipinti di Criscti e Matonne invece non una novità e neanche i paesaggi e i cavalli. I cavalli…quelli ci sono sempre tant’è che B pensa che debba essere facile disegnarli.
In via d’Annunzio la libreria si chiama “il mondo di Fanny” ed è di fronte al circolo “the friends”.
I 3 signori del comitato feste patronali sono seduti al tavolino verde e vendono i biglietti della riffa. Non sono del circolo, anzi, con freddezza dicono che i friends poi sono tutti italiani. I 3 vengono reclutati da un ragazzo: bisogna prepararsi per i fuochi al castello.


Prima del castello, cerchiamo il Santo.
Lasciamo le birre sullo scalino all'entrata.
Il Santo non c'è nella chiesa madre. Non quello.
La chiesa e il campanile sembrano di due momenti storici differenti. E invece no, dice il sagrestano. La chiesa nel ‘400 era piccola e dedicata a San Pietro. Infatti la statua di San Pietro grande quanto un Pietro umano sta lì all’angolo a sinistra dopo l’entrata. Sembra in attesa di sistemazione. Nel ‘600 San Pietro viene ingrandita e diventa la chiesa di Maria Santissima dell'Assunta. La matrice sta in una teca con tre angeli ai piedi e i capelli a mezza lunghezza. Curioso.

Si sentono i primi fuochi, tuttavia iI sagrestano non distoglie minimamente l’attenzione dalla tovaglia che ripiega sul presbiterio e ricorda la stessa concentrazione dell’aikidoka sulla sua hakama. A pochi metri c'è la cappella dedicata alla Madonna dei miracoli. Dice che il miracolo è avvenuto nel 699, quando la Madonna fece calare la nebbia sul paese, così i Francesi non videro Trepuzzi e tirarono avanti fino a Brindisi, che distrussero. Si compiace il sagrestano del luogo in cui è, del suo sapere, e di raccontarcelo e forse anche di farci perdere i fuochi al castello.
...
"Che poi castello non è" esclama B quando ci siamo davanti.
E' una grande casa di càrparo e un balcone che prende tutta la facciata. La signora non ci dice perché gli venga dato il nome di castello. Sa che nella casa si vede gente solo d’estate e d’inverno i frutti del grande agrumeto vengono venduti in piazza. Non sa altro. Né lei, né gli ausiliari del traffico. 
Non sono cose che non si sanno in un paese così piccolo.

Niente fuochi, dunque, né banda di accompagnamento per le nostre orecchie.
“Suoneremo la Tosca tra 9 minuti”. Conto i clarinetti. Ce ne sono almeno 10 e penso a quell’attacco di “E lucevan le stelle”  che dovrà essere bellissimo in cassa armonica.

Lu papa non ha tolto il bluetooth, ma ci concede udienza. Parla di sé. Insiste molto sulla fatica di suonare in una banda “un giorno sei a Lecce, il giorno dopo a Pescara”. Insiste poco su quello che troviamo invece sorprendente, ossia che con la banda racimoli circa 3 mesi di lavoro all’anno. Il fatto è che invece lui vorrebbe un lavoro statale adesso e stare a casa sua. 
La banda di Conversano (BA) ha sede a San Donaci (BR), glissa anche su questo perché. Dice che se sai suonare, ti presenti e entri nella banda, loro sono 41 persone, ma una banda si fa anche con 22. Il papa sembra dire cose un po’ a caso. Ci lascia, stanno per ricominciare a suonare.

Seduta aspetto l’attacco, siamo qui per la banda in fondo. Chiudo gli occhi e aspetto. Non parte. Riapro gli occhi. Anche la cassa armonica prende un nome proprio adesso. Sul cartello c’è scritto “Morricone ”.
Ci spero fino all’ultimo...
E vai di Sergio Leone.

Forse per caso a Trepuzzi ci ritornerei a sentire altre deviazioni di storie locali e magai mi fanno la Tosca stavolta.




HO APPROFONDITO, E...
Il Miracolo della Madonna. 
La leggenda narra che, nel 1779 (e non 699), quando il Salento fu terrorizzato dall'arrivo dell'esercito francese, gli abitanti di Trepuzzi corsero subito in chiesa a implorare la Madonna, affinché allontanasse il pericolo. Improvvisamente la statua della Madonna cominciò a bagnarsi di sudore ed il paese fu avvolto da una fitta nebbia che impedì l'arrivo dei Francesi.
D'altronde dopo aver avuto Svevi, Angioini, il Principato di Taranto, gli Aragonesi, e i Turchi, qualcuno doveva pur prendere una decisione per fermare l'avanzata straniera!

Il nome della città
Da una leggenda pagana si vuole che in località prossima a Sant'Angelo, al tempo dei Romani, sorgesse un'ara dedicata al dio Bacco dove i patrizi della vicina Lupiae si davano convegno per i Baccanali con feste, danze, baldorie, bagordi e orge, donde il nome di Tripudium dato al luogo. Nonostante lo stemma comunale rechi tre pozzi, non dimostra che il toponimo derivi da qui. L'etimologia Tripudium è più logica per via della radice "tri", e non "tre" come ci si aspetterebbe dal numero cardinale "tres", se si fossero voluti indicare i tre pozzi.
Il termine "trepuzze" è stato alterato dal fatto che realmente ci sono stati i tre pozzi in uno dei due nuclei urbani originari. Al luogo di Tripudio infatti successivamente si aggiunse un altro nucleo abitato, con tre pozzi, che assorbì e fece decadere il primo.Le due versioni non sono opposte ma si integrano. Per una curiosa coincidenza, "Tripudium" e "Treputium" si fondono perfettamente nella sintesi del nome di oggi, Trepuzzi.


Il castello  
Palazzo Barrile-Spinelli, comunemente chiamato Castello Nuovo, è una residenza fortificata, voluta dai Condò, feudatari di Trepuzzi, agli inizi del XVII secolo e abitata poi nel XVIII secolo dai duchi Carignani. Nel 1887 il palazzo ha subito restauri ed ampliamenti che ne hanno modificato l'aspetto originario. Presenta una sobria facciata con un elegante portale bugnato, finestre e una lunga balconata. L'edificio, di pianta trapezoidale, si articola intorno ad un cortile quadrangolare, e presenta una struttura a due livelli. Di pertinenza del palazzo è la cappella dedicata ai santi apostoli Giacomo e Filippo, eretta per devozione di Gian Domenico Condò di Lecce prima del 1640.