A tutto Est: in Giappone

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10 mar 2014

camera aperta: la prigione di Arrogance

Notizie dall' Iraq - oltre la rete

la xolaroid di Arrogance

"Rieccomi nella mia prigione", scrive Arrogance da Baghdad via whatsApp.
E lo convinco a scriverci due righe di getto.



Baghdad, 9.3.2014

Rieccomi a Baghdad, e riecco la sensazione di clausura, di soffocamento, di ottusità.
I miei interlocutori insistono testardamente a seguire le stesse vie, che li portano per forza a cozzare contro un muro. Guardi fuori dalla finestra e - alternate tra zone ormai "sub umane" da quante macerie stratificate vi sono accumulate - trovi piccole aree verdi, soprattutto vicino al Tigri. Lì ci sono contadini che, tra le chiome delle palme da datteri e la superficie di questo suolo antico, coltivano due strati di colture, frutta prima e ortaggi o grano più sotto. Ma come hanno fatto a perdere quella saggezza? Passando veloce con la macchina, nel caos perenne di traffico, tra i fumi neri dello smog, intuisci che lì dentro - in quella fitta ed intelligente selva - sta il nucleo della "Mezza luna fertile"; un piccolo grande messaggio di speranza.

Arrogance.


Qui le altre notizie di Arrogance:
Notizie dall' Iraq - sul tetto



20 nov 2013

camera aperta: countryside

New entry in camera aperta, è Vani, lo avevamo trovato qui col suo sogno e oggi ci racconta di un'avventura esotica.


Pronti?





Altopascio, 13 novembre 2013

Aurora è fuggita. 
Aveva fatto un lungo viaggio, dalla Francia, per arrivare a Altopascio, poco ridente paesotto della piana di Lucca.  Il nonno, le papì, era morto e lei, rimasta sola, è stata adottata da una famiglia italiana.
Aurora è una gallina. Un incrocio tra una borbonese e una livornese, stando all’occhio esperto della mia dirimpettaia, proprietaria di tre galline ovaiole (io ne dubito guardando le foto delle varie razze su internet).
Silvia, che vive in Italia, non se l’è sentita, dopo la morte del nonno, di abbandonarla al suo destino di gallina vecchia.  Così Aurora, invece di fare buon brodo, si è trovata a razzolare in un verdeggiante giardino italiano. Non mangerà più i succulenti chicchi di granturco che si usano per gaver le oche e produrre il fois gras, ma si giova di un becchime made in Italy. 
Complice la disattenzione della sua "badante", le penne sono cresciute un paio di centimetri di troppo e questo è bastato per consentire ad Aurora di spiccare il volo, oltrepassare la rete, e avventurarsi nel vicinato. Un vicinato pericoloso, in cui ha dovuto glissare macchine e marciapiedi, schivare Gwendy, la gatta persiana,  nascondersi da Miguel, Mimì, Gilda e gli altri cani della zona. 
Aurora è stata ritrovata. Tre ore dopo, il Sig. Gómez,  un madrileno trapiantato ad Altopascio, l’ha avvistata mentre stava acquattata dentro il mio garage aperto, in attesa non si sa di che cosa. Forse semplicemente che uno spagnolo riportasse lei, gallina francese, nella sua casa, dove adesso razzola lieta in un verdeggiante giardino italiano.



...poi Vani mi dice che il Sig. Gomez riceve una telefonata: una tizia che gli propone un commercio di prodotti e cosmesi a livello internazionale. Il Sig. Gomez è interdetto, ma si fa comunque lasciare i riferimenti, dicendo che c'avrebbe pensato. Si fa spesso così, no? Soprattutto quando si è nuovi di un posto. Poi però il Sig. Gomez scopre che quel nome, quel cognome, quell'indirizzo...bè..sì...sono quelli, proprio quelli della vicina, sì insomma la padrona di Aurora...
E qui il mistero s'infittisce.

Perché Aurora è scappata?

Cos'è Aurora per la vicina?

E quei prodotti di cosmesi?

Il Sig. Gomez, chi sarà davvero?


Benvenuta AURORA dunque, benvenuto Sig. GOMEZ, benvenuti tutti qui in camera aperta, dove c'è tanto spazio anche per volare, soprattutto con la fantasia.

E voi lettori, chissà che non riusciate a portate avanti la storia di Aurora...




30 ott 2013

camera aperta: gnocchi in Kurdistan!



notizie dal Kurdistan iracheno



Allora, sorprese in camera aperta: Zeudi è nel Kurdistan iracheno.
No, non è con Arrogance. Quei due manco si conoscono. Magari! Così almeno Zeudi ci darebbe qualche notizia, che sto Arrogance sembra averci abbandonato.
Insomma, Zeudi è a Dohok, nel nord dell'Iraq, lavora al campo profughi e ci starà fino a dicembre.
Zeudi un po’ la conosco e dopo l’Afghanistan ora le ci voleva proprio un’altra missione "in emergenza" tra bambini, donne e rifugiati in un posto in cui c’è poco e male. 
Zeudi è questa e noi ce la leggiamo:

 
Dohok, Iraq del nord, 18 ottobre 2013
sulla strada per Dohok

...Quanto alla cittadina è strana, una Reggio Calabria in una valle, palazzi in costruzione lasciati a metà, strade che si incrociano perpendicolarmente, nemmeno una rotonda, tanti kebabbari, nemmeno un bancomat, unica valuta: il dollaro.
Al piano di sotto c'è l'ufficio, al piano di sopra ci siamo io e i colleghi. Lavoriamo tra le 12 e le 14 ore al giorno e c'è chi ha trovato i propri modi per non stressarsi:
la salvadoriana ha comprato la cyclette e va dalla coiffeuse, l'indonesiano prima di andare a dormire chiama i suoi 5 figli e cerca di organizzare un matrimonio a distanza,
l'omosessuale guarda le serie tv tipo glee e i musical,
l'inglese beve e fuma. 
Io ho smesso sia di bere sia di fumare. Pulisco e leggo e mi unisco un po' di qui e un po' di là.
Comunque a me piace stare con i rifugiati e nel campo, mi piacciono pure le piadine che fanno, mi metto lì dal kebabbaro con la mia interprete e mangiamo mentre io chiedo, a destra e manca, come sia possibile che ci siano barbieri, alimentari, ferramenta all'interno del campo.
Questi si sono organizzati ben bene e come dice il mio collega indonesiano “ quanto si lamentano! Non gli va bene niente, vedessero il Sudan!” 

E oggi che farai?
Oggi è festa e faccio gli gnocchi

gnocchi al campo

9 ago 2013

camera aperta: lo spazio di Arrogance


Difficile pubblicare il dolore. 
E'un incrocio di mani questo amore (citaz.)




C                  F       G
It's not a cry that you hear at night
     Am                 F
It's not somebody who's seen the light
       G               Em          Am
It's a cold and it's a broken hallelujah  
     F           Am          F           C    G   C
Hallelujah, hallelujah, hallelujah, hallelu-u-u-u-jah ....

31 lug 2013

camera aperta: Arrogance non si è perso

Notizie dal Kurdistan iracheno l' Iraq - sul tetto

Pensavo/amo di averlo già perso. Invece Arrogance ci manda due istantanee da Erbil Baghdad, immagino fatte con la sua xolaroid. Non lo specifica, io non chiedo e colgo l'istante anche io:

La vista del tetro ministero del petrolio iracheno: quel tramonto fotografato due settimane fa era ancora più pregnante di significato. Significava infatti iftar, la fine del digiuno giornaliero, e si sentiva nell'aria incandescente (44 °C) la tensione dei digiunanti (uno ce l'avevo in casa, il mio collega giordano). Ero sul tetto come al solito, a suonare la mia chitarra: una sensazione unica, lo assicuro.


Baghdad

upcoming generations

6 mag 2013

camera aperta: Arrogance dal Kurdistan

Notizie dal Kurdistan iracheno 

la cittadella
ristorante "da Farouq"

il commerciante di vestiti
Fraydun e Mr Murthada

l'acquario con metafora

Abbiamo un nuovo ospite, si chiama Arrogance
Ho insistito io perché entrasse in camera aperta. Arrogance viaggia per lavoro attraverso gente e luoghi remoti. Circa una volta al mese va nel Kurdistan iracheno portando con sé la sua xolaroid… 

Dove sei?
Adesso? A Erbil, è una delle tre province dell’Iraq a maggioranza curda. Queste province vivono sotto uno statuto speciale, insieme fanno una regione tutta curda. Sto mangiando al ristorante "Farouq" dopo aver fatto un bel giro in "cittadella".

E che è?
La Cittadella? Ma come! E' patrimonio dell'Unesco!!! (mi sa...) è il centro storico di Erbil che si affaccia sulla piazza moderna (che è tamarrissima, così tamarra che è bella). Vedessi il suk. E vedessi da chi ho comprato i pantaloni curdi. Lo so che vuoi che ti dica il suo nome, ma non lo so, già è tanto che sia riuscito a barattare questa xolaroid di primo piano con pellicola tirata a 4250, si dice così, no?
Non proprio, ma va bene lo stesso.

Con chi sei?
Sono con Mr Murthada e Fraydun. Fraydun è l’autista di Mr Murthada, vengono entrambi da Suleymania, la seconda città del Kurdistan iracheno. Mr Murthada (arabo) è un ingegnere idraulico che ha lavorato 35 anni al Ministero delle risorse idriche di Baghdad, ma dal 2005 è dovuto andare a vivere a Suleymania altrimenti a Baghdad lo accoppano. Anche Fraydun (curdo) viene da Suleymania ed è l’autista di Mr Murthada.
Mr Murthada mi aiuta quando vengo da queste parti, mi da’ una mano ad organizzare gli incontri con le autorità locali. Mr Murthada nel tempo libero è un pittore, dipinge quadri nella notte, aiutandosi con pinte di birra e sottofondo musicale molto variegato. Ha una sensibilità artistica e balbetta paurosamente, soprattutto quando parla al telefono. E' molto gentile.

Si mangia bene da Farouq?
Sì, abbastanza. Ma quello che voglio dirti è che poi sono andato in bagno e ho visto un acquario, ho preso la xolaroid e ho fatto 4 foto. Una di queste te la do', mi dice qualcosa, mi sa che è una metafora di qualcosa, ma non capisco ancora bene cosa, si manifesterà. 

Ce lo dirai quando accadrà?
Forse. 

Con Arrogance bisogna andarci piano, se si sente troppo coinvolto, poi ci molla.

3 apr 2013

camera aperta: herat



notizie dall'Afghansitan parte 4

Herat, 2 Aprile 2013


Dopo aver trascorso un'ora e mezzo su un velivolo per solo otto passeggeri, dovendo repentinamente perder quota per distanziare un aereo militare, atterro ad Herat sana e salva e ad accogliermi c'è l'aeroporto costruito dal PRT italiano (Team di Ricostruzione Provinciale) in memoria del Capitano Renzani. 
L'aria è tiepida e la primavera riflette sui tanti pini e alberi che corrono lungo le strade. Le donne si coprono con veli scuri che le arrivano fino alle caviglie, lasciando scoperto solo il viso. Si sente l'influenza della vicina Iran e del deserto del Turkmenistan, anche il paesaggio ricorda la vicinanza di questo paese, con i colli brulli e le case pastorali di paglia e fango. Le motociclette sfrecciano sorpassando tuk tuk coloratissimi appesantiti da un carico troppo pesante. Gli uomini sembrano meno curati, più rugosi, i turbanti più avvolti.
Herat, come molte alte provincie, è stata abusata dai Russi prima e dal regime Talebano poi, dopo la caduta del muro di Berlino. Dal 2005, la provincia di Herat e la città stessa sono sotto il controllo ISAF guidato dagli Italiani.
Non so perché, ma questo fatto mi desta una sensazione strana.
Herat, almeno in apparenza è una cittadina tranquilla, dove i vecchi siedono fuori dalle botteghe, i bambini mangiano il gelato e le signore fanno la spesa. La pasticceria sembra essere una delle più buone del paese.
Ecco, questa descrizione potrebbe ritrarre una delle tante cittadine italiane.

Nella mia agenda ho la visita del centro di correzione minorile, anche questo costruito dai nostri compatriotti. Con un po’ più di critica, varco la soglia dello stabilimento.
Il centro è diviso tra gli "aperti" e i "chiusi". Il settore aperto è vuoto mentre un fracasso giunge dal chiuso. I ragazzi si affacciano da una finestrella piccolissima e vedo i loro occhi curiosi alternarsi per vedere l'ispettore in arrivo: Io.
Non mi piace questo ruolo e vorrei fargli capire che sono dalla loro parte ma non mi è consentito un granché vedere, riesco solo a cogliere un lungo corridoio con un tappeto rosso e un'indicazione con scritto moschea.
116 ragazzi rinchiusi in un corridoio, fatto da 10 stanze.
30 femmine, ragazze madri comprese nell'altra ala dello stabilimento.
I maschi sono dentro per furto, ma spesso perché nell'attesa di essere processati non si sa dove metterli. I fenomeni di bullismo sono all'ordine del giorno, come del resto lo è il mangiare andato a male servito dalla mensa.
Le ragazze sono tutte messe dentro o per adulterio o per "crimine morale" ovvero scappare da casa o fuggire da un matrimonio forzato.
Dopo aver supervisionato emerge il mio lato intransigente, fermo e risoluto, un atteggiamento che riesco ad avere solo di fronte all'abuso verso il debole, verso chi non ha i mezzi di proteggersi.
Chiedo del recente omicidio avvenuto qualche settimana fa: una guardia è stata uccisa con un colpo alla testa, mentre quattro ragazzi cercavano di fuggire.
I quattro sono adesso rinchiusi in una cella a parte e mentre il coordinatore del Programma mi racconta la storia, con il dito indice fa cenno alla tempia come a indicare " quei ragazzi sono pazzi...".
Perché l'aggressività o la ribellione devono essere sempre sinonimo di pazzia?
Colgo un'ignoranza non dettata dal contesto culturale locale, ma globale, comune a tutti quei sistemi che ancora vertono su concetti retributivi anziché riparativi.
Quando si capirà che il reato è frutto di una disfunzione collettiva e sociale? Quando mai si comincerà a coinvolgere vittima, agente e comunità nel trovare la soluzione e comprensione di ciò che ha scaturito l'offesa? Poche ore dopo, intervisto dei ragazzi che hanno scontato la "pena" e sono adesso tornati a casa. La buona notizia è che riesco a ottenere la loro fiducia, dopo che loro fanno a me l'interrogatorio, cosa giusta e buona.

Un ometto di appena 12 anni sorride e fa un disegno che riassume ciò che questo programma è riuscito a fare:

Un giorno io e mio fratello camminavamo per il parco, c'era una folla radunata attorno ad un bambino che era stato picchiato, noi per curiosità ci siamo avvicinati, nella confusione è arrivato il poliziotto e il padre del bambino non sapeva chi era stato e ha incolpato me e mio fratello. Alla stazione mi hanno picchiato. Prima della prigione ero felice, dentro non lo ero, adesso sto un po’ meglio e mi sono ricresciuti i capelli che mi avevano rasato via
Zeudi