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giovedì 17 settembre 2015

Italia più Giappone diviso due = ? - Ryuta Naruse

TITOLO: Italia più Giappone diviso due = ?
AUTORE: Ryuta Naruse
EDIZIONE: Studio Naruse
PREZZO: 9,90 €
PAGINE: 120


IL MIO PARERE: Fin da quando ho iniziato a leggere manga e guardare anime, circa nel 2008, ho iniziato ad interessarmi anche alla cultura giapponese, che mi ha sempre affascinato molto.
Non mi sono mai davvero fermata, però, a chiedermi come i giapponesi vedono noi italiani!
Ecco poi che trovo, tra i libri del mio compagno, "Italia più giappone diviso due = ?", una sorta di saggio scritto da un giapponese che, ormai da un paio d'anni, viveva in Italia.
La copertina non è accattivante, ma all'interno questo libriccino si presenta bene: ha tutti mini paragrafi e qualche vignetta di tanto in tanto; la scrittura, invece, è molto scorrevole: potete tranquillamente iniziarlo e finirlo entro un paio d'ore.
La prima parte è stata quella che mi ha divertito di più, specie il modo in cui affettuosamente l'autore ci ha definiti, con una parola, "Tekitou", un termine che - ci spiega - da loro significa "irresponsabile, impreciso, superficiale, leggero". Certo, a leggerlo così pare una brutta impressione, ma non preoccupatevi: Ryuta Naruse spiegherà poco dopo cosa intende con qualche esempio pratico e, vi assicuro, il tutto non è offensivo come sembra in un primo momento, anzi: ha proprio ragione!
Ho scoperto alcune diversità tra noi e i giapponesi che ancora non conoscevo, alcune delle quali mi hanno lasciato un po' di sasso: ma davvero Goldrake, che qui è o comunque è stato famosissimo (mio fratello aveva addirittura il robot gigante con luci e suoni!), in Giappone non è famoso?
Molto divertente anche la parte in cui vengono elencate le principali domande che gli italiani, quando lo conoscono, gli fanno: confesso che un paio di queste domande gliele avrei poste anch'io!
Più avanti, già verso fine libro, ha iniziato a piacermi un po' meno: in alcuni passaggi l'autore sembrava descrivere più il tipico stereotipo italiano che tanti italiani che, nel corso di due interi anni passati qui, potrebbe aver conosciuto.
Per esempio un ipotetico italiano "caciarone" che, durante le foto di gruppo molto posate giapponesi, ridacchia e fa le corna in testa agli altri. Ha conosciuto solo adolescenti, forse? Ma dai!
Oppure l'italiano maleducato che al supermercato a volte, per pigrizia, ripone un oggetto che non vuole più nel reparto sbagliato: posso assicurarlo a Ryuta Naruse- san: è un atteggiamento che infastidisce anche me, italiana al 100%!
Lasciando da parte questo lieve fastidio per gli stereotipi, però, riconosco che comunque questo genere di cose possano lasciare molto colpito un giapponese: noi siamo italiani tra gli italiani e vediamo questo genere di cose ogni giorno, ma qualcuno che viene da fuori noterà molto di più cose a cui noi, per abitudine, non facciamo neanche caso.
Nel complesso, è stato interessante leggere cosa di noi colpisce - in positivo o in negativo - un giapponese in terra italiana e scoprire, tramite l'elenco di tante diversità, alcune nozioni di cultura giapponese.
Dopo aver letto questo libro, non posso che desiderare un bagno alla giapponese (ma con riscaldamento: come faranno loro senza i termosifoni?!), e magari un bel kotatsu (che già conoscevo, ma ora ho ancora più voglia di averne uno).
In fondo al libro, tanto per gradire, tre ricette, tra cui la base di riso per fare il sushi.


VOTO: 3/5

lunedì 24 agosto 2015

Il Re - J.R.Ward

TITOLO: Il Re
AUTORE: J.R.Ward
EDIZIONE: Rizzoli
PREZZO: 18 €
PAGINE: 654


TRAMA: Dopo aver voltato le spalle al trono per secoli, Wrath accetta finalmente di succedere al padre. La sua amata shellan Beth è sempre al suo fianco, ma l'enorme peso che la corona rappresenta lo affligge e logora giorno dopo giorno. E mentre la guerra contro i lesser infuria e la minaccia dalla Banda di Bastardi incalza, il "Re Cieco" è costretto a fare scelte che mettono a rischio l'incolumità della sua stirpe. Beth pensava di sapere a che cosa sarebbe andata incontro decidendo di unirsi all'ultimo vampiro purosangue del pianeta. Ma quando il desiderio di avere un figlio comincia a farsi impellente, si trova impreparata di fronte alla risposta di Wrath e alla distanza che si crea tra loro. Riuscirà il vero amore a trionfare sulla tormentata eredità del passato? 

**ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER SUI LIBRI PRECEDENTI DELLA SAGA**

IL MIO PARERE:  Da amante della saga, posso dire che sto rimanendo sempre più delusa dalla Ward, e con questo libro sento che sto giungendo all'apice della sopportazione. Lo conferma il fatto che ho trascinato la lettura per quasi un mese, quando di solito li divoravo!
Ci sono diverse cose che non vanno, per lo più problemi che c'erano già in precedenza ma che sono sempre più frequenti ed enfatizzati, come se l'autrice volesse sempre di più affermare alcune sue caratteristiche narrative.
Il problema... beh, è che il troppo stroppia.
Prima di tutto, c'è la scrittura che io definisco "testosteronica". Chi legge la Ward, capirà a volo; per tutti gli altri, temo di non sapermi spiegare... sappiate solo che questo suo stile cresce sempre di più, fino a diventare quasi intollerabile.
Sto iniziando a trovare insopportabili anche i "Naaaa" e gli "eeeeeeee poi" eccetera eccetera.
In questo volume ho notato inoltre mancanza di punto interrogativo (apposta, s'intende) in alcune interrogative. Probabilmente la Ward voleva dare un certo tono, ma NOPE: è solo fastidioso!
Altro problema, stavolta in traduzione: finiamola con tutte quelle parole unite da trattini, spesso anche quando non serve. Un esempio? "[...] capelli biondi-e-neri". Ce n'era davvero bisogno? Davvero davvero?
Certo, le storie riescono a risultare ancora carine, con la difficoltà aggiunta che non si tratta più di un libro per ogni personaggio, ma mentre l'autrice narra principalmente la storia di qualcuno intervalla con paragrafi dedicati ad altri, imbastendo storie future. Se da una parte questo ci garantisce qualche curiosità extra su cosa succederà in futuro, assicurando (siamo sicuri?) l'acquisto dei futuri volumi, dall'altra confonde le cose e ci ritroviamo, quando leggiamo i seguiti, con particolari che non ricordavamo.
Io non ho una particolare memoria, lo confesso, ma scommetto che non succede soltanto a me!
In questo libro in particolare, non ho visto Lesser neanche una volta. E' vero che il nemico principale ormai è la Banda dei Bastardi, ma anche loro non si sono visti poi tantissimo. Se state pensando che siamo tornati ai primi volumi, con pochi lesser e tanto sesso... no, neanche quello.
Fondamentalmente abbiamo per lo più un grande intreccio tra la storia di Wrath, Trez, Xcor, Assail e il defunto re (che si chiamava sempre Wrath, se ve lo state chiedendo).
Anche le storie, comunque, si stanno facendo un po' ripetitive. Per esempio, assistiamo di nuovo alla storia di un rapimento, già accaduto a Bella e a Xhex.
Basta, J.R., stai finendo le cartucce! Cerca di chiudere in un modo interessante e vai avanti con qualche altra serie!
In realtà temo non serva a molto dirlo: l'autrice continua ad aggiungere personaggi in ogni libro ed è facile intuire che diventeranno futuri protagonisti di una storia d'amore tutta loro. Aiut-
Temo che questo libro non mi lascerà niente di interessante, forse anche perché non lo aspettavo con troppa ansia: avrei preferito un libro su qualche altro personaggio piuttosto che un secondo libro sul Re della razza.
Alla fine della fiera, mi chiedo se tutti i difetti che ho trovato siano sempre stati così evidenti e il mio parere poco entusiasta sia "colpa" di un'evoluzione letteraria personale, oppure se davvero la Ward sta toccando il fondo con la saga della Confraternita.
Se l'avete letto sarei curiosa di sapere cosa ne pensate in merito, quindi sotto con i commenti!

VOTO: 3/5

giovedì 20 agosto 2015

Eleanor & Park, per una volta nella vita - Rainbow Rowell

TITOLO: Eleanor & Park - Per una volta nella vita
AUTORE: Rainbow Rowell
EDIZIONE: Piemme
PREZZO: 12 €
PAGINE: 350

TRAMA: Eleanor è appena arrivata in città. La chioma riccia rosso fuoco e l'abbigliamento improbabile, ha lo sguardo basso di chi, in pasto al mondo, fa fatica a sopravvivere. Park ha tratti orientali che ha preso dalla madre coreana e veste sempre di nero. La musica è il suo rifugio per tenersi fuori dai guai. La loro storia inizia una mattina, sul bus che li porta a scuola. Park è immerso nella lettura dei suoi fumetti e perso tra le note degli Smiths, Eleanor si siede accanto a lui. Nessun altro le ha fatto posto, perché è nuova e parecchio strana. Il loro amore nasce dai silenzi, dagli sguardi lanciati appena l'altro è distratto. E li coglie alla sprovvista, perché nessuno dei due è abituato a essere il centro della vita di qualcuno. Tra insicurezze e paure, Eleanor e Park si scambiano il regalo più grande: amare quello che l'altro odia di sé, perché è esattamente ciò che lo rende speciale. Sarà la loro forza, perché anche se Eleanor non sopporta quegli sfigati di Romeo e Giulietta, anche il loro legame deve fare i conti con un bel po' di ostacoli, primo fra tutti la famiglia di lei, dove il patrigno tiranneggia incontrastato. Riusciranno, per una volta nella vita, ad avere ciò che desiderano? 


IL MIO PARERE: Di quest'autrice avevo già letto "Fangirl", in lingua originale perché in Italia non è ancora arrivato, e qualcuno mi ha fatto sapere che "Eleanor & Park" (conosciuto anche come "Per una volta nella vita") è anche meglio dell'altro libro, che già avevo trovato molto carino.
Potevo mai non imbarcarmi in questa nuova avventura firmata Rainbow Rowell?

Appena iniziamo a leggere, scopriamo che ci sono paragrafi alternati raccontati in terza persona dai due protagonisti; a volte si tratta di paragrafi di due o tre pagine, altre invece può capitare di imbattersi anche solo in un botta e risposta di un paio di righe.
Lo so, a sentirlo dire forse si può pensare che sia un alternarsi fastidioso, ma vi assicuro che non vi peserà, anche perché la storia è a mio avviso narrata bene e con uno stile davvero delicato, che si addice molto al tema del primo amore.
Lo so cosa penserete: vi aspetterete un libro mieloso da morire, pieno di frasi banali sull'amore e sulla vita.
Sulla banalità della storia, oso contraddirvi; per quanto riguarda il miele... beh, ce n'è ovviamente, ma meno di quanto avrei immaginato.
All'inizio confesso di aver pensato che i sentimenti fossero enfatizzati ed esagerati, ma poi... vi faccio una domanda: ricordate com'era innamorarsi a sedici anni? Rainbow Rowell di certo se lo ricorda, perché se ci pensate bene l'amore adolescenziale, per molti, è davvero come descritto nel libro.
Da un niente si arriva ad un tutto, si contano le ore che ci separano dall'altra persona, si ha la sensazione di non poter proprio vivere senza l'altro e di aver trovato il compagno più importante della propria vita, poco importa se poi sarà davvero così o no.
Tramite "Eleanor & Park", avrete modo di riscoprire cosa significa essere innamorati a sedici anni, se l'avete dimenticato o se avete voglia di ricordarlo una volta di più.
Inoltre, come vi ho detto, ho trovato la storia per niente banale!
Eleanor è una ragazza difficile, alle prese con le proprie insicurezze ma soprattutto con una famiglia disastrata; Park è un ragazzo a posto, con qualche conflitto con il padre perché non è come lui lo vorrebbe e, ovviamente, con diverse difficoltà a relazionarsi a Eleanor e al suo modo di vivere la vita e le persone.
Incredibile cosa possa nascere da due adolescenti così diversi fisicamente - l'uno mingherlino e mezzo coreano, l'altra piuttosto robusta e con capelli rosso fuoco - semplicemente sedendosi vicini sull'autobus che porta verso la scuola.
Se poi proprio leggendolo vi sembra troppo piatto, vi suggerisco di provare ad arrivare alla fine per rivalutarlo: a me già sembrava buono così, ma l'ultima cinquantina di pagine (che sono andata avanti a leggere fino a notte fonda) mi ha strappato un parere finale più che positivo.
Chi mi ha detto che questo libro è meglio di "Fangirl" aveva proprio ragione, e non posso far altro che promettere a me stessa di leggere altri eventuali libri che la Rowell pubblicherà in futuro!



VOTO:
5/5

martedì 14 luglio 2015

Dov'è finita Audrey? - Sophie Kinsella

TITOLO: Dov'è finita Audrey?
AUTORE: Sophie Kinsella
EDIZIONE: Mondadori
PREZZO: 16 €
PAGINE: 285

TRAMA: Audrey ha quattordici anni e da tempo non esce più di casa. Porta perennemente grandi occhiali scuri, e non certo per fare la diva, ma perché questo è il suo modo per proteggersi dalle persone che la circondano e sfuggire al rapporto con gli altri. A scuola le è successo qualcosa di brutto che l'ha profondamente segnata, e ora Audrey è in terapia per rimettersi da attacchi d'ansia e panico che non le permettono di condurre una vita serena e avere contatti con il mondo esterno. Prigioniera nella propria casa, riesce a guardare negli occhi solo Felix, il fratellino più piccolo. Suo fratello Frank, invece, ha un anno più di lei ed è ossessionato dai videogames e - con grande preoccupazione della madre iperprotettiva e vagamente nevrotica - non si stacca un attimo dal computer e dal suo amico Linus che condivide la sua stessa mania. Quando Audrey incontra Linus per la prima volta, nasce in lei qualcosa di diverso, e piano piano riesce a trovare il modo di comunicargli le sue emozioni e le sue paure. Sarà questa la scintilla che aiuterà non solo lei, ma la sua intera famiglia scombinata. "Dov'è finita Audrey?" è un romanzo caratterizzato da una grande empatia in cui si ride e ci si commuove. Sophie Kinsella riesce ad alternare momenti di puro humour ad altri più seri e teneri con grandissima sensibilità, raccontando il percorso verso la guarigione di una fantastica e coraggiosa ragazzina e parlando al cuore di tutti. 

IL MIO PARERE: Adoro i romanzi firmati Sophie Kinsella, li ho letti tutti fin da quando mi sono innamorata della serie di I Love Shopping.
La Kinsella è sempre stata per me una sorta di garanzia, ma allo stesso tempo sapevo come funzionava ogni sua storia, perché c'era sempre il solito schema: la tipica donna inglese in carriera combinaguai che ne combinava di tutti i colori, con un finale tra il riso e la commozione e una storia d'amore deliziosa e fresca.
Per una volta, l'autrice mi stupisce, facendomi scoprire che riesce a cavarsela benone anche cambiando un po' "genere"!
Questo romanzo infatti ha per protagonista una quattordicenne con problemi d'ansia e panico, che sta lavorando su se stessa e sul mondo esterno grazie anche all'aiuto della sua psicologa.

E' una storia più delicata, un po' com'è stato per "Ti ricordi di me?", ma non per questo meno scorrevole e piacevole da leggere.
Nonostante, insomma, un cambiamento completo di trama e vicende, la Kinsella a mio avviso è perfettamente riuscita a mantenere vivo l'interesse per la storia, lasciandomi la voglia - come nei suoi precedenti romanzi - di leggere ancora e ancora fino a conoscere la conclusione della storia.
Ad intervallare qualche capitolo, un po' come le lettere della cara vecchia Becky alla banca, i filmini che Audrey gira in casa per un documentario richiestole dalla psicologa.
Quello che mi ha un po' lasciato l'amaro in bocca è stato il fatto che Audrey fa più volte riferimento ad una vicenda scolastica che l'ha portata all'estremismo di indossare sempre occhiali scuri e non uscire più di casa, ma non ci è dato sapere cosa di preciso sia successo.
Entro la fine del romanzo, tutto quello che sappiamo è qualche nome di ragazze coinvolte e il fatto - più che immaginabile già dall'inizio - che si sia trattato di un caso di bullismo.

Sarà un po' masochistico da parte mia, ma avrei voluto vedere attraverso gli occhi di Audrey cosa fosse successo e come si fosse scatenata in lei una reazione tale da indurla a chiudersi in casa e tutto il resto.
Se, come me, pensate che alla fine scoprirete cosa sia successo di preciso... non siate troppo curiosi, rimarrete purtroppo delusi!

Resta comunque l'unico punto a sfavore del romanzo, certo, se vogliamo ignorare il prezzo di ben sedici euro per neanche trecento pagine di libro.
Super consigliato agli amanti del genere e della Kinsella: vedrete, non vi deluderà neanche stavolta!



VOTO: 4/5 

martedì 30 giugno 2015

La principessa che credeva nelle favole - Marcia Grad Powers

TITOLO: La principessa che credeva nelle favole
AUTORE: Marcia Grad Powers
EDIZIONE: Piemme
PREZZO: 9 €
PAGINE: 219

TRAMA: Ecco la storia di una principessa che trova il suo principe azzurro ma che scopre, come accade a milioni di donne, che non è tutto azzurro ciò che somiglia al cielo, e che nessun dolore è più atroce di quello inflitto dalla persona amata. Marcia Grad, con il suo piccolo best-seller, ha aiutato migliaia di donne a liberarsi di rapporti non autentici, con uomini che non piacevano loro per ciò che erano, ma per quello che esse volevano o avevano bisogno che fossero. È ciò che accade a Victoria, la principessa che credeva nelle favole. Ma una serie di avventure in luoghi fantastici in compagnia di personaggi spiritosi e saccenti la porterà, insieme alle lettrici, a distinguere i sogni dalla realtà, a scoprire cosa sia veramente l'amore. 


IL MIO PARERE: Frugando tra i libri di un'amica mi sono imbattuta in questo titolo, che ho trovato molto accattivante, così le ho chiesto di prestarmelo per poterlo leggere e farmi un'idea.
Ha acconsentito, aggiungendo però che non le era piaciuto e non aveva mai terminato la lettura. "Poi mi dici com'è".
Eh, cosa vuoi che ti dica? Brutto, brutto, brutto, e capisco perché tu non l'abbia finito. Ecco il mio parere! Col senno di poi, anche il titolo può risultare "sbagliato", perché quello in cui credeva la principessa erano le fiabe, non le favole, e la differenza l'ho imparata già alle medie, durante le ore di antologia.
Anche il libro stesso si presenta come una fiaba, e si apre con la principessa Victoria bambina che soffre per il fatto di non essere compresa dai genitori, che le vorrebbero imporre l'etichetta reale e non credono nell'esistenza di Vicky, a detta della principessa sua amica.
Vicky, come al lettore è subito chiaro, altro non è che l'alter ego di Victoria, quella parte di lei meno inibita, a cui piace cantare, ballare, saltare sul letto, fantasticare...
L'inizio può risultare interessante, abbastanza scorrevole e con un tono sempre fiabesco.
Ben presto ci ritroviamo davanti una Victoria adulta che ancora crede nelle fiabe e sogna di trovare il principe azzurro, e così tac: il primo che passa (con gli occhi azzurri, come vuole il cliché) dev'essere proprio lui!
In breve i due si innamorano, si sposano e iniziano la loro vita di coppia.
All'inizio va tutto bene e Victoria è convinta, finalmente, di aver trovato la sua fiaba, poi però tutto crolla: il principe azzurro inizia ad arrabbiarsi spesso con lei, a tormentarla e bullizzarla, a scoraggiare le sue iniziative.
Insomma, abbiamo una principessa schizofrenica che parla col suo lato bambino e un principe bipolare. Andiamo bene.
Nei rari momenti in cui il principe torna "se stesso", la coppia ipotizza che qualcuno gli abbia lanciato un maleficio. Ed è in questo momento che Victoria si fa forza e parte per un viaggio alla scoperta di se stessa e di un modo per rompere il maleficio, e il viaggio è la parte centrale e più importante della narrazione.
La principessa incontrerà strani personaggi e luoghi particolari, e detto così pare quasi accattivante, ma no, non lasciatevi ingannare! Se volete la storia di un viaggio, di personaggi e di comprensione di sé e del mondo che vi circonda, allora anziché questo libro vi consiglio il film "Interstate 60", quello sì che vale il vostro tempo!
Non mi soffermerò sui dettagli del viaggio, vi dirò solo che alla fine della fiera Victoria scoprirà se il principe fosse sotto maleficio o meno, ma... a noi non è dato sapere! C'è semplicemente una scena in cui Victoria scopre la verità e dice qualcosa tipo "Ora capisco" e boom, finita la parte. Va bene, grazie, torno alla mia ipotesi sul bipolarismo.

In sostanza, questo libro ha la pretesa di fare ottima psicologia, ma a mio avviso si divide tra psicologia spicciola, aforismi mischiati e riformulati e non per questo nuovi e banalità.
Dulcis in fundo, temo anche che dia una visione dell'amore che di primo acchito sembra complessa, ma poi arrivando al nocciolo dà solo l'idea di essere terribilmente semplicistica e banale!
Si propone come un libro per insegnare a volersi bene e ad amare per primi se stessi, ricordare che l'amore non è perfetto (ma dai? Non mi dire!) e che una donna può essere felice e sentirsi realizzata anche senza il principe azzurro.
Storia banale, dialoghi banali, filosofia banale... Insomma, io lo boccio proprio, per me questo libro è stato tutto fumo e niente arrosto.
 

VOTO: 2/5

martedì 5 maggio 2015

Silver, il libro dei sogni - Kerstin Gier

TITOLO: Silver - il libro dei sogni
AUTORE: Kerstin Gier
EDIZIONE: Corbaccio
PREZZO: 9,90 €
PAGINE: 323

TRAMA: Porte con maniglie a forma di lucertola che si spalancano su luoghi misteriosi, statue che parlano, una bambinaia impazzita che si aggira con una scure in mano... I sogni di Liv Silver negli ultimi tempi sono piuttosto agitati. Soprattutto quello in cui si ritrova di notte in un cimitero a spiare quattro ragazzi impegnati in una inquietante cerimonia esoterica. E questi tipi hanno un legame con la vita vera di Liv, perché Grayson e i suoi amici sono reali: frequentano la stessa scuola, da quando Liv si è trasferita a Londra. Anzi, per dirla tutta, Grayson è il figlio del nuovo compagno della mamma di Liv, praticamente un fratellastro. Meno male che sono tutti abbastanza simpatici. Ma la cosa inquietante - persino più inquietante di un cimitero di notte - è che loro sanno delle cose su Liv che lei non ha mai rivelato, cose che accadono solo nei suoi sogni. Come ciò possa avvenire resta un mistero, esattamente il genere di mistero davanti al quale Liv non sa resistere... 

IL MIO PARERE: Una volta riemersa dal blocco del lettore e finito "Il domino della regina" di Martin, ho deciso di buttarmi su qualcosa di più easy, così ho ripensato a Silver, acquistato qualche tempo fa e messo da parte, un po' perché volevo provare ad aspettare che uscisse il terzo volume della trilogia per leggere tutto insieme, un po' perché la trilogia delle gemme della stessa autrice mi era piaciuta così tanto che avevo paura, con Silver, di restare delusa. Di sicuro capirete cosa intendo, no?
Ad ogni modo, sono contenta di aver deciso di leggerlo proprio ora, prima di tutto perché, dopo il blocco del lettore e un libro arzigogolato come quello di Martin, Silver è stato un vero toccasana.

Narrato in prima persona e con capitoli brevi, lo stile narrativo della Gier è davvero scorrevole, cosa che avevo già notato con Red, Blue e Green e che ora sento di poter riconfermare.
Fin dalle prime pagine mi sono sentita intrigata e coinvolta e ho iniziato a lavorare con il cervello pur non avendo affatto elementi sulla storia.
Sì, è strano, ma mi sono subito chiesta: ok, chi sarà l'antagonista della storia? E dei bellocci di turno, con chi ci sarà la storia d'amore? Qualcuno tradirà Liv e compagnia bella?
Insomma, appena ho aperto questo libro mi sono tuffata con entusiasmo tra le sue pagine!

La storia in sé è molto carina, anche se tutta questa situazione di sogni e porte e corridoi lascia qualche interrogativo, più che nella vicenda nella mente del lettore che immagina come possa funzionare il meccanismo.
Vi anticipo già che, comunque, qualche dubbio che mi era rimasto su come funzionasse la cosa l'ho tolto con la lettura del secondo volume, che mi sono affrettata a divorare subito dopo aver terminato il primo.

Come sapete già se avete letto qualche mia recensione, tendenzialmente non sono molto per la prima persona, ma con la Gier questo non mi è pesato affatto: Liv, la nostra protagonista, è frizzante e ironica, e tramite lei l'autrice riesce a ironizzare anche quando si trova a dover usare consapevolmente una frase da romanzo rosa o un qualche cliché.
L'unica pecca in questo stile narrativo è stata che sono riuscita a conoscere molto bene Liv, ma davvero poco tutti i personaggi che le girano intorno, primo perché hanno notevolmente meno spazio di lei tra le pagine, secondariamente perché Liv stessa ha appena conosciuto praticamente tutti e quindi non ci sa dire molto su di loro, se non quello che le rivelano.

Spero, in futuro, di arrivare a conoscerli un po' meglio... il secondo libro mi ha già dato qualche input in più, chissà il terzo ed ultimo che cosa rivelerà sulla psicologia di Greyson e company?
Marginale, ma interessante, è anche l'identità di Secrecy, un/una blogger che scrive i pettegolezzi della scuola a mo' di Gossip Girl (sì, la serie tv) e nessuno sa chi sia. Anche se il suo blog compare sporadicamente, la Gier mi ha messo la pulce nell'orecchio e ora sono davvero curiosa di scoprire di chi si tratti!

Un altro pregio di questo libro - di cui non ho usufruito, essendo già uscito il secondo volume - è che pur sapendo che la storia continuerà ci è stato dato una specie di mini finale, così nessuno impazzisce nell'attesa.
Come ho già detto, c'è già il secondo libro in circolazione e quindi poco importa, ma sicuramente è una caratteristica che apprezzo e voglio puntualizzare, visto che di solito mi ritrovo con libri super aperti e devo fare a testate contro il muro nell'attesa dei seguiti!
Tranquilli: anche con il secondo abbiamo una sorta di epilogo, quindi potete leggere i primi due volumi più o meno senza ansie, anche se ovviamente non posso garantirvi che non vi rimarrà la voglia di mettere le mani sul libro conclusivo, che però non si sa ancora quando arriverà, sigh!
Il primo volume, come potete vedere, costa davvero poco nonostante la splendida copertina e la rilegatura, quindi fossi in voi ci farei un pensierino, specie se vi è piaciuta la Trilogia delle Gemme!
Se l'avete letto, fatemi sapere se vi è piaciuto tanto quanto è piaciuto a me!

VOTO: 5/5

venerdì 13 marzo 2015

Il gatto venuto dall'inferno - Lynne Truss

TITOLO: Il gatto venuto dall'inferno
AUTORE: Lynne Truss
EDIZIONE: Mondadori
PREZZO: 16€
PAGINE: 166

TRAMA: In una notte buia e tempestosa, in un cottage che dà sulle dure scogliere della costa inglese, Alec, bibliotecario che di recente ha perso la moglie, accende il suo computer. Quasi per gioco apre un'e-mail, ricevuta qualche tempo prima, da un suo collega che conosceva appena. Una e-mail con una cartella allegata. Una cartella chiamata "Roger". Dentro la cartella ci sono vari file, tra cui una registrazione audio. Alec comincia ad ascoltare. La conversazione a due voci, che si svolge in un cottage simile a quello in cui si trova lui, lo lascia senza fiato. La prima appartiene a un certo Wiggy che, irritante e ottuso, puntella il dialogo con domande sciocche e commenti inopportuni. L'altra voce è di Roger, colto e raffinato. Ma, a giudicare da quanto si dicono, Roger è un gatto. Sarà vero che Roger è un felino? E cosa ha a che fare con la misteriosa scomparsa della sorella di Wiggy e del cane di lei? E può un individuo dall'eloquio tanto affascinante, dallo humour perfetto, dagli impeccabili riferimenti letterari e cinematografici, essere un efferato assassino? 

IL MIO PARERE: Ok, non è semplicissimo trovare qualcosa da dire su questo particolare romanzo, ma un paio di parole volevo spendercele.
All'inizio pensavo sarebbe stato un romanzo divertente che mi avrebbe fatto fare un sacco di risate, ma ho dovuto in un certo qual modo ricredermi.
Quantomeno... dell'humour c'è, ma è veramente veramente nero (come forse, effettivamente, avrei dovuto aspettarmi data la trama), e per la maggior parte del tempo c'è ben poco da ridere.
Anzi, questo stranissimo romanzo in cui Roger, pur essendo un gatto, sa parlare, è pieno di crudezza e dettagli parecchio macabri!
Se siete molto sensibili... beh, evitatelo: non fa per voi, perché assisterete ad omicidi e passaggi alquanto... splatter.

Tuttavia, nonostante non fosse esattamente quello che pensassi, ho trovato il libro molto piacevole e originale: si fa leggere bene, nonostante l'autore volutamente abbia scritto la storia in modo caotico, mischiando le tempistiche e inserendo più persone (o gatti) a raccontarcela.
File audio, scenografie, descrizioni di foto... tutto questo fa parte della costruzione della storia, che si svela piano piano in un ritmo sempre più incalzante e coinvolgente.
Superate le cento pagine, non ho potuto che volare fino alla fine andando a letto tardi!

Un finale che lascia un po' d'amaro in bocca, lo confesso, ma ci stava più che bene: visto il genere di trama, un "e vissero tutti felici e contenti" sarebbe decisamente fuori luogo.
E vi siete mai chiesti perché i gatti vi "fanno la pasta" addosso? O perché facciano le fusa? Chissà che non troverete una simpatica risposta leggendo questo libro!
Di negativo, inutile dirlo, il prezzo in grado di scoraggiare chiunque: un paperback di neanche duecento pagine a ben sedici euro? Ma che, davvero?
Fortunatamente, io, me lo sono fatto prestare.
Per quanto possa essermi piaciuto, non sono sicura che valga la pena spenderci quei soldi!


VOTO: 4/5

domenica 22 febbraio 2015

Tredici - Jay Asher

TITOLO: Tredici
AUTORE: Jay Asher
EDIZIONE: Mondadori

PREZZO:10€
PAGINE: 246

TRAMA: Clay torna da scuola e fuori dalla porta trova ad aspettarlo una pessima sorpresa: sette audiocassette numerate con dello smalto blu. Ascoltandole, scopre che a registrarle è stata Hannah, la ragazza per cui si è preso una cotta. La stessa ragazza che si è suicidata due settimane prima. Quelle cassette sono il suo modo per avere l'ultima parola sulle vicende che, secondo lei, l'hanno portata alla morte: facendole scorrere, Clay scopre che il destinatario del pacchetto deve ascoltarle e poi passarle al successivo di una lista. Nelle cassette, 13 storie: ognuna legata a una persona che ha dato ad Hannah una ragione per togliersi la vita. Seppur sconvolto, non può resistere alla tentazione di esplorare a fondo la storia che lo riguarda e, guidato dalla voce di lei, visiterà i luoghi che lei vuole mostrargli, finché non gli rimarrà altro da ascoltare... 

IL MIO PARERE: La trama, come potrete notare, è senza dubbio stuzzicante, in più me l'hanno consigliato un paio di persone proprio qui sul blog, su un intervento del Recommendation Monday, perciò ho approfittato del mio sconto sulla tessera per comprarlo a soli cinque euro.
Partiamo dallo stile narrativo: l'ho trovato molto essenziale, fatto di frasi brevi e senza descrizioni particolari, il che può anche essere un punto a favore perché aiuta a mantenere alta l'attenzione e a leggere velocemente, avvicinandosi sempre di più alla fine, per scoprire l'epilogo della storia.
Tutto il testo consiste in una sorta di botta e risposta, ovvero ciò che racconta Hannah sul nastro (parti scritte in corsivo) e le risposte che Clay fornisce ogni tanto nella sua mente a ciò che ascolta, a volte rivolgendosi direttamente ad Hannah in seconda persona, come se lei fosse lì ad ascoltarlo.

Certe volte le due "voci" si alterano con una certa velocità, facendo un effetto intermittenza che mi ha infastidito un pochino.
Non troppo ben scritto, insomma, ma neanche malaccio, e sicuramente incalzante perché non ci si pianta su descrizioni lunghe e prolisse: in questo genere di libro, sarebbero servite a poco.
Veniamo ora alla vicenda in sé.
Hannah ha inciso sette audiocassette, di cui l'ultima ha traccia solo da un lato, per un totale di tredici storie sulle persone che hanno tracciato dei passaggi secondo lei fondamentali nella sua vita e nella sua scelta di lasciarsi il mondo alle spalle.
Ogni destinatario riceve anche una cartina della città con alcune stelle rosse a segnalare alcune zone che Hannah nomina durante il suo racconto.
Tutto chiaro, giusto? Non si può che pensare che prometta bene e che arriveremo a scoprire quale macabra verità ha portato Hannah alla triste decisione di suicidarsi.
Il problema, in realtà, è che non c'è nessuna macabra verità, oquantomeno: qualcosa sì, ma niente collegato davvero alla sua morte!
Vi faccio una domanda: vi è mai capitato, quando eravate adolescenti e quindi magari un po' superficiali, di ferire qualcuno, anche senza volerlo? Se dite di no, probabilmente state mentendo. Just Sayin'.
Ad ogni modo, è proprio questo il punto: non vi racconterò perché le persone finiscono sulle cassette, ma vi dico solo come e perché ci finisce uno di loro, giusto per farvi capire. Pronti a scoprirlo?
Perché in prima liceo, quindi a quattordici anni, ha votato Hannah come la ragazza col sedere più bello della scuola.
Capisco che la ragazza non lo prendesse come complimento, arrivo anche a capire che si sentisse un po' molestata perché la gente in questo modo ha iniziato a fissare l'attenzione sul suo didietro, però dai: sei seria ragazza mia? Davvero hai mandato delle cassette post mortem ad un ragazzo che, da adolescente, quando quindi fondamentalmente ragionava con le parti basse, ti ha votato come la ragazza col sedere più bello del liceo?
Questo tizio avrà i sensi di colpa a vita per una ragazzata. E alcuni altri nominati anche.
Questa cosa mi ha messo tantissima rabbia. Hannah ha fatto ripercorrere a Clay e a tutti gli altri nominati nella sua lista alcune tappe della sua vita che per lei sono state importanti, ma nessuna c'entra davvero con la sua morte.
Ha elencato solo frammenti della sua esistenza, persone con colpe stupide e con colpe più gravi, ma in nessuna di queste cose, né nella combinazione del tutto, sono riuscita ad avere la sensazione che si spiegasse il suo gesto estremo.
L'unico modo in cui riesco a spiegare la morte di Hannah, è una forte depressione preesistente che alcuni eventi più o meno "forti" hanno contribuito ad accentuare.
Mi ha fatto rabbia anche il fatto che accusasse gli altri, ma nei nastri non puntasse mai il dito su se stessa: spesso non cercava neanche di risolvere i problemi che gli altri le avevano causato, né afferrava la mano tesa di Clay che voleva aiutarla e capirla meglio.
Si è arresa e ha usato gli altri come capro espiatorio, persone che non saranno mai più le stesse dopo aver ricevuto quei nastri inquietanti!
Non sono una psicologa, ci mancherebbe altro, il suicidio è un tema delicatissimo e sono molteplici i motivi che possono spingere una persona a compiere questo gesto, però non mi è piaciuto il modo in cui è stata affrontata la tematica.
La mappa con i punti contrassegnati, poi, pare più un'uscita di scena con stile. Non serve a niente che una persona si diriga nei vari posti che hanno calcato l'esistenza di Hannah per come ha impostato lei la sua storia.
La questione ha un che di esibizionista, e la ragazza a giudicare dalle sue storie non lo è mai stata in vita, tanto che piuttosto che farsi aiutare cercava di tenere un basso profilo.
Non sono sicura di consigliarvelo... l'idea c'è ed è veramente interessante, ma sfruttata non troppo bene. Peccato.

VOTO: 3/5, ma più per l'originalità e la scorrevolezza che per la storia in sé.

giovedì 12 febbraio 2015

Cinquanta sfumature di nero - E. L. James

Come penso tutti sappiamo - e se non ci interessa, lo sappiamo lo stesso perché sul web ne parla un sacco di gente - oggi uscirà al cinema il film di "Cinquanta sfumature di grigio".
Se ve lo chiedete no, non ho intenzione di vederlo: la trilogia non mi ha detto granché, quindi non mi va proprio di spendere quasi dieci euro per guardare il film al cinema!
Perché, quindi, sto scrivendo un post? Perché in occasione dell'uscita del trailer ufficiale vi ho regalato la mia recensione sul primo volume della trilogia (correte a leggerla QUI), quindi ho pensato, per l'uscita del film, di omaggiarvi del mio parere su "Cinquanta sfumature di nero", il volume di mezzo.
Non c'è molto altro da dire in merito, quindi vi lascio direttamente la recensione!

***ATTENZIONE, RECENSIONE SOGGETTA A SPOILER, SPECIE SUL PRIMO VOLUME DELLA TRILOGIA***


IL MIO PARERE:  In "50 sfumature di grigio" lasciamo la storia con Ana che fugge da Grey perché a quanto pare le sculacciate sì, ma le cinghiate no.
Comprensibile la sua rabbia, non fosse che è stata lei a chiedergli di farle provare il dolore massimo che può darle.
Ovviamente veniva da chiedersi perché, se proprio non sopportava di essere presa a cinghiate, non abbia usato la safeword, prima di arrivare al punto da sclerare e scappare come se fosse stata obbligata e stuprata.
Finalmente avremo la risposta: si era dimenticata che c'era una safeword! Anastasia Steele è un genio, non c'è che dire!
Ovviamente, Ana è determinatissima nella sua decisione di lasciare Grey, ed è per questo che come lo rivede gli si butta addosso, e tutto riparte, in moltissime cose come il primo libro, quindi abbiamo la solita ripetitività.
La narrazione si svolge tra scene di sesso e litigi (il sospetto che Grey soffra di personalità multipla continua a stuzzicarmi), in cui abbiamo prova dell'amor proprio di Anastasia: inca***ta, ben piantata nelle sue convinzioni, irremovibile... No, aspetta un attimo! Grey è così sexy che non può resistergli, e ogni litigio finisce col sesso (e il problema, ovviamente, rimane in sospeso, così noi lettori possiamo ritrovarcelo al litigio successivo). Un po' di dignità, Ana! Se sei arrabbiata con lui evita di dargliela per qualche ora!
Sembra impossibile, questo dio greco (come Ana lo definisce più volte, sfracellandoci le noci di cocco) è così irresistibile che pare sia necessario battezzare ogni superficie o quasi, e dove proprio non si può c'è il pensiero frustrato di Ana: "LO VOGLIO. QUI. ORA/ADESSO."
Anche le metafore vengono trascinate dal primo libro. Ricordate la metafora di Icaro? Dopo le prime 6 volte (o 7, non ricordo) in cui è stata sfruttata nel primo volume della trilogia, anche nel secondo torna a tormentarci, per ben tre volte!
Nel frattempo, tra varie ripetizioni e questioni che ci inseguono dal primo libro, Anastasia sembra aver bisogno che qualcuno incida a sangue in fronte a Christian che è innamorato, perché tutti glielo dicono, ma lei continua a ripetere e ripetersi che è impossibile.
Quando lui lo ammette forse lei si dimostra sorpresa, mentre noi lettori le mandiamo un sacco di accidenti per non esserci arrivata prima, o almeno, io ho fatto così. Se quella ragazza è ottusa non posso mica farci niente!
Da innamorato, Grey cambia al punto da arrivare dal sadomaso al "no, riattacca prima tu!!" al telefono, eppure sembra non riesca ad accantonare la sua voglia di comandare a bacchetta come se fosse il padre di Ana e non il fidanzato, classificandola continuamente come "sua", quasi fosse un oggetto e non una persona.
Ovviamente guarda storto chiunque le si avvicini, ma nel frattempo continua a vedere Mrs Robinson... questi due non sono alla pari, per niente. Mai sentito parlare di "due pesi e due misure"? Ecco.
Se alzasse la gamba e facesse pipì addosso alla poverina per marcare il territorio non mi stupirei affatto.
Se non altro, qualche novità c'è: finalmente conosceremo Mrs Robinson, e incontreremo anche una ex sottomessa, Leila, una tizia che francamente mi ricorda Gollum.
Mi è piaciuto che le email complici fossero presenti anche in questo volume, perché in quelle parti il romanzo quasi quasi non mi dispiaceva.
Anche qui l'empatia può spingere molte donne a sentirsi "vicine" ad Anastasia: a quante di noi è capitato di non sentirsi abbastanza per la persona che amiamo? A me personalmente è successo, anche se alla fin fine questa storia del "Christian ha dei bisogni, sarò adeguata? Sarà felice?" torna fuori così spesso che viene voglia di fare a testate contro il muro.
Ok sentirsi insicuri, ma non ogni due pagine. E, se invece di fare sesso ogni 5 minuti, ne parlaste, magari risolveresti il tuo dilemma.
Spero che nell'ultimo libro sia dato più spazio a Taylor, perché onestamente mi sembra la persona più simpatica di tutto il libro.
Dai, come si fa a non ammirarlo, quando riesce a non filarsi i discorsi di Ana e Christian e ad ignorare le loro effusioni in auto mentre li scarrozza a destra e a manca?!
Non male le ultime 100 pagine circa, il che mi stupisce.
Romanzo indigesto a chi odia - per usare un termine dell'autrice - "cuori e fiori", c'è del miele a palate!





VOTO: 3/5 (un po' risicato)

mercoledì 4 febbraio 2015

L'isola delle farfalle - Corina Bomann

TITOLO: L'Isola delle Farfalle
AUTORE: Corina Bomann
EDIZIONE: Giunti
PREZZO: 9,90€
PAGINE: 512

TRAMA:  Mentre assiste impotente alla fine del suo matrimonio, Diana, una giovane avvocatessa berlinese, parte per l'Inghilterra per rivedere l'amata zia in punto di morte. Nelle sue ultime parole, la zia accenna a un segreto di famiglia custodito gelosamente per lunghi anni, chiedendo alla nipote di riportarlo finalmente alla luce. Seguendo le sue indicazioni, nell'antica e lussuosa dimora di Tremayne House, Diana rintraccia alcuni oggetti, tra cui una vecchia foto ingiallita che ritrae una donna di fronte a una casa tra le palme. Si tratta forse della bisnonna che un tempo viveva in Sri Lanka? Diana parte per quelle terre lontane alla ricerca delle proprie origini, e sull'isola delle farfalle scopre l'antica profezia che ha cambiato per sempre il destino della sua famiglia, un amore proibito e mai dimenticato, e la strada per ritrovare finalmente se stessa. E sarà proprio una farfalla a indicarle la via. 

IL MIO PARERE: Questo è il mio secondo approccio con la Bomann, perché a dicembre ho letto "Un sogno tra i fiocchi di neve", che ho trovato carino ma niente di più.
Un paio di amiche mi avevano già consigliato "L'isola delle farfalle", quindi quando l'ho visto al negozio d'usato ad un prezzo irrisorio ho deciso di dare una seconda possibilità all'autrice, sperando in un libro carino come il primo ma quantomeno più convincente.
La trama promette bene: i segreti da svelare sono sempre molto allettanti!
Il libro si apre con una lettera che fa subito menzione di un debito nei confronti dell'antenata di Diana, poi passiamo al prologo ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Finalmente approdiamo ai giorni nostri, precisamente nell'anno 2008, e conosciamo la nostra protagonista, che oltre al danno subisce la beffa: non basta aver appena scoperto che il marito la tradisce, ora le telefonano anche dall'Inghilterra per avvisarla che la zia ha avuto un secondo ictus ed è in punto di morte!
Diana prepara subito i bagagli e la raggiunge, scoprendo così che nella loro famiglia si cela un segreto e che sta all'ultima discendente della famiglia - Diana, appunto - svelarlo.

Tramite alcuni indizi seminati dal maggiordomo della zia, Diana arriva alla conclusione di dover partire per lo Sri Lanka, e qui parte il vero e proprio intreccio della storia, alla scoperta di un passato e alla ricerca della verità.
Nella narrazione si alterneranno i giorni nostri e la fine del 1800, dove conosceremo Grace, antenata di Diana, e la sorella Victoria.
Mentre la protagonista colleziona indizi e ricompone le tessere del puzzle, insomma, noi vivremo in tempo reale gli avvenimenti di cui è composto il famoso mistero di famiglia.
Quanto sembra accattivante da 1 a 10? A me lo sembrava parecchio.
Dal momento che ho usato l'imperfetto, avrete già capito che qualcosa non va...
Ebbene, il fatto è che la storia in sé avrebbe tutte le carte in regola per essere interessante e la vicenda è davvero davvero deliziosa, ma... l'autrice ha uno stile soporifero!
Ci si aspetterebbe che un mistero e le tessere del puzzle che arrivano piano piano invoglino il lettore a non staccarsi dalle pagine, ma con questo libro per me non è stato così, anzi: ci ho messo un sacco a finirlo perché continuavo a trascinarmelo!
Ho trovato anche i personaggi un po' piatti, con dialoghi non particolarmente brillanti e dei caratteri senza alcuno spessore.
Non saprei neanche se consigliarvelo o meno: la storia in sé meriterebbe anche, ma lo stile non mi è piaciuto affatto.
Nelle ultime cento pagine il ritmo è migliorato un po', ma immagino che 100 pagine su 500 di storia incalzante non siano il massimo, come cifra...
Diciamo che rispondo nì, se volete sapere se ve lo consiglio.


VOTO: 3/5

lunedì 2 febbraio 2015

La misura della felicità - Gabrielle Zevin

TITOLO: La misura della felicità
AUTORE: Gabrielle Zevin
EDIZIONE: Nord
PREZZO: 16€
PAGINE: 313

TRAMA: Dalla tragica morte della moglie, A.J. Fikry è diventato un uomo scontroso e irascibile, insofferente verso gli abitanti della piccola isola dove vive e stufo del suo lavoro di libraio. Disprezza i libri che vende (mentre quelli che non vende gli ricordano quanto il mondo stia cambiando in peggio) e ne ha fin sopra i capelli dei pochi clienti che gli sono rimasti, capaci solo di lamentarsi e di suggerirgli di "abbassare i prezzi". Una sera, però, tutto cambia: rientrando in libreria, A.J. trova una bambina che gironzola nel reparto dedicato all'infanzia; ha in mano un biglietto, scritto dalla madre: "Questa è Maya. Ha due anni. È molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca in mezzo ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata." Seppur riluttante (e spiazzando tutti i suoi conoscenti), A.J. decide di adottarla, lasciando così che quella bambina gli sconvolga l'esistenza. Perché Maya è animata da un'insaziabile curiosità e da un'attrazione istintiva per i libri - per il loro odore, per le copertine vivaci, per quell'affascinante mosaico di parole che riempie le pagine - e, grazie a lei, A.J. non solo scoprirà la gioia di essere padre, ma riassaporerà anche il piacere di essere un libraio, trovando infine il coraggio di aprirsi a un nuovo, inatteso amore... 

IL MIO PARERE: Questo libro mi era già stato consigliato qualche mese fa, per poi risaltare fuori nei giorni scorsi.
Alla fine, essendoci "inciampata" due volte, ho deciso che era destino che lo leggessi anche io, soprattutto visti i pareri positivi delle mie amiche!
La prima cosa di questo libro che ho notato - e in negativo - è stata la scelta dell'autrice di narrare in terza persona al presente: l'uso del tempo presente nei libri mi fa sempre storcere un po' il naso, ma quando è in terza persona lo trovo ancora più brutto che in prima, generalmente.

Cooooomunque. La storia si apre con Amelia, una giovane donna che lavora per una casa editrice, in viaggio verso Alice Island per raggiungere A.J. Fikry nella sua libreria e presentare così la cedola stagionale.
Appena incontriamo il nostro protagonista A.J., è facile rendersi conto che si tratta di Scrooge 2 - la vendetta.
Non importa che non schiavizzi i propri dipendenti, né che insulti il Natale: ci basta vedere quanto sia scorbutico e poco aperto al dialogo, e quanto critichi quasi ogni genere di libro: trovare qualcosa che gli possa interessare non è certo semplice, povera la nostra Amelia, partita con le migliori intenzioni!
Insomma, averci a che fare non è certo una passeggiata, ed è messo in chiaro fin dalle prime pagine, se non bastasse già la trama a farcelo sapere.

Per una serie di sfortunati eventi, A.J. inizia a lasciare la porta del negozio aperta, sicurissimo di non avere niente di valore che un ladro possa cercare... ma di certo non si aspetta che qualcosa gli venga lasciato!
Una sera, infatti, quando torna, trova nel suo negozio una bellissima bambina di due anni.
Ad accompagnarla, un peluche dei Muppets con un biglietto attaccato e una borsa con il necessario per l'igiene personale della piccina.

In poche parole, la madre non può più occuparsene, non ha nessuno che l'aiuti, sul padre non si può fare affidamento e così la lascia lì perché Maya - questo il nome della bimba - ama i libri.
Maya scatena in A.J. una reazione che altro che i fantasmi di passato, presente e futuro, così il nostro libraio diventa sempre più amante dei libri che vende e sempre meno scorbutico.
E questa, in pratica, è solo la trama!
Infatti quando l'ho letta ho pensato il cambiamento di A.J. fosse un po' il fulcro del libro, credevo avrei visto la sua metamorfosi svilupparsi piano piano fino a trovare una persona completamente diversa e che ha ritrovato la voglia di vivere, ma non è così: il cambiamento è fin troppo rapido, ed è una cosa che non mi è piaciuta moltissimo.
Ora, ok che sotto la scorza dura si nasconde un cuore tenero; ok che A.J. è una persona migliore di ciò che dà a vedere, però dai: nessuno cambia dal giorno alla notte, neppure con dieci Maya a disposizione, per quanto abbia trovato la piccina adorabile.
Mi sono mancate le sfumature del cambiamento, per così dire, e avrei voluto davvero vederle.

Insomma, il cambiamento di A.J. è solo una minima parte di questo romanzo, quando lo porterete a termine (e ci vuole poco, credetemi) vi sembrerà di aver vissuto una vita intera.
La narrazione, nonostante la prima persona sopra citata, è davvero scorrevole e piacevole da seguire, inoltre all'inizio di ogni capitolo troviamo una mini recensione scritta da A.J. per Maya, un elemento che mi è piaciuto moltissimo.
Non ci sono particolari sorprese o svolte narrative, ma non credo che l'autrice avesse intenzione di sorprenderci con qualche colpo di scena: tutto quello che potrebbe diventarlo, è facilmente intuibile anche solo un attimo prima che venga rivelato. Solo una cosa non mi aspettavo, ma resterà un segreto, eheh!
Se ve lo consiglio? Sì. Non importa quanto la prima persona possa far storcere il naso a qualcuno, non importa il cambiamento troppo repentino di A.J.: è un libro molto ma molto carino che vi porterà a leggerlo tutto d'un fiato fino alla fine!

VOTO: 4/5




sabato 24 gennaio 2015

Il bacio perduto - Lara Adrian

AUTORE: Lara Adrian

TITOLO: Il bacio perduto
EDIZIONE: Leggereditore
PREZZO: 10€
PAGINE: 384

TRAMA:
La bellissima Elise Chase si aggira senza tregua per le strade di Boston. Armata di un'antica daga e spinta da un violento desiderio di vendetta, sa ciò che vuole e non si fermerà finché non l'avrà ottenuto. Dà la caccia a coloro che le hanno strappato l'amore più grande della sua vita: il figlio. Finora ha utilizzato incredibili poteri psichici, ma adesso è giunto il momento di imparare a controllarli, perché la stanno lentamente uccidendo. La sua ultima speranza è rappresentata dall'incontro con l'affascinante e tenebroso Tegan il vampiro... Presto fra i due nascerà un'insolita alleanza, un legame che andrà ben oltre il mero interesse personale, e che esploderà in un'onda incontenibile di desiderio. Perché persino un cuore di ghiaccio, che per secoli ha resistito a qualunque tentazione, può vacillare di fronte alla passione. 

IL MIO PARERE: Finalmente mi sono decisa a leggere il terzo volume della saga dei vampiri di Lara Adrian, e ora eccomi qui, anche se non so bene da dove partire!
Questo libro mi è piaciuto più dei due precedenti, anche se lo stile della Adrian è tutt'altro che eccelso, ma alla fine sono romanzi che si leggono comunque con piacere se apprezzate il genere Paranormal Romance.

Merito del mio parere positivo sulla saga che cresce sono forse anche i due protagonisti, che mi hanno intrigato subito e mi sono piaciuti, nonostante siano i tipici personaggi di questo genere di romanzo: lui il tenebroso solitario troppo provato dalla vita e dall'oscuro passato; lei la donna all'apparenza fragile ma determinata e sotto sotto abbastanza forte a meno che non si tratti di incomprensioni d'ammmmmoreh che le fanno salire la lacrimuccia facile.
Cliché dei cliché, aspettatevi ovviamente un po' di sano tira e molla tra i due!

Che dire, poi, della storia?
Si fa leggere bene e la Adrian prova anche ad infilarci un pizzico di mistero, anche se per i miei gusti non abbastanza allettante da spingerti ad incollarti alle pagine fino alla fine per scoprire di cosa si tratti.
La situazione con i Ribelli evolve e scopriamo qualcosina in più nella trama di fondo della saga, che fa da sfondo alla storia d'amore tra Tegan ed Elise.
Ovviamente, come vi aspetterete, ci saranno anche delle scene di sesso, fortunatamente non molte, quindi chi non apprezza l'esagerata intimità può star tranquillo: non è uno di quei libri tutti sesso e niente trama!
Al massimo è uno di quei libri con tanti sentimenti, tanto tira e molla, un po' di sesso e una trama passabile, cosa volete che sia XD.

Riconfermo purtroppo quel che avevo già notato con gli altri due libri: la Adrian a volte è distratta quando si tratta di dettagli, e la CE che la segue altrettanto, evidentemente.
Vi faccio un esempio: in una scena, una persona va alla posta a ritirare un pacco che non potrebbe prelevare.
Al che, l'impiegato appoggia il pacco in maniera allettante sulla scrivania e cerca di barattare.
Quando la persona accetta lo scambio, l'impiegato afferma che allora andrà a prendere il pacco.
Ma come, non era lì un attimo fa? 

Ok, lo so, sono puntigliosa, ma avete presente quando leggete e in testa vi state proiettando il film? Ecco, io ero lì e mi vedevo l'ufficio con il pacco sulla scrivania, poi all'improvviso scopro che il pacco non c'era, nonostante fosse stato detto nella descrizione.
Leggo lentamente e assorbo i dettagli, quindi tendo a notare anche queste sottigliezze.
L'altro aspetto che riconfermo è quello che mi ero fatta sull'edizione italiana: purtroppo non è un granché, ho trovato refusi in giro e piccoli errori in generale.

Magari, se siete abbastanza bravi con l'inglese, potreste pensare di leggere in lingua.
Terzo punto, continuo a pensare che alcune cose siano troppo sommarie e poco definite, ma spero ardentemente che con i futuri libri la Adrian chiarisca meglio tutto il background della vicenda.
Ad esempio, molti Ribelli vengono descritti praticamente come pazzi, eppure il loro capo è sano di mente e calcolatore e cerca di creare una sorta di organizzazione.
Com'è possibile?

Per ora non mi è dato sapere, vediamo se ricavo qualche info in più leggendo i seguiti.
La recensione non è propriamente positiva, come vedete, eppure - strano ma vero - ho trovato il libro gradevole e l'ho letto molto volentieri.
Misteri di una lettrice!
Lo consiglio ai fan di J.R.Ward e della saga della Confraternita del Pugnale Nero, anche se francamente trovo la Ward nettamente superiore! 


VOTO: 4/5


sabato 10 gennaio 2015

Voglio vivere prima di morire - Jenny Downham

TITOLO: Voglio vivere prima di morire
AUTORE: Jenny Downham
EDIZIONE: Bompiani
PREZZO: 10€
PAGINE: 343

TRAMA: Tessa ha sedici anni ed è condannata dalla leucemia. Sapendo di avere a disposizione solo qualche mese di vita e con tutta la rabbia del caso, decide di stilare una lista di cose da fare prima di morire, che la facciano sentire viva e le diano l'impressione di avere avuto una vita completa. In questa lista, la cosa n. 1 è fare sesso. Poi c'è provare qualche droga; passare un giorno a fare shopping senza limiti, comprandosi tutto quello che vuole; viaggiare; rivedere i suoi genitori (separati) di nuovo insieme. A condividere con lei questi mesi e questi desideri, c'è Zoey, una sua amica un po' "sbandata", che vuole sempre trasgredire e superare i limiti e che Tessa adora perché è l'unica che non la tratta da malata, ma anzi, cerca di farla "sballare" con lei. Inizia così la corsa di Tessa contro il tempo, fra sesso, discoteche, droghe, piccoli furti. Fino al fatale incontro con Adam e con l'amore che strapperà Tessa da ogni paura.

IL MIO PARERE: Un libro che ho letto tutto d'un fiato, macinando oltre trecento pagine in meno di ventiquattr'ore (e per me che sono davvero lentissima è tanto), probabilmente complice anche l'impaginazione del romanzo.
Che dire? Ho iniziato un po' scettica perché in generale la scelta di narrare al presente in prima persona mi fa un po' storcere il naso e perché Tessa si perde molto nei suoi pensieri, quindi temevo un libro pieno di metafore tutto fumo e niente arrosto, però poi il tutto è filato via liscio e in maniera super scorrevole e piacevole.
Quando il romanzo si apre, incontriamo una protagonista che non vuole neppure uscire dalle sue coperte dopo quattro anni di convivenza con la sua malattia terminale, ma che ha comunque compilato una lista di ultime cose da fare prima di morire, perché vorrebbe vivere la sua adolescenza prima di dover abbandonare questo mondo.
Tessa in sé non mi sta particolarmente simpatica, come protagonista: più volte il lettore si scontra con il suo egoismo, con il suo modo di fare senza pensare a chi le sta intorno e alle conseguenze.
E' un'adolescente malata, che sta per morire, eppure la vediamo sfruttare il cancro in più di un'occasione per ottenere quello che vuole.
Esempio, il taccheggio: dopo aver rubato - cosa inclusa nella sua lista - al supermercato ed essere stata beccata, si spoglia per far vedere alla dirigente del negozio che ha la leucemia, sperando di essere graziata. Questa cosa non mi è piaciuta: più volte Tessa ci racconta che la gente ha pena di  lei, che si comportano tutti come se fosse contagiosa, che sono in imbarazzo quando scoprono la sua condizione, eppure la sfrutta. Un po' incoerente.
Anche la lista stessa non è il massimo... fare sesso con uno sconosciuto o drogarsi è davvero un modo di sentirsi vivi? E rubare in un negozio?
Badate bene, non sto criticando l'autrice, sto criticando Tessa in quanto protagonista del libro, perché non è detto che, anche quando un libro ci piace, i protagonisti debbano per forza conquistare il nostro cuore.
Preferisco di gran lunga suo padre, che affronta con coraggio la situazione e accompagna la figlia all'ospedale da quattro anni, badando quotidianamente ai suoi bisogni e ai suoi - come diremmo qui a Bologna - tiramenti di c*lo.
Spicca in positivo anche Adam, il vicino di casa, che nonostante la giovane età riesce a stare vicino a Tessa, elemento non da poco.

Che dire, alla fine della fiera? Tessa forse non è una gran protagonista, più volte mi farebbe venire voglia di mollarle un ceffone e ricordarle che il cancro non la giustifica a calpestare tutto e tutti, eppure la sua voglia di vivere e di lottare contro il tempo mi intenerisce e mi rattrista, e mi fa pensare che lei è un personaggio immaginario uscito dalla penna di una scrittrice, ma che ci sono persone là fuori che davvero stanno cercando di fare i conti con questa crudele realtà.
La narrazione come dicevo prima è molto scorrevole e ci si ritrova inchiodati al libro, accompagnando Tessa verso la fine insieme agli altri personaggi che la circondano.
Un buono spunto di riflessione per ricordarci che anche le cose che diamo per scontate sono invece da custodire come beni preziosi, anche la più piccola esperienza di vita.

VOTO: 4/5


domenica 4 gennaio 2015

Lo specchio nello specchio - Michael Ende

TITOLO: Lo specchio nello specchio
AUTORE: Michael Ende
EDIZIONE: Tea
PREZZO: 8,60€
PAGINE: 252

TRAMA: Giramondi, funamboli, angeli, donne obese, principesse si muovono attraverso palcoscenici, deserti e cattedrali, dando vita a storie poetiche, bizzarre, sinistre e surreali. 


IL MIO PARERE: Vorrei partire con una premessa.
Questo libro mi è stato regalato quando avevo circa undici anni, forse perché chi me l'ha regalato ha pensato all'Ende della storia infinita, mentre qui troviamo un Michael Ende completamente diverso e che non ha nulla a che fare con una storia godibile e comprensibile da un ragazzino di prima media.
Tre volte l'ho iniziato, tre volte l'ho abbandonato. La prima volta credevo di essere troppo piccola; la seconda volta pensavo di essere più matura e la terza volta speravo fosse arrivato il suo momento.
Questo è stato il mio quarto tentativo, almeno sei o sette anni dopo l'ultima volta che ho provato a leggerlo, e finalmente sono riuscita ad arrivare alla fine, prima di tutto perché sto partecipando ad una challenge in cui uno dei punti è "Un libro che hai abbandonato", secondariamente perché nel tempo sono diventata più tenace e non mi piace più abbandonare i libri: se posso, che mi piacciano o no, arrivo alla fine pur rallentando.
Ora che ho ritentato e sono arrivata alla fine, posso dire una cosa: sono cresciuta, ho letto tanti libri in più, eppure... beh, non lo capisco ugualmente, e ho anche scoperto di non essere stata la sola ad abbandonarlo! Due dei miei contatti mi hanno confessato di averlo mollato, e una terza mi ha raccontato di essere riuscita a finirlo solo la quarta volta che lo riprendeva in mano (evidentemente la quarta è quella buona).
E' una serie di raccontini, dalla mezza pagina alle quindici a seconda, tutti surreali e incomprensibili.
Non ho trovato una chiave di lettura, non ho trovato una morale, non ho trovato un senso!
Il retro della copertina recita, subito dopo la trama:


"Al lettore il compito di fare da 'specchio' alle immagini che gli si propongono con i suoi ricordi, le sue esperienze, i suoi sogni".
Ecco, onestamente il tutto è così assurdo che mi viene da pensare che l'unico specchio a paragone che il lettore possa mettere sia quel momento in cui si è fatto di roba buona.
Anche la frase accattivante in copertina, che recita "Soltanto chi lascia il labirinto può essere felice, ma soltanto chi è felice può uscirne", alla fine non significa niente: è un passaggio che viene nominato giusto nella seconda storia, per poi non ritrovare mai più questa "regola" della città-labirinto, che poi in realtà viene nominata solo nella prima, nella seconda e nell'ultima storia.
Le storie in sé non sono affatto godibili, sono noiose, ci si distrae facilmente, uno studente sarebbe anche disposto a studiare pur di leggere questa roba!
Ci sono rimasta male, perché avevo amato "La Storia Infinita" e perché pensavo, finalmente, di poter dare un senso a questo libro, ma sono arrivata alla conclusione che, ahimé, un senso non ce l'ha (cit).
Credo proprio di dover andare a sbirciare qualche recensione in giro per il web, perché se qualcuno ha capito il senso di questo libro mi farebbe piacere poterlo capire anch'io, mi sento esclusa.
Speravo che, con l'ultima storia, avrei finalmente trovato l'illuminazione, ma purtroppo ancora una volta niente: il riferimento alla prima storia fa capire che in realtà è tutto collegato, ma non si capisce come e quindi è un po' inutile.
Immagino che l'unico collegamento sia il fatto che tutti i personaggi assurdi incontrati siano parte di questo fantomatico labirinto, la cui entrata vedremo solo nel finale (e no, non conta come spoiler, perché i libro parla di niente).
Vi lascio con una storia da mezza pagina che troverete nel libro, se deciderete di avventurarvi nella lettura (FUGGITE, SCIOCCHI!), giusto per farvi capire l'andazzo:
"Sull’ampia superficie grigia del cielo scivolava un pattinatore, a testa in giù, con una svolazzante sciarpa di lana al collo. Poteva farlo, dato che il cielo era gelato.
Con i nasi gocciolanti e le bocche spalancate, una folla di gente stava a guardare da terra, indicava verso di lui e di tanto in tanto applaudiva, quando gli era riuscito un balzo particolarmente difficile (all’ingiù si capisce).
Egli sfrecciò descrivendo grandi archi e volte, sempre le stesse figure, finché la traccia lasciata dalla sua corsa si fu incisa nel cielo. Si vide allora che si trattava di lettere, forse un messaggio importante. Poi egli scivolò via, scomparendo lontano all’orizzonte.
La folla restò a fissare verso l’alto ma nessuno conosceva quell’alfabeto, nessuno era in grado di decifrare la scritta. Lentamente la traccia si dissolse e il cielo tornò ad essere soltanto un ampia superficie grigia.
La gente andò a casa e presto dimentico l’accaduto. In fondo in fondo ognuno ha i propri problemi, e poi: chissà se il messaggio era davvero così importante."
VOTO: 1/5

mercoledì 31 dicembre 2014

In città zero gradi - Daniel Glattauer

TITOLO: In città zero gradi
AUTORE: Daniel Glattauer
EDIZIONE: Feltrinelli
PREZZO: 16€
PAGINE: 211

TRAMA: Max detesta il Natale e quest'anno, per la prima volta in vita sua, è fermamente intenzionato a lasciarselo alle spalle e a fuggire in un paradiso esotico. Purtroppo, però, ha fatto i conti senza Kurt, il suo cane. Kurt è stato un investimento sbagliato: passa la maggior parte del tempo a dormire e, quando si muove, tutt'al più lo fa per sbaglio. A chi affidarlo durante la vacanza? All'inizio Katrin non ha nulla a che spartire né con l'uno né con l'altro. Alla soglia dei trent'anni deve, suo malgrado, sopportare genitori che devono, loro malgrado, sopportare il fatto che lei non abbia ancora trovato l'uomo giusto. Con l'avvicinarsi del Natale e della tradizionale riunione di famiglia, la pazienza di tutti giunge al limite. Di colpo, però, ecco che all'orizzonte spunta Kurt. A Katrin non piacciono granché gli animali, ma a suo padre ancora meno. L'inserzione di Max per un dog-sitter è un'occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Così in un attimo lei architetta un piano formidabile. Mentre in città la temperatura continua a scendere e la prima neve ammanta di bianco le strade, le vite di Max, Katrin e Kurt si intrecciano inesorabilmente, in un crescendo di sorprese, trovate geniali e battute memorabili. Una nuova e intensa storia d'amore, con il giusto mix di leggerezza e serietà e due indimenticabili protagonisti. Anzi, tre: fare i conti senza Kurt è davvero impossibile. 

IL MIO PARERE: Ho iniziato questa lettura con le migliori aspettative, dopo aver già letto "Le ho mai raccontato del Vento del Nord" e seguito e averli adorati, per poi rimanere un po' delusa, per poi sentirmi abbastanza felice di averlo letto.
Lo so, è strano, ma immagino che verso il finale io mi sia sentita più bendisposta verso questa narrazione e il mio voto si sia leggermente alzato anziché - come temevo - abbassato.
Prima di tutto, se cercate una lettura a tema natalizio e che parli proprio del Natale, vi consiglio di deviare: sebbene ambientato nel periodo giusto, della festività praticamente non se ne parla.
Dopo questa premessa, veniamo a noi, anche se confesso di non saper bene cosa dire, perché è difficile parlare di un libro che mi è piaciuto ma anche non piaciuto (eh, lo so).
Dunque, ad ogni inizio capitolo abbiamo lo scandire dei giorni, senza saltarne neanche uno; talvolta vedremo tutto dal punto di vista di Max, altre volte avremo quello di Katrin, in un paio di occasioni addirittura scopriremo cosa pensa Kurt, l'unico vero protagonista per cui mi senta di simpatizzare parecchio.
Non che Max e Katrin siano propriamente antipatici, intendiamoci... è solo che non sono riusciti a conquistarmi. Sì, la goffaggine del loro tentativo di rapportarsi l'uno all'altra fa tenerezza, ma non ho provato affetto per loro, mi erano quasi indifferenti.
Katrin è una ragazza normalissima che presto compirà trent'anni e vorrebbe soltanto che i suoi genitori smettessero di aspettarsi che lei si fidanzi, si sposi e faccia una valanga di nipotini;
Max è un uomo incapace di rapportarsi alle donne che gli interessano a causa di... no, non contateci, non ve lo racconterò perché è parte integrante della vicenda: sta a voi scoprirlo!
A portarli a conoscersi è l'annuncio di Max su internet, che vorrebbe qualcuno che si occupasse del suo sonnolento cane per Natale, mentre lui fugge alle Maldive, e da qui partono i loro incontri, le telefonate e le email, in cui hanno modo di "conoscersi", parola che inserisco tra virgolette perché in realtà durante questi loro dialoghi non è che parlino molto di loro stessi!
Forse proprio per questo, oltre al fatto che si tratti di incontri/email/telefonate brevi, sono rimasta delusa dal loro innamoramento.
Un attimo prima Max incontra Katrin per farle conoscere il cane, un attimo dopo si risentono e nel terzo attimo, prima di un battito di ciglia, sono entrambi follemente innamorati, con il prezioso contributo di una torta alle pere.
Non è questione di credere o meno all'amore a prima vista, è piuttosto il fatto che l'autore non descrive il loro primo incontro come quel genere di incontri che ti folgorano e ti cambiano la vita per sempre. La prima volta che si vedono, Max e Katrin danno mostra di essere totalmente indifferenti l'uno all'altra.
Lo stile narrativo è davvero simpatico, pieno di battute carine, anche se Glattauer inserisce un sacco di informazioni in pochi secondi, facendomi immaginare lui che parla a macchinetta e la persona di fronte - in questo caso, io - che annuisce istupidita perché, cavoli, troppa roba da elaborare tutta in un colpo, rallenta un attimo!
Una volta che ci fai l'abitudine, però - e non serve troppo tempo - scorre ancora meglio di prima e si riesce a sorridere con maggiore convinzione alle battutine dell'autore.
Prima di leggere il finale ero poco convinta, un po' per la storia d'amore uscita praticamente dal niente, un po' per l'assurdità delle situazioni, un po' per il fatto che i protagonisti non hanno catturato l'interesse... avrei dato tre punti su cinque, una lettura carina e simpatica ma niente di eccezionale insomma, però diciamo che il finale mi ha strappato un sorrisone e mi ha messo di buonumore, quindi un mezzo punticino in più se lo prende.
Consigliato ai romantici appassionati di protagonisti goffi e pasticcioni, per una storia che si legge velocemente (solo duecento pagine) e che strappa qualche sorriso, con un finale che mette assolutamente allegria.


VOTO: 3,5/5

martedì 30 dicembre 2014

Al mio giudice - Alessandro Perissinotto

TITOLO: Al mio giudice
AUTORE: Alessandro Perissinotto
EDIZIONE: Bur
PREZZO: 8,90€
PAGINE: 236

TRAMA: Luca Barberis, ricco e stimato esperto di sicurezza informatica, autore di un brutale omicidio, è fuggito all'estero. Potrebbe scomparire nel nulla ma è un appassionato lettore di Simenon e per questo, emulo del protagonista della "Lettera al mio giudice", dà avvio a uno scambio epistolare con il magistrato che sta conducendo le indagini. Il carteggio scava alla ricerca delle ragioni che hanno fatto di un uomo di successo un reietto costretto a nascondersi. Luca ha infatti ucciso perché così voleva la sua vittima, non aveva altra scelta: ora vuole solo capire in quale rete è caduto. La posizione di Luca si complica quando muoiono altre persone e il suo nascondiglio viene scoperto... 

IL MIO PARERE: confesso, quando l'ho iniziato ero poco entusiasta e anche un po' scettica, ma mi sono dovuta ricredere.
Luca Barberis, accusato di omicidio e Giulia Ambrosini, il giudice incaricato del suo caso, iniziano a scambiarsi delle email sotto richiesta di Luca, che vuole spiegare al suo giudice perché ha ucciso e raccontarle tutta la storia.
Assistiamo quindi al loro scambio e piano piano scopriamo la storia di Luca e il suo movente, ma non solo: nel frattempo, Giulia e Luca completeranno il quadro lavorando insieme - a volte anche inconsapevolmente - e riuscendo ad ottenere alcuni pezzi che mancavano al puzzle.
Lo stile di Perissinotto, che non conoscevo come autore, mi è molto piaciuto: è scorrevole e accattivante, mai pesante, fornisce un buono spunto per andare avanti nella storia e cercare di scoprire insieme ai personaggi come sono veramente andate le cose.
A volte è un po' pieno di informazioni inutili (tipo l'ordinazione al ristorante di Luca, per dirne una a caso), ma anche qui l'autore si destreggia bene tra le nozioni fondamentali dell'omicidio e della vicenda in generale e le informazioni extra, uniformando bene il tutto e non facendolo pesare neanche un po' (il che, secondo me, non è proprio da tutti).
Viene però da chiedersi come sia possibile che un omicida ricercato internazionalmente come Luca Barberis non venga preso neanche una volta nel tempo che intercorre dall'omicidio alla fine del libro, un periodo di tempo che dura oltre due mesi.
Voglio dire, non hanno diffuso le foto dell'assassino? Eppure Luca Barberis gira indisturbato per le strade di Francia e Amsterdam, interagendo con le persone come se niente fosse.
Nessuno lo riconosce?
E nessuno riesce ad arrivare a lui tramite le informazioni ricevute dal giudice durante lo scambio di email? Anche supponendo che più avanti Giulia Ambrosini, volendosi fidare di Barberis e volendo ascoltare tutta la storia, smetta di condividere le informazioni che ottiene, durante i primi scambi parla del tentativo di tracciarlo tramite polizia postale, quindi le informazioni devono essere note.
C'è qualcosa forse che mi sfugge, chissà!
Ad ogni modo, tralasciando questo difetto il libro mi è piaciuto moltissimo e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa e conquistata.
Peccato anche per l'alto livello di trash raggiunto poco prima del finale, secondo me era abbastanza inutile infilarcelo, ma se proprio voleva, lo scrittore avrebbe potuto evitare descrizioni accurate delle scene, che erano più inutili dell'ordinazione al ristorante di Barberis.
Se non altro si tratta di una brevissima parte e con il finale Perissinotto si riprende più che bene, dando quella che io trovo una degna conclusione alla sua storia, ed essendo il suo romanzo d'esordio (l'ho appena scoperto grazie a Wikipedia) qualche banalità gliela si può anche perdonare.
Non il miglior thriller che abbia letto, ma mi sento di consigliarlo.




VOTO: 4/5

domenica 28 dicembre 2014

Un sogno tra i fiocchi di neve - Corina Bomann

TITOLO: Un Sogno tra i Fiocchi di Neve
AUTORE: Corina Bomann
EDIZIONE: Giunti
PREZZO: 9,90€
PAGINE: 208

TRAMA: Fin da bambina, Anna non ha mai potuto sopportare il Natale, con tutto il suo corredo di luci, addobbi, dolci e regali. Anche adesso, a 22 anni, ogni scusa è buona per sfuggire alle odiate feste. Ma quest'anno sottrarsi sarà impossibile: il suo adorato fratellino le ha strappato la promessa di raggiungerlo per festeggiare con tutta la famiglia, compreso l'insopportabile patrigno. E così, nel giorno della vigilia, Anna salta su un treno in viaggio tra Lipsia e Berlino. Ma basta un attimo di assopimento - o meglio, quello che sembra solo un attimo - per ritrovarsi in una desolata stazione sul Baltico, nel cuore della notte e nel pieno di una tormenta di neve. Come tornare indietro se non ci sono più treni? Non resta che chiedere un passaggio a chi capita: l'autista di uno spazzaneve, un saggio camionista polacco, tre vecchiette dall'aria misteriosa e... un surfista-psicologo piuttosto attraente. Ognuno con la sua storia, ognuno con un'esperienza da regalare in questa magica notte. Riuscirà Anna a mantenere la promessa? Ma soprattutto, riuscirà a capire cosa desidera davvero? 

IL MIO PARERE: ho scovato questa lettura a tema grazie al blog Ombre Angeliche e inutile dire che sia la recensione, sia il titolo mi hanno lasciato piuttosto incuriosita.
Non mi dispiace fare letture a tema nel periodo di Natale, quindi mi sono buttata, incoraggiata anche dal fatto che l'autrice fosse la stessa de "L'Isola delle Farfalle, libro che non ho ancora avuto occasione di leggere ma di cui mi hanno parlato bene.

Fin dall'inizio sprofondiamo, grazie alla protagonista Anna, nell'atmosfera natalizia: bancarelle piene di cibo, musica dedicata al Natale, odore di cannella, eccetera eccetera.
La cosa mi ha strappato un sorriso perché, a parte le bancarelle piene di cibo, mi sono ritrovata nelle descrizioni esasperate di Anna: "Last Christmas" su ogni stazione radio, onnipresente e gente isterica che corre avanti e indietro per portare a termine la propria missione regali e compagnia bella.

Abbiamo davanti una vera e propria Grinch, che odia tutta quest'atmosfera e cerca di schivarla come può, aspettando il momento propizio per partire all'estero.
Voi che fareste però se ad un certo punto il fratellino a cui volete tanto bene vi chiedesse di passare il Natale con lui?
Probabilmente direste di sì, ed è quello che fa Anna, che rassegnata all'idea di passare un pessimo Natale con la madre e il patrigno ascoltando commenti acidi prende un treno per raggiungerli in modo da accontentare il fratellino che non vede l'ora di riaverla con sé.

Da quel momento in poi ci si mette il destino e le succede più o meno di tutto, col risultato che la famiglia la dà per dispersa mentre lei cerca disperatamente di tornare a casa, dopo aver tentato di contattarli e aver fallito miseramente per una serie di motivi.
Da solita scassapalle sono convinta che l'autrice abbia forzato un po' troppo il motivo per cui, in un modo o nell'altro, Anna non riesce a rintracciare la famiglia.
Problemi di batteria, problemi di caricabatterie, il numero non ricordato a memoria... ai miei tempi mettevo la mia scheda nel cellulare degli altri, ma magari Anna ha il numero nella memoria del telefono e non sulla sim.
E magari il libro è ambientato prima di quando abbiano introdotto i caricabatterie universali.
Insomma, le risposte ci sono, ma io continuo ad essere convinta che ci sia una forzatura.
Sarebbe stato quasi meglio il cellulare dimenticato a casa o disperso per strada, ma è sempre un parere mio che qualche volta, mi rendo conto, divento improvvisamente pignola quando normalmente non lo sono.
Il romanzo in sé invece è abbastanza carino: i personaggi introdotti sono simpatici e la storia scorre bene dall'inizio alla fine.
Scontato il motivo dell'odio per il Natale di Anna e un po' intriso di buonismo il finale, ma in fondo credo vada vista come una sorta di fiaba natalizia, senza interrogarsi troppo sui punti che non vanno o su alcune banalità come invece, ahimé, ho fatto io.
Vedetela come una fiaba sulla magia del Natale e lasciatevi conquistare da Anna e dai buffi personaggi che incontrerà lungo la strada, senza troppe pretese sulla verosimiglianza del tutto!

VOTO: 3/5

mercoledì 17 dicembre 2014

Warm Bodies - Isaac Marion

TITOLO: Warm Bodies
AUTORE: Isaac Marion
EDIZIONE: Fazi
PREZZO: 14,50 €
PAGINE: 269

TRAMA: R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un'America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con... 

 ***Di seguito, anticipazioni e spoiler***

IL MIO PARERE: Quando questo libro è diventato famoso in Italia, mi aspettavo la tipica ca**ata. Non che fosse un problema, perché di ca**ate ne leggo un sacco e mi sta bene così, poi possono piacermi oppure no, ma sta di fatto che le leggo.
Nel frattempo, diversi miei contatti l'hanno letto e mi hanno detto che sì, è un libro senza pretese, ma davvero carinissimo, pieno di frasi belle da annotarsi e che il protagonista è molto divertente.

Insomma, ho visto un certo entusiasmo e quindi, alla fine, mi sono buttata anch'io.
Non posso, purtroppo, dire di essere troppo d'accordo con tutte le persone che mi hanno dato un parere super entusiasta!
R, il nostro protagonista zombie, vive in un mondo devastato, in cui gli zombie rappresentano la maggior parte della popolazione e gli umani, pochi ma buoni, si radunano in piccole comunità e cercano di sopravvivere come possono a questa piaga dell'umanità che forse li porterà all'estinzione.
Durante una delle sue battute di caccia si imbatte in Julie, dopo aver mangiato il suo fidanzato Perry, e qualcosa cambia: i ricordi nel cervello di Perry, appena mangiato, sono così forti che lui non solo riconosce la ragazza, ma decide anche di tenerla al sicuro.

R non riesce quasi a parlare a causa della sua condizione di zombie, si limita a qualche sillaba di cui ogni tanto batte il record, ma la sua mente in realtà è piena di parole, e se riuscisse a parlare sono sicura che sarebbe logorroico.
La Meyer, che ha dichiarato "Non avrei mai immaginato di potermi affezionare così tanto a uno zombie", stranamente aveva ragione: R fa una certa tenerezza.
Tuttavia, quest'ironia di cui tutti parlano io non l'ho trovata, a parte forse in un paio di frasi, quindi me ne dispiaccio un po': me l'aspettavo e invece non c'era.
Non ho trovato neanche queste gran frasi da segnarsi su post it e agende, sinceramente... certo, R fa un sacco di ragionamenti carini, qualche volta davvero profondi, ma di queste fantomatiche frasi non me n'è rimasta nessuna, segno che forse non erano poi così degne di nota.
Per quanto riguarda Julie... mah, non mi ha fatto né caldo né freddo, pur essendo la protagonista femminile l'ho trovata in un certo qual modo marginale, forse anche a causa del fatto che anche quel che vediamo di lei ci è dato dalla narrazione di R o dai ricordi di Perry.
Più che una protagonista femminile, mi è sembrata un personaggio secondario, pari a Nora, sua amica, ed M, uno zombie amico di R, se tra gli zombie si può parlare di amicizia.

Volete sapere, però, cosa davvero non mi è andato giù? Abbiamo una situazione critica, e non sappiamo perché sbucano gli zombie. Va bene, me ne faccio una ragione, non saprò mai perché ad un certo punto la gente tornava in versione zombie, ci è dato sapere solo che, come vuole la tradizione, dopo il morso di uno zombie si è infetti e ci si trasforma.
Ancora più fastidioso, però, è il fatto che non sappiamo perché c'è tutto questo cambiamento.
R mangia il cervello di Perry, un cervello come un qualsiasi altro, e cambia attraverso i ricordi suscitati da esso, porta Julie con sé tra gli zombie camuffandola e poi, quando la ragazza viene scoperta, qualcosa cambia, ma non si sa cosa!
Cioè, non è abbastanza brutto che tu mi dica che esistono gli zombie ma non si sa perché? Devi per forza infilare una sorta di guarigione mistica, ma anche qui, boh, chissà perché?
Immagino che l'autore, in quel poco che ci fa sapere tramite i pensieri di R, voglia far passare questo "miracolo" come "il potere dell'amore". Ma dai!
Tanto tanto, posso accettare il cambiamento di R che ha trovato un cervello particolare o così sembra, ma gli altri?
Partiamo senza sapere perché gli zombie esistono, fino ad arrivare ad alcuni soggetti che guariscono come se si trattasse di influenza, di nuovo senza avere idea del perché.
L'autore non sapeva cosa inventarsi? Oppure il libro è di così poca pretesa, anche da parte sua, che non si è presa il disturbo?
Questa cosa non mi è andata giù!
Per il resto, è un libriccino che si fa leggere parecchio bene, tenero, abbastanza carino se ci si sa accontentare delle storie semplici e con un protagonista davvero simpatico.

VOTO: 3/5


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