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giovedì 4 luglio 2013

Il Bollettino di Capitan Vinile – Luglio 2013 – Avventure coi Ventures

…roba che scotta… 



Attenzione!

Questo non è uno scherzo.

Ho preso in ostaggio Peter Hammill.

Ripeto, Peter Hammill è in mio potere.

venerdì 30 novembre 2012

The Flash Express ‎– Introducing The Dynamite Sound Of


Anno 2004. Tre teppisti in abiti mod fanno irruzione nelle torri di cristallo dei nuovi yuppie Nasdaq come Heat Ledger nell’attico di Bruce Wayne.
Baccano metropolitano, funk da depravati bianchi, strade intasate, taxi che usano clacson come mitra, trasporti nel caos; meglio prendere il Flash Express per downtown, con quel titolo che strizza tanto l’occhio al nord-est più rozzo dei Sonics. Ci troverete un ultra-garage irrobustito dal gelido taglio della Telecaster, una versione dei Cream uscita dal CBGB nel 1977, ubriaca di rock pesante e di tutte le false depravazioni losangeliane. C’è pure un blues ipercaratterizzato da fumetto (Feel These Blues) e fortunatamente nessuna zuccherosa ballatona unplugged, solo un lento fine anni ’50 da “Ballo Incanto Sotto al Mare” (Baby I'm Wrong). La California più urbana ha prodotto questo rock così a fior di pelle, tanto elettrico da sembrare quasi robotico, tanto strafottente da parlare di sé in terza persona, tanto scontato che alla fine resta appiccicato addosso come un chewing-gum masticato. E questi tre hanno veramente il “ritmo che uccide”, anche quando strappano una pagina notturna, cerchiata col rossetto, da un finale di James Ellroy (Sneak Around).
Peccato siano scomparsi presto.

Tra parentesi: CD  a 0,01 $ su Amazon… 0,01…

lunedì 3 settembre 2012

Se il CBGB trasloca in Maxwell Street (TVEye)


Per la serie “I Cynics sono esistiti, veramente!” un documento filmato, incontrovertibile, della reale presenza sulle scene di questo Sacro Graal del Rock Alternativissimo in epoche di orrendi latex sgargianti. Dagli immensi e preziosi archivi del Rockpalast, impaginato con rigore realmente teutonico, un bello show del 2007: torrenziale, esagitato, elettrico; l’invasione dell’ultragarage. E peccato che il buon Von Hagen non sia più della partita, perché la sopraffina chitarra di Gregg Kostelich può districarsi senza affanni in qualunque swamp psycho-blues da horror adolescenziale, mentre il tempo ha reso Michael Kastelic una sorta di Guru-ur-Punk da marciapiede, sopravvissuto alle strade affollate di fine ’70, estroverso, ipercinetico, con tanto di cintura e pantalone à la Jim Morrison portati con strafottente e ambigua disinvoltura.
Divertitevi!

domenica 8 aprile 2012

The New Original Seattle Sound - The Sonics - Pt.4



I 5 di Tacoma, nel 1966, erano all’apice del loro successo e aprivano i concerti di Kinks e Beach Boys quando transitavano nello stato di Washinghton; le radio locali passavano in continuazione le loro hit da The Witch a Psyco; erano pronti per un tentativo di lancio su scala nazionale; ma erano anche totalmente estranei a ogni sommovimento musicale e sociale dell’epoca. Introducing the Sonics, del 1966, primo album per la Jerden, fu il loro tentativo di sfondare sul mercato nazionale. Inevitabile, per una distribuzione più massiva, ripiegare su una produzione maggiormente levigata e su un suono più pulito e morbido. L’influenza maggiore non sono più i Kinks quanto i più seriosi e composti Yardbirds; anche la copertina preferisce alle tonalità scure e monocromatiche, dei bei riflessi verde acido. I 5 musicisti sono perfino ritratti abbigliati in ghingheri con gilet spagnoleggiante. Fu inevitabilmente un errore madornale: vero è che forse il loro sound e il loro atteggiamento non avrebbero mai sfondato nell’americano medio, ma è vero anche che quando si altera e si snatura un meccanismo collaudatissimo e artisticamente impeccabile, si finisce sempre per perdere l’identità propria di una band. L’identità dei Sonics era legata a elementi semplici e generalissimi: volume, minimalismo produttivo, impulsività; tre caratteri in realtà non così facili da riprodurre in studio e fissare su vinile; furono i primi a essere persi. Non che l’album sia mediocre, anzi è perfettamente sintonizzato sulle frequenze del momento: pieno di effetti e di riverberi, anche di lunghe parti strumentali; sorprende in tutto questo la presenza dei vecchi classici The Witch e Psycho, avulsi dal contesto come due reperti neolitici in un Oxygen Bar di Amsterdam: salta agli occhi (e alle orecchie) lo scarto con il vecchio sistema di sottoproduzione, tanto da sembra che le stesse canzoni siano opera di gruppi diversi. Eppure il riff discendete di I’m going home è efficace e la canzone ossessiva e martellate; non sono male neanche You Got Your Head on Backwards e I'm a Man, suonate in puro stile “blues revival” inglese (Stones e Yardbirds su tutti). Certamente manca la hit clamorosa, quella con la possibilità di trascinarsi l’intero album dietro, la Pushin’ too hard (dei Seeds) o la Psychotic Reaction (dei Count Five) di turno, capaci da sole di illuminare LP altrimenti alquanto di routine. Così finisce che le tracce migliori sono le cover delle “vecchie” Bama Lama Bama Loo Diddy Wah Diddy più congeniali all’approccio scatenato di un tempo.

mercoledì 21 marzo 2012

The New Original Seattle Sound - The Sonics - Pt.1




Siamo soliti conoscere Seattle come la capitale del Grunge, una delle novità musicali dei primi anni ’90; eppure questa città, e per esteso lo Stato di Washinghton, è sempre stata musicalmente viva e variegata, già a partire dagli anni ’50.


They were really loud, and aggressive, and pretty much ahead of their time
Erano veramente pesantied aggressive, e molto Avanti rispetto al loro tempo
(Mark Lindsey – Paul Revere and the Riders)

We didn’t have any idea of what going on
Non avevamo alcuna idea di cosa stesse succedendo
(Bob Bennett)
I would scream my brains out trying to be as loud and strong as I could
Avrei volute urlare fuori il mio cervello, cercando di essere più forte e rumoroso possibile
(Gerry Roslie)
  
You’re loud and noisy and we get complaints about you guys all the time!
Siete rumorosi e fastidiosi ragazzi, abbiamo reclami continuamente!
(Gestore di motel)

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