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20/06/13

Boobs

Il solito club, i soliti amici come al solito gay, la musica sempre sparata a palla, cattiva, che ti fa vibrare fin nelle viscere, la luce che non c'è per permettere coiti più o meno clandestini. 

L'alcool che scende a scaldare e tutto, fra un flash e l'altro delle stroboscopiche, che pare muoversi al rallentatore, come se in quel posto il tempo seguisse un ritmo più lascivo, peccaminoso. 

Il mio habitat ideale. Io e decine di uomini. Testosterone ovunque. Coccolata e viziata come una regina. E, fra tutti quegli uomini gay, sicuramente c'è un bisex che ha voglia di trasgredire. C'è sempre. 

I miei amici rosicano parecchio, perché non ho mai mancato una sera, etero in un locale gay trovo sempre un uomo che mi desideri, quando loro spesso se ne tornano a casa in bianco. 

E' il fascino della pecora nera, della mosca bianca, dell'essere diversi, probabilmente. 

O forse è semplicemente che là, in mezzo a quegli uomini dotati di una sensibilità particolare, che mi fanno sentire completamente al sicuro, che mi trattano con una delicatezza che un uomo etero non ha mai mostrato, riesco ad essere più libera, a distruggere le molte maschere che solitamente indosso, ad abbandonarmi esclusivamente al piacere dell'alcool che mi scioglie, della musica che mi trascina e degli ormoni che saturano l'aria, che mi fanno perdere in un vortice di desiderio. 

Secondo i miei amici è che attorno a me aleggia una nube di feromoni che manco uno sciame impazzito di insetti ne emana tanti. 

Qualsiasi sia la spiegazione, in genere se voglio incontrare un uomo, lo incontro. 

Un ragazzo mi si avvicina, balla con me, si struscia su di me. E' più giovane di qualche anno, o così mi pare nella scarsa illuminazione lampeggiante. Efebico, lo definirei. Non tanto alto, moro, con occhi scuri e profondi. I capelli acconciati in un'anacronistica pettinatura anni '50 che lo fa assomigliare vagamente a Jhonny Depp nel film "Cry Baby". 

Improvvisamente parte la mezz'ora dei lenti. Odio la mezz'ora dei lenti, così mi allontano dalla pista diretta al bar. 

Ho le mie regole, dopo tre tequila sale e limone mi concedo al massimo un margarita, per non perdere mai completamente il controllo. Mentre aspetto che il barman mi prepari il drink noto con una certa delusione che il tipo non mi ha seguita. 

Peccato. Forse questa sera la mia serie fortunata si interrompe, e per la prima volta dovrò subire i lazzi dei miei amici, invece che sfotterli come succede ogni volta, quando si rincasa. 

Alcuni di loro sono là al nostro tavolo, aggrovigliati in una scultura post moderna che mi strappa un sorriso, e invece che raggiungerli siedo ad un divanetto poco distante, sorseggiando il drink dolce e salato che mi brucia le labbra, guardandoli sfacciatamente senza celare una punta di invidia, quando il tipo che ha ballato con me mi si siede accanto. 

Anche questa sera la mia serie fortunata prosegue. Ancora una volta uscirò dal club con un orgasmo assicurato, rubato su un divanetto di un locale gay, o forse, se il tizio si dimostra particolarmente abile a convincermi, proseguito nel bagno delle donne, che tanto è esclusivamente mio. 

Nonostante l'aspetto di giovane inesperto, non mostra il minimo segno di incertezza. Pochi baci e già le sue mani si aggrappano ai miei seni, stringono, pizzicano i capezzoli. Le labbra frugano il mio collo, mordono con sapiente delicatezza la carne. Lo lascio fare, mi piacciono molto gli uomini che sanno muoversi e che prendono le iniziative.

Alzando lo sguardo vedo alcuni dei miei amici che si sbracciano verso di me, facendo gesti incomprensibili, che immediatamente interpreto come l'ennesimo segnale di invidia per la mia ennesima "conquista", che contraccambio con un giocoso innalzare del medio sinistro, per poi ignorarli completamente ed abbandonarmi alle attenzioni che il ragazzo sta dedicando al mio corpo, le sue mani che già sono scese fra le mie cosce e carezzano l'inguine, facendomi ancora solo desiderare un contatto più intimo e deciso. 

M'abbasso su di lui, voglio la pelle del suo petto, leccarla, assaporarla, morderla, con le dita scivolo sui suoi fianchi, sotto la maglietta, la lingua si appoggia sul suo ventre. 

Ma non è carne, quella che sento. Tessuto. Color carne. Elasticizzato. 

Mi stacco di colpo. Non capisco. La luce è davvero troppo bassa per vedere cos'ho davanti, e le mie mani proseguono ad alzare la shirt, scoprendo sempre più qualcosa che non mi sarei mai aspettata. 

Improvvisamente mi rendo conto. 

Un seno. 

Violentato. 

Umiliato. 

Compresso in una fasciatura elastica così stretta da farlo sparire. 

Un senso di nausea violento mi assale. 

Spingo lontano da me la tipa, rischiando di gettarla a terra, e mi alzo di scatto, portando le mie mani sui miei seni, di cui sono sempre stata piuttosto orgogliosa e che non ho mai nascosto, rimanendo a fissarla a circa un metro e mezzo di distanza. 

Lei si alza di scatto, portando a sua volta le mani su quei poveri seni, ospiti di un'ingenerosa padrona, fissandomi credo con la medesima espressione stupita che devo avere io. 

...

Non ho mai scelto gli amici in base ai loro gusti sessuali. Credo di averne di ogni genere, ma io sono profondamente, esclusivamente, etero. 

E' più forte di me. A me piace l'uomo a 360 gradi. Sono un maschiaccio e l'uomo per me è un ottimo amico, complice e compagno di marachelle, ma quando si parla di sesso divento femmina. E l'uomo deve tirare fuori gli attributi. E non solo metaforicamente. 

Non servono altre tette, al di fuori delle mie! Bastano per tutti e due.

E se non bastano, allora te ne puoi anche cercare delle altre, non ci sono problemi, ma dentro al mio letto, o sul tavolo, in macchina, nella doccia o dove vuoi, le uniche tette che devono esserci sono le mie!  

Fin da quando avevo dodici anni mi sono trovata in compagnia di un seno generoso, che non passava inosservato neanche sotto un maglione di un paio di taglie più grande. 

E ne sono sempre stata fiera. 

Vedere quell'altro seno, sicuramente meno abbondante, così maltrattato è stato per me un vero e proprio shock emotivo. 




Improvvisamente il precedente sbracciarsi dei miei amici ha assunto tutto un altro significato, non più di scherzosa rabbia ma segnale di pericolo, purtroppo da me incompreso.

E fortunatamente sono là, a pochi passi, pronti a correre in nostro aiuto. 

"E' una donna!" 

Ripeto ossessivamente, ormai completamente, irrimediabilmente sobria, l'eccitazione svanita, il dolce abbandono dei sensi soppiantato da una crescente isteria. 

"E' etero!"

Ripete ossessivamente anche lei, soccorsa da due dei miei "ragazzi", che cercano di spiegarle che se lei non fosse nuova del locale lo saprebbe che io sono etero, perché io ci sono sempre in quel posto, e che non è un peccato capitale esserlo, come non lo è essere gay. 

"Doveva dirmelo che era una donna." 

Balbetto. Ecco, onestamente se me l'avesse detto forse ci avrei anche provato. Poi mi sarei trovata davanti all'ostacolo insormontabile di quel seno nascosto come una vergogna e non ce l'avrei fatta, ma ci avrei provato. in questo modo però è stato un colpo troppo grande. 

"Una etero non dovrebbe venire in locali gay." 

Questa frase mi raggiunge come uno schiaffo. 

Queste parole hanno stuzzicato Norma, che in questo esatto momento  scopre di detestare non solo i macho man, ma anche la loro controparte femminile. 

Davanti a quella dimostrazione di intolleranza al contrario mi è partito un pistone, nel cervello. 

Se prima ero mortificata per la mia reazione, adesso sento crescere rabbia. 

E un grandissimo fastidio. 

E molta noia anche. 

Mi sono avvicinata a lei. Così vicina che avrei potuto baciarla di nuovo. O sputarle in un occhio. Mi sono limitata a fissarla in viso. 

"Non ti preoccupare, bimba. Io qua non ci rimetto piede, ma se vedo la tua faccia da culo in un qualsiasi locale etero ti faccio passare la voglia di tornarci. E smettila di stringerti così le tette che poi ti fai pure venire il cancro e tocca anche a me pagarti le cure." 

Me ne sono andata. 

La mia serie fortunata nel club si era interrotta. 

Per sempre. 

...

Come vedi, amico mio, in certe circostanze mi parte un embolo al cervello e non rifletto. E' più forte di me. Io dico che è tutta colpa sua, della bestia. 

Che poi sono io. 

Avrei dovuto reagire diversamente, e non scagliarla via in quel modo, come se mi disgustasse, ma in quell'istante non sono stata capace di reagire diversamente.  

Non lei, ma quella vista, nel buio, fra un lampo e l'altro delle strobo, inattesa violenza volontaria verso sé stessi... ecco... quello spettacolo mi ha davvero disturbata. 

Per contro, sembrava proprio un ragazzo, ventenne, efebico, acerbo forse, ma un ragazzo, e scoprirlo donna per me è stata un po' come una violenza. Difficile da raccontare, difficile da spiegare.  

...

In ogni caso sono stata io a chiedere di provare ogni cosa, nella vita, quindi non posso lamentarmi. 

Alla voce "Fare sesso con una donna" ho scritto: 

- Fatto (quasi) - Da non ripetere. 






07/06/13

Non svegliar Norma che dorme

Il viaggio era stato epico. Ore incolonnati sulla stra maledettissima Autostrada della Cisa: una costante sequela di cantieri, gallerie, curve, limiti di velocità. 

L'arrivo all'ombra delle Alpi Apuane, ormai quasi un miraggio, con più di due ore di ritardo sulla tabella di marcia, appena in tempo per l'aperitivo. 

Era tutta la settimana che io e Simone progettavamo un week end al mare, il primo week end assieme dopo una quindicina di giorni trascorsi fra ristoranti e coiti clandestini in auto o all'aperto, nascosti in qualche giardino segreto della mia città. 

Un paio di drink ed una cena di pesce nel mio ristorante preferito, perché quando si va nei luoghi che io considero miei sono io che decido, quindi a casa mia. 

Luci soffuse, divano, Tequila Sunrise (che so preparare piuttosto bene), musica di sottofondo, chiacchiere. 

Una serata tranquilla, piacevole, fin troppo normale forse. 

La tequila, quella che io chiamo la bevanda del peccato perché ti scalda e ti scioglie, spande un piacevole tepore in tutto il corpo, e con il trascorrere dei minuti gli sguardi si fanno più languidi, la conversazione più maliziosa. 

I volti si avvicinano fino a sfiorarsi, quindi un groviglio di arti, abiti eliminati, carne, sospiri, gemiti. 

Fame. Le bocche si incontrano come se volessero sbranare, i lombi premono, le dita stringono. 

Un attimo ed è in me. Dentro di me. 

Un attimo. 

Ed è fuori. 

Davanti ai miei occhi lo spettacolo più triste che ci si possa attendere, in questo sabato sera. 

"Scusami."

"Andiamo a letto." 

Mi stendo accanto a lui, la mia gamba destra scivola delicatamente fra le sue, carezzo il suo sesso mentre lo bacio lentamente. Con calma. Abbiamo tutta la notte davanti, siamo piacevolmente ebbri, non ci corre dietro nessuno. 

Sotto di me lo sento pulsare. Sento che mi vuole, le sue mani che mi afferrano le natiche per trascinarmi su di lui me lo comunicano chiaramente. 

Entra senza alcuna difficoltà, ma la monumentale erezione termina. 

Dopo un attimo. 

"Ma che cazzo. Non capisco cosa gli prenda a Jhonny." 

(Jhonny? Cazzo, è uno di quelli che lo chiama per nome, non me ne ero ancora accorta! Andiamo bene!) 

"Simo, non ti preoccupare, hai guidato tutte quelle ore nel traffico, poi abbiamo bevuto, sono cose che capitano." 

"Un cazzo capitano! A Jhonny non capitano." 

"Lo so che a te non capitano, proprio per questo dico che è la stanchezza. Sarà colpa della tequila, dormiamo, domattina recuperiamo anche per sta notte." 

Cerco di accarezzarlo e di baciarlo, ma mi scosta bruscamente, e bofonchiando qualcosa che potrebbe essere un buonanotte si gira e mi da le spalle. 

...

Ecco, amico mio, siamo arrivati al punto dolente in cui mi trovo costretta a svelare una piccola bugia che ti ho raccontato. 

Quando dico che voi uomini siete tutti meravigliosi, in realtà mento. C'è una parte di voi, fortunatamente piccola, che ha il potere di indispormi in modo supremo. 

Non dico che sia colpa dei tuoi colleghi, per carità, sono io che sono fatta così, male, però già tendo a diffidare di un uomo che da un nome al suo membro, figurarsi quindi di quelli che arrivano a parlarci o persino a considerarlo un'entità a sé stante.  

Si, lo so, io parlo con te che non esisti e litigo con le mie gemelle cattive, ma non è mica la stessa cosa. Non è che al mattino, allo specchio, chiedo ai miei seni come stanno. E non ho dato un nome a nessuno dei due, davvero!

Ma non distrarmi, ora, che poi divago. 

Torniamo a quella notte, e a quell'uomo particolare. 

Io ho una grandissima comprensione per voi fanciulli. Capisco quanto siate affezionati al vostro cosetto, ma incazzarsi con me perché non funziona è lievemente eccessivo, non trovi? 

Tal comportamento inserisce il fanciullo in oggetto nella categoria dei bimbiminkia, che a dispetto del nome non ha nulla a che fare con l'età, non quella anagrafica, quanto meno, bensì con una qualità mentale

Che non c'è. 

L'intelligenza. 

E quando per qualche malaugurata circostanza mi trovo davanti una di queste aberrazioni, vuoi perché non ho prestato adeguata attenzione ai segnali, vuoi perché il fanciullo in oggetto è stato molto scaltro a mimetizzarsi, vuoi perché non c'è stato materialmente tempo sufficiente per capirlo, ecco che Norma prende il sopravvento, scaccia via tutte le altre e dirige lei i giochi. 

E questo solitamente non è un bene. 

...

Il terremoto!

No, è un treno che ti sta passando sopra! 

No, è scoppiata la guerra!

No, è Simone che ti ha afferrata per una spalla e ti sta shakerando come un cocktail. 

"Che cazzo c'è!" 

Quando mi sveglio ho bisogno di silenzio e molta dolcezza, altrimenti si rischia che si svegli la bestia, ed anche questo non è un bene. 

Puoi svegliarmi carezzandomi, baciandomi, persino penetrandomi se ci riesci, ma con delicatezza, e soprattutto senza fare rumore!

Dalle finestre non filtra un filo di luce, non possono essere ancora le cinque, per cui deve esserci per forza una ragione più che valida, per avermi svegliata in quel modo. 

"Guarda!" 

Urla eccitato come uno scolaretto. 

Con un gesto teatrale getta di lato la coperta, privandomi con violenza del mio nido caldo, altra cosa sbagliatissima da fare, qualsiasi sia la me che hai appena svegliato. 

"Guarda Jhonny! Guarda quant'è duro! E com'è grosso. Di la verità che non l'hai mai visto così grosso!"

Abbasso lo sguardo. Jhonny mi occhieggia da là sotto, grande come al solito, ma effettivamente sull'attenti e pronto a compiere il suo dovere, da bravo soldatino. 

Sposto lo sguardo sull'altra testa di cazzo, che mi fissa con un sorriso a cinquantasei denti, in attesa della mia entusiastica conferma. 

"A me il tuo coso sembra uguale a sempre. In compenso tu mi sembri molto più coglione." 

E' stato un attimo. 

E davanti al mio sguardo si è ripresentata la stessa scena di poche ore prima. 

Tristemente morta

Si è alzato senza dire niente. Dopo mezz'ora eravamo in macchina per tornare a casa. Non l'ho mai più rivisto. 

Norma ha provato un piacere insano. 

Io con lei. 

Prima o poi finiremo per metterci nei guai, ma fortunatamente abbiamo fatto un patto con il Demonio.

Dobbiamo provare ogni cosa, e ancora la lista è lunga. 

Il gioco, amico mio, sta continuando. 

Quando sarà finito uno dei due perderà la sua anima. 

La mia è già dannata. 

Tu sei ancora disposto a dannare la tua? 




03/06/13

Solo una notte - Seconda parte

Sono seduta all'aperto, al tavolino di un ottimistico bar, a Lerici, proprio sulla passeggiata che costeggia il porticciolo, e davanti a me si apre il Golfo dei Poeti, che ispirò versi immortali a Lord Byron e a molti altri cantori dell'amore e delle belle emozioni. 

Se non conosci questa fetta d'Italia, amico mio, serve che ti spieghi che è incuneata fra mare e monti, davanti a sé la distesa del Mar Ligure e del Tirreno, e alle spalle l'alta barriera montuosa delle Alpi Apuane, il che rende quel piccolo spicchio di terra uno dei più piovosi del nostro paese. 

Il mare è particolarmente inquieto, ed il cordame delle barche a vela ormeggiate sbatte contro gli alberi creando una cacofonia tintinnante, piacevole, che fa da contrappunto al tuonare dei marosi. 

Sto bevendo un Negroni, questa volta l'ho preso giusto anche se odio il gin, ma se dobbiamo farci male lo facciamo per bene, a partire da un drink che non mi piace per nulla. 

E intanto navigo nel mondo con il mio smartphone. Niente libro, darebbe l'impressione che mi stia isolando, mentre una che sta a masturbare un telefono da l'impressione di essere connessa, di cercare contatti. 


Il Golfo dei Poeti visto dalla Nebbia



"Sei sola?" 

Nel riquadro del marciapiedi accanto al mio tavolo è apparso un paio di scarpe da vela. Perché mai questi soggetti abbiano sempre scarpe da vela è un mistero che non mi so spiegare. Manco l'avessero la barca a vela. 

Risalgo lungo le gambe ricoperte di tela color polvere firmata da un'aquila impossibile da non riconoscere, scorrendo sul polso ornato da orologio d'oro. Polo blu, cardigan di un blu più chiaro. Entrambi decorati da un giocatore di polo a cavallo, ovviamente, perché senza firma non c'è gusto. 

Accento milanese. Naturalmente. Questo spicchio di Liguria è una colonia della Milano che conta, quella ricca e opulenta, che si è comprata Lerici, Porto Venere e le Cinque Terre. 

Mi trovo di fronte al prototipo del maschio in carriera. Tutto soldi e testosterone. E forse, tenuto conto del Rolex, la barca a vela ce l'ha pure.

"No, sono in compagnia del mio amico immaginario, ma è la prima volta che vede il mare ed è così stupito che non mi tiene molta compagnia." 

Gli rispondo sarcastica. Per onestà intellettuale offro sempre la possibilità di ritirarsi, prima che sia troppo tardi. 

La mia voce, il mio sguardo, il mio atteggiamento, comunicano che sono stronza ed acida. Se hai un minimo di buon senso giri i tacchi e te ne vai. 

Ma quel genere di maschio non sa cosa sia il buon senso. Troppo egocentrico per potere anche lontanamente credere che esista una che resista al suo fascino, e ai suoi soldi. 

"Sei simpatica." 

<Come un pugno in bocca...> avrei voglia di rispondergli, ma evito, guardandolo sedere al mio tavolo. Senza che lo abbia invitato. Infilo il telefono in borsa e lo guardo in volto. Abbronzato da molte lampade, o più probabilmente da qualche vacanza in località esotica. Capelli brizzolati, perfettamente tagliati. Faccia da schiaffi. Esattamente quello che stavo cercando, per farmi male ed umiliarmi un po'. 

Si parla di niente, giusto per ottenere un'altra conferma, riguardo quel che vuole da me quel tale. Non gli chiedo neanche il nome, come del resto lui non lo chiede a me. Non si da un nome al pezzo di carne che stai per divorare. 

"Sta iniziando a piovere un'altra volta. Il mio attico è a cento metri da qua, perché non sali da me?" 

Accidenti, che rapidità. E' stato più indolore di quanto potessi neanche sperare. Lascio sul tavolino una banconota da venti e mi alzo al suo seguito, senza dire niente. 

Ci incamminiamo, ma arrivati davanti all'ingresso del palazzo non mi fermo. 

"Dove stai andando, siamo arrivati." 

Non riesco a fermarla, improvvisamente esce una me che ancora non conosci, e che chiameremo Norma, (Copyright by Moz-). Norma è l'avvocato delle cause perse, ed è anche una guerriera. Lei combatte contro le ingiustizie del mondo, e si diletta a distruggere l'ego dei coglioni, come quello che mi trovo davanti ora. 

"Sto andando alla mia macchina." 

"Credevo cercassi compagnia." 

"Si, lo credevo anch'io. Ma dopo averti sentito cianciare per dieci minuti di nulla avverto un tale senso di malessere che devo allontanarti dalla vista, altrimenti vomito, e il solo pensiero di averti addosso ad ansimare mi fa venire voglia di morire. Per cui grazie per l'invito ma declino. Buona serata a te, al tuo attico, al tuo Rolex e alle tue cazzate." 

Gli do le spalle e mi incammino. Mi afferra per un braccio e mi gira verso di lui  con forza. 

SLAP

Mi tira un ceffone che mi lascia rintronata, in mezzo alla passeggiata principale di Lerici. 

"Sei solo una stronza." Dice mentre si allontana incazzato verso il portone del suo super attico vista Golfo dei Poeti. "E sicuramente sei frigida." 

Scoppio a ridere. A volte uno schiaffo è molto più terapeutico di una scopata fatta al solo scopo di farsi del male. 

...

Entro nel drink bar semi deserto, ormai altrove, che sto ancora ridendo. 

"Bolognese, sei tornata, finalmente. Sono mesi che non ti fai vedere. Che è successo di così divertente, che te la ridi sotto i baffi?" 

Mi accoglie il proprietario del locale dove vado a farmi il drink della buona notte, vicino a casa, quando sono là, all'ombra delle Alpi Apuane. 

"Ho appena scoperto che sono frigida: pensa, mi ci sono voluti più di quarant'anni e uno stronzo, per impararlo. E se non me l'avesse detto lui non me ne sarei mai accorta." 

Ride con me e mi chiede cosa può servirmi. 

"Dammi un cetriolo." 

"Tesora, ti darei volentieri il mio, ma lo sai che è contro la mia religione scopare le donne." 

Mentre prepara il suo magico drink, (una versione "made in lui" del mojito, tanto rum, tanta wodka bianca, zucchero di canna, limone, e al posto della menta il cetriolo, appunto) mi chiedo come mai ogni volta che necessito di sentirmi al sicuro finisco in compagnia di un uomo. Gay.  

E sorrido ripensando alla promessa fatta ad un amico. Se arriveremo entrambi single ai cinquanta ci sposeremo. A condizione che lui poi non mi freghi gli uomini.  

E' tardi e gli unici clienti sono otto o nove ragazzi attorno ai vent'anni, seduti ad un tavolo. Fanno un baccano incredibile, e io, seduta al bancone, non riesco a impedirmi di fissarli. Due di loro si stanno baciando. Non c'è nulla di strano nel vedere una coppia omosessuale, soprattutto in un bar di proprietà di un gay, ma la cosa che mi colpisce realmente è che, ad un certo punto, una ragazza si siede fra i due e, con naturalezza, li bacia entrambi, ed iniziano un menage a tre così dolce, pulito e naturale che riesce persino a commuovermi. 

"Ai nostri tempi eravamo più discreti." 

Il barman, dietro di me, non può vedere il sorriso che mi trasforma in una sorta di Monna Lisa, davanti a quello spettacolo, e forse si preoccupa di cosa possa pensare di quella scena. 

"Purtroppo è vero. Sono meravigliosi: così innocenti e liberi. Li invidio molto e vorrei essere come loro." 

Gli rispondo, leggermente trasognata, girandomi verso di lui e regalandogli uno dei miei sguardi, di quelli più luminosi. 

"Ne vuoi un altro?"

Mi chiede, notando il bicchiere vuoto. 

"Ti ringrazio, ma devo guidare ancora per duecentocinquanta chilometri, prima di poter riposare, e ne ho già alle spalle altrettanti. Quanto ti devo?" 

Lo guardo in viso, e noto che ha le lacrime agli occhi, vecchio bambinone romantico, commosso di riflesso dalla mia commozione. 

"Offre la casa, bolognese. E torna più spesso a trovarci, meravigliosa creatura." 

Esco salutandolo con la mano. 

Ero partita per cercare di farmi del male, e invece è stato un viaggio catartico. 

Ci sono volte in cui lo schiaffo di uno stronzo è l'unica cura. 

Sei pronto a riprendere a giocare, amico mio? 



02/06/13

Solo una notte

Strano orario, questo, per me. 

Le mie candele sono tutte spente e la luce che filtra dagli scuri, eternamente socchiusi, è sufficiente a permettermi di infilare le ultime due cose dentro la borsa da viaggio. 

Un libro e lo spazzolino da denti. La scatola di profilattici viaggia con me, non nel bagagliaio, che non si sa mai quando potrebbe venire utile. 

"Dove vorresti andare a distruggerti, questa volta?" 

Eccola, la Vocina, la Sommamente Rompipalle Coscienza che ci prova, a trattenermi, ma ormai ho deciso, vado via. 

Zingara in perenne fuga, alla disperata ricerca di un luogo dove io non sono. 

"Versilia, Porto Venere, Lerici. Non so. Vedremo dove mi porterà la macchina quando saremo in vista delle Apuane." 

Le rispondo pazientemente. 

Il tempo, fuori dalla mia stanza, verrebbe definito dai più brutto. Il cielo è cupo e pesante come la pietra tombale che sigilla i molti fantasmi che mi tengono compagnia, l'aria è inquieta come i miei pensieri e altrettanto fredda. Troppo fredda per questo inizio giugno. 

E tu non ci sei, amico mio. Ora che li guardo alla luce del giorno, le siepi di alloro, l'oleandro e le betulle argentee che offrono riparo e cantano per me mosse dal vento, vedo anche che non nascondono nessun segreto, nessuno sguardo cupido che vuole strapparmi via vestiti, pelle e carne, per vedermi realmente come sono. 

E invece che un brivido lascivo che percorre la mia schiena, come le dita delicate di un fantasma, sento artigli rapaci che mi serrano lo stomaco, affondando crudeli le unghie. 

"Chi parte per cercare sé stesso finisce per perdersi del tutto." (Cit. Jostein Gaarder)

Dejavu. 

Ma non ne abbiamo già parlato, di questo? 

Io non mi sto cercando, io voglio perdermi. 

Definitivamente. 

"Quindi mi confermi che partire è la scelta migliore che potessi compiere." 

Sto giro la Vocina si è fatta autogol.  

Le Alpi Apuane - Montagne violentate dalla cupidigia umana.

Non temere, amico mio, non me ne andrò per molto tempo. 

Solamente una notte. 

Questa notte. 

E non sarò in ogni caso lontana. 

Non posso vivere completamente scollegata, ormai la rete è diventata un'altra droga, quindi avrò sempre un contatto, seppure minore e diverso, con il mondo. 

Se avrò voglia di avere un contatto con il mondo. 

Sono fatta così. 

Sono fatta male. 

Quando qualcosa di pulito prova a farsi strada in me devo trovare il modo di distruggerlo, sporcarlo, scacciarlo prima che sia troppo tardi. 

Altrimenti rischio di finire per crederci. E farmi male veramente. 

E l'unica via sicura da percorrere è questa. 

Cercare un essere, l'icona di ciò che più ritengo detestabile. 

Quello che definisco del terzo tipo, non umano, perché lui non sanguina mai.

Quello che riempie il vuoto della sua mente con un eccessivo sfoggio di ricchezze ed immoralità. Che non è l'amoralità di cui vado vantandomi io. E' altro. E' molto peggio.

Arrogante. Stronzo. Maschilista. 

Quello che esiste solo lui. 

E il suo cazzo. 

Quello che non esistono tre baci sulla tua schiena, quando ha finito di godere di te, e non esisti neanche tu, oggetto usato e pronto da essere gettato nell'immondizia. 

Devo sentirlo ansimare, laido, su di me. 

Dentro di me. 

Lasciarmi sporcare. Detestarmi. 

Per precipitare all'inferno. 

Per spurgare questi sogni virulenti che mi tormentano, e ritrovare ogni notte solamente i miei ormai rassicuranti incubi, compagni d'angosce conosciute e benvenute.

Così potrò riprendere a giocare con te, mio caro amico immaginario. 

Ho ancora tanti brandelli di carne che posso strappare per te, solo per te. 




27/05/13

L'epopea di una single negli anta

"Mi sentirei molto più tranquilla se sapessi che non sei sola, prima di morire." 

(Si, mamma, certo, ma ancora non ho trovato una ventina di "fanciulli" disposti ad adorarmi incondizionatamente e a fare parte del mio harem.)

"Sto benissimo così, non ti preoccupare." 

Tranquillizzo la genitrice almeno una volta al mese, neanche che in questo periodo di crisi, disoccupazione, incertezza politica, la mia situazione sentimentale fosse il più grande problema dell'umanità. 

...

Oggi, amico mio, si è svegliata una me che ancora non hai incontrato, e devo presentartela. Lei è la "Me Giocherellona", non saprei come altro chiamarla. Quella che ride sempre; anche se magari sta con le budella di fuori, in ogni caso per lei va sempre tutto bene. 

Più che infantile la definirei incosciente. 

E grandemente rompiscatole. 

Come una zanzara che ti ronza vicino all'orecchio mentre stai dormendo.

Molesta. 

Non ti lascia in pace, ti stuzzica con battute più o meno maliziose, solitamente a doppio, triplo senso, normalmente fini come quelle che potrebbe fare uno scaricatore di porto. 

E' quella che, al complimento per un suo racconto, da parte di un conoscente, rispose che: 

"Si, me la cavo molto bene con la lingua."

"..."

"Italiana, ovviamente." 

"..."

Con conseguente attacco apoplettico del conoscente che si stava complimentando, il quale perde l'uso della parola per tutto il tempo in cui il sangue defluisce dal cervello verso altro attributo, meno idoneo al pensiero. 

E che cerca disperatamente un modo per uscire dalla situazione imbarazzante, fuggendo a rotta di collo verso la toilette.  

Per Nostro sommo gaudio. 

E' fatta così, lei. E' un po' carogna. Si diverte a metterti in imbarazzo. Con una faccia, perdonami il francesismo, come il culo. Un sorriso angelico. E gli occhi, luminosamente puntati nei tuoi. 

Ora che te l'ho presentata le lascio la parola, così che sia lei a raccontarti di quanto sia difficile, per una donna che ha passato i quaranta, essere single nella società d'oggi. 

...

La cosa peggiore dell'essere single, sono tutti quelli che non lo sono. 

O meglio i loro sguardi pregni di una sorta di compassione. 

Perché non sanno la pietà che provo io per loro, altrimenti la compassione verrebbe soppiantata da odio profondo, probabilmente, ma ancora non sono dotati di telepatia, quindi continuano a crogiolarsi nella loro presunta superiorità dell'essere in due. 

Beati e cornuti nella maggioranza dei casi. 

Contenti loro. 

E poi giochiamo a dirci la verità: per quanto io mi disegni cinica non lo sono poi del tutto. 

Io ci ho provato. Ho collezionato ben tre domande di matrimonio ed ho all'attivo una convivenza. Mica è colpa mia se in questi tre casi il fanciullo, (io dico fanciullo perché per me siete tutti fanciulli, voi meravigliose creature chiamate uomini) non si è dimostrato all'altezza delle aspettative. 

Quando, dopo diversi anni di convivenza, ti accorgi di dormire assieme al tuo migliore amico c'è qualcosa che non va. 

Amicizia, rispetto, affetto... è tutto molto bello, ma anche scopare lo è, quindi  saluti e baci e ognuno per la sua strada. 

A questo punto ti ritrovi sul mercato e ti accorgi che, a parte te, tutte le persone che frequentavi sono impegnate. 

E hanno quello sguardo misto di pietà e superiorità, che fa venire voglia di cavargli gli occhi, così, giusto per toglierti il gusto. 

Come se non bastasse inizia la saga degli appuntamenti al buio. 

Solitamente con emeriti coglioni. 

Meno di un mese fa ci ha provato mia madre. Col figlio quarantaquattrenne di un'amica. 

Che per altro, nel corso degli anni, ho incontrato centinaia di volte in quel famoso club dove andavo, con i miei amici gay, a giocare ad essere la loro principessa. 

"Che piacere rivederti, Filippo. Andiamo a prendere un caffè." 

Lo afferro sottobraccio e lo trascino lontano, verso il bar. Come ci scrolliamo le due madri dalla schiena gli sibilo: 

"Non sei un po' grandino, per fingere ancora che sei etero con mamma? Su, tira fuori le palle e dille che se gay, così risparmi ad un'altra sfigata una simile rottura. Ed ora pagami il caffè, che è il minimo che mi devi per non fare la spia." 

Mi rendo conto di non essere stata molto simpatica. Ma manco l'appuntamento con un omosessuale lo è stato! Già che io non volevo nessun appuntamento!

...

Non che scarseggino i pretendenti, anzi. 

Il guaio è che sono tutti giovani. E io sto iniziando a sentirmi una diva di Hollywood con Toyboy annesso. Devo avere qualcosa di sbagliato, perché tutti gli uomini che mostrano interesse nei miei confronti hanno almeno quindici anni in meno di me. 

(Si, lo so che sono sommamente immatura, quindi giusto un ventenne può trovarsi a suo agio con me, ma dirmelo, amico mio, non è carino!)

Forse che si sono estinte le ragazze, quindi 'sti disgraziati devono sfogare gli ormoni con donne per loro attempate? 

O forse le galline vecchie vanno di moda? Un bel cappottino vintage anni sessanta, e donna della medesima decade, per restare in stile. 

Per altro è sempre più difficile trovare uomini. Gli unici rimasti single sono gli scarti di tutte le altre donne, probabilmente. 

Sono consapevole di essere un tipo difficile da gestire, e dai gusti ancor più complicati, ma il panorama cittadino offre una fauna davvero tragica, ultimamente. 

Ecco la classificazione degli uomini attorno ai quaranta, single, che navigano in giro per la mia città: 

  • Schizzato: il tipo schizzato è quello che beve 300 caffè e tira cocaina, cambia 300 locali in una sera, non si ferma mai, parla a macchinetta di niente. Ovviamente cambia anche 300 donne a sera, e più che fare sesso si masturba con l'ausilio del tuo corpo. Piuttosto la morte
  • Uomo in carriera: il lavoro per lui è tutto. Anche quando scopa. Si eccita se gli leggi le quotazioni azionarie del giorno. La sua più grande fantasia erotica è metterti in ginocchio sotto la scrivania mentre lui compra e vende titoli. Per comunicarti che è eccitato dice che il suo Dow-Jones è in rialzo. Non va bene manco per una sveltina, ma se sei così temeraria da provarci devi prendere bene i tempi con i fusi orari per l'apertura della borsa di Tokio. 
  • Timido: riesce ad avvicinarsi ad una donna solo dopo essersi bevuto tutto il bancone, ma quando je la fa risulta un'ottima compagnia, introspettivo, comprensivo, interessante. Se lo metti in moto poi è difficile spegnerlo. Ottimo se si soffre di insonnia. Peccato che dopo essersi scolato l'intero bancone del bar non raggiunga l'erezione neanche con un rito woodoo. 
  • Mammone: la mamma è tutto e tu gliela ricordi tanto. Tu per lui sei perfetta, ma solo fin quando continuerai a somigliare alla Super Donna, e solo se gli permetterai di chiamarti "ma" mentre ti si fa. Se bruci il pranzo è la fine dell'idillio. Non ci siamo, io non ne ho di figli, figurarsi così grandi
  • Mammone 2 la vendetta: la mamma è tutto e tu sei l'opposto. Lei è perfetta e tu sei una stronza. Tutto quello che mamma fa è fatto bene, mentre tu sei una chiavica. Galera dopo 2 giorni.
  • Lobotomizzato: fascino pari a zero, capacità di conversazione pari a zero, carattere inesistente. Non pervenuto
  • Maschilista coglione: non è mai da solo. Con lui c'è sempre il suo uccello. Spesso lo chiama per nome e ci discute pure. Vorrebbe che ci parlassi pure tu. Scopabile, una volta, poi la morte per banalità
  • Disperato: è senza ombra di dubbio l'esemplare più diffuso. Rappresenta, generalmente, l'evoluzione dei tipi su descritti. Si rende conto che sta invecchiando, sente il ticchettio dell'orologio biologico e sa che è l'ultima spiaggia, o la trova ora, una badante moglie, o alla morte di mammà dovrà lavarsele da solo, le mutande. Si riconosce perché, dopo il primo approccio, inizia a parlare di come abbia finito di pagare il mutuo della casa, di come abbia una posizione abbastanza solida, di come sia una persona per bene ed affidabile. Generalmente, man mano che espone i fatti, la voce assume via via tono sempre più acuto tendente all'isterico. DEFCON 1. Si salvi chi può!
Ora, se hai perso qualche momento per leggere i vari apprezzamenti che ho collezionato strada facendo, nella mia ormai non più giovanissima vita, sicuramente ti sarai reso conto, amico mio, che non sono una personcina facile, e sicuramente se tu stilassi un elenco del genere io finirei in almeno il 90% dei punti da te citati, dati i miei molti difetti.

Però capisci anche che, date le contingenze sovraesposte, la scelta di rimanere single in una simile giungla, e perché no, parteggiare per il movimento per l'estinzione volontaria del genere umano, non è poi così folle come potrebbe sembrare, non credi? 





The Voluntary Human Extinction Movement




N.d.A. La "Me Giocherellona" è in cerca di nome. Se avete consigli da darmi sono ben accetti. Sempre stata negata con i nomi, io. Mi vengono fuori tutti uguali! 



N.d.A. 2 La "Me Giocherellona" ha trovato nome. Si chiamerà Orea. Ringrazio Badit che l'ha battezzata e che quindi da oggi diventa il suo padrino adottivo, e che quindi a pieno diritto si sentirà chiamare: papà! (Ed ora tutti a vedere i suoi meravigliosi lavori qua!)

Ringrazio anche BlackSwan e Moz- I nomi da loro suggeriti non andranno perduti. Come già detto qua dentro siamo una Legione, e ho tante me in cerca di nome, Norma e Sun In The Morning troveranno ben presto modo di farsi conoscere a loro volta.