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domenica 6 gennaio 2013

2200



Se la famosa matematica non è l'altrettanto famosa opinione, millecento più millecento fa duemiladuecento. E, in queste foto "aeree", che ritraggono un paio di tregge a bordo di camion che, a loro volta, siamo autorizzati a credere gran treggioni anch'essi, questa somma trova perfetta esplicazione. Le foto sono opera di Riccardo, il Minitreggista Piasintëin, gran frequentatore e scrutatore delle campagne e degli sfasciacarrozze delle sue plaghe natìe; in questo caso, appunto, il caso mette a confronto due "1100", una accanto all'altra sistemate ognuna su dei cassoni di camion.

Ma perché due 1100? Presto detto. La prima vettura, quella targata Arezzo (!) e della cui targa si scorge solo la prima cifra che la assegna verosimilmente al 1969, in Italia veniva commercializzata come Innocenti IM3 o I4 (oppure ancora J4), ma ha una storia abbastanza complessa. Si tratta del progetto BMC Ado 16 della British Motor Corporation, di cui si può leggere la complicata storia nel relativo articolo Wikipedia. In pratica si trattava di un progetto per una vettura di "classe media" e di 1100 cc di cilindrata, che coinvolgeva, all'inizio (1962) diversi marchi, uno dei quali -la vettura che vediamo qui, appunto- era commercializzata in Gran Bretagna come Austin 1100.  In GB il progetto ebbe un successo talmente grande che, dal 1964 al 1974, esso fu assunto in Italia dalla Innocenti, casa che aveva uno storico legame con la produzione inglese. La Innocenti fabbricò quindi ben quattro versioni della Ado 16 1100; la particolarità era che, nonostante il nome "ufficiale", nessuno la chiamava mai così. Per tutti (me compreso, che me la ricordo benissimo) era la "Innocenti Austin" o semplicemente la "Austin", senza neanche il 1100 o altre sigle perché di Austin in commercio in Italia non c'era che quella. Naturalmente, la corretta pronuncia óstin era un'affettazione; generalmente era la àustin. Le denominazioni di "IM3", "I4" o "Ado 16" non erano note che agli specialisti e ai concessionari (just out of curiosity, "Ado" stava per "Amalgamated Drawing Office project #16", ovvero "Progetto n° 16 dell'Ufficio Design Unificato"). Insomma, per farla breve, la Millecento inglese unificata.

Il destino l'ha messa accanto, camion-à-camion, con l'italica Fiat 1100 (senza targa) nella sua ultima versione, vale a dire la 1100R del 1967 ("R" stava per "Rinnovata"). Per la Millecento italiana, una storia assai più lunga: la prima vettura ad esser chiamata 1100, infatti, era stata la 508C del 1937 anche la prima vera 1100 era stata quella del 1953. Fu la vettura principe della classe media italiana fino all'avvento della 128.

domenica 23 ottobre 2011

Tregge in vetrina! (2)



España, Portugal, isole greche, Kenya, il bazar di Zanzibar e la Lambretta; siamo o non siamo in un'agenzia di viaggi che si rispetta? Però stavolta la Lambretta non la hanno messa nemmeno in vetrina (che, del resto, era già occupata da quella del 1955 e della Milano-Taranto), ma direttamente in ufficio, davanti agli scaffali coi dépliants e le offerte last minute. Ecco, questa qui, invece, tutto è fuorché all'ultimo minuto; anzi, di minuti deve averne collezionati un bel po', dato che risale al 1950. Lo so che vengono a mente gonne svolazzanti e la canzone di Amedeo Minghi (minghia!), però bisogna convenire che la sua sistemazione in un'agenzia di viaggi ci sta parecchio bene; anzi, uno di questi giorni bisognerebbe proporre all'agenzia di organizzare dei tour in Lambretta storica per le campagne fiorentine. Secondo me, sarebbe davvero un colpo gobbo; che il sottoscritto abbia sviluppato inaspettate capacità imprenditoriali...?

sabato 22 ottobre 2011

Tregge in vetrina! (1)



Alla fine mi sono deciso: poiché le vetrine della città hanno cominciato a rivelarsi come un luogo assai interessante per il reperimento di tregge (ovviamente ed esclusivamente motociclistiche), ho istituito una categoria apposita che oggi arricchisco con questa stupefacente Lambretta 150 del 1955. Pensereste forse, e non senza una punta di logica, che si tratti della vetrina di un qualche negozio di accessori motocliclistici (come la Trespa in vetrina che rappresenta il primo esemplare del genere nel TB); e invece no. La Lambretta 150 in questione abbellisce la vetrina di un'agenzia di viaggi il cui proprietario, come avremo a vedere ancor meglio in seguito, è un lambrettòfilo (o lambrettòmane) di provata fama. Zoomando sulla foto in alto si apprende che la Lambretta in questione, condotta dal lambrettopilòta E. Colletti, nel 1955 partecipò alla corsa Milano-Taranto (la prima e unica corsa al mondo il cui nome sembra quello di un rapido in partenza alle 22.48 dal binario 21 piazzale est). Come è lecito attendersi, le tregge in vetrina sono titolari anche di un record difficilmente battibile: quello della lucentezza (lucidità, brillantezza, nitore). Questa qui sembra passata davvero ad un mistura di Polivetro, Mastro Lindo, Cillit Bang e Cristolùcido; difficile figurarsi qualcosa di più splendente, senza la minima molecola di polvere.

mercoledì 26 gennaio 2011

L'antiretorica




Quando si vedono in giro vecchie Lambrette (e Vespe), c'è sempre il rischio di un po' di retorica passatista: la fidanzata o l'amica seduta di lato con la gonna svolazzante, qualche mitico decennio ('50 o '60), tutti felici, le gite al mare quando s'era più poveri e via discorrendo. In questo caso vorrei decisamente smarcarmi da questo modo di pensare, e inserire uno scooter come la Lambretta in un contesto del tutto attuale. Anche perché è assolutamente perfetto. Come dimensioni e come linea, tanto è vero che gli scooter di adesso altro non sanno fare che scimmiottare quella di cinquant'anni fa (oppure, a scelta, "gonfiarsi" a dismisura per produrre quella specie di scomodissimi mostri detti scuteroni, i "SUV a due ruote", zero maneggevolezza e la contraddizione totale di ciò che dovrebbe essere e a cui dovrebbe servire uno scooter).

Insomma, vedi a giro una Lambretta come questa, del 1966, e non è certo questione di tempo che non sembra essere passato, o di altre scemenze del genere: anzi, il tempo è passatissimo (45 anni non sono uno scherzo per un motorino!), ma semplicemente non è stato proposto assolutamente niente di meglio, a parte qualche normale innovazione tecnologica e dei gadgets quasi sempre superflui. E così le Lambrette sfilano eleganti e davvero pratiche, tanto da giustificare il più classico degli inseguimenti dei Treggisti (il sottoscritto alla guida e la Piasintëina con la Kodak):

Poi è arrivato l'altrettanto classico e provvidenziale piazzale, che ha permesso l'ancor più classico placcaggio (ma nessuno abbia timore: non mi sognerei mai di fare manovre azzardate e piuttosto di farne una mi lascerei sfilar via anche un carro di Cugnot); a tale riguardo, anzi, mi piace ribadire la costante disponibilità e gentilezza di tutti coloro che sinora ho fermato nel mezzo di strada per fotografare i loro automezzi. Però forse vi direte: ma nella foto dell'inseguimento, le Lambrette non sono mica due...?

Esattamente. Stavano andando in coppia, condotte non mi ricordo se da due amici o due fratelli. Quella che precede l'Aretina nella foto è targata FI 13... e qualcosa, e risale quindi al 1960; solo che, per un problema meccanico, non si è potuta fermare. Anche questo contribuisce ad una salutare iniezione antiretorica: le tregge si guastano come tutti gli altri automezzi, anche quelli prodotti venti giorni fa. Non è vero che "nessuno e niente le ferma" (anche se, in questo caso, si è verificata la circostanza opposta!)

lunedì 17 gennaio 2011

Dal rigattiere



Uno va dal rigattiere, o robivecchi che dir si voglia, a cercare vecchi mobili per la casa di campagna, o vecchie riviste, oppure -perché no- vecchi juke-box (in fiorentino: giubbòsse) come se ne vedono in queste foto (probabilmente i famosi Wurlitzer); non si aspetterebbe certo di trovarci, e rimessa a puntino, una Lambretta del 1959. A dire il vero, in quel dato negozio avevo messo già piede quando il TB era ancora ben al di là da venire; mi era presa la fissa, per la mia nuova casa (chiamiamola casa...) di esercitare l'arte del contrasto: mobilio standardizzato IKEA (altro le mie tasche non mi avrebbero permesso), ma tavolo di cucina rustico & antico. Mi fu sparato un prezzo che mi fece decidere seduta stante di rivolgermi al signor Ingvar Kamprad anche per il tavolo. Insomma, che lì dentro c'erano anche le Lambrette (e le Vespe) lo sapevo; sono andato a colpo sicuro. Ed è stato anche l'unico caso, almeno finora, in cui per le mie fototregge ho ricevuto una notevole diffidenza. Pazienza. L'importante è essere riuscito a riprendere questo splendido esemplare sullo sfondo dei vecchi juke-box.

mercoledì 1 dicembre 2010

La cavalletta




"Stiamo lavorando per voi", avevo scritto qualche giorno fa; e, invece, devo dire che non ho lavorato molto per il povero TB, in questi ultimi tempi; e dire che di materiale ne ho davvero parecchio! Ma, a volte, scatta un...po' di blocco; si mettono le foto e non si sa proprio che dire. Non è la prima volta che succede, e non sarà l'ultima; quel che posso garantire, è che il TB è nato principalmente in funzione dei commenti alle foto, e così rimarrà. Un blog che presenta esclusivamente fotografie, seppur interessanti per qualcuno (e per chi lo gestisce, ovviamente), a mio parere non ha senso. Un blog deve comunicare qualcosa.

E, a blocco finito, comunica davvero qualcosa questa splendida Lambretta del 1966, ripresa oramai qualche mese fa, alla fine dell'estate. Una Lambretta, finalmente! Cosa che mi riporta anche a vecchi passati familiari, addirittura a me sconosciuti perché non ero ancora nato. Una Lambretta è stato, come per milioni di italiani, il primo mezzo motorizzato di mio padre; siamo negli anni '50. L'Italia è, da sempre, terra di dualismi; e Firenze poi...Guelfi e Ghibellini, Bianchi e Neri, Coppi e Bartali, Vespa e Lambretta. Di Vespe (o "Trespe") ce ne sono già parecchie qui dentro; di Lambretta (che dovrei ridenominare "Lambreggia") non ce n'era nemmeno una. Ora non lo dirò più, abbagliato anche dal colorino assai particolare di questo primo esemplare dello scooter Innocenti. Ma, in questo caso, mi asterrò dal proporre l'usuale definizione "a modo mio". Una cavalletta, un grasshopper che ancora "hoppa" alla grande; come non rimanere ammirati?

martedì 12 ottobre 2010

Tubi, motorini e macchinette (FF/23)



A pensarci bene, non sarebbe giusto che la gloriosa Innocenti di Lambrate faccia soltanto oggi il suo ingresso nel TB. Anche perché, a rigore, di Innocenti ce ne sarebbero già diverse: dal 1965 al 1975, infatti, tutte le Mini Minor che si vedevano in Italia recavano il marchio Innocenti. A Lambrate venivano assemblate su licenza della British Motor Corporation, ma con scocche prodotte in Italia e con aggiornamenti e miglioramenti estetici e meccanici che l'originale inglese non aveva. Se qui ho preferito raccogliere nella categoria "Mini Minor", è perché vi sono vetture provenienti direttamente dall'Inghilterra e altre tipologie. Ancora prima, va da sé, la Innocenti era la produttrice della Lambretta; ma qui rimando a dei post che verranno, perché di Lambrette ne ho trovate qualcuna negli ultimi tempi (e quindi, questo, è un ghiotto annuncio in piena regola).

Quella che vediamo nelle foto è invece una vettura assai meno nota della gamma Innocenti: la Innocenti S, vale a dire un aggiornamento più potente di un piccolo spider (anch'esso di derivazione inglese: il modello originale britannico era la Austin-Healey Sprite) commercializzato come Innocenti 950 Spider ("S" sta comunque per "Spider"). La vettura, nelle sue varie versioni e motorizzazioni, rimase in produzione dal 1960 al 1969; questo esemplare è uno degli ultimissimi, risalendo proprio al 1969. Erano i tempi in cui, direi alquanto correttamente, il nome del modello rispecchiava la cilindrata; un'auto si chiamava "950" e aveva davvero una cilindrata di 950 cc (948 per l'esattezza). Uno spiderino dai costi abbastanza contenuti che voleva rivolgersi al consueto pubblico giovane; in effetti costava "solo" 1.150.000 lire. Il rovescio della medaglia era che non andava nemmeno a pigiarlo: il pubblico giovane, su un'auto del genere, desiderava andare forte e la Innocenti 950 raggiungeva a malapena i 140 kmh. Dal 1963 la cilindrata fu quindi aumentata a 1098 cc, e prese quindi il nome di Innocenti 1100 Spider. Poi venne la "S", con cilindrata invariata e piccole modifiche estetiche.

Ferdinando Innocenti era di queste parti: era nato, infatti, nel 1891 a Pescia, in provincia di Pistoia. Le sue officine meccaniche di Lambrate, ora demolite e trasformate in area edificabile per una serie di condomini, non cominciarono affatto con la produzione di veicoli, ma con quella dei famosi (e ancora utilizzatissimi) tubi per ponteggi, con le giunture inventate e brevettate dallo stesso Innocenti: insomma, quelli che ancora si chiamano e si chiameranno per sempre Tubi Innocenti. Ferdinando Innocenti, del resto, aveva fatto il mestiere di fabbro. Con la Lambretta e la Mini, la Innocenti ebbe un periodo di autentico boom; alla morte di Ferdinando, avvenuta nel 1966, il figlio smembrò la produzione. A titolo di curiosità, il marchio "Lambretta", pur non essendo più in produzione da anni e anni, è tuttora detenuto dalla SIL Scooters of India Limited, con sede a Lucknow, nello stato dell'Uttar Pradesh.