L'ultima delle "foto dimenticate" presenta un motorino. Di motorini veri ce ne sono pochi nel TB: stanno perlopiù a disfarsi in garage e giardini, non più circolanti. Gli autentici ciclomotori, quelli che in Francia si chiamavano mobilettes, oramai non esistono più, o soltanto nella memoria di chi li ha conosciuti; ora ci sono "cosi" più grossi di una Kawasaki del '72, linee "avveniristiche" (tutte uguali, ovviamente), fari alogeni, computer di bordo e quant'altro. Prima, invece, "andare in motorino" significava inforcare qualcosa di più di una bicicletta dotata di un motore. Cantiamo quindi il requiem aternam al motorino con questo Gilerino trovato, appunto, dentro un giardino. Anche se fosse in piena efficienza, poi, non potrebbe circolare perché inquina (quegli altri, invece, vanno notoriamente a acqua di rose). Un requiem non soltanto per il motorino, ma anche per le "targhette", le prime mai emesse in Italia per gli scooter, che sono state messe recentemente fuorilegge. Non le vedremo più in giro, perché sono state tutte sostituite con quelle quadrate, vere e proprie targhe. A dire il vero, non ci ho mai capito nulla su come funzionasse la loro alfanumerazione (così come non ci si capisce nulla in quella attuale), ma è pur sempre qualcosa che se ne va.
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venerdì 16 marzo 2012
sabato 18 settembre 2010
Bella!



La Gilera di queste foto, scattate a Vernasca (località collinare al confine tra le province di Piacenza e Parma), è, secondo i proprietari, del 1947 (da qui il numero); l'immatricolazione è però del 1957. Di quale che anno sia, sembra fatta apposta per dedicarle questa canzone:
Curiosissima, peraltro, la storia di questa moto che è stata raccontata a me e alla piasintëina (colei che, naturalmente, mi aveva accompagnato a Vernasca per farmi ammirare il panorama, con la stupenda valle sottostante imprezïosita da un ameno cementificio...) direttamente dalla proprietaria, una concittadina di questo signore qui:

La Gilera del '47 apparteneva infatti storicamente alla famiglia della signora (che sfoggiava la medesima erre moscia di Gene Gnocchi; ma non è un'affettazione, è un vero tratto fonetico distintivo del dialetto parmigiano-fidentino). La quale famiglia, però, ad un certo punto la aveva -ohiloro!- venduta ad un appassionato collezionista, uno di quei tipi che in quelle plaghe tra la via Emilia e il West si trovano quasi più comunemente delle forme di cacio da grattugiare. Dopo qualche tempo, però, nella signora e nella sua famiglia era subentrato il pentimento ed avevano letteralmente fatto di tutto per rintracciare la persona cui avevano venduto la motocicletta, per ricomprargliela. Cosa che, con un'azione che immagino sfibrante, è poi effettivamente avvenuta. Mi figuro anche ad un prezzo non propriamente popolare.
Curiosissima, peraltro, la storia di questa moto che è stata raccontata a me e alla piasintëina (colei che, naturalmente, mi aveva accompagnato a Vernasca per farmi ammirare il panorama, con la stupenda valle sottostante imprezïosita da un ameno cementificio...) direttamente dalla proprietaria, una concittadina di questo signore qui:

La Gilera del '47 apparteneva infatti storicamente alla famiglia della signora (che sfoggiava la medesima erre moscia di Gene Gnocchi; ma non è un'affettazione, è un vero tratto fonetico distintivo del dialetto parmigiano-fidentino). La quale famiglia, però, ad un certo punto la aveva -ohiloro!- venduta ad un appassionato collezionista, uno di quei tipi che in quelle plaghe tra la via Emilia e il West si trovano quasi più comunemente delle forme di cacio da grattugiare. Dopo qualche tempo, però, nella signora e nella sua famiglia era subentrato il pentimento ed avevano letteralmente fatto di tutto per rintracciare la persona cui avevano venduto la motocicletta, per ricomprargliela. Cosa che, con un'azione che immagino sfibrante, è poi effettivamente avvenuta. Mi figuro anche ad un prezzo non propriamente popolare.
martedì 20 aprile 2010
La saga di Pontenure (6): Bello col vestito della festa
Ditemi voi: potevano mancare delle motociclette, nell'officina del signor Marcotti Angelo? E visto che non potevano mancare, sarebbe stato possibile che almeno una non fosse stata una vecchia Gilera? Mi avrebbe stupito il contrario, anche tenendo presente che Pontenure è sulla Via Emilia, e che il West -tra furgoni International e Chevrolet Malibu- è lì a portata di mano. Fra la via Emilia e il West, insomma; e il buon vecchio Guccini è forzatamente assai presente in questo post. Con Piacenza ci ha una certa consuetudine, se sono state proprio le due vecchie ciminiere della centrale Enel a ispirargli l'immagine delle torri di fumo di "Un vecchio e un bambino"; quanto alla Gilera, beh, basterebbe ripensare a Bello, la canzone di apertura di Opera Buffa. Il bello col vestito della festa, che dopo aver troppo amato e risbattuto sulla panca la povera Sguazzinelli Argia (che sta lì in fondo alla via, al 123), risale al volo sulla sua Gilera. La quale, se fa i capricci, non può essere portata che da un signor Marcotti (sospetto fortemente che, lungo l'Emilia, ce ne debbano ancora essere diversi di meccanici del genere). Ed eccola qua, infatti. L'altra moto, lo confesso candidamente, non so cos'è. Sembra qualcosa a metà tra una Harley e un Betino a tre marce, ma non vorrei sembrare un iconoclasta all'appassionato che sicuramente la riconoscerà. E se la riconoscerà, mi scriva pure per dirmelo!
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